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Monster Hunter World giocato da soli: la bellezza della caccia offline

Monster Hunter World dimostra una doppia anima capace di appassionare sia chi apprezza le scorribande in compagnia sia i giocatori solitari.

speciale Monster Hunter World giocato da soli: la bellezza della caccia offline
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Per centoquindici ore ho viaggiato per i sentieri labirintici di fitte selve, per le sabbie pietrose di lande riarse, per i fondali corallini di un mare senza acqua, per marcescenti vie di ossa, per le strade bruciate di vulcani cristallini, seguendo le scie luminose di lucciole impossibili verso mostri zannuti, immani, volanti, viscidi o leggendari.
    Ho viaggiato sempre da solo, perché non riesco a considerare una compagnia quella di un gatto semi-antropomorfo, per quanto la sua presenza sia utile se non indispensabile. La mia Playstation 4 non è mai stata connessa alla rete per necessità e volontà, salvo che per scaricare la prima "patch" di questo prodigioso scrigno di bestie favolose e panorami selvaggi che è Monster Hunter World.
    Ho giocato da solo fino alla fine e oltre, laddove le creature sono temprate da violenza e ferinità così spaventose che sarebbe indicato chiedere aiuto ad altri cacciatori tramite un disperato S.O.S lanciato nel cyber-spazio. Ma ho resistito alla tentazione e sono comunque sopravvissuto, con pazienza e rigore. Quindi confermo: potete giocare tutto Monster Hunter World senza aiuto alcuno e sempre offline.

    Una duplice anima

    Monster Hunter World dimostra una doppia anima ludica che può appassionare pubblici tanto differenti come quello dei giocatori solitari e di coloro che apprezzano la condivisione virtuale del multiplayer online. La riuscita duplicità dell'esperienza amplifica a dismisura il valore dell'opera di Capcom, la trasforma in un videogioco universale e unico proprio perché adattabile alle diverse esigenze videoludiche, sebbene anche tutti gli altri simulatori fanta-venatori della serie che ho giocato siano stati completabili dal singolo ad ogni livello di difficoltà (tranne il Tri per Wi che impose la connessione per le missioni più ostiche, un "errore" corretto nella riedizione definitiva per Wii U e 3DS).
    C'è quindi in Monster Hunter World una generosità rara oggigiorno, nel considerare anche quei giocatori che non hanno la possibilità di connettersi per diversi motivi e coloro che desiderano distanziarsi dal mondo reale per qualche ora di amabile e necessaria alienazione: giacché pure gli insediamenti di Monster Hunter World, quando vengono condivisi in rete, diventano un luogo pubblico e non più esclusivo, quasi concreto e meno fantastico. La mia non è misantropia, perché chi ha antipatia per la socialità virtuale resa possibile da internet potrebbe essere in verità una persona socievole e disposta a dialogare con chiunque, ma una soggettiva disposizione al videogiocare che vuole l'attività ludica confinata in uno spazio invalicabile dalla realtà.
    E non svaluto l'esperienza cooperativa, che sono certo sia lodevole. Ma così come non ho mai chiesto aiuto a nessuna anima volenterosa per abbattere le invenzioni più malevole di Hidetaka Miyazaki, ho sempre preferito confrontarmi da solo contro il magnifico e terrificante bestiario di Monster Hunter, sofisticato e favoloso.
    Affrontare un mostro da solo diventa così una sfida contro la crudeltà della natura, ad armi pari o talvolta impari, quando non si è preparati correttamente per la caccia oppure si è così forti e bravi che persino un terrorizzante drago anziano risulta inoffensivo. Non si tratta solo di perseguire un'idea strategica di potenziamento di armi ed armature adeguate per ogni categoria di caccia e di usare correttamente tutte le pozioni e i semi disponibili nel gioco, combinandoli e potenziandone l'effetto.

    Perché in Monster Hunter non sono solo le spade, i martelli o gli schinieri a salire di livello, garantendoci attacchi più efficaci e una maggiore difesa, ma "cresce" anche chi li brandisce o li indossa, che diviene più abile e consapevole dopo ogni vittoria o sconfitta, soprattutto quando non può contare su nessuno se non se stesso.
    Inizialmente la difficoltà di Monster Hunter World non è eccessiva, tanto che per la prima volta ho perso i sensi e sono stato infine sconfitto solo dal Kirin, che ho affrontato in maniera presuntuosa e spensierata. Inoltre il Kirin è così bello, avvolto da quell'elettrico alone di divinità equina, che quasi mi dispiace affettarlo con la mia spada lunga, l'arma con la quale mi sono specializzato durante gli anni di caccia. Se in un gioco c'è da scegliere una pseudo-katana tendo sempre a preferirla per la sua affilata eleganza nipponica.

