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Montepremi sempre più ricchi per gli eSport: il 2017 è stato l'anno di DOTA 2

La "salute" del movimento competitivo si misura anche dalla consistenza dei montepremi messi in palio. Il 2017 ha segnato un record senza precedenti.

speciale Montepremi sempre più ricchi per gli eSport: il 2017 è stato l'anno di DOTA 2
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Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Questo 2017 sta ormai volgendo velocemente al termine e, come di consueto, le ultime settimane dell'anno sono sempre dedicate ai bilanci, di tutti i generi. Dieta, programmi rispettati per il rotto della cuffia, promesse non mantenute, piani andati a farsi benedire (come il solito buon proposito di andare in palestra, vero?) sono solo alcuni dei fattori che mettiamo nella corposa equazione che ci porta a capire se il 2017 possa essere considerato un anno positivo o meno. Noi abbiamo voluto, per così dire, appropriarci del format traslandolo nel mondo esport. In particolare, dato che ultimamente sentiamo sempre più parlare di montepremi da sei zeri, abbiamo provato a tracciare un bilancio dei tornei più remunerativi dell'intero circuito professionistico. Attenzione, non stiamo parlando dei guadagni di un giocatore professionista, ma dei soldi messi in palio da sponsor e organizzatori degli eventi. Se ci pensate, è anche dal montepremi di un torneo che è possibile comprendere la popolarità di un titolo e il tasso di crescita del movimento.


La consistenza del montepremi guida le scelte dei professionisti?

Può forse apparire ovvio ma è proprio la "ricchezza" del montepremi che determina non solo il prestigio di un evento ma determina anche la stessa probabilità di partecipazione dei giocatori e delle organizzazioni professionistiche. Queste ultime, infatti, tengono in estrema considerazione il parametro "prize pool" per valutare se vale la pena (o meno) presentarsi a un determinato evento. Ed è una cosa del tutto normale. In passato abbiamo già avuto modo di vedere come i team professionistici debbano sostenere anche ingenti spese (organizzative, di trasferta e di iscrizione) per poter garantire la partecipazione ai propri giocatori.I premi, nel mondo esport, godono di una ricca e lunga storia che affonda le proprie radici addirittura negli anni novanta del secolo scorso. Ovviamente non si parlava ancora di milioni di dollari o di altri fantasmagorici benefit, ma i premi erano comunque davvero ricchi. E assai particolari.

Quello che può considerarsi come il primo premio esport venne elargito ben vent'anni fa, nel 1997, quando Dennis "Thresh" Fong vinse una Ferrari 328 messa in palio dallo sviluppatore di Quake, John Carmac. Nel 2006, Johan "Toxjq" Quick poté appesantire il proprio polso con un Rolex del campionato WSVG Quake 4. Come potete facilmente immaginare, per l'epoca questi rappresentavano premi davvero notevoli. I montepremi di oggi, invece, sono abbastanza ricchi che i giocatori potrebbero benissimo appendere il pad al chiodo e vivere di rendita.


Chi ci mette i soldi?

In quali percentuali si compone, di solito, il montepremi di un evento? Anzitutto, sono ovviamente gli sponsor a metterci una gran quantità di denaro. Seguono a ruota gli organizzatori, il publisher/sviluppatore e gli stessi fan. Esatto, anche il pubblico partecipa al prize pool finale. Gli sviluppatori, da qualche tempo a questa parte, hanno iniziato a offrire - a pagamento - oggetti di gioco unici (skin a tema per i per i personaggi, emote esclusive, etc.) ai giocatori, al fine di aumentare le dimensioni del montepremi complessivo. Valve, lo sviluppatore di DOTA 2 e Counter-Strike: Global Offensive, si pone attualmente come lo stakeholder più efficace nell'utilizzo di tale modello. Riot Games sfrutta esattamente lo stesso meccanismo, in occasione dei mondiali, per League of Legends. Una parte del ricchissimo premio finale dei Worlds dipende, infatti, dall'iniezione di denaro proveniente dagli acquisti effettuati dagli utenti nello store in game. Lo stesso avviene per mille altri titoli come Halo e Gears of War. Le skin vanno forte e contribuiscono alla salute del circuito. Altri, invece, come Blizzard (per la Overwatch League) e Super Evil Megacorp. (per Vain Glory), preferiscono sovvenzionare direttamente i team mettendo in vendita oggetti cosmetici il cui ricavato finisce direttamente nelle casse delle organizzazioni del circuito.


I "Paperoni" si trovano su DOTA 2

Quali sono, dunque, i montepremi attualmente più ricchi del mondo? Il campionato mondiale del MOBA targato Valve (il DOTA 2 The International 7) ha superato anche quest'anno - come ogni anno - il record di montepremi più ricco dell'intero panorama professionistico. Pur offrendo un totale di "soli" 1,6 milioni nel 2011 e 2012 dal 2013, l'evento è stato l'esempio di maggior successo di montepremi "crowdfunded" nella storia degli esport. La più recente iterazione dell'evento, The International 7, ha finito per raggiungere un totale di ben 24,6 milioni, portando il Team Liquid (squadra vincitrice del torneo mondiale), a portare a casa un totale di 10,8 milioni di dollari.


