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Nintendo 64 festeggia il ventesimo compleanno: auguri!

Venti anni di una console che nonostante le scelte anacronistiche riuscì a creare, innovare e rinnovare come poche altre prima di lei...

speciale Nintendo 64 festeggia il ventesimo compleanno: auguri!
Articolo a cura di
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Primo giorno di marzo del 1997 e non faceva poi così caldo. Da qualche mese ero privo della mia PlayStation, venduta in tutti i sensi a caro prezzo per dotarmi di un modem 33.6 e un abbonamento Flashnet a Internet, quando Internet aveva sette colori e per collegarti dovevi affidarti a un programma chiamato Trumpet Winsock. Proprio quel giorno lì, un giorno che tra poche righe scopriremo non essere un giorno qualunque, uscivo di casa per investire per la seconda volta i miei risparmi in una console Sony. Il destino gioca però strani scherzi, e davanti mi ritrovai un negozio in piena festa per il lancio del nuovo Nintendo 64. Non ho mai avuto problemi con Nintendo anche se sono sempre stato un tipo da Sonic più che da Mario, ma ho sempre amato il buon gioco e il buon gioco ha sempre trovato casa in una console Nintendo.
Non ho avuto il NES ma intorno a me ne avevo in realtà dozzine, ritengo il Super Nintendo una delle migliori console di sempre e non ho saltato nemmeno un GameBoy. Le uniche console Made in Kyoto che non sono entrate in casa mia rispondono al nome di Virtual Boy e WiiU, e non penso ci sia bisogno di spiegare il perché. Ma in quel primo giorno di marzo del 1997, ritrovarsi davanti a Star Wars: Shadow of the Empire e a Super Mario 64 (anche se c'è stato prima Croc!) mi ha portato davanti al mio primo classico "Shut up and take my money!" che mi fece perdere completamente la ragione; per portarmi subito a casa giochi e console, il cui prezzo sforava, e non di poco, il budget a disposizione, fui disposto a lasciare persino il mio documento alla mercé del negoziante, con la promessa che sarei tornato l'indomani, cosa che naturalmente ho puntualmente fatto. Quella stessa sera iniziava l'amore incondizionato per una console atipica, troppo strana per vincere ma troppo rara per fallire, annichilita dal successo di una giovane PlayStation ma capace ugualmente di lasciare un segno profondo nella storia dei videogiochi. Buon compleanno Nintendo 64!

La differenza

Le sue linee possono ricordare quelle di un tempio greco romano in versione super deformed,  mentre il colore scelto, la consistenza dei pulsanti, non lasciano dubbi: è un prodotto Nintendo. Il pad è un artiglio (da qui l'ingenuo claim pubblicitario "artiglia la potenza") e permette (straordinario!) ben tre diverse impugnature, da cambiare a seconda delle esigenze di gioco, ma va ricordato soprattutto per l'insuperata leva analogica posizionata proprio al centro del dispositivo: è turgida il giusto, è lunga il giusto e per questo garantisce una precisione millimetrica di cui hanno beneficiato tutti o quasi i giochi usciti.
L'unico "problema" lo hanno avuto i fumatori, e i mie pad, tutti con un buco sulla parte posteriore destra che si squagliava al contatto con la maledetta sigaretta, ve lo possono raccontare.
È con il Nintendo 64 che la famosa "Nintendo Difference" prende davvero forma, del resto nelle generazioni precedenti Nintendo è sempre stata una protagonista e le console si vendevano da sole, mentre con il meno popolare Nintendo 64 la "difference" serviva a sottolineare che un gioco poteva valere da solo il prezzo del biglietto, ovvero dell'hardware su cui girava.

