Metal Gear Solid senza Hideo Kojima: è possibile?

Il futuro di Metal Gear Solid: un nuovo episodio è realmente possibile senza l'apporto di Hideo Kojima? Forse sì, ma solo alle giuste condizioni...

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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • La saga di Metal Gear Solid ha cambiato per sempre la game industry, ridefinendo il significato stesso di "videogioco". Perfetto connubio tra eventi storici, personaggi memorabili e temi profondi: pur aprendosi alla Settima Arte, le opere di Hideo Kojima sono rimaste fedeli alla propria vocazione ludica. Non stupisce quindi che abbiano fatto breccia nei cuori dei giocatori, imprimendosi nelle loro menti come la cicatrice sul ventre di The Boss. Evitando di rievocare gli eventi degli ultimi anni, che hanno visto la serie diventare "orfana di padre", vi spieghiamo subito perché ci troviamo qui. Qualche tempo fa David Hayter e Robin Atkin Downes hanno lasciato supporre l'arrivo di novità sul futuro di Metal Gear. Gli appassionati di tutto il mondo sono andati in fibrillazione, ponendo loro ogni sorta di domanda. Il tutto si è tradotto in un nulla di fatto, con le voci di Snake e Kaz che hanno raffreddato gli entusiasmi.
    Nonostante ciò, Hayter è rimasto impressionato dal calore dei fan, dicendosi più che interessato a vestire i panni di Snake ancora una volta. Tale vicenda ha quindi messo in luce un dato importante: con l'era di The Phantom Pain ormai alle spalle, utenza e addetti ai lavori sarebbero pronti per tornare ad Outer Heaven. A questo punto la parola spetterebbe a Konami, che ricordiamo essere in pieno possesso del brand. Sebbene non si possa affermare che sviluppare un nuovo titolo sia impossibile, ciò costituirebbe - quantomeno - una sfida non da poco. Se le IA dei Patriots fossero realmente esistite, non ci sarebbero stati problemi: una sequela di cervellotiche macchinazioni avrebbe fatto sì che Kojima tornasse all'ovile, da bravo figliol prodigo. La realtà, invece, impone una ben precisa domanda: quali difficoltà implicherebbe il creare un Metal Gear senza il suo papà? Caricata la Patriot e acceso il Phantom Cigar, siamo pronti a rispondervi.

    La "next gen" di Big Boss

    A meno di inaudite sorprese, non vedremo tanto presto il prossimo titolo. Le nuove piattaforme, a tal proposito, potrebbero consentire agli sviluppatori di abbandonare il Fox Engine, ma per quale motivo dovrebbero farlo? Andiamo con ordine.

    Il motore grafico di Julien Merceron avrebbe dovuto soddisfare delle esigenze creative specifiche. Non puntando necessariamente alla complessità degli elementi a schermo, si è distinto per un sistema d'illuminazione vicino al fotorealismo, capace di valorizzare gli ambienti a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il Camp Omega di Ground Zeroes e i deserti afghani di The Phantom Pain, hanno tratto un reale beneficio da tale soluzione, presentandosi in modo più che convincente. Se a ciò aggiungiamo la grande fluidità dell'azione - ancorata ai 60 fps - e un buon numero di gradite minuzie, il disegno tecnico di Kojima appare equilibrato e preciso. Per il game designer giapponese, in altre parole, anche il motore grafico è pura espressione di autorialità. Lo ha nuovamente dimostrato poco fa, adottando il DECIMA Engine per il suo Death Stranding. Pur avendo riconosciuto la maestria dei creatori di Horizon, il buon Hideo ha deciso di modificarlo, adattandolo alle proprie esigenze comunicative: si fa fatica a credere che i colori sgargianti dell'avventura di Aloy e il disturbante mondo di Sam Porter, provengano dallo stesso genitore.
    Un doveroso preambolo utile a esporre un fatto arduo da contestare: non è detto che il Fox Engine possa funzionare in assenza dei suoi creatori. Tutti sanno come usare una forchetta, ma solo MacGyver potrebbe servirsene per scappare da una prigione marziana. Chiamando in causa il primo spin-off dell'era post-Kojima, la nostra tesi acquisisce un peso ancora maggiore. Metal Gear Survive non è infatti riuscito a sorprendere in quanto a presentazione visiva.

