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NEOM, diritti umani e denaro: la partnership più controversa dell'esport

Torniamo a parlare della discussa partnership tra NEOM, Riot Games e BLAST. Per capirne le radici e spiegare le ragioni della controversia.

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  • In base alle notizie trapelate nelle scorse ore, il tournament organizer BLAST, seguendo - con un discreto ritardo - le orme di Riot Games, ha ufficialmente rescisso il contratto di partnership con NEOM.
    Cos'è successo e quali sono le ragioni che hanno spinto due colossi del settore a rivedere le proprie decisioni e a chiudere in fretta e furia accordi estremamente vantaggiosi dal punto di vista economico?
    Proviamo a riassumere la vicenda, spiegandovi i motivi che hanno condotto sino a questo punto.

    NEOM e le ambizioni saudite

    Per chi si fosse perso le puntate precedenti, ecco quello che dovete sapere. Anzitutto, cos'è NEOM? Quest'ultimo è un utopistico progetto promosso dal principe ereditario dell'Arabia Sudita, Mohammed Bin Salman, e fa parte di un'imponente strategia di crescita decennale che il ricchissimo stato mediorientale ha intenzione di portare avanti per diversificare la propria economia e traghettare il paese verso un ruolo egemonico per lo sviluppo globale.

    NEOM prevede l'iniziale fondazione di una megalopoli iper teconologica situata nel nord-ovest dell'Arabia Saudita che confinerà con Egitto, Israele e Giordania, per espandersi successivamente e creare una sorta di nuova realtà socio-economica innovativa e dal respiro internazionale. Ufficialmente, se il progetto da oltre cinquecento miliardi di Dollari proseguirà nei tempi previsti, la città dovrebbe essere pronta entro il 2023.
    Da tempo, comunque, l'Arabia Saudita (assieme ai vicini: Giordania, Qatar, Emirati Arabi Uniti) sta cercando di smarcarsi dalla propria gabbia dorata basata sul dominio petrolifero attraverso un percorso fortemente teso all'innovazione tecnologica.

    In questo modo lo stato arabo punta a diventare, nel prossimo futuro, uno dei leader mondiali in campo tecnologico. Uno dei settori potenzialmente più attraenti per tutta la zona mediorientale è sicuramente quello dell'esport. A Dubai, ad esempio, si sta realizzando un'imponente arena dedicata al gaming competitivo mentre è già in piena attività la Federazione araba per gli sport elettronici e intellettuali che punta ad avere un hub unificato per i paesi membri della federazione. Inoltre, l'evento Gamers without Borders ha mostrato una volta di più la forza economica di un paese come l'Arabia Saudita.

    Le ragioni della polemica

    Su queste fondamenta, dunque, sarebbe dovuto poggiare l'accordo (di sicuro molto ricco) tra NEOM, BLAST (per tutti gli eventi organizzati dalla società in futuro) e Riot Games (per il campionato europeo di LoL, il LEC) conclusosi un paio di settimane fa e, sin da subito, condannato all'unanimità. Il motivo è molto semplice: l'Arabia Saudita è un paese in cui il rispetto dei diritti civili appare come l'ultima delle preoccupazioni; un paese che discrimina gli omosessuali, non riconosce il matrimonio tra due persone appartenenti allo stesso sesso, le unioni di fatto e quelle civili. Seguendo la legge islamica, l'Arabia Saudita punisce l'omosessualità con multe, frustate in pubblica piazza, castrazioni e varie forme di reclusione, oltre che con la tortura e la pena di morte
    Per non parlare, poi, della totale contrarietà a tematiche quali la parità di genere, i diritti delle donne e così via.

    Infine, giusto per aggiungere quel pizzico di sale su cotanta carne al fuoco, pare che l'enorme megalopoli che NEOM è in procinto di costruire nel nord del paese sorgerà all'interno del territorio della tribù nomade Howeitat, gruppo tribale dalla fondamentale importanza storica per l'intero medioriente. Gli Howeitat hanno combattuto nella rivolta araba di inizio novecento, a fianco del ben noto Lawrence. Minoranza che ora si trova a combattere per il solo diritto a esistere, nonché per restare nel territorio dei propri avi. In molti hanno sfidato apertamente l'autorità del principe, pagando un prezzo alto. Un uomo che protestava contro l'ordine di allontanamento dalla propria terra ha perso la vita per mano delle forze di sicurezza saudite. La sua uccisione è stata giustificata dalle autorità semplicemente con un comunicato: "era armato". Versione ufficiale smentita da testimoni oculari.
    Persino molti attivisti che risiedono in Occidente hanno ricevuto pesanti minacce di morte per la loro attività a supporto dei diritti degli Howeitat.

    La feroce reazione e la marcia indietro

    Ad ogni modo, tornando nell'alveo dell'esport, la partnership con NEOM nel caso di Riot Games ha innescato un pericoloso cortocircuito, dato il supporto della LEC al movimento LGBTQ. Controsenso alimentato dal fatto che proprio l'immagine del profilo Twitter della LEC porta con fierezza il logo del campionato fasciato dai colori arcobaleno. Riot, ad appena quattordici ore dall'annuncio della partnership e dopo le dure prese di posizione di giocatori, community e caster, ha fatto dietrofront, tornando sui propri passi e annullando tutto.

    BLAST dal canto suo ha resistito un po' di più, facendo spallucce persino di fronte alla minaccia degli Astralis di abbandonare tutti i loro eventi. Gli Astralis, ovvero l'organizzazione che, insieme ai Na'Vi, è in grado di far esplodere le visualizzazioni degli eventi a cui partecipano, con enorme soddisfazione degli organizzatori. Eppure anche il potente Tournament organizer, alla fine (e crediamo con non poca reticenza), ha dovuto alzare bandiera bianca, incalzato dalla protesta pubblica e dalla grande pressione portata dalle squadre coalizzate, dalla community e dai caster.

    Di fronte all'ultimatum "o noi o loro", BLAST ha dovuto cedere, perché si sarebbe trovata ad avere una partnership multimilionaria senza però nessun partecipante ai propri tornei. Un bel problema. Organizzazioni, caster, talent, fan, pubblico e popolo del Web hanno dato prova che esiste molta più coscienza e consapevolezza di quanto spesso si ritiene.

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