Monster Hunter: Diario di Caccia

In attesa di mettere le mani su Monster Hunter World, Federico Ercole ci racconta la sua esperienza e le sue avventure con la serie Capcom.

speciale Monster Hunter: Diario di Caccia
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro

Quello che state per leggere è diario di caccia molto personale. Non ha quindi un valore universale e scientifico, ma riassume la storia passionale e critica di un appassionato giocatore di Monster Hunter.

Sebbene in seguito mi sia sentito più che sciocco, vendetti Monster Hunter in un negozio romano di una catena americana per il noleggio e acquisto di home-video che ora non esiste più, precipitata nel fallimento. Era una torrida giornata di luglio, quindi il mostruoso videogame di Capcom era uscito da poco più di un mese, ma non ricavai quasi nulla da quella permuta perché questo, secondo l'addetto alla cassa, non risultava nella banca dati dell'azienda e venne acquistato per pochissimi euro: il valore di un panino e una birra dozzinale, come fosse un giochetto qualsiasi dell'anno prima. Ma fui contento di liberarmene un po' come Frodo dell'Anello: mi ero tolto un peso e mi sentivo più leggero, meno sudato e sereno, malgrado durante quei caldi giorni estivi sorgesse in me un rimpianto, iniziasse a pesare nel mio cuore videoludico la conferma di un fallimento personale e crescesse la tristezza per una scelta frettolosa causata dall'incomprensione e dalla pigrizia.

Non mancavano tuttavia altri giochi validi per la Playstation 2 e di Monster Hunter me ne dimenticai, o almeno mi costrinsi a farlo, benché talvolta provassi una sgradevole nostalgia per quei boscosi spazi aperti, per le bistecche che avevo imparato a cuocere a puntino dopo decine di tentativi, per la venatoria sinfonia eroica che si smorzava poco nei suoni di una natura meravigliosa e inquietante all'inizio di una missione. Fu solo colpa mia: oltre ad essermi dimostrato una schiappa non avevo capito Monster Hunter, un videogioco che richiede pazienza, strategia, lucidità e coraggio come pochi altri. Mi esasperava morire troppe volte, persino contro quei dannati cinghialoidi "bulfango" che mi caricavano da ogni dove, oppure il fatto che solo uno su tre dei miei fendenti andassero a segno; così feci l'egoistico errore di accusare il videogame in questione di essere ingiusto, sbilanciato e avaro con le risorse che avrebbero contribuito a farmi forgiare armi e armature migliori. Ritenni, erroneamente, che per vincere fosse obbligatoria la cooperazione online. Il risultato fu comunque che le bestie trionfarono su di me. La natura vinse sull'uomo.
Andò a finire che ricomprai anni dopo la versione originale di Monster Hunter in Giappone e ora la conservo come una reliquia, perché nel frattempo le cose sono cambiate. Adesso sono un vero cacciatore.

PSP, la rivelazione della grandezza mostruosa

I miei struggimenti sulla permuta del primo Monster Hunter confermano quanto desiderassi, più o meno consapevolmente, un gioco come quello, perché ho sempre amato le creature mostruose, gli immensi panorami naturali, le sfide complesse e gli sbattimenti per reperire le risorse quando queste non sono solo un mero, inutile oggetto collezionabile. Tutto questo c'era già in maniera non solo germinale nel primo episodio della serie ma fu grazie a PSP che riuscii infine a comprendere il valore dell'opera di Capcom, grazie soprattutto al fatto di poterlo giocare ovunque senza l'obbligo di sedere per ore davanti al tubo catodico. All'inizio, siamo nell'estate del 2006, non fu un rapporto facile: si manifestò subito il nervosismo già sperimentato, ma questa volta cominciai ad apprezzare lo sviluppo lento, quasi spossante, del gioco. Bisogna sapersi fermare in Monster Hunter, avere l'umiltà di ammettere la propria inadeguatezza e non puntare ad obiettivi troppo grandi fino a quando non si è davvero pronti. La noia derivante dalla ripetizione della stessa caccia o missione di raccolta è inevitabile finché, a un certo punto, ci si sente a casa tra le rocce e le selve e, dopo tanta fatica, tra i resti di un Velocidrome si trova quell'elemento mancante per completare il set di un'armatura più resistente.

