Metal Gear Survive: ovvero, come ho imparato a non preoccuparmi e avere fiducia

Metal Gear Survive è un survival game potenzialmente molto valido che non merita di essere giudicato a priori in modo negativo. Scopriamo il perché.

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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Salve a tutti, mi chiamo Carlo Cicalese e, dopo aver visto e provato Metal Gear Survive, non provo più lo stesso odio viscerale che invece avevo durante il suo annuncio.
    Questa presentazione, un po' da "Odiatori Anonimi", mi è sembrata un preambolo necessario affinché possa presentare, con la dovuta serenità, il mio caso a voi lettori.
    Chi mi ha letto sulle pagine di Everyeye e mi segue sulla chat dell'omonimo canale Twitch conosce più che bene la mia posizione nei riguardi di Konami, delle sue pratiche di controllo del personale e, soprattutto, del trattamento riservato, nel 2015, al suo game designer più famoso, Hideo Kojima. È altresì vero che appartengo a quel gruppo apparentemente ristretto, nella popolazione videoludica, a cui la "duologia" Metal Gear Solid V: Ground Zeroes e The Phantom Pain è piaciuta senza riserva alcuna, né sulle meccaniche di gioco, che reputo l'aspirazione massima per il genere "Stealth/Infiltration", praticamente creato e raffinato, nei lustri, dallo stesso Kojima, né, soprattutto, sulla storia. Vi dirò di più: credo che il modo in cui The Phantom Pain convoglia la storia, con il suo mix di intermezzi non prolissi e audiocassette da ascoltare, comodamente, in qualsiasi momento del gioco, non sia solo più efficiente, ma anche migliore rispetto ai precedenti capitoli dove il designer, facendosi prendere un po' troppo la mano dalle velleità registiche, si è dimenticato della natura intrinsecamente ludica del medium in cui lavora.
    Questo solo per farvi capire quanto l'opinione che segue sarà in controtendenza con quella di molti e come, nonostante tutto, provenga da qualcuno che la pensa esattamente come voi.

    Due minuti d'odio

    Ricordo ancora abbastanza bene la sensazione che mi provocò la notizia dell'annuncio di Metal Gear Survive, durante la Gamescom del 2016: un misto fra stupore e rabbia, seguito dal disgusto nel vedere la banalità esasperante del trailer di annuncio, irrecuperabile sotto qualunque aspetto. Pure quello musicale.
    "Ma cos'è ‘sta roba?"
    Questa la versione, molto edulcorata, del commento che dissi, fra me e me, dopo la visione. Nel mentre riversavo sul mondo la mia dose di bile (condita da imprecazioni nei confronti dei vertici di Konami, assurti a feticcio delle profanità di una parte della fanbase di Kojima e della serie Metal Gear) e rimpianti (verso l'infame destino toccato a una serie che, nei 29 anni precedenti, aveva definito un genere e, a modo suo, una cultura. O forse un culto?).
    Sia come sia, con il passare del tempo e il silenzio tombale seguito all'annuncio del 2016, il ricordo dell'esistenza di Metal Gear Survive è rimasto sopito nella mia mente. E, immagino, in quella chiunque, con eccezione di chi, non avendo altro da fare o giocare, ha continuato a nutrire livore. La settimana scorsa, con la pubblicazione del nuovo trailer, ho dovuto riaprire un cassetto della memoria per rievocare tutte quelle brutte sensazioni provate in precedenza ma, incredibilmente, il bilanciamento con quelle nuove è risultato positivo!
    Vedete, oltre a essere un fan di Metal Gear e di Kojima, sia come designer che come persona, sono anche un giocatore "onnivoro", capace di "masticare" di tutto e, in quanto critico videoludico, devo essere in grado di mettere da parte l'opinione personale, per quanto forte possa essere, per poter analizzare obiettivamente i giochi che mi vengono proposti. Questo significa che, a parte la presentazione e le opinioni superficiali, devo essere in grado di "capire", vedere il gioco per "quello che è", invece di "quello che vorrei", e giudicarlo di conseguenza.

    Quello che Metal Gear Survive ha mostrato, nei quasi 6 minuti di video pubblicati online, è qualcosa di solido, e addirittura qualcosa di interessante: si tratta non solo della prima applicazione del FOX Engine al di fuori dei contesti della "vecchia" Kojima Productions (chissà quanto personale "originale" sarà rimasto, dopo la partenza di Kojima e Shinkawa e il conseguente headhunting dei talenti necessari a fondare la "nuova" Kojima Productions?) e di PES, ma anche della prima declinazione dei concetti di gameplay di MGSV, resi possibili dal FOX, in un genere diverso da quello dell'Infiltrazione: il Survival.
    Ingiustamente bistrattato da una fetta trasversale del pubblico videoludico, il genere Survival vanta alcuni rappresentanti più che degni di nota, come Minecraft, Terraria, Starbound, Subnautica, S.T.A.L.K.E.R., Don't Starve e perfino No Man's Sky (quando giocato nell'apposita modalità), cui si aggiungono le inevitabili esperienze multiplayer, il cui "padre nobile" è stato DayZ e il suo rappresentante più in vista è ARK: Survival Evolved.

    Considerando, per assurdo, che non conosciate nessuno dei titoli che vi ho appena elencato (e, nel caso fosse vero, rimediate subito!), sappiate che i giochi di sopravvivenza condividono una serie di meccaniche precise, ovvero la crescita del proprio avatar attraverso un sistema di punti esperienza e perk, la necessità di raccogliere risorse e craftare strutture ed equipaggiamenti (i cui schemi di costruzione richiedono ricerche tecnologiche o comunque vanno sbloccati in qualche modo), e, infine, una serie di obiettivi, impliciti o espliciti, da svolgere al fine di sopravvivere al mondo di gioco: siano essi l'apertura di un portale verso la salvezza oppure il semplice approvvigionamento di cibo e acqua per saziare i bisogni fisiologici.
    Raccogliere cibo per saziare i morsi della fame e curarsi alla buona.
    Dove abbiamo già visto questi elementi di gameplay, cui aggiungo anche la barra della Stamina, che si consuma compiendo determinate azioni?
    Esatto: in Metal Gear Solid 3, casualmente lo stesso citato, di solito, come "il migliore della serie".

