Niente Virtual Console su Nintendo Switch, ma è davvero un problema?

La Virtual Console così come la conosciamo non arriverà su Switch. Ma questo non vuol dire che non potremo fare scorpacciate di vecchi classici...

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A partire dal suo lancio avvenuto nel 2006 su Wii, il servizio Virtual Console (nato anche come parte di un programma atto a contrastare la pirateria) permise ai giocatori di (ri)scoprire i grandi classici della storia di Nintendo e non solo, imponendosi fin da subito come uno dei maggiori punti di forza della console del motion control, in cui passato e futuro del videogioco potevano così trovare un'ideale convergenza. Annoverando inizialmente solo i titoli di NES, Super NES e Nintendo 64, e di altre piattaforme di terze parti come Master System, Mega Drive e TurboGrafx, l'offerta si estese successivamente anche su Nintendo 3DS e Wii U, dove si aggiunsero anche giochi della famiglia Game Boy, del DS e dello stesso Wii.
Virtual Console ebbe sicuramente un ruolo importante nello sdoganare il fenomeno del retrogaming presso il grande pubblico, contribuendo anche a preservare la memoria storico-culturale del videogioco, che nel frattempo stava iniziando ad accumulare diversi decenni sulle spalle.
Dato il successo ottenuto e riconfermato dal servizio, era quindi lecito attendersi una sua rinnovata introduzione anche su Nintendo Switch, magari con la futura estensione ai giochi per GameCube, molti dei quali non sono stati mai ripubblicati in alcuna forma. E invece, nella giornata di ieri, Nintendo, nello svelare quali saranno i piani previsti per il nuovo servizio online a pagamento - Nintendo Switch Online - è stata invitata da Kotaku a rilasciare dichiarazioni sull'argomento Virtual Console, riferendo che non ci sono progetti per portare il servizio anche sull'ibrida. Sebbene le prime avvisaglie di tale eventualità circolassero da qualche tempo (come vedremo dopo), la conferma potrebbe comunque sorprendere, magari in negativo.

Cosa ha in mente Nintendo?

Proviamo un attimo ad analizzare, sulla base delle informazioni ufficiali, la situazione al fine di capire i motivi per cui l'assenza della Virtual Console potrebbe non essere un vero problema, formulando qualche ipotesi sugli aspetti meno definiti. Per prima cosa, riprendiamo la dichiarazione del portavoce di Nintendo: "Al momento non abbiamo piani per rilasciare il servizio di Virtual Console così come lo conoscevate. Non abbiamo intenzione di riunire giochi classici sotto la nomenclatura Virtual Console come fatto in passato, ma questo non significa che le vecchie produzioni non saranno giocabili su Switch. Oggi ci sono molti modi di riproporre questi classici, come Nintendo Entertainment System - Nintendo Switch Online, un modo del tutto nuovo e diverso di fruire dei giochi del NES. Inoltre, potremo pubblicare collection o rendere disponibili i singoli titoli, nostri e di altri publisher, sul Nintendo eShop."

Ciò che emerge da queste parole è la volontà non solo di abbandonare quella che in fondo è una semplice etichetta, ma di superare il modello di distribuzione che conosciamo, ormai legato al passato, per tentare un approccio più fresco e maggiormente compatibile con quelle che sono le moderne esigenze di mercato e gli attuali bisogni dell'utenza. Che Virtual Console non sarebbe arrivato su Switch era in qualche modo intuibile: sulla console ibrida è infatti possibile recuperare diversi classici sotto il marchio Arcade Archives, tra cui titoli Nintendo come Super Mario Bros e Punch-Out!!, nonché una ricca selezione delle opere per Neo Geo (SNK peraltro ha in programma anche una collection), mentre Bandai-Namco ha pubblicato da diverso tempo la raccolta Namco Museum e SEGA ne ha in programma un'altra, SEGA Ages, in arrivo questa estate solo su Switch e destinata ad espandersi nel tempo. È perciò evidente che le terze parti si siano adeguate in prospettiva dell'assenza di Virtual Console, col vantaggio di non dipendere più da vincoli contrattuali e quindi di poter godere di una maggiore flessibilità nella pubblicazione dei propri prodotti sulla console di Kyoto.