Allora si può andare avanti per poi fermarsi di nuovo e pianificare riflessivi la prossima vittoria. La chiave per i primi successi fu la riflessione, poiché forza e potenza non sono innati ma si acquisiscono con una pazienza maniacale. Non bastarono venti ore, almeno a un novellino come me, per entrare nel vivo del gioco ed essere competitivo, ma ce ne vollero ottanta almeno per raccogliere i primi frutti della fatica e vedere funzionare la propria fattoria, la miniera, le "incubatrici" per insetti, il porticciolo per pescare: luoghi idilliaci e utili per ottenere le meritate risorse agricole senza doversi per forza recare nelle lande selvagge. Monster Hunter si rivelò il gioco di una vita, un'esistenza alternativa in grado di astrarre con rara potenza dalle gioie e i dolori di tutti i giorni, una sublime e appagante fuga nell'altrove. Non capii tuttavia ancora appieno le dinamiche venatorie e strategiche di Monster Hunter Freedom se non con le sue successive espansioni, soprattutto con la seconda intitolata Unite in occidente; dapprima infatti consideravo Freedom il mio giardino segreto, un luogo dove recarmi tra un videogioco e l'altro, da dimenticare per mesi per poi frequentarlo di nuovo, ossessivamente, per qualche settimana. Con Unite cambiò tutto: l'allenamento durato anni mi rese più forte e consapevole ed è inquietante ma vero che solo con quest'ultimo capii finalmente il ruolo determinante, importantissimo, delle "decorazioni" applicabili alle armature e alle armi.

Per quasi un anno, con 1200 ore di gioco, Monster Hunter diventò la mia passione dominante, gli altri videogame un accompagnamento, per quanto fossero validi. Non è bastato tutto quel tempo per finirlo, e non intendo le missioni del capo villaggio, quelle intese per il giocatore singolo, ma mi riferisco al raggiungimento del massimo grado della Gilda dei cacciatori. Non ce l'ho fatta e sono dovuto inevitabilmente andare oltre verso altri mondi, perché ho sempre giocato da solo, malgrado qualche rarissima partita condivisa in locale, e il massimo che ho ottenuto è stato il raggiungimento del grado cacciatore 8, poiché non sono mai riuscito a sconfiggere da solo lo Yama Tsukami, il drago fluttuante, delle missioni G2. Ma non importa: ho dimostrato a me stesso di essere comunque un cacciatore di talento. Questa è una delle cifre della grandezza di Monster Hunter: tutti possono diventare degli eroi, con la perseveranza e l'impegno, scrivendo così la propria soggettiva storia di cacciatori. Una storia che si può condividere con gli altri, cacciando insieme tutto risulta più facile e divertente, forse non altrettanto appagante. In ogni caso il campo di prova per il "vero" cacciatore, prima di ogni tipo di cooperazione, è la battaglia disperata e solitaria durante la quale si conta solo su se stessi, ed è un bene che la serie renda disponibili offline per il singolo, quasi sempre, anche le imprese intese per il multiplayer.

L'Era Nintendo

Acquistai un controller tradizionale per Wii proprio a causa di Monster Hunter, lo giocai inizialmente con tutto l'armamentario composto da nunchuck e wiimote ma ritenni il sistema di controllo farraginoso e impreciso, assai peggiore di quello implementato nel primo episodio per Playstation 2. Mi piacque l'idea delle cacce subacquee, diede una varietà ludica e inedita alla saga, mantenendone tuttavia i pregi, e aggiunse nuovi, acquatici panorami ed ecosistemi di indubbia bellezza a quel mondo pseudo-preistorico. Inoltre la possibilità di esplorare liberamente l'area di gioco nei pressi del villaggio Moga in cerca di vegetali, minerali e mostri occasionali servì a mutare gradevolmente la ritmica del gioco. Purtroppo smisi di giocare al Tri dopo avere concluso le missioni single-player improntate su un canovaccio narrativo meno minimale del solito, e ci misi circa un centinaio di ore, poche per un Monster Hunter.