    Nessuno tocchi Konami

    Mentre una parte dell'utenza evoca anatemi e boicottaggi vari, altri Survive l'hanno provato di persona, durante l'Open Beta. Come me, convinto da quello che avevo visto nel nuovo trailer. Per quel poco che si poteva fare nella versione preliminare (è pur sempre una Beta), l'ho trovato un buon gioco. Non ottimo, non trascendentale, ma un buon gioco, che può persino avere qualcosa da dire sul genere di appartenenza. Che, ribadiamo per amor di chiarezza, non è lo Stealth.

    L'equipaggiamento, munizioni incluse, è persistente fra una missione e l'altra, questo vuol dire che i danni subiti da armi e armature vanno riparati o si rischia di perdere notevolmente d'efficacia e, soprattutto, che bisogna fare molta attenzione a cosa ci si porta appresso sul campo. Trovarsi davanti a un kamikaze senza munizioni non è affatto raccomandabile, ugualmente scoprirsi sforniti di recinzioni dietro cui ripararsi per punzecchiare dalla distanza le orde. La quantità di risorse da raccogliere è vasta e variegata, addirittura divisa in gradi di rarità ma, fortunatamente, il reperimento non è troppo faticoso, visto che basta raccogliere tutto ciò che non è ancorato saldamente al suolo e spaccare le casse o le strutture che sembrano abbastanza cedevoli per ottenere automaticamente gli elementi che li compongono.

    Mi è piaciuta soprattutto la gestione del personaggio e dei suoi parametri vitali e fisiologici, ovvero fame, sete, peso trasportato e handicap derivanti dalle ferite: abbastanza permissivo da non prevedere la morte in caso si trascuri l'idratazione ma anche pressante al punto da non potersi permettere di trascurare le ferite subite, in quanto comportano malus importanti come lo stop alle rigenerazioni di salute e stamina e l'incapacità di correre. Considerando, infine, la presenza di una rilevante componente di base building, in cui occorre allestire il proprio campo base in tutti i suoi aspetti, dalla disposizione delle diverse crafting station al posizionamento delle mura difensive e di una serie di opzioni di personalizzazione dell'equipaggiamento (comprendente la possibilità di aggiungere giberne e faretre alla corazza, nonché silenziatori, mirini e accessori vari alle armi), i "tasti" della maggioranza del pubblico "survivalista" vengono praticamente tutti premuti.
    Considerando la qualità indiscutibile, nonché ovvia se pensiamo che le meccaniche derivano direttamente da MGSV, come le mappe e gli scenari, della produzione Konami, alcuni commenti, letti in questi giorni, che la paragonano a produzioni come Resident Evil: Operation Raccoon City e Umbrella Corps, per me, restano terribilmente poco veritieri.
    Fermo restando che tutti e tre possono essere placidamente giudicati come "operazioni commerciali", che sfruttano brand famosi per far cassa, i due titoli Capcom sono oggettivamente "fatti male", mentre Survive è un gioco fatto a mestiere, ha una sua dignità e potrebbe "funzionare" anche senza portarsi appresso un nome così pesante.
    Viene da domandarsi, insomma, perché Konami abbia deciso di affibbiare il brand Metal Gear a una produzione che va ben oltre la definizione di "apocrifa", estesa a titoli come Metal Gear Ac!d, Portable Ops e Rising. Le conoscenze accumulate nel tempo mi suggeriscono due ipotesi, ugualmente controverse: la prima vedrebbe lo sviluppatore "costretto" ad inserire il nome del brand poiché il gioco, di fatto, presenta asset grafici e meccaniche di gameplay derivanti dall'ultimo titolo della serie: una sorta di "ammissione dell'autoplagio".

    La seconda, invece, vedrebbe in Survive un timido tentativo, da parte di Konami, di misurare l'interesse del pubblico nella prosecuzione della serie Metal Gear senza il coinvolgimento del suo principale "motore creativo", questo nonostante i dati finanziari dell'azienda abbiano rivelato, già da tempo, come quello dei videogiochi non sia più un "business" fondamentale. In ogni caso sarà molto difficile, se non impossibile, sapere quale delle due ipotesi sia veritiera.
    Forse, però, le vere domande da farsi (e "rispondersi") sono altre.
    Metal Gear Survive è un degno erede della serie Metal Gear? No.
    Metal Gear Survive merita di essere boicottato, sapendo che, nella peggiore delle ipotesi, gli unici a soffrirne saranno degli sviluppatori che non c'entrano niente con il trattamento riservato a Kojima? Assolutamente no.
    Metal Gear Survive è un buon Survival? Sì, e ha molto da dire, in quanto a stabilità e organizzazione, a titoli ben più famosi e apprezzati dal pubblico.
    Cerchiamo quindi di guardare in faccia la realtà: la serie Metal Gear, così come abbiamo imparato a conoscerla e amarla, non esiste più e non può tornare in alcun modo (a parte nel caso, talmente remoto da essere improbabile, che Konami fallisse - come THQ - e fosse costretta a vendere le sue IP). Mettiamoci l'anima in pace e guardiamo Survive per quello che è, ovvero un titolo decentemente sviluppato dalle buone potenzialità di successo, se opportunamente supportato dallo sviluppatore e da una community matura.

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