Okunoka: un art design nel segno di Rayman e dello Studio Ghibli

Uscito in esclusiva temporale per Nintendo Switch, il platform del team Caracal Games è un inno alla cultura pop.

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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Per distinguersi in un mercato sovraffollato come quello indipendente, occorre necessariamente un guizzo creativo che permetta ad un prodotto di ergersi tra la massa: questa scintilla si chiama "ispirazione". Con OkunoKA, i ragazzi del team italiano Caracal Games, allo scopo di dare al loro "masocore platform" una forte personalità, hanno scelto di imboccare il sentiero della contaminazione ludica ed artistica: il titolo è infatti un connubio di diverse influenze culturali estrapolate a piene mani dall'immaginario pop occidentale ed orientale degli ultimi cinquant'anni.
    Nella nostra recensione, abbiamo definito OkunoKA una sorta di "nerdvana" videoludico, un microcosmo digitale in cui trovano spazio non solo tantissime citazioni che vanno ad arricchire i livelli di gioco, ma anche molti rimandi più impliciti, nascosti nell'art design e mescolati tra di loro, in modo da creare un centrifugato familiare ed innovativo al tempo stesso. Dietro al paravento di un'estetica colorata e fantasiosa, inoltre, si nasconde l'anima di un platform ferocissimo, caratterizzato da una curva d'apprendimento profondamente ripida: e questo contrasto tra apparenza e sostanza è di certo uno degli aspetti più accattivanti di OkunoKA.

    Da Rayman ad Hayao Miyazaki...

    Basta una rapida occhiata ad uno screenshot dell'opera di Caracal Games perché la mente di un videogiocatore corra verso il leggendario Rayman: come gli stessi autori ci hanno confermato, la serie Ubisoft ha rappresentato un terreno fertile di ispirazione per la costruzione dell'atmosfera allegra, sgargiante e caricaturale che si respira in OkunoKA.

    La gamma di cromatismi, le proporzioni buffe ed innaturali, gli occhioni espressivi delle creature che popolano la foresta ed il mood sognante e spensierato di ogni livello riportano chiaramente a galla la progressione bidimensionale sia dei primi Rayman sia dei capitoli più recenti come lo splendido Legends. È ovvio che, se sul versante artistico si notano alcune somiglianze, su quello del gameplay OkunoKA prende le dovute distanze dal platform di Ubisoft, decisamente più "user friendly" del mefistofelico titolo di Caracal Games.

    E sempre rimanendo in ambito ludico, se compiamo qualche balzo nel passato verso il 1994, per la precisione sul mai dimenticato SEGA Mega Drive, ritroviamo un altro grande classico che ha contribuito a stuzzicare la fantasia degli sviluppatori romani: stiamo parlando di Earthworm Jim, nel quale il piglio scanzonato della produzione e la natura deforme di ambienti e personaggi lasciavano comunque intravedere, grazie ad una direzione artistica di pregio, il senso di minaccia che popolava i vari mondi alieni.

    Allo stesso modo, OkunoKA ibrida il tocco fiabesco, trasmesso dalla colorazione accesa e vibrante, con l'evidente pericolosità degli stage sci-fi (quelli del terzo mondo) in cui il simpatico protagonista KA è costretto a saltellare per evitare raggi laser, spuntoni e creature assassine. Dall'universo del gaming passiamo poi a quello dell'arte illustrata: a testimonianza della versatilità di intenti di Caracal Games, tra gli autori che hanno maggiormente influenzato la visione creativa di OkunoKA si annoverano anche nomi del calibro di Roger Dean.
    Disegnatore inglese che non ha certo bisogno di presentazioni, il suo talento è stato legato soprattutto alla realizzazione di copertine per celebri album discografici: nei suoi disegni è la natura la colonna predominante, immersa in una dimensione magica e fantasiosa, immaginifica e fuori dal tempo.

    Regni in cui governa un'armonia rasserenante, paesaggi fiabeschi e ricolmi di suggestioni, nei quali si ergono bizzarre conformazioni naturalistiche, che i ragazzi di Caracal Games hanno recuperato per ricreare gli sfondi dei vari stage: tra spuntoni e protuberanze che si tramutano in piattaforme, superfici distanti e orizzonti sognanti, da Roger Dean il mondo di OkunoKA risucchia in parte la linfa magica e idilliaca, la capacità di raccontare una storia solo tramite un'immagine nascosta nello sfondo, mentre i nostri occhi sono tutti concentrati sull'ennesimo ostacolo da superare.

    Art by Roger Dean #1

    Art by Roger Dean #2

    Accanto ad un gigante come Dean, nella cultura artistica dello studio tricolore si erge anche un'altra grande matita del panorama europeo: Jean Giraud, altrimenti noto come Moebius, una vera istituzione per chiunque si sia mai avvicinato al reame del fantasy e della fantascienza. Sebbene in modo melo palese rispetto a quello di Dean, lo stile di Moebius si riscontra in modo più limpido nei livelli avanzati, dove le tavole che fanno da background acquisiscono un taglio di stampo meno "naturale" e più futuristico.