Campionato del mondo di League of Legends del 2016: 5 milioni di dollari. L'anno scorso, per la prima volta nella storia del MOBA, Riot Games ha permesso ai fan di contribuire al montepremi complessivo dell'evento attraverso l'acquisto di oggetti cosmetici. Il premio finale, inizialmente offriva un totale di appena 2 milioni, aumentati a cinque grazie all'entusiasmo dei fan.

Il terzo e il quarto gradino del podio sono ancora occupati da tornei di DOTA 2. Il primo è il DOTA 2 Asia Championship, con ben 3 milioni di dollari. Agendo da precursore per il circuito DOTA 2 Major, il montepremi dell'Asia Championship è arrivato a un totale di circa 3 milioni di dollari. Tenutosi a Shanghai, l'evento ha incoronato campioni gli Evil Geniuses, concedendo loro di portare a casa il ricco montepremi. A pari merito troviamo proprio il circuito Major, sempre con 3 milioni di dollari all'anno. Tra tutte le squadre che hanno partecipato ai Major (inaugurati nel corso del 2015), gli OG (team europeo sponsorizzato da Red Bull) sono stati i vincitori più longevi del torneo, vincendo ben quattro su sei dei Dota 2 Major organizzati sino a questo momento. Fate un po' i conti di quanto hanno vinto in questi anni.

Gli eventi più "umili"

Poco sotto le Major di DOTA 2 e gli Invitational di metà stagione di League of Legends (con circa 1.6 milioni in palio grazie al crowdfunding in game), troviamo una congerie di campionati milionari ma leggermente più "poveri" rispetto ai grandi giganti del settore. Iniziamo con il World Championship di Call of Duty che quest'anno ha messo in palio ben 1.5 milioni di dollari. Nel 2016, invece, Activision decise di alzare la posta raddoppiando il montepremi complessivo del campionato. La cifra di oltre due milioni del torneo dell'anno scorso non è ancora stata superata da nessun altro evento nella storia dell'FPS.

Il campionato mondiale di SMITE, poi, nel 2017 ha messo in palio un milione di dollari (mentre nel 2015 il prize pool si presentava di 2,6 milioni di dollari grazie all'implementazione del crowdfunding da parte di Hi-Rez Studios). Anche il campionato mondiale di Halo del 2017 ha avuto un prize pool di un milione tondo tondo. Nel 2016, invece, la stessa competizione poté fregiarsi di oltre 2,5 milioni, sponsorizzato per intero da Microsoft Studios che ha investito un bel po' di quattrini per vivacizzare il circuito competitivo della sua creatura di punta. A latere troviamo anche Gears of War, con circa due milioni totali. La terza edizione del Mid-Season Invitational di League of Legends ha visto l'aumento iniziale del montepremi da 250.000 a 1,6 milioni sempre grazie alle vendite di skin in-game.

Il primo tentativo di creare una coppa del mondo di esport, quest'anno ha visto coinvolta una joint venture tra il gigante delle vendite cinesi Alibaba e il sito YuuZoo. La partnership ha dato vita ai WESG e ha messo sul piatto un totale di 5,5 milioni per i tornei di DOTA 2, Counter-Strike: Global Offensive, StarCraft 2 e Hearthstone. Quest'anno, però, le perdite dell'organizzazione sono state stimate in un buon 70% dell'investimento iniziale di 22 milioni di dollari, per cui non sappiamo se l'anno prossimo il montepremi sarà ancora così ricco.


Il futuro? Comunque roseo, a quanto pare


Come abbiamo detto in apertura, il 2018 si sta avvicinando a grandi falcate. Considerando i montepremi e l'immenso quantitativo di denaro che circola, abbiamo tracciato un bilancio piuttosto positivo del movimento, sino a questo momento. L'anno che sta per aprirsi, comunque, non pare essere da meno. Anzi, se possibile, il 2018 sarà ancora più succulento. Consideriamo, ad esempio, la Overwatch League e il suo prize pool totale di circa 3.5 milioni di dollari. Non solo: i MOBA, di sicuro, continueranno a dominare la classifica dei montepremi più ricchi al mondo. Visto che il prize pool dell'International di DOTA 2 continua a crescere da sette anni a questa parte possiamo ipotizzare che, scandali permettendo, l'anno prossimo oltrepasserà senza sforzo i 24 milioni di questo già ricchissimo 2017. Inoltre, l'improvviso fervore che nel 2017 ha spinto sponsor endemici (ma soprattutto non endemici) a investire fior di quattrini nel movimento con investimenti a lungo termine dovrebbe iniziare a dare i propri frutti proprio nel corso del prossimo anno. Infine, non dimentichiamo che, grazie all'immensa popolarità che ha travolto settore competitivo, il meccanismo di crowdfunding potrebbe ricevere ulteriori iniezioni di denaro da parte di nuovi fan e appassionati. Non ci resta che attendere e vedere come si evolverà la situazione ma la sensazione, a oggi, è che il movimento non abbia mai avuto una tavola così imbandita.