Monster Hunter Rise: i mostri più affascinanti e le sfide più entusiasmanti

Alla scoperta delle creature più interessanti da cacciare all'interno dello straordinario hunting game di Capcom, disponibile ora su Nintendo Switch.

Monster Hunter Rise: i mostri più affascinanti e le sfide più entusiasmanti
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  • Pc
  • Switch
  • Di episodio in episodio, il già pericoloso universo di Monster Hunter si sta popolando sempre più di bestie maestose e al contempo terrificanti, costringendo persino i cacciatori più esperti a studiarne attentamente gli schemi di attacco per riuscire a sopraffarle e portare a termine le missioni assegnate dalla Gilda. Approdato su Nintendo Switch lo scorso 26 marzo, anche Monster Hunter Rise ha sguinzagliato una nutrita selezione di mostri inediti, di cui molti sono ispirati alle creature protagoniste delle leggende giapponesi.

    Del resto, come spiegato nella nostra recensione di Monster Hunter Rise, l'ambientazione del nuovo titolo di Capcom attinge abbondantemente al sempre affascinante folklore nipponico, le cui tracce possono quindi essere individuate sia nell'irresistibile Villaggio di Kamura - un pacifico paesello che trabocca di lanterne e graziosi alberi di ciliegio - che negli agghiaccianti Oni che ogni giorno ne minacciano la pacifica esistenza.

    Senza nulla togliere al Rathalos, al Diablos e agli altri mostri iconici del franchise, che in ogni incarnazione della serie riaffrontiamo con immenso piacere, stavolta le bestie che ci hanno colpito maggiormente sono tre delle svariate creature realizzate apposta per Monster Hunter Rise. Parliamo naturalmente del Goss Harag, del Rakna-Kadaki e del Magnamalo, l'impressionante quadrupede che troneggia sulla copertina del gioco. Scopriamo assieme le ragioni per cui questi tre mostri ci siano rimasti impressi più degli altri.

    La vedova errante

    Appartenente alla categoria dei Temnoceran, di cui finora facevano parte soltanto il Nerscylla e il Nerscylla Ombroso di Monster Hunter 4 Ultimate (a proposito, qui trovate la nostra recensione di Monster Hunter 4 Ultimate), il Rakna-Kadaki è un gigantesco ragno sputafuoco e, come rivelato dal director Yasunori Ichinose, è ispirato alla leggenda dello Jorogumo, ossia un raccapricciante yokai dalle sembianze di una donna-ragno.

    Il nome con cui la bestia di Capcom è nota in Giappone, ovvero Yatsukadaki, deriva invece dallo Yatsukahagi, che a sua volta è uno dei diversi nomi con cui è conosciuto lo Tsuchigumo: una razza di demoni-ragno che spesso compare nel folklore del Paese del Sol Levante. Imponente e spaventoso, il Rakna-Kadaki è ricoperto da un carapace viola, con tante punte ricurve collocate sia sull'addome che sulle sue quattro possenti zampe; la caratteristica distintiva del mostro è però la seta con cui è solito rivestire la maggior parte del suo corpo, arrivando addirittura a creare una specie di abito bianco.

    Proprio la seta è alla base di due diversi attacchi della creatura, che difatti la utilizza sia per spostarsi da un capo all'altro della mappa, travolgendo qualunque cosa incontri sulla propria strada, sia per intrappolare le malcapitate prede in bozzoli e schiacciarle pochi istanti dopo. Il Rakna-Kadaki dispone inoltre di due potenti pedipalpi, che all'occorrenza possono estendersi fino a tre volte la propria lunghezza e falciare chiunque si trovi dinanzi alla belva. Come se non bastasse, l'aracnide può sputare fuoco dalla bocca e, soprattutto in prossimità di pareti, ne approfitta per braccare i cacciatori, privarli di una via di fuga e incenerirli sul posto. Tuttavia, la sua tecnica più letale è un'altra e vi ricorrere solo quando si sente messo alle strette. Gonfiando a dismisura l'opistosoma, ossia la parte posteriore del corpo, il Rakna-Kadaki lo utilizza al pari di una clava per schiacciare i suoi avversari e annientarli con un solo colpo. Esattamente come il Jorogumo a cui è ispirato, poi, il ragno trasporta su di sé la propria prole, ha il controllo sugli aracnidi di dimensioni inferiori e in caso di necessità lancia contro i cacciatori alcuni Rachnoid sputafuoco con cui coglierli di sorpresa.

    Dotato di un arsenale di tutto rispetto, il Rakna-Kadaki è in definitiva una belva con cui non ci si può distrarre nemmeno per un istante. Il metodo più efficace e veloce per eliminarlo consiste nel posizionarsi tra le sue zampe, così da evitare sia gli attacchi che sferra con la zona frontale che con quella posteriore del corpo. Attenzione però, perché sebbene il mostro tenda in genere a prendere di mira i nemici alle sue spalle o comunque dinanzi a sé, se bersagliato al fianco ricorre a un devastante e prolungato lanciafiamme che può far perdere i sensi ai cacciatori con la salute ridotta.