    Trattandosi di un'esperienza al limite dello sci-fi, tra dimensioni parallele e mostri cristallizzati, il sistema d'illuminazione è stato stravolto, risultando "spento" se paragonato alle vette di The Phantom Pain. Non stiamo criticando la scelta artistica di Konami ma è impossibile non notare come sia andata a impattare sul colpo d'occhio: mancando il look fotorealistico, la natura cross gen del Fox Engine è uscita allo scoperto, complici le texture non sempre all'altezza e un ventaglio cromatico piatto. In soldoni, il motore di gioco è stato utilizzato ai confini dell'improprio, al di fuori di una visione radicata in anni di sviluppo.
    Chi di dovere potrebbe aggiornarlo, questo è vero, ma adottarne un altro sembrerebbe la soluzione migliore. Realizzare una versione 2.0 del motore di Merceron - ottimizzata per le ipotetiche PS5 e Xbox Scarlett - richiederebbe tempo e denaro. Come se non bastasse, molti di coloro che hanno lavorato all'epopea di Venom Snake sono ora in Kojima Productions. Di contro, l'Unreal Engine ha più volte dimostrato di essere una valida soluzione, in grado di evolversi al pari delle console. Le opere dei fan di Metal Gear hanno fatto buon uso di questo motore, perfetto per costruire ambientazioni ristrette e realistiche. Ma perché ci stiamo riferendo a scenari del genere? Alcuni di voi potrebbero giustamente pensare a Shadow Moses (il remake del primo MGS in UE) ma noi abbiamo in mente qualcos'altro, di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

    Figlio d'arte

    Volente o nolente, la nuova iterazione della serie sarebbe a tutti gli effetti un tormentato figlio d'arte, costretto a vivere all'ombra di un glorioso passato: come dimenticare i trucchi di Psycho Mantis, l'assassinio di The Boss per mano del suo pupillo e l'ultima missione di Old Snake? Questi non sono che pochi esempi di opere seminali, capaci di scrivere intere pagine di storia videoludica.

    Nonostante il legame con Kojima si sia spezzato, Metal Gear Solid non riuscirà mai a liberarsi di questo "dolore fantasma". Con ciò, pur non essendo il vero Big Boss, Venom ne ha preservato la leggenda, compiendo scelte lì dove l'allievo di The Joy avrebbe esitato. Questa metafora non ci varrà l'entrata nella setta dei poeti estinti, ne siamo ben consci, ma potrebbe aver chiarito la situazione: il ritorno del brand è ancora possibile.Per le ragioni di cui sopra, difficilmente il pubblico si aspetterebbe un capolavoro. Questo dato di fatto dovrebbe motivare il team di sviluppo e non ridurne l'ambizione. Grazie a una visione più concentrata e con "i piedi per terra", il nuovo capitolo potrebbe far leva sugli elementi classici, per varie ragioni: che cosa viene dopo The Phantom Pain in ordine cronologico? Esatto, la mitica "Operation Intrude n313". Sviluppare dei remake di titoli famosi - fedeli al materiale d'origine ma rivisti in ambito di gameplay - non è una fantasia: Yakuza Kiwami 2 e Resident Evil 2 ne sono la prova. Da qui la possibilità di creare il sogno proibito di molti fan, dalla distruzione del TX-55 fino allo scontro tra Snake e Venom. Puntare al rifacimento di Metal Gear per MSX, significherebbe anche riaprire il dialogo con folte schiere di appassionati.
    Sebbene The Phantom Pain sia un titolo grandioso, è stato foriero di una serie di cambiamenti non facili da digerire, soprattutto per i puristi. Il passaggio al mondo aperto ne ha infatti intensificato la libertà d'azione, andando però a impattare sulle missioni e la trama stessa. Le prime, altamente rigiocabili e potenzialmente spettacolari, potevano essere affrontate a piacimento: la narrazione, di conseguenza, avanzava a tentoni, risultando più diluita. In molti hanno criticato questo tipo di libertà, ancora memori delle lunghe cutscene di Guns of the Patriots.

