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Ninja pagato 1.000.000$ per streammare Apex Legends: una nuova frontiera?

Continua la crescita e il successo di Ninja: EA gli avrebbe dato un milione di Dollari per promuovere Apex Legends attraverso il suo stream.

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  • Tyler "Ninja" Blevins, uno dei più noti streamer di livello mondiale, ha recentemente affermato di aver incassato nel 2018 guadagni per quasi 10 milioni di dollari tra iscrizioni ai suoi canali Twitch e Youtube, sponsorizzazioni e vincite ai tornei. Più che un giocatore competitivo, tuttavia, Ninja è prima di tutto un influencer con solide basi nel mondo del gaming ma ormai sdoganato ovunque: presente nei late show americani, negli spot di Samsung, sulla copertina di ESPN Magazine e atleta Red Bull. Una personalità di primo piano dello star business d'oltreoceano e mondiale che con le sue scelte può potenzialmente influenzare le centinaia di migliaia di spettatori che lo seguono quotidianamente. D'altronde buona parte della fortuna di Fortnite è legata a doppio filo a Blevins che per primo è riuscito a portare il titolo Epic Games all'attenzione mediatica di chiunque.

    Da grandi numeri derivano grandi offerte

    Non rappresenterebbe certo una novità, quindi, la volontà di alcuni publisher di affidarsi a figure come la sua per promuovere il proprio videogioco o prodotto. Men che meno se la moneta da investire non manca, come nel caso di Electronic Arts. Secondo quanto riportato da Reuters, Ninja avrebbe ricevuto un cospicuo assegno da 1 milione di Dollari per portare nel proprio streaming il nuovo titolo Battle Royale: Apex Legends. Citando una fonte anonima, la nota agenzia stampa ha affermato che il publisher del videogioco, EA, avrebbe sborsato 1.000.000 di Dollari per promuoverne il lancio sul canale.

    Cifra esagerata? Stiamo parlando di uno streamer e youtuber che conta 13 milioni di follower su Twitch, 20 milioni di iscritti su Youtube, una media di 55.000 spettatori a ogni diretta. Ha portato il rapper Drake in diretta, è stato ospite dei programmi americani condotti da Jimmy Fallon e Ellen DeGeneres. Una personalità pubblica che smuove le acque a ogni sua diretta. Il guadagno medio mensile, ha dichiarato lui stesso alla CNN, è di 500.000 $, cifra che sale ulteriormente in quelli da lui definiti "mesi più positivi". Non sarebbe la prima volta, inoltre, che Ninja ottiene un pagamento per una sponsorizzazione: Kotaku, noto portale d'informazione sul gaming e l'esport, ha riportato che due fonti anonime hanno dichiarato che in passato Ninja ha ricevuto 600.000 Dollari per partecipare a un evento, il cui nome è coperto dall'anonimato.

    EA non ha commentato la notizia nel dettaglio ma ha confermato che l'azienda ha promosso un programma di marketing a più attori, incluse "eventuali sponsorizzazioni retribuite per content creator al momento del lancio del gioco." In effetti durante i primi giorni giocatori del calibro di Ninja e Shroud avevano una grafica che li annunciava come facenti parte dell' "Apex Legends partner program", seppur nulla avesse fatto intuire durante le ore di trasmissione quale fosse il significato di tale etichetta. Milione o non milione, l'impatto di Ninja su Apex Legends è stato significativo: il giorno del lancio ha doppiato i numeri di Fortnite, stupendo ogni previsione della vigilia.

    Il limbo del marketing

    Il discorso principale, tuttavia, è un altro ancora e rischia di aprire una disputa che nemmeno il vaso di Pandora. Perché se un content creator decidesse di promuovere un videogioco, sarebbe tenuto a dichiararlo? Si tratta o meno di pubblicità? Una problematica già vissuta da influencer e fashion blogger su Instagram: una foto scattata con una borsa è pubblicità diretta per chi osserva la foto? In tal caso la risposta è stata una via di mezzo. D'altronde si tratta di un terreno ancora da esplorare che allo stato attuale vive in un limbo. Se decidessimo di portare sul nostro canale un videogioco per promuoverlo dietro lauto compenso, dovrei dichiarare che si tratta di un contenuto sponsorizzato e pubblicitario?

    Difficile trovare una risposta immediata perché non è chiaro dove inizia e finisce il confine tra la promozione di un prodotto e la creazione di contenuti come fruizione di un servizio. Probabilmente per una questione di correttezza intellettuale sarebbe un atto dovuto comunicare di essere stati pagati appositamente per parlare di un determinato prodotto. Eppure sembrano realmente lontani nel futuro i tempi in cui vedremo su Twitch o Youtube la scritta "Programma con inserimento di prodotti a fini commerciali".

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