Questo è dovuto al fatto che su Wii per accedere alle missioni della Gilda era necessaria la connessione. Non ci voleva fortunatamente un abbonamento e i server funzionavano, ma fu la necessità di connettermi per forza alla rete che mi disturbò, poiché mi rese in qualche modo dipendente, alterò la mia libertà d'approccio al gioco e non mi permise, se fuori dalla portata di internet, di affrontare le missioni più complesse. Ribadisco l'importanza e il valore del multiplayer in Monster Hunter, soprattutto quello locale, ma ritengo fondamentale anche la possibilità di scegliere un'avventura tutta in solitario senza che mi venga negata la facoltà di giocare ovunque, e come preferisco, le missioni cooperative della Gilda, ovvero le più esaltanti, generose di premi e le più complesse. Un altro pregio di Monster Hunter Tri fu che mi fece sperimentare armi diverse dalla Katana, o la spada lunga, alla quale mi ero ormai abituato durante l'orgia venatoria di Freedom Unite, poiché questa non è da subito disponibile. In ogni caso non appena la "long sword" fu utilizzabile -se ricordo bene riuscii a forgiarla in anticipo durante una delle mie rare esplorazioni della città online- tornai a questa perché la preferisco, magari banalmente, a tutte le altre armi. C'è chi considera la katana una lama da principiante, ma non è così, soprattutto se si gioca da soli e si sfrutta la sua potenza crescente dopo una serie di attacchi efficaci che la colorano di rosso, giallo e bianco.
Monster Hunter Tri tornò in tutto il suo liquido splendore su Wii U e 3DS nella versione Ultimate, che ritengo tra le migliori avventure di Monster Hunter mai vissute. Diversi sono i motivi. Innanzitutto la possibilità, su entrambe le console, di eliminare l'interfaccia per relegarla nello schermo inferiore o sul paddone, aumentando così il naturalistico splendore degli scenari. Finalmente le missioni per la Gilda erano giocabili anche offline. All'ottimo materiale di base del vecchio gioco erano state aggiunte nuove e suggestive ambientazioni orientaleggianti provenienti da Monster Hunter 3 per PSP, che non avevo mai giocato sebbene ora possieda, solo per collezionismo, la "remastered" per PS3 uscita inspiegabilmente solo in Giappone. Ma il pregio maggiore di Monster Hunter Tri Ultimate è stata la possibilità del cross-save tra Wii U e 3DS, ammesso che si possedessero entrambe le versioni del gioco. Sperimentai l'effetto "switch" in anticipo, potendo vivere Monster Hunter nella dimensione domestica, su grande schermo, o ovunque con la portatile. Ci giocai, nel corso dei mesi, almeno seicento, indimenticabili ore.

Due anni dopo circa, nel 2015, arrivò Monster Hunter IV Ultimate per 3DS (favoloso l'effetto 3D su New 3DS), una buona prassi quella di pubblicare subito in occidente la versione G del gioco, perché consegna un'opera definitiva, nel massimo della sua completezza. Sebbene mi sia inizialmente mancata l'attività del nuoto, la maggiore verticalizzazione dell'avventura con le sue scalate e i salti per montare in groppa ai mostri, garantì nuove soluzione ludiche, meno drastiche che nel Tri ma comunque divertenti. Peccato inoltre che non sia uscito anche su Wii U per rinnovare il miracolo di un gioco sempre usufruibile in due forme, ma per me è stato persino un bene perché altrimenti avrei completato molti meno videogame di quelli che effettivamente giocai quell'anno, a causa di una dipendenza mostruosa. Tra tutti i Monster Hunter il quarto episodio è quello dal bestiario più ricco e carismatico, con l'aggiunta davvero ispirata dei mostri "infetti", versione abominevole, imprevedibile e più malvagia di quelli già affrontati. L'intreccio narrativo del gioco, seppure con i suoi limiti, è il più riuscito della serie nel ricreare una "lore", una mitologia alle spalle dell'epopea che non sia solo abbozzata in maniera "naive", diversamente da un Dark Souls qualsiasi dove invece è profonda malgrado sia sfuggente, celata ed ermetica. Se dovessi scegliere la mia creatura preferita, in una serie che con quella dei Pokemon contiene il bestiario più straordinario della storia dei videogiochi, opterei proprio per l'oscuro Gore Magala, non solo per il suo nero, spaventoso fascino, ma per la sua storia e per la sua ecologia.
Infine Monster Hunter Cross per 3DS. Si tratta di un'opera dal valore enciclopedico e riassuntivo della serie, e l'aggiunta dei diversi stili di combattimento è notevole, sebbene non rivoluzionaria. E' anche da considerare interessante l'evoluzione ludica dei Felyne d'accompagnamento, questa volta ancora più utili, importanti e reattivi che nel Tri e nel IV.

