MotoGP: le storia dei videogiochi dedicati al mondo delle due ruote

MotoGP 19 è il più recente esponente della serie dedicata alla massima competizione motoristica su due ruote, una storia che parte da molto lontano...

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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Dopo esserci goduti ogni secondo della scorpacciata di gare e giri veloci che hanno preceduto la recensione di MotoGP 19, possiamo affermare senza timore di esserci trovati di fronte la migliore iterazione della serie. Il coronamento di tale risultato, però, fa parte di un processo di crescita costante, figlio di un amore verso le due ruote che, soprattutto nel periodo Milestone, ha senza dubbio fatto la differenza. Spesso si fatica a tener traccia dei cambiamenti che stravolgono progressivamente le serie a cadenza annuale, sicuramente più graduali e meno repentini di quelli riscontrabili nei giochi portati avanti con un processo di sviluppo più tradizionale e rilassato. Non fatevi ingannare dalle apparenze, però, perché negli anni il mondo delle due ruote digitali è cambiato tantissimo, più di quanto ci si possa immaginare.

    Le origini: Namco, Capcom e THQ

    Giusto per darvi un'idea di quanto sia mutato il brand rispetto agli albori, basta fare un salto nell'ormai lontanissimo 2001, anno di uscita in Europa (a quei tempi il concetto di pubblicazione in contemporanea mondiale era pura utopia) del primo capitolo della serie. In un'epoca in cui l'accuratezza - sia storica che ludica - non era esattamente una delle priorità di publisher e team di sviluppo, l'esclusiva PlayStation 2 arrivava sugli scaffali con sole cinque piste, tra cui peraltro ne figurava una (Suzuka) in cui nel campionato di quell'anno non si era neanche corso. La modalità carriera - oggi un must per ogni corsistico che si rispetti - non esisteva, e il feeling delle moto era logicamente ben diverso da quello riscontrabile nei giochi odierni: il gameplay era sostanzialmente figlio di una semplice rivisitazione del gioco arcade "500GP", coin-op sviluppato un paio d'anni prima dalla stessa Namco.

    Già a partire dal secondo capitolo, però, le cose sono cambiate sensibilmente: il numero di tracciati presenti è passato in un colpo solo da cinque a dieci, dando il via a quella ricerca di autenticità e completezza che oggi diamo quasi per scontata, ma che al tempo era davvero difficile da ottenere. Namco ha continuato a sviluppare giochi legati al motomondiale fino al 2005 con risultati altalenanti, portando avanti il brand affiancata da una serie parallela in esclusiva per le piattaforme Microsoft pubblicata da THQ. Anche la gestione delle licenze, al tempo, era molto diversa. All'edizione 2006, stavolta sviluppata da THQ e pubblicata da Halifax in esclusiva per Xbox 360, si deve inoltre l'introduzione di una prima rudimentale modalità carriera, sebbene questa fosse ben lontana dagli standard cui siamo abituati oggi.

    Dopo l'addio di Namco è arrivato il turno di Capcom, che esordisce come publisher di un gioco legato al brand con MotoGP 07, il primo sviluppato dalla nostrana Milestone, già nota nell'ambito delle due ruote per aver lavorato a vari giochi basati sul campionato Superbike.

    Il risultato, però, in quell'occasione fu piuttosto deludente. Le critiche più aspre riguardavano il versante tecnico palesemente arretrato, ed anche il pessimo tempismo e la console scelta per la pubblicazione non hanno certamente aiutato: mentre la versione per piattaforme Microsoft, ancora pubblicata da THQ e sviluppata da Climax, ha avuto l'opportunità - complice anche l'uscita anticipata della nuova console della casa di Redmond - di approdare direttamente sull'allora "next-gen", Capcom si è ritrovata a pubblicare la propria versione su PlayStation 2 quando già non si parlava d'altro che di alta definizione. Altra mancanza non da poco nella versione PlayStation 2 era l'assenza della modalità carriera, sebbene al tempo fosse ancora da considerarsi opzionale e non strettamente necessaria.

    Al di là delle problematiche tecniche e dello scarso assortimento di modalità, comunque, il gioco mostrava numerosi spunti positivi, non ultimo la grande attenzione per i dettagli riposta nella riproduzione dei circuiti e delle moto, un tratto distintivo che caratterizza l'intera epoca Milestone. Dal 2008 al 2011 Capcom è stata unica detentrice dei diritti del brand - finalmente "unificato" sotto l'ala protettrice di un unico publisher - dando vita a capitoli altalenanti e mai pienamente soddisfacenti, distribuiti finalmente per tutte le piattaforme presenti sul mercato, da PS3 a Nintendo Wii. Gli unici punti di svolta del periodo Capcom sono stati l'evoluzione della modalità carriera, finalmente implementata con rigore a partire da MotoGP 08, la possibilità di creare campionati personalizzati e la reintroduzione delle classi minori, al tempo ancora chiamate "125" e "250".