E la Nintendo Difference di un tempo era tutta vera, non c'era davvero nulla d'inventato, tanto che è possibile provarla in prima persona ancora oggi giocando F-Zero X per esempio, e naturalmente al capolavoro senza tempo Super Mario 64, a cui si vanno ad affiancare il primo e indimenticabile Paper Mario, e i due Zelda.
Paradosso: su Nintendo 64 esce in esclusiva Body Harvest, ovvero il gioco che ha dato il via alla mutazione di DMA Design in Rockstar Games, e da cui poi è nato Grand Theft Auto III. Si può quindi  tranquillamente affermare che gli open world moderni sono nati proprio su Nintendo 64, e non su PlayStation, non su Xbox che ancora non esisteva se non nei sogni più perversi di Seamus Blackley. Ed è sempre su Nintendo 64 che Rare dà il suo meglio, ridefinendo più e più volte il concetto di platform 3D con i suoi a volte dolci e a volte dissacranti capolavori.
C'è spazio anche per gli sparatutto in prima persona che prima del Nintendo 64 erano ad esclusivo appannaggio del mondo dei personal computer. Su questa console il genere degli FPS viene addirittura reinterpretato, guadagnando buona parte dei tratti che oggi diamo per scontato in ogni esponente degno di questo nome. Come se non bastasse, è solo su Nintendo 64 che sarà possibile giocare a quello che per alcuni anni verrà considerato il miglior gioco di calcio mai realizzato, ovvero International Superstar Soccer 64 di Konami. Il risvolto della medaglia? Non c'era un picchiaduro all'altezza di quelli della concorrenza, e all'epoca i picchiaduro andavano per la maggiore.

Cartridge love

A limitare il successo della console l'uso di cartucce al posto dei compact disc, un supporto che portò sia effetti positivi come la riduzione a zero o quasi dei tempi di caricamento, che effetti negativi, primo tra tutti il prezzo dei giochi che nei cinque anni di vita del Nintendo 64 arrivarono a sfiorare anche le 200.000 Lire. Un vero e proprio salasso che poteva accettare senza battere ciglio soltanto chi aveva avuto la fortuna, e la sfortuna, di passare tra le grinfie di un Neo-Geo.
Prezzi assolutamente fuori di testa, specialmente se confrontati con quanto avveniva nello stesso periodo sulle piattaforme rivali, dove la pirateria si stava velocemente allargando a macchia d'olio e i titoli più famosi si potevano acquistare con pochi soldi anche alla bancarella del mercato di quartiere, dove tra frutta e verdura non era difficile veder spuntare uno G-Police, o un Tekken. Tutto questo accadeva ben venti anni fa, un'enormità, per una console che mi/ci ha dato tanto, nonostante abbia combinato ben poco rispetto ai pazzi record che riuscì a sfondare, uno dopo l'altro, PlayStation.

Per quanto riguarda me, io ancora non dimentico quel primo giorno di sole con Wave Race, finestra aperta, Edoardo dapprima scettico e poi pronto ogni sera a indossare la muta e salire su una moto d'acqua virtuale per delle sfide senza fine. Ricordo persino il profumo per ambienti che utilizzava mia madre in casa, mentre io giocavo indefesso ad Ocarina of Time. Nintendo 64 che ricomprai tre anni dopo, e che lasciavo a casa della mia lei, per quelle mattine post tutto in cui mi svegliavo tra le sue braccia, e senza far rumore mi mettevo a caccia degli infiniti pezzi di puzzle disseminati tra i livelli di Banjo Kazooie.
Perché le console non sono solo macchine da gioco, ma parentesi di vita, cartoline composte da più mondi che rimangono impresse indelebilmente nella mente, come quella volta che portai il Nintendo 64 a casa di amici in Abruzzo insieme a quattro pad e Mario Kart per una settimana a base di videogiochi, giochi di ruolo, centerbe e peperoni ripieni; come quella volta che prestai tutto a Massimo, un bravo ragazzo che vorrei tanto rivedere e con il quale venni persino arrestato per aver scavalcato le mura che ci separavano da una piscina in una caldissima notte d'estate. Questo è il mio Nintendo 64. E il vostro in mezzo a quali ricordi vi catapulta?