Ma Cross è come una grandiosa collezione, un riuscito best of di una band decennale come i Rolling Stones, dove ci sono le canzoni più popolari, non necessariamente le migliori ma solo alcune di queste, e qualcuna, magari importantissima è stata esclusa. Quando giocai a Cross sentii la mancanza dei filmati in computer-graphic dedicati all'ecologia di tutte le bestie, poiché c'erano solo quelle dei quattro mostri principali. Lo scrivo solo adesso che sono quasi alla fine, ma quei mini-documentari fanta-naturalistici sulle creature fantastiche sono uno dei motivi fondamentali per cui mi sono innamorato di Monster Hunter. Si tratta di frammenti di cinema bestiale, spaventoso e talvolta dalla squisita e concisa comicità di uno sketch riuscito. Sbloccare e conservare nella memoria della console ognuno di questi episodi in CG è un obiettivo che mi ha spinto ad accettare ogni sfida possibile o a superare il panico di scontri apparentemente insormontabili. Bisognerà attendere la versione XX per giudicare questo Monster Hunter nella sua forme più completa e definitiva e mi sorprende che non sia stata annunciata la localizzazione del "porting" per Switch, anche se mi sembra inevitabile che in futuro venga distribuito anche in occidente.

Mondi del futuro prossimo

Non sono tra coloro che a priori considera Monster Hunter World un tentativo di Capcom per lusingare il grande pubblico occidentale, soprattutto quello nuovo. A giudicare da quanto, di oggettivamente meraviglioso, ho visto del "gameplay" di questo venturo Monster Hunter non mi sembra neppure che il gioco sia più accomodante o semplificato per accattivarsi il novellino. Forse lo spero io solo e mi illudo, ma il prossimo capitolo appare ricco di possibilità e potrebbe essere ancora più vario e complesso nelle sue dinamiche ludiche. Non mi convincono appieno tutte quelle aure luminose attorno alle risorse e soprattutto quelle scie verdi che segnalano il percorso del mostro; ma quest'ultime potrebbero derivare dal lancio di una bomba-vernice, o sostituirne lo scopo attraverso una pozione che acuisce i sensi del cacciatore, considerato il mondo aperto nel quale si muovono le bestie. Se fosse semplificato Monster Hunter perderebbe tutto il suo carisma ludico e questo deve essere chiaro ai suoi autori, più che al pubblico timoroso di eventuali delusioni sempre pronto al sospetto anticipato.

Sarei di sicuro il primo a lamentarmi di una comunque possibile riduzione della serie ad un'avventura scervellata, ma ad osservare la rappresentazione mai così suggestiva dell'ecosistema, le possibilità di movimento e di azione del cacciatore e l'iterazione tra la fauna fremo di brividi manco fossi Orione punto dallo scorpione. Brividi che l'ipoteticamente travolgente Monster Hunter Stories, un anomalo gioco di ruolo per 3DS che arriverà in autunno, potrebbe placare fino a i primi mesi del prossimo anno.
Frattanto continuo a chiedermi se abbia senso continuare ad accarezzare, ogni volta che sia possibile, quel maialino rosa sempre tra i piedi per indurlo a gioire a tal punto da fargli grufolare un cuoricino. C'è chi dice che se lo si coccola con successo si otterranno premi migliori alla fine della missione, ma non è provato. Il titanico mondo di Monster Hunter, in fondo, è ancora parzialmente misterioso.

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