    I tempi moderni: l'era Milestone

    A partire dal 2013 la serie è stata portata avanti in maniera continuativa dal team milanese, con tanta passione e dedizione ma anche con alcune scelte che hanno fatto discutere. Negli anni seguenti abbiamo infatti assistito a un miglioramento progressivo della fisica, degli elementi di contorno e della famigerata modalità carriera, vera e propria colonna portante delle modalità per giocatore singolo, ma ripercorrendo mentalmente il percorso seguito da Milestone non possiamo che rammaricarci, ad esempio, della scomparsa del meteo dinamico, presente nei primi capitoli sviluppati con motore proprietario ma successivamente abbandonato per l'eccessiva complessità che introduceva all'interno del gioco. Il regolamento si è infatti complicato sempre di più, aggiungendo per la classe regina la caotica soluzione del "cambio moto" in caso di pioggia improvvisa e rendendo tale implementazione troppo complessa e dispendiosa.

    Gli anni che vanno dal 2013 al 2015 hanno invece mostrato una Milestone intenta soprattutto a rifinire progressivamente la gestione della frenata, aumentare la verosimiglianza della fisica di gioco (difficile, onestamente, parlare di simulazione) e levigare alcune imperfezioni dell'ormai immancabile modalità carriera. Non solo: a partire dal 2014 buona parte degli sforzi del team si sono dovuti giocoforza concentrare nel tentativo di prendere le misure di una next-gen che sembrava aver messo in forte crisi la solidità del proprio motore grafico.

    Dopo qualche anno di stasi, arriva il primo grande momento di rottura: nel 2016 ci siamo trovati tra le mani il prodotto più coraggioso mai realizzato da Milestone, e porta il nome di uno dei più grandi sportivi italiani degli ultimi trent'anni: Valentino Rossi. Per l'occasione, sebbene il gioco sia comunque sviluppato sotto licenza e con tutti i contenuti ufficiali del motomondiale di quell'anno, sparisce dal titolo il nome "MotoGP" in favore di un più azzeccato "Valentino Rossi The Game". Nel tentativo di svecchiare la serie, il team meneghino decide insomma di cambiare strategia, di mostrarci il mondo delle corse su due ruote da un'angolazione diversa: attraverso gli occhi del campione di Tavullia.

    Il risultato è davvero mastodontico, una vera e propria celebrazione a tutto tondo del nostro connazionale, del motociclismo e non solo, vista la presenza di alcune sezioni su una macchina da Rally, altro campo in cui Milestone ha già ampiamente dimostrato di sapere il fatto suo. L'unica pecca del gioco è forse quella di aver messo troppa carne sul fuoco, rendendo l'esperienza dispersiva e frammentata, oltre che potenzialmente indigesta per i fan hardcore della serie tradizionale. Ancora oggi, però, non possiamo non ricordare con affetto la maggiore complessità della sua modalità carriera, strettamente legata al concetto di "VR46 Academy" che proprio in quegli anni stava iniziando a far crescere, all'interno del ranch del nove volte campione del mondo, molti dei talenti italiani che oggi animano le gare di Moto3, Moto2 e MotoGP.

    Accantonata questa follia passeggera, il 2017 è l'anno del ritorno alla normalità, alla classica struttura che abbiamo imparato a conoscere negli anni precedenti. Purtroppo il risultato è decisamente sottotono, tutt'altro che impeccabile dal punto di vista visivo e povero di innovazione. L'unico potenziale punto di forza di MotoGP 17 riguardava l'introduzione di una nuova modalità denominata "carriera manageriale", il cui compito sarebbe dovuto essere quello di affiancare la carriera tradizionale per espandere ulteriormente il focus della produzione. Oltre a gestire gli investimenti in ricerca e sviluppo, in questa modalità potevamo avere massimo controllo su sponsor, telai e piloti, mettendo per un attimo da parte la classica ricerca del risultato in pista per trasferirci "dietro le quinte". La novità non ha però riscontrato i favori del pubblico e delle critica, e per questo non è mai più stata mai più riproposta in alcun capitolo della serie. Alcune delle sue tematiche più interessanti (come ad esempio il concetto di "ricerca e sviluppo") sono comunque entrate a far parte della carriera principale nelle iterazioni successive.

    Il malcontento è stato inoltre amplificato dalla scelta di rimandare la migrazione all'Unreal Engine 4, che già aveva fatto esaltare, pochissimo tempo prima, i fan del motocross. Il cambio di motore grafico rappresenta un punto di svolta per Milestone e per le sue serie, ma non è tutto oro ciò che luccica: sebbene l'innalzamento della qualità visiva sia davvero impressionante, questo avanzamento generazionale improvviso (arrivato in MotoGP con l'edizione del 2018) ha comportato un abbassamento del numero di frame per secondo, saldamente ancorato a 60 fps nei capitoli sviluppati con il vecchio motore proprietario e adesso letteralmente dimezzato. Tale problema, nonostante la maggiore esperienza acquisita dal team col motore di Epic, non è ancora stato risolto, e in un racing game è una questione tutt'altro che trascurabile.

    Se il 2018 è stato l'anno della "rinascita", ancor più importanti sono i passi in avanti compiuti dall'edizione di quest'anno, di cui vi abbiamo parlato approfonditamente pochissimi giorni fa. Quella messa in campo da MotoGP 19 e la sua nuova intelligenza artificiale A.N.N.A. è la rivoluzione più grande che si sia mai vista all'interno di un gioco firmato dalla software house milanese: un cambiamento che crediamo - e speriamo - possa diventare la base per un avanzamento significativo non solo per quanto riguarda la serie MotoGP, ma per il mondo dei racing game in generale.

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