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MotoGP eSport Championship: orgoglio italiano, due volte Trastevere73

Valencia si è tinta di azzurro, tanto sulla bagnata pista reale quanto su quella virtuale. Trastevere73 si riconferma campione del mondo.

speciale MotoGP eSport Championship: orgoglio italiano, due volte Trastevere73
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  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Per quale motivo corriamo? Perché è un bisogno atavico. Sin dalla notte dei tempi è stata una necessità. Puro istinto di sopravvivenza: mangiare o essere mangiati. Predatore o preda. C'è chi corre per scappare da qualcosa, dai propri demoni, da paure, da pensieri ingombranti, per sentirsi libero da qualunque legame...e c'è chi, invece, corre per raggiungere un obbiettivo. Questo può essere un piazzamento, una vittoria sul rivale, il desiderio di entrare nel pantheon dei campioni d'ogni tempo per divenire immortale. Oggi, insomma, la corsa (in tutte le sue forme) si è trasformata; si è evoluta in qualcosa di profondamente diverso rispetto alle nostre origini. Quel qualcosa va a braccetto con la particolare sensazione che la corsa regala: il brivido della velocità. Il motociclismo è una delle discipline sportive in cui tale sensazione non è solo anelata, ma cercata con un'intensità tale da non avere - quasi - rivali nel mondo sportivo. La simbiosi che si viene a creare tra il centauro e la propria cavalcatura è unica.
    La moto è volubile, ruggisce, scalpita, morde il freno, deve esser addomesticata e compresa prima di lanciarla al galoppo. Altrimenti, alla prima mancanza di rispetto, la creatura è pronta a disarcionarti e a tornare selvaggia. Lo sanno molto bene tutti gli amanti delle due ruote, là fuori. E lo sanno sin troppo bene anche i piloti del motomondiale che, in fatto di bolidi selvaggi da addomesticare, sanno il fatto loro.

    Valencia sotto un diluvio...di emozioni, reali e virtuali

    Abbiamo avuto l'opportunità di osservarli da vicino, sotto il diluvio, al Circuito Ricardo Tormo di Valencia, ultimo atto di un campionato che, purtroppo per noi, ha avuto davvero poco di sensazionale, almeno per quanto riguarda la massima categoria. È anche l'ultima gara ufficiale di camomillo Pedrosa, un campioncino tascabile, purtroppo nato in una generazione sbagliata. Ad ogni modo, a smorzare gli entusiasmi italici (soprattutto dei ducatisti), ci ha pensato la Formica Atomica: un marziano, quando si tratta di domare la propria Honda RC e stare incollato alla sella con pieghe e furiosi recuperi, che non hanno nulla di terrestre.
    Qualche soddisfazione per i nostri colori, però, oltre al gioco al massacro che ha visto trionfare Dovi, è arrivata da altre due ruote. Quelle virtuali, della seconda edizione della MotoGP eSport Championship la cui finalissima è stata ospitata proprio all'interno del Ricardo Tormo. Quest'anno, su dodici finalisti, ben cinque erano italiani, tutti decisi a traslare nell'agone virtuale la rivalità tra Italia e Spagna che da sempre infiamma in circuito professionistico. Sei, invece, gli spagnoli, il cui "pack" era guidato da uno dei più temibili rider del campionato: Christianmm17.

    I giovanissimi piloti giunti a Valencia erano, indubbiamente, i più veloci al mondo ma solo uno ha, alla fine, potuto alzare il trofeo di campione e portarsi a casa la BMW M240i messa in palio per il vincitore. E di pretendenti ce n'erano molti, perché come ci hanno giustamente detto tutti giocatori, arrivare secondi o ultimi cambia poco: l'obbiettivo era unicamente la vittoria. Sì, fare una buona prestazione è importante, ma ciò che conta è coronarla con il primo posto. Gliele abbiamo letto negli occhi, tutta la determinazione, la tensione e la cattiveria agonistica che li ha portati sino a Valencia. Di certo non avevano alcuna intenzione di mollare proprio alla fine. Esattamente come qualunque altro vero agonista.