    Questo avanzamento atipico ha iniziato a pesare nel secondo macro capitolo, legato a compiti meno interessanti o slegati dalla storia portante. Insomma, il ritorno delle basi gremite di telecamere e soldati potrebbe far gola a molti, senza contare le implicazioni "cinematografiche" che ciò comporterebbe. Provate soltanto a immaginare gli scontri con i boss, magari mossi da un Unreal Engine di ultima generazione: momenti come il confronto con Big Boss e il successivo patricidio (supposto), tornerebbero a nuova vita, liberi dai limiti tecnici che li hanno ridotti a poche righe di testo. Quest'ultima considerazione ci porta direttamente al punto successivo, l'elemento cruciale di questa disamina.

    Metal Gear: il ritorno dell'autore

    Abbiamo esposto in che modo si potrebbe dar seguito alla serie ma ora è tempo di affrontare "l'elefante nella stanza". Metal Gear necessita di una figura autoriale, di un timoniere all'altezza del compito, capace di condurre la nave verso un roseo futuro. L'assenza di Kojima non può essere del tutto superata? Allora va arginata, con qualcuno che sappia raccoglierne l'eredità. Per meglio comunicare ciò che intendiamo, chiamiamo in causa Survive, un chiaro esempio di come non si dovrebbe procedere in ambito registico. La sequenza iniziale del gioco, diretta da Masaya Kobayashi, mette in luce la volontà di attenersi alla direzione di Hideo.

    Sfortunatamente, invece di conferire una sensazione di continuità artistica, il prologo si limita a scimmiottarne lo stile, non riuscendo a restituire la drammaticità delle vicende: dai lens flare alla forte presenza della macchina a mano, le inquadrature cercano il confronto con The Phantom Pain, finendo impietosamente "sconfitte". In aggiunta, il montaggio mischia le scene di Ground Zeroes con quelle di Survive, sottolineandone il divario registico.
    Ma come uscire da questa non facile situazione? Sebbene la strada non sia affatto in discesa, la soluzione potrebbe essere a portata di mano: il responsabile di turno dovrebbe allontanarsi da Kojima. A tal proposito, ci viene in mente l'operato di Ryuhei Kitamura con i filmati di The Twin Snakes, il remake per GameCube dell'avventura per PS1. Al famoso regista giapponese venne data la possibilità di esprimersi liberamente, complice anche un hardware più avanzato. Non tutti hanno gradito i frangenti "bullet-time" e l'impronta action della sua visione , ma ciò non toglie che dare un nuovo volto filmico a Metal Gear sia possibile. Per quanto concerne la sceneggiatura e i personaggi, il discorso cambia. Il valore delle precedenti opere andrebbe preservato, rispettando le identità dei protagonisti e i loro trascorsi. Gliautori del nuovo capitolo dovrebbero possedere un requisito vitale: conoscere a menadito la serie. Non sappiamo se sia ancora un impiegato di Konami o meno, ma la scelta migliore sarebbe Shuyo Murata. Si parla di colui che ha co-firmato lo script di Metal Gear Solid 4 e V, di certo l'uomo giusto per inscenare la rivolta di Outer Heaven.

    Ultima ma non per importanza, la colonna sonora è un altro elemento cardine di Metal Gear Solid. David Hayter e Robin Atkin Dawnes presterebbero nuovamente le voci ai personaggi, ma chi definirebbe l'identità musicale del racconto? Ludvig Forssell, a cui dobbiamo la OST di The Phantom Pain, è al lavoro su Death Stranding. Harry Gregson-Williams, di contro, non dovrebbe aver partecipato al progetto di Kojima. È lui il compositore di alcuni dei brani più iconici del brand, dal tema di Sons of Liberty fino all'iconica "Metal Gear Saga". Un suo eventuale coinvolgimento avrebbe anche un valore psicologico non indifferente, indicando ai fan la bontà artistica della produzione.

    In definitiva, l'entusiasmo del "fu Snake" David Hayter e il supporto dell'utenza potrebbero spingere Konami a dare un'altra chance a Metal Gear Solid. Sviluppare un titolo degno senza l'aiuto di Kojima non è facile e implicherebbe un sentiero irto di difficoltà. Come il giovane Naked Snake - mandato in territorio sovietico a sventare una guerra nucleare - la compagnia dovrebbe affrontare una dura missione in solitaria: la ricompensa in ogni caso potrebbe valere le tribolazioni. Ristrutturare la credibilità di uno dei brand più influenti di sempre farebbe non solo il bene di Konami ma anche di quei milioni di persone a cui Big Boss ha cambiato la vita: da brave reclute di Outer Heaven, noi un po' ci speriamo. E voi?

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