    Il mietitore delle nevi

    Come di certo sapranno i frequentatori abitudinari di Monster Hunter, la categoria di belve più ampia è ad oggi quella dei Wyvern, anche perché la suddetta si suddivide in molteplici sottogruppi. È fondamentalmente questa la ragione per cui abbiamo apprezzato molto l'introduzione di ben due Bestie Zannute inedite, ossia una categoria di mostri che nei titoli di Quinta Generazione non aveva ancora ricevuto delle new-entry. Mettendo da parte il Bishaten (un simpatico burlone di cui vi abbiamo già parlato in una nostra precedente anteprima di Monster Hunter Rise), è tempo di studiare l'abominevole Goss Harag, che in quanto a tenacia, resistenza e aggressività non ha nulla da invidiare al già menzionato Magnamalo.

    Noto in Giappone come Goshahagi, il Goss Harag è un orso in parte ispirato al Namahage, una creatura demoniaca munita di un lungo mantello di paglia e di un coltellaccio da cucina. Vagamente riconducibile anche all'uomo delle nevi, il mostro di Capcom vaga per le pianure innevate alla ricerca di cibo, e pertanto la maggior parte del suo corpo è ricoperta da una pelliccia ispida bianca e marrone, talmente folta da consentirgli di resistere persino alle temperature più rigide.

    Caratterizzati rispettivamente da corni smussati e scudi cheratinosi, la faccia e gli arti della creatura sono invece rivestiti da un'armatura alquanto spessa e un tantino squamosa che in genere è di colore azzurro, ma che assume una tintura tendente al rosso ogni qualvolta la belva delle nevi finisca per irritarsi e perdere le staffe. La peculiarità del mostro è che, al pari di un orso, è capace di compiere sia dei movimenti a quattro zampe che di ergersi sugli arti posteriori, in modo tale da utilizzare quelli anteriori per colpire chiunque osi introdursi nel suo territorio e minacciarlo.

    Difatti, in battaglia il Goss Harag è solito ricorrere a numerosi assalti frontali ad ampia area, come testate, pugni, artigliate, spallate e persino qualche salto in avanti, che nonostante la mole del mostro risultano inaspettatamente rapidi. Attacchi, insomma, che senza l'utilizzo dell'insetto filo o dell'abilità Schivata Estesa non si evitano tanto facilmente, specie nel mezzo di una combo già avviata. L'orso demoniaco è addirittura in grado di inalare l'aria fredda del proprio habitat per congelare i suoi fluidi corporei e sparare un potente raggio congelante contro i cacciatori. Già letale di suo, quest'ultima tecnica permette al mostro di congelare i suoi arti superiori, creando una lama di ghiaccio da un lato e un'arma contundente dall'altro: armi che la creatura utilizza per affettare i bersagli, rifilare loro dei ganci micidiali o comunque scuotere la terra per danneggiare i nemici circostanti.

    Ad ogni modo, il Goss Harag sferra il suo attacco più pericoloso solo quando si sente in difficoltà e dopo aver perso tantissimi punti salute. Generando due lame di ghiaccio e agitando le "braccia" come un autentico spadaccino, il mostro è capace di dar vita a una lunga combo rotante con cui trancia gli avversari nelle vicinanze, per poi assestare il colpo di grazia a quelli atterrati.

    È fondamentalmente questo l'attacco del Goss Harag da temere, ma è anche vero che quando la creatura ne fa uso, i suoi arti tendono a incastrarsi per qualche secondo nel ghiaccio, offrendo ai cacciatori una bestia vulnerabile ai loro attacchi. Il nostro consiglio è dunque quello di approfittare il più possibile di quei momenti o comunque di ricorrere con astuzia e tempismo alla cosiddetta Cavalcatura Wyvern - la nuova meccanica che consente di salire in groppa ai mostri e di controllarli per qualche tempo - per rompere le lame ghiacciate del Goss Harag e atterrarlo.

    La tigre malvagia

    La nostra rassegna si chiude, come annunciato nell'introduzione, col mostro che più di ogni altro ha saputo farci salire alle stelle l'adrenalina durante lo svolgimento della sfida tra l'uomo e la bestia. Il Magnamalo, di cui vi abbiamo parlato anche nell'ultimo provato della demo di Monster Hunter Rise, è invero una creatura terrificante quanto elegante e maestosa, tant'è che le robuste scaglie poste sul corpo somigliano molto alle iconiche armature indossate in battaglia dai samurai.