    Ed a coronamento di tutte queste ispirazioni di matrice più disparata, si erge l'opera di uno dei più grandi maestri dell'animazione passata e presente: l'impronta di Hayao Miyazaki è uno degli elementi fondanti di OkunoKA, non solo per la cornice artistica generale, ma in particolare per la riproduzione delle macchine presenti all'interno del mondo di gioco. L'avventura della bestiolina Ka, costretta a cibarsi di "anime nere" per salvare il suo habitat, prende il via dal malefico piano di Os, una creatura intenzionata a rubare gli spiriti della foresta per infondere nuova vita nei suoi esseri artificiali: il design dei mostri meccanici, le loro movenze, la raffigurazione a metà tra il grottesco, il tenero ed il minaccioso si rifà apertamente alla lezione dello Studio Ghibli. In questo peculiare pot-pourri, l'abilità di Caracal Games risiede nella capacità di amalgamare le varie fonti in maniera omogenea, senza che nessuna prenda il sopravvento sull'altra, condendo il tutto con una prospettiva interamente personale: il team è stato in grado di rielaborare l'immenso immaginario della cultura nerd per dar forma ad un platform che, sebbene non brilli per un incredibile slancio di originalità creativa, riesce comunque a shakerare i vari ingredienti in un cocktail piacevole da ammirare ed abbastanza gustoso da assaporare.

    ...passando per Super Meat Boy e Outland

    Come abbiamo più volte ribadito, la confezione visiva di OkunoKA appare in netta controtendenza con quella strettamente connessa al gameplay. Caracal Games si rivolge ad un pubblico paziente, calmo, poco incline a farsi sopraffare dalla frustrazione: nella necessità di dosare bene i salti, il tempismo dei movimenti e la precisione millimetrica degli atterraggi riecheggia la medesima cattiveria di Super Meat Boy, che ha già condannato all'Inferno numerosissimi giocatori.

    Esattamente al pari del diabolico platform di Team Meat, l'utente dovrà superare gli stage nel minor tempo possibile, barcamenandosi tra ostacoli via via sempre più ingombranti. Un solo errore, un minimo cenno di cedimento e saremo costretti a ricominciare il percorso dall'inizio: la brevità dei livelli, la disposizione delle trappole, l'obbligo di muoversi a perdifiato e l'avanzamento terribilmente punitivo sono mutuati dal capolavoro datato 2008, la cui formula rivive in OkunoKA all'interno di ogni singolo pixel. A differenza di Super Meat Boy, tuttavia, il titolo di Caracal Games, pur conservando i toni buffi ed umoristici, propone un art design più spigliato e vispo, mentre il gioco di Team Meat non lesinava in un notevole quantitativo di violenza e gore.

    Quando viene colpito, non a caso, Ka si dissolve in una nuvola di particellari pirotecnici, mentre la palla di carne di Super Meat Boy lascia al suo passaggio una costante scia di sangue. Se si esclude l'aspetto grafico, tuttavia, la crudeltà dei due prodotti affonda le radici in un terreno comune. Nascosti in alcuni stage, inoltre, troveremo dei vortici che ci condurranno in ambientazioni alternative, dove a farla da padrone è un forte contrasto tra luce e tenebra. Ka agirà dunque in scenari immersi in un appariscente chiaro/scuro: è la stessa gamma cromatica sperimentata in Outland, il platform/metroidvania sviluppato da Housemarque (le menti che hanno partorito di Resogun e Nex Machina).

    Nel gioco il protagonista si muove in quadri avvolti in costante penombra, una dicotomia che, dal punto di vista del gameplay, si materializza nella capacità del nostro alter ego di manipolare le forze della luce e dell'oscurità, rispettivamente identificate con i colori del rosso e del blu. Azionando alternativamente i due poteri in dotazione, potremo accendere e spegnere alcune piattaforme che puntellano gli stage, stando ben attenti a dosare i salti col giusto tempismo per coordinarci alla perfezione e venire a capo degli ostacoli. Al di là dei toni dark dei livelli segreti, OkunoKA riprende da Outland anche l'obbligo di attivare e disattivare vari supporti sparsi per gli schemi tramite l'uso dei poteri di Ka.

    La creatura, d'altronde, possiede la facoltà di solidificare il ghiaccio, il fuoco e l'elettricità, tre elementi che andranno dosati con assoluta meticolosità: i talenti, infatti, non saranno mai utilizzabili contemporaneamente, e l'attivazione di una skill ne annulla automaticamente un'altra. Se sulla carta non vi sembra un'attività troppo difficile da completare, sappiate che nei mondi più avanzati l'intero schermo si riempirà di trappole tutte interconnesse tra di loro, in cui ogni minimo secondo di ritardo potrebbe costarvi la vita.

    Una meccanica che aggiunge ai ritmi indiavolati di OkunoKA un pizzico di puzzle solving, dove ci toccherà pensare in tutta fretta, combattendo sia contro il tempo, sia contro la frustrazione pronta ad agguantarci ad ogni passo. E se anche sul piano del gameplay l'originalità non è il punto più forte di Caracal Games, c'è da ammettere che la reinterpretazione del platform hardcore ideata dallo studio italiano denota una certa conoscenza delle dinamiche del genere di riferimento. Quella di Ka è un'avventura che contamina e mescola diverse soluzioni visive e ludiche: inganna con una scocca fanciullesca e disimpegnata, e poi pugnala con una difficoltà proibitiva e stimolante. Insomma, OkunoKA è un gioco che punisce con stile.

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