Nioh 2 tra miti e leggende, continua il viaggio alla scoperta degli Yokai

Torniamo a parlare delle leggende dietro gli Yokai dell'action Nioh 2, scavando tra documenti storici e racconti di folklore.

Nioh 2 tra miti e leggende, continua il viaggio alla scoperta degli Yokai
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  • PS4 Pro
  • Sono passate alcune settimane dalla sua uscita, ma Nioh 2 continua a far parlare di sé, anche grazie alla sua longevità e alle difficili sfide che sa porre anche ai giocatori più esperti. Il titolo action del Team Ninja è anche un'occasione per approfondire il folclore giapponese, grazie alla ricca schiera di Yokai proposti nel corso dell'avventura: ne abbiamo già analizzati alcuni nel nostro primo speciale dedicato alle leggende degli Yokai di Nioh 2. Oggi vi offriremo altri spunti per arricchire il vostro viaggio nel Giappone dell'epoca Sengoku, provando a renderlo ancora più affascinante.

    Il Mujina, o dovremmo forse dire Tanuki?

    Una convinzione molto comune è che gli Yokai siano mostri terrificanti e assetati di sangue. La verità è che le leggende giapponesi sono piene di birbanti che vogliono solamente fare dispetti e prendersi gioco degli esseri umani! Il mujina rientra sicuramente in questa categoria di Yokai.

    Il suo nome indica il tasso, animale di cui condivide l'aspetto; si tratta di un abilissimo mutaforma che non ama mostrare le sue reali sembianze, e spesso assume le vesti di un essere umano. Nel lontano 1779, Toriyama Sekien lo rappresentava così: un monaco davanti al focolare, la cui natura viene tradita dalla presenza di una abbondante pelliccia...
    I mujina non sono gli unici Yokai mutaforma del folclore giapponese: i kitsune (volpi) e i tanuki (cani procioni) condividono la medesima abilità. Inoltre, i tanuki e mujina sono considerati equivalenti in molte regioni, vista anche la loro forte somiglianza tra tassi e cani procioni. Si tratta di mostri molto amati dal popolo del sol levante, che ha dedicato loro anche dei proverbi: il detto "stimare il valore di un mujina che si trova ancora nella sua tana" è metafora di incertezza, mentre affermare "quella persona è un tanuki!" significa riferirsi a un impostore fatto e finito.

    Vista la loro popolarità, non sorprende che questi simpatici Yokai siano comparsi in molti videogiochi, anche celebri: in alcuni titoli della serie a lui dedicata, Super Mario può trasformarsi in un tanuki, con l'abilità di usare la sua coda per attaccare e di trasformarsi in una statua, sfruttando al massimo l'opportunità di essere un cane procione dotato di poteri eccezionali... almeno fino al prossimo incontro ravvicinato con un Goomba!

    Di recente è (ri)comparso - stavolta sugli schermi delle nostre Nintendo Switch - il tanuki più famoso dell'universo videoludico: Tom Nook allude a questo Yokai fin dal suo nome, ed è uno dei personaggi più in vista della serie Animal Crossing. Sebbene in Occidente il proprietario della Nook Inc. sia noto come un procione, Nintendo, con questo personaggio, ha voluto rendere omaggio proprio agli amatissimi tanuki. Sembra però che Nook non abbia l'abilità di cambiare il suo aspetto, e più che prendersi gioco del malcapitato di turno ami ascoltare il tintinnare delle nostre stelline! E adesso, se volete scusarmi, vado ad estinguere il mio ennesimo debito con questo avidissimo cane procione...

    L'Umi Bozu, monaco del mare

    Pochi Yokai sono temuti dai pescatori tanto quanto l'umi bozu, "monaco del mare", così chiamato per la sua testa rotonda e calva, simile a quella dei monaci.

    E certamente si tratta di un mostro ben noto agli appassionati della serie Nioh, visto che è stato protagonista di una spettacolare boss fight nel primo capitolo dell'action di Team Ninja. Questa volta dobbiamo confrontarci con delle versioni in piccola scala di questo demone, frutto del risentimento di uomini valorosi morti durante uno sfortunato viaggio in mare. L'umi bozu, dotato di un'apparenza inquietante ed enigmatica, ha affascinato il grande artista Utagawa Kuniyoshi, che lo ha immortalato in una famosa stampa del 1845.

    Questo Yokai nasce dall'esigenza di spiegare i numerosi naufragi che un tempo coinvolgevano le modeste navi giapponesi, costruite in legno e tutt'altro che resistenti alle intemperie. Gli uomini annegati diventano umi bozu a loro volta, tormentando i vascelli di altri uomini e generando altri mostri animati dall'odio e dal rimpianto nei confronti di chi è ancora in vita.

    Come per il karakasa, non sono mancati tentativi di rendere lo Yokai più simpatico al grande pubblico: il simpatico mostriciattolo nato dalla penna di Mizuki e apparso nella serie Gegege no Kitaro è davvero irresistibile!