    Tutti ci confessano anche i loro timori e le aspettative per una pista difficile come quella della Comunidad Valenciana. Il Ricardo Tormo è un circuito veloce ma tecnico, in cui è importante fare una buona qualifica e guadagnare almeno la prima fila per poter affrontare senza pensieri le prime due curve, entrambe verso sinistra. La traiettoria ideale ce l'ha chi parte in pole, non c'è dubbio; è il gruppone degli inseguitori che crea non pochi problemi di imbottigliamento alla partenza. E la fisica delle collisioni di MotoGP 18, sotto questo profilo, è davvero una bestia nera di cui i ragazzi conoscono sin troppo bene i rischi. Come ci hanno confermato gli stessi piloti, rispetto all'edizione dello scorso anno la sensibilità è aumentata in modo esponenziale, tanto che anche un piccolo tocco può far partire per la tangente moto e avatar. Per questo il timore di tutti è stato solo e soltanto uno: evitare qualsiasi tipo di contatto con gli altri. Un conto è dirlo, certo, un altro è trovarsi in gara con dodici piloti che cercano di guadagnare la testa del gruppo e si mordono le caviglie a vicenda come mastini rabbiosi. Le qualifiche, in questo senso, sono state lo specchio delle paure di ognuno dei piloti presenti sul palco.

    Qualifiche nervose, DesmoTrast su tutti

    Dopo l'entrata in scena di Lorenzo Daretti, il Trastevere73 campione uscente dell'edizione 2017, che ha deposto il trofeo al centro del palco, i piloti hanno sfilato uno dopo l'altro accomodandosi sulle loro postazioni di gioco. La tensione, nonostante il bluff di sorrisi smaglianti e saluti alla folla, era palpabile. Il nervosismo, comprensibile. Le prove, infatti, erano il banco di prova definitivo, ancor più della gara in sé. Fare una buona qualifica determina molto spesso il destino di un pilota. E dieci minuti, per l'appuntamento con il destino erano veramente pochi. Per questo tutti si sono lanciati con foga a scaricare sull'asfalto tutta la potenza delle loro quattro cilindri virtuali. Tutti sono caduti più di una volta e in molti hanno visto i propri giri lanciati annullati per aver messo le ruote fuori dal percorso consentito, per farvi capire quanto si sono spinti al limite.
    Giusto per avere un parallelismo con la realtà: il regolamento ufficiale del motomondiale consente a un pilota di mettere una delle due ruote "fuori" senza considerarla una pratica scorretta passibile di warning (e non penalità). Nel gioco, invece, anche solo un millimetro di gomma di una singola ruota al di fuori del tracciato viene sanzionato con l'annullamento del giro intero. Una regola che in molti si augurano possa esser modificata in futuro.

    Ad ogni modo, all'inizio delle qualifiche il gruppo azzurro è sembrato quello più sul pezzo, guadagnando velocemente le prime posizioni. Poi sono usciti gli spagnoli. Christianmm17, manco a dirlo. Ma ce n'è stato uno, in particolare, che ha sorpreso tutti.
    Eleghost555 ha, in effetti, tenuto fede al suo nickname: è stato praticamente un ectoplasma per quasi tutte le qualifiche, per poi comparire all'improvviso alle spalle di Trastevere73, quest'ultimo forte del miglior tempo e di una pole conquistata con le unghie e con i denti. Lo stesso Lorenzo ci aveva detto che in un circuito così era fondamentale partire in prima fila e affrontare in testa la prima e la seconda curva, per evitare il pericoloso ingorgo. "La gara è di pochi giri. Troppo pochi per poter sperare in un miracoloso recupero in caso di caduta. Per il futuro sarebbe bello che aumentassero il numero di tornate, almeno da aver la possibilità di recuperare e giocarsela ad armi pari".

    La purga italica

    Gara tiratissima. Non poteva esser altrimenti, date le premesse. Giù subito uno dei super favoriti: Christianmm17 fuori dai giochi sin da subito, toccato e capitombolato a terra - pare - per colpa di altri. La sfortuna di trovarsi nel momento sbagliato in un posto altrettanto sbagliato.
    Trastevere73, invece, è stato il più lucido a leggere l'andazzo, sin dalle prove. Forte di una pole perfetta, alla prima curva è già in testa, tenendo salde le redini della Ducati Desmo16 e pennellando le curve in modo elegante e mai nervoso. Una calma impeccabile, quasi zen, mantenuta per tutta la gara, nonostante il fantasmino spagnolo si fosse trasformato sin troppo presto in un pericolo più che concreto per la leadership del romano. Eleghost555 come un segugio non ha mollato la ruota posteriore di Trastevere73 nemmeno per un secondo, quasi si trattasse di un osso ingiustamente strappatogli. E per poco non l'ha fatto nel peggiore dei modi, rischiando di mandare in mezzo alla ghiaia tanto le sue velleità quanto i rinnovati sogni di gloria dell'italiano.
    Dopo essersi avvicinato pericolosamente, infatti, lo spagnolo ha sfiorato Trastevere73. C'è stato un brivido che ha tenuto la platea col fiato sospeso per un interminabile secondo. Si è temuto il peggio ma alla fine tutto è andato per il meglio. Lorenzo, pur sentendo la pressione iberica dietro di sé ha mantenuto il sangue freddo, gestendo in maniera impeccabile un vantaggio di pochi centesimi. Qualcosa che avrebbe mandato in paranoia chiunque.