D'altronde, è indubbio che anche il successo esplosivo riscosso dalle riedizioni "mini" delle vecchie console, di cui Nintendo si è fatta artefice (seguita a ruota dalle altre compagnie), abbia inevitabilmente portato ogni software house a concepire in maniera radicalmente diversa il rapporto con i giochi del proprio archivio, elaborando strategie nuove e più appetibili per riproporli sul mercato.
Per l'utenza cambierà la formula ma non la sostanza, quindi: continueremo a giocare i vecchi titoli anche su Switch, mentre a cambiare sarà la terminologia usata e le modalità con cui verranno presentati. Ad esempio, gli abbonati a Nintendo Switch Online potranno avere accesso fin dal lancio del servizio ad una selezione di 20 giochi per NES, alcuni dei quali con supporto al multi-player locale e online e chat via app. Il modello di distribuzione inaugurato da Netflix ha infatti esercitato un'importante influenza anche sui servizi legati ai videogiochi (come dimostra il Game Pass di Microsoft) ed è evidente l'intenzione da parte di Nintendo di volersi allineare al contesto dei software regalati ai sottoscrittori dell'abbonamento, già ampiamente battuto dalla concorrenza: ciò che prima conoscevamo come Virtual Console rappresenterà probabilmente uno dei più corposi incentivi (dopo il gioco online, ovviamente) all'iscrizione al servizio. Il vantaggio per l'utente è evidente: per circa 20 euro all'anno infatti, l'abbonato ha la possibilità di giocare ad almeno 20 titoli (in precedenza venduti a 5 euro l'uno) appartenenti ad un catalogo in continua espansione, che dopo NES - supponiamo - arriverà ad includere anche i giochi delle console successive, riservando sconti esclusivi per gli iscritti. Del resto, le critiche più diffuse rivolte - giustamente - al servizio Virtual Console riguardavano l'inadeguatezza dei prezzi, la mancanza del cross-buy e l'acquisto vincolato alla singola piattaforma, nonché il fatto che le librerie virtuali delle varie console non fossero unificate. Con Nintendo Switch Online, questi problemi dovrebbero essere definitivamente risolti.

L'uso del condizionale è d'obbligo, perché, naturalmente, ci sono ancora molti punti oscuri da chiarire: che fine faranno i giochi acquistati in passato su Wii U e 3DS? È molto probabile che resteranno confinati alle suddette piattaforme, ma sarebbe quantomeno auspicabile che la Grande N fornisse degli appositi sconti, dato che MyNintendo ha finalmente permesso di registrare all'account (e non alla console) ogni nostro acquisto. La speranza, ovviamente, è che non si renda ancora necessario comprare per la seconda o addirittura terza volta il medesimo prodotto solo in virtù, magari, della sola aggiunta del multiplayer online. Un'altra nota piuttosto amara e incerta è data dal vedere ancora una volta ripartire da zero l'offerta disponibile delle opere delle scorse generazioni, per l'estensione della quale dovremo attendere ancora molto, sebbene i venti titoli NES facciano pensare che i tempi saranno più rapidi che in passato. Se da un lato questi tempi dilatati potrebbero suggerire l'arrivo di un Nintendo 64 mini, dall'altro resta la sensazione che, visto che a settembre sarà passato un anno e mezzo dal lancio di Switch, Nintendo abbia pianificato qualcosa di più elaborato e sostanzioso per riscoprire le sue vecchie glorie nel 2018. Sempre che non si sia riservata qualche sorpresa per il prossimo, ed imminente, E3 di Los Angeles.