    C'è chi afferma che la spada lunga sia l'arma più immediata e facile da utilizzare, ma non mi importa, perché sottovaluta la tecnica necessaria per padroneggiare le sue combo; se si gioca da soli è perfetta per la sua letale versatilità, anche se bisogna affilarla molto spesso.
    Procedendo nel gioco gli scogli sui quali si infrangono le certezze del cacciatore solitario di Monster Hunter World si fanno sempre più frequenti, soprattutto quando cominciano le missioni di alto grado e, in maniera ancora più drastica, nel successivo end-game. Ma con la dedizione e l'esperienza anche per chi non ha consumato centinaia di ore sugli altri episodi, tutto è fattibile.
    Monster Hunter World, come i suoi predecessori dai quali eredita o varia le idee migliori, offre sempre la possibilità di aggirare ogni difficoltà e quella che può sembrare un'attività lunga e ripetitiva è in realtà un processo di formazione, un allenamento per diventare migliori. E aggiungo che in World, per la prima volta, non ho mai sentito il peso della ripetizione della stessa caccia, perché succede sempre qualcosa di inaspettato e i panorami non cessano mai di meravigliare.

    Into the Wild

    Monster Hunter non è solo caccia, non lo è mai stato, e in World le attività non necessariamente venatorie acquistano profondità e rilievo grazie alla vastità delle ambientazioni e all'ecosistema più complesso e possibile, dove trovano il loro spazio non solo bestie immense ma una fauna diversificata composta da più o meno piccoli animali di varie specie.

    In nessun altro episodio l'idea dell'immersione in una natura selvaggia e viva è restituita con la potenza "panteistica" posseduta dai panorami, dalla flora e dalla fauna di World.
    Quando si gioca per completare missioni di raccolta o esplorazione, questa volta senza l'interruzione e i tempi morti dei lunghi caricamenti che penalizzavano gli spostamenti tra le aree, la magia naturalistica di essere in un nuovo mondo risulta convincente in una maniera che è quasi soverchiante.
    "Naturlaut" la chiamarono i romantici tedeschi: la voce della natura. In Monster Hunter World questo selvaggio vociare è sempre percepibile, simulato ma convincente in particolar modo quando ci si ferma ad osservare le abitudini della fauna endemica o si pesca, momenti di statica quiete che sono l'antitesi della frenesia della caccia.

    È molto probabile che chi ricorre frequentemente alla compagnia online svolga da solo quelle attività orientate verso la scoperta e il reperimento di risorse e anche egli abbia percepito la misteriosa canzone di una natura indomabile, godendo così di una solitudine negata invece dal coinvolgimento di altri giocatori e condividendo con i cacciatori solitari la stessa emozione, non così diversa da quella esperita "respirando" l'aria selvaggia di Hyrule in Breath of the Wild. Ero scettico riguardo all'eliminazione delle palle-pittura, bombe di vernice che servivano negli altri episodi per tracciare temporaneamente il mostro cacciato. Mi sono tuttavia ricreduto dopo poche ore di gioco, perché sebbene la presenza delle "lucciole" possa sembrare inizialmente troppo artificiosa e invasiva diventa invece convincente, aiutandoci inoltre ad indagare lo spazio che ci circonda con una maggiore partecipazione, consapevolezza e attenzione. Seguire le tracce dei mostri evidenziate dal lucente sciame si è rivelato assai più divertente e credibile che indirizzare i propri spostamenti secondo la posizione di una pallina rosa su una mappa, e gli insetti luminosi sono un altro elemento che interagisce con efficacia e naturalezza con l'ecosistema creato da Capcom. L'artificio ludico di una luce guida, che in molti videogiochi è imbarazzante per la sua prepotente artificialità, in Monster Hunter World è un'altra valida e ispirata intuizione per astrarci nella mostruosa natura.

    Una vita parallela

    Non è dunque importante la modalità del vostro approccio a Monster Hunter World, poiché ciò che conta davvero è che questo assecondi il vostro piacere e la vostra volontà, che si adegui al vostro stile e che risulti sempre giocabile e ammirabile. Potete condividere le sue gioie e i suoi dolori con i vostri amici oppure vagare solitari: l'esperienza finale non muta in maniera drastica e restituirà sempre quel sentimento d'avventura e scoperta, di trionfo e di sconfitta.

    Dopo anni di terrificanti meraviglie gli artisti di Capcom sono riusciti a sublimare l'esperienza offerta da Moster Hunter senza svilirla nella tensione di conquistare un pubblico che non gli è mai appartenuto, cercando invece di conquistarne uno nuovo finora inconsapevole della sua grandezza, sottolineando con un coraggioso orgoglio i punti forti della serie: creature componenti un magnifico bestiario, una natura che non è mai solo cornice ma una presenza, l'alternanza tra la dolce noia necessaria dell'abitudine e lo sconvolgimento dell'impresa venatoria, il pensiero strategico e l'istinto, l'isolamento in un proprio mondo esclusivo e l'apertura verso una comunità di giocatori

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