    Tagliando il traguardo, Trastevere73 è esploso in un'esultanza incontenibile: pad da una parte, cuffie dall'altra e urlo liberatorio a scaricare tutta la tensione. Due volte campione, due volte sul tetto del mondo. Dite poco, voi.
    Poi abbiamo capito perché ci avevano detto che piuttosto di arrivare secondi è meglio arrivare ultimi. La delusione dello spagnolo Eleghost555 era più che evidente. Una maschera di cera pallida, dall'espressione che andava dallo schifato all'abbattuto. Insomma, sembrava che Jason Voorhees gli avesse sterminato i compagni di scampagnata. Ottima la prestazione anche del terzo classificato, il soddisfattissimo Andrea "Andrewzh" Saveri, autore di una grande gara e promessa, come lo è Luigi48GP, per il futuro.
    Lorenzo Daretti ha alzato per la seconda volta la coppa, in un turbinio di applausi e coriandoli. Una vittoria sentita, sicuramente più matura rispetto allo scorso anno. L'esperienza e la consapevolezza nei propri mezzi hanno permesso a Trastevere73 di segnare nuovamente il suo nick nell'albo dei campioni.

    Il futuro, i margini di miglioramento

    La tensostruttura eretta a fianco delle gradinate del Ricardo Tormo ha ospitato un evento esport destinato a crescere sempre di più. Questa, almeno, è la speranza di tutti i partecipanti e degli addetti ai lavori. Già questa seconda edizione ha dato segnali positivi per il futuro ma, il percorso verso la piena maturità, appare ancora lungo.
    Se lo augurano prima di tutto i piloti virtuali ragazzi che. oltre alla passione per i videogiochi. nutrono anche un'incredibile amore per le due ruote e i campioni della MotoGP, incontrati nel corso di un'esperienza indimenticabile. Tutti ci hanno confessato la speranza che il campionato diventi effettivamente tale, non più con gare secche ma una competizione strutturata, con una classifica a punti che possa, nel corso di diverse tappe, magari a latere degli appuntamenti (almeno europei) del motomondiale, mostrare la costanza di un pilota premiando il più bravo sul lungo periodo. Già quest'anno, con le due semifinali, si sono visti dei passi avanti in questo senso.
    Il MotoGP eSport Championship è una competizione nata per volontà esterna, attraverso un'iniezione di fiducia nel movimento da parte di Dorna e di Milestone. La cura riversata in questo tentativo si percepisce immediatamente grazie alla passione che riesce a trasmettere anche al pubblico a cui cerca di rivolgersi.

    Riguardo a quest'ultimo punto, la gestione dell'evento cerca di avvicinarsi pedissequamente all'esperienza viscerale del motomondiale, coinvolgendo i piloti, i commentatori ufficiali e parlando soprattutto agli appassionati. Il format, nonostante si stia cercando di portarlo avanti in modo professionale, rischia sul lungo periodo di remare contro alla definitiva consacrazione di questa disciplina esport. La direzione da intraprendere deve esser quella di svecchiare il messaggio che si vuole veicolare, rendere il campionato più attraente per gli spettatori, anzitutto attraverso la citata "classifica a punti" profilata su diverse tappe, così da mitigare anche il periodo di inattività dei giocatori (ora davvero troppo ampio).

    Dorna dovrebbe perseguire una maggiore inclusione, per questa competizione "parallela", cercando di coinvolgere di più il pubblico (compatibilmente con la logistica ovviamente) presente al circuito con eventi a tema o promozioni che invoglino le persone ad avvicinarsi, invece che tirare dritto. Potrebbe essere non solo un ottimo strumento di crescita sotto il profilo economico e di visibilità: da un lato si creerebbe nuovo indotto, dall'altro si potrebbero addirittura attrarre al circuito fasce di pubblico che magari non ci sarebbero mai andate. È un po' la strategia che si sta seguendo negli USA, e che ha adottato recentemente anche la Formula 1. La volontà per cambiare deve provenire anche dalle scuderie e pare che qualche passo in avanti sia stato compiuto. I ragazzi hanno gareggiato indossando la divisa ufficiale del team preferito. Un onore insperato per i giocatori e un'ottima opportunità per gli stessi team. Tempo al tempo, il margine di crescita è ancora molto ampio.

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