    Il Karasu Tengu, cane celeste

    Uno degli Yokai di maggiore successo ha importanti legami con la cultura cinese e la religione buddhista.

    Il nome Tengu deriva dal cinese t'ien kou, ossia "cane celeste", un demone che nell'immaginario giapponese è stato spesso assimilato al Garuda indiano, dio alato con volto umano e corpo di uccello dotato del potere di spostarsi con rapidità eccezionale da un luogo a un altro. In Giappone, il tengu viene raffigurato in due modi: come karasu tengu, ossia "tengu corvo", o come hanataka tengu, traducibile come "tengu dal lungo naso". Il karasu tengu ha un posto da protagonista in una delle più belle stampe di Toriyama Sekien.

    Nello Heike monogatari - romanzo giapponese del XIV secolo - il karasu tengu viene descritto così: "uomo, eppure non uomo; corvo, eppure non corvo; cane, eppure non cane". La sua natura sfuggente si riflette nei luoghi che sceglie come residenza, solitamente boschi remoti o montagne difficili da scalare per i comuni umani.

    I tengu sono associati ad una delle correnti religiose più note del Giappone, lo Shugendo, frutto dell'unione fra principi shintoisti e buddhisti: da secoli i suoi adepti promuovono l'ascetismo e l'eremitismo come uniche vie per giungere all'illuminazione, e forse l'avvistamento inaspettato di uno di questi monaci sulle vette di una montagna considerata irraggiungibile ha prodotto il loro collegamento con i leggendari tengu.

    Nel corso dei secoli l'interesse verso i tengu crebbe a dismisura, e vennero loro attribuiti poteri di ogni tipo: dalla capacità di creare illusioni al teletrasporto, fino ad arrivare alla telepatia e ad una incredibile abilità nell'arte della spada.

    Celebre è la storia di Minamoto no Yoshitsune, eroe istruito da Sojobo, capo di tutti i tengu: animato dalla volontà di sconfiggere i Taira, potentissima famiglia rivale che aveva sterminato i suoi cari, Yoshitsune si esercitò senza sosta nel combattimento sotto la guida attenta di Sojobo, diventando uno dei più famosi samurai della storia del Giappone. I suoi allenamenti sono un soggetto amatissimo dagli artisti nipponici; qui vi proponiamo la rappresentazione fatta da Yoshitoshi Tsukioka nel 1897, dove Sojobo è ben riconoscibile dal lungo naso.

    In estrema sintesi, il tengu è uno degli Yokai più multiformi dell'immaginario giapponese, un'entità potentissima e temibile. Non sono mancate visioni negative di questa creatura, il cui aspetto curioso si è prestato anche alla satira politica: l'ammiraglio Matthew Perry, che sbarcò nel Giappone isolazionista a metà ottocento per incoraggiare l'apertura del Paese ai commerci con gli Stati Uniti, venne rappresentato dai suoi detrattori con le sembianze di un orribile tengu dal naso lunghissimo e con gli occhi iniettati di sangue. Molto probabilmente l'ammiraglio non ne fu lusingato...

    Il Karakasa, l'ombrello posseduto

    Abbiamo già parlato di come, nella tradizione giapponese, gli oggetti possano assumere poteri straordinari, tra cui quello di evocare un Enenra.

    Gli utensili della vita di tutti i giorni ci accompagnano fedelmente per lungo tempo, ed è considerato riprovevole sbarazzarsene alla leggera: il rimpianto di quelli che vengono gettati via da un padrone poco rispettoso può trasformarli in tsukumogami, ossia spiriti vendicativi. Un vecchio ombrello, ad esempio, può diventare un karakasa, Yokai dotato di una coscienza propria, rappresentato da Toriyama Sekien con un tratto divenuto classico in tutta l'iconografia giapponese successiva: la presenza di un unico occhio. Anche i karakasa di Nioh 2 hanno questa caratteristica, e sembrano davvero contrariati dall'essere stati abbandonati!

    L'origine di questo Yokai può essere facilmente spiegata: ancora oggi è comune trovare per strada un vecchio ombrello abbandonato, segnato dalle intemperie, che ha aspettato a lungo e fedelmente il proprio padrone. In molti film e manga - anche del grande Shigeru Mizuki, di cui avevamo parlato nella precedente puntata di questa analisi - il karakasa è visto come un personaggio positivo, lontano dalla violenza di cui questo Yokai è capace in Nioh 2 nei confronti dei poveri giocatori inesperti.

    Iconica è l'immagine che ne dà Mizuki: un solo occhio, una gamba sola, e una simpatica linguaccia a prendersi gioco dell'osservatore. Impossibile non provare simpatia per questo povero ombrello, ingiustamente lasciato a se stesso da un passante distratto.

    Gli Yokai giapponesi nascondono storie di tragedia, eroismo e abbandono, ma spesso i loro volti mostruosi si aprono in un ghigno complice, e questi esseri così unici sembrano desiderare sinceramente di fare breccia nel cuore di chi ascolta le loro storie. Qual è il vostro mostro preferito, e perché? Vi aspettiamo nei commenti per parlarne assieme!

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