    Non a caso, lo stesso Ichinose ha dichiarato che per la realizzazione del design del Wyvern Zannuto, il suo team si è ispirato sia alle imponenti trigri che vivono in alcuni paesi dell'Asia, che all'armatura di un samurai deceduto: le fiamme violacee che la bestia produce sono state infatti concepite per assomigliare agli Onibi, ossia gli spiriti che secondo il folklore giapponese nascerebbero dai corpi degli animali e degli umani defunti. Dotato di un carapace robusto quanto un'armatura in acciaio temperato, il volto del Magnamalo emana un'aggressività talmente minacciosa da essere quasi palpabile. Come se le scaglie viola e gialle che ne ricoprono il corpo non ricordassero già abbastanza le corazze dei samurai, le corna frastagliate collocate sulla testa e le due zanne pieghevoli sotto le guance contribuiscono a farlo somigliare ad un agguerrito Shogun del Giappone feudale.

    Al pari di un vero samurai, il Magnamalo è armato fino ai denti, difatti ciascuno dei suoi quattro arti è munito di una grande lama seghettata e piegata all'indietro, mentre la coda termina con una sorta di lancia a tre punte. Sulla schiena, invece, sono nascoste svariate lame d'osso che fuoriescono dalla sua pelle quando la bestia è pervasa da una furia incontrollabile. La caratteristica distintiva del Wyvern Zannuto è però il vapore viola che rende ancora più distruttivi i suoi attacchi: chiamato "fuoco infernale", questo non è altro che il gas prodotto dalle orde di mostri di cui si è cibato, ragion per cui è stato soprannominato "il Wyvern della Malizia".

    Astuto e implacabile, il Magnamalo non dispone di un arsenale di attacchi particolare e variegato, ma i suoi devastanti assalti si basano perlopiù sul trascinare i cacciatori nel fuoco infernale, affinché brucino o addirittura esplodano. Certo, le zampate e le capriole aeree con cui respinge i nemici rientrano fra i suoi attacchi abitudinari, per non parlare dei morsi con cui è solito sollevare gli avversari e lanciarli lontano, ma è la coda la parte del corpo che non bisogna mai perdere di vista quando si affronta un Magnamalo.

    Questo perché la tigre divoratrice di mostri se ne serve come se fosse una frusta o anche una lancia, a seconda delle circostanze: per esempio, se a volte la utilizza per far piombare una pesante lama d'acciaio sugli umani che osano sfidarlo, in altre occasioni la fa roteare vorticosamente per generare un turbine di fuoco infernale da scagliare in direzione del nemico.

    Difatti, è proprio per mezzo dei movimenti che effettua con la coda che il Magnamalo disperde il gas violaceo, facendo esplodere pochi istanti più tardi una vasta area circostante e chiunque abbia la sfortuna di trovarsi al suo interno. Oltre a scagliare palle di fuoco a ripetizione, la creatura può compiere balzi prodigiosi e coprire una distanza sorprendente in un battito di ciglia, ostacolando non poco l'impresa di seguirne i movimenti.

    Quando combatte, il gas del fuoco infernale emesso si sposta gradualmente verso alcune parti del corpo (come la testa, la coda o le zampe), passando dal viola al rosa: se in quel pericolosissimo stato di rabbia il Magnamalo subisce molti danni, si accascia per terra e rimane inerme per alcuni secondi, offrendo ai cacciatori la possibilità di indebolirlo ulteriormente. Viceversa, se questi non riescono a infliggersi in tempo un sufficiente quantitativo di danni, il Wyvern Zannuto scatena tutta la potenza del fuoco infernale accumulato in precedenza, ricorrendo a un rovinoso attacco che copre un ampio raggio e addirittura può esaurire con un solo colpo la barra vita dei suoi sfidanti.

    Come indicato poc'anzi, il nostro principale consiglio è di seguire costantemente la coda della creatura, evitando ove possibile di farvi frustare o strattonare in direzione del fuoco infernale. Qualora il mostro riesca comunque a spingervi verso le sue fiamme, siate veloci e utilizzate l'insetto filo per rimettervi subito in piedi o precipitare nella direzione opposta, perché altrimenti il Magnamalo potrebbe finirvi all'atterraggio. Infine, se avvolti dalle fiamme, ricordatevi di ricorrere a un deodorante o comunque di effettuare delle capriole per sbarazzarvi quanto prima dello status negativo; in caso contrario, potreste perfino saltare in aria!

    Prima di salutarvi e tornare a caccia di mostri segnaliamo a tutti gli interessati che sulle pagine Everyeye.it trovate una guida con preziosi trucchi per iniziare, uno speciale sulle armi e le armature più indicate ai novizi e infine un articolo che illustra nel dettaglio i motivi principali per cui Monster Hunter Rise sia un ottimo punto di partenza per avvicinarsi alla serie Capcom.

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