Onimusha Warlords: riscopriamo la serie Capcom in attesa della recensione

Manca ormai pochissimo alla resurrezione del primo episodio della saga: per l'occasione, ripercorriamo lo sviluppo e la storia dell'action targato Capcom.

Onimusha: la storia della serie
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Il primo indimenticabile capitolo di Onimusha - traducibile in Italiano con "Guerriero Oni" - ha dato inizio a una serie leggendaria, riuscendo a imporsi tra le killer app dell'era PlayStation 2. Basata sui reali accadimenti che sconvolsero il Giappone del periodo Sengoku, l'idea alla base del progetto si fregiava di un particolare connubio tra azione, avventura e risoluzione di enigmi, garantendo un gameplay fresco e dinamico a chi si tuffava nel suo mondo a tinte fosche. L'utilizzo di questo termine non è casuale, perché durante le sue avventure il prode Samanosuke doveva abbattere i potenti demoni Genma e non dei semplici guerrieri in carne e ossa. Benedetti dal potere degli Oni, ci è stato consentito di fare mattanza di immonde creature attraverso quattro capitoli principali, i quali - fino al 2017 - hanno totalizzato oltre otto milioni di copie vendute in tutto il globo. Di conseguenza il brand siede di diritto al fianco dei più blasonati di Capcom, occupando un posto speciale nei cuori dei fan. Siccome la Onimusha Warlords Remastered è ormai in dirittura d'arrivo su PS4, Xbox One, Switch e PC, abbiamo pensato di ripercorrere la "carriera" della saga, concentrandoci sugli aspetti più importanti di ciascun episodio.

    L'alba dei Samurai - Onimusha Warlords

    I natali di Onimusha sono da ricercarsi nell'idea di creare "un Resident Evil nel periodo Sengoku", forte di una struttura ludica simile a quella del survival horror ma con un'evidente anima action. La versione destinata alla prima PlayStation - ormai completa al 50% - è stata poi cancellata, mentre il progetto si è spostato sui ben più "generosi" lidi di PlayStation 2. Scritta da Noboru Sugimura, la trama del gioco ha inizio con la morte in battaglia di Oda Nobunaga, uno dei leader più famosi del suo tempo.

    Appositamente dipinto con un'accezione malvagia, questi viene resuscitato dai Genma, i demoni che - attirando l'attenzione del prode Samanosuke Akechi - stanno mettendo a ferro e a fuoco l'intero Giappone. Recatosi al castello della cugina Yuki, il protagonista scopre che la giovane è stata rapita dai Genma, intenzionati a sacrificarla per donare ancor più potere al redivivo Nobunaga. Senza perdere un instante di più, Samanosuke si lancia all'inseguimento dei responsabili assieme alla ninja Kaede ma non prima di fare un incontro destinato a cambiargli la vita. I membri del clan Oni, infatti, donano all'eroe un mistico potere, in grado di contrastare quello dei Genma.

    Come abbiamo già detto in precedenza, Onimusha Warlords deve molto a Chris Redfield e ciò è ben evidente sin dai primi istanti del gioco. Il giocatore si muove in ambienti pre-renderizzati, con l'esplorazione scandita dalle classiche inquadrature fisse alla Resident Evil. Acquisendo armi di vario tipo e oggetti d'ogni sorta, Samanosuke deve risolvere gli enigmi per continuare il suo viaggio, interagendo con alcune parti dello scenario.

    Dapprima armato di una semplice katana, egli otterrà delle lame elementali legate al fulmine (Raizan), al fuoco (Enryuu) e al vento (Shippuu), in grado di lanciare degli "attacchi a tema" tanto poderosi quanto spettacolari. Se a ciò aggiungiamo la possibilità di brandire la leggendaria spada Bishamon e una serie di armi a lungo raggio, è facile evidenziare la buona libertà offensiva a disposizione del giocatore. A tal proposito, non bisogna dimenticare che talvolta è permesso vestire i panni di Kaede, la compagna d'arme di Samanosuke. La guerriera dispone di altri strumenti di morte, nonché di alcune abilità peculiari ma - a differenza del guerriero Oni - non può assorbire le anime demoniache. Onimusha Warlords ha conosciuto una grande popolarità su PlayStation 2, superando agevolmente il tetto del milione di copie vendute. Elogiato dal pubblico e dalla critica per il gameplay e il comparto audiovisivo - si ricordi la splendida colonna sonora di Mamoru Samuragochi - ha dato il via a una leggenda che oggi, a diciott'anni di distanza, è più viva che mai.

    La rinascita dei guerrieri - Onimusha 2 Samurai's Destiny

    L'esistenza di Samurai's Destiny è stata confermata da Capcom sin dall'aprile del 2001, giacché il sequel era stato sviluppato in parallelo con il predecessore. Nel giugno seguente è stato presentato anche il protagonista dell'avventura - Jubei Yagyu - per l'occasione interpretato dall'attore Yusaku Matsuda. Memori di una serie di elementi che Keiji Inafune avrebbe voluto introdurre in Warlords, gli sviluppatori hanno espanso l'offerta originale, ponendo l'accento sulla componente esplorativa piuttosto che sull'azione nuda e cruda.

    A fronte di tali presupposti, la seconda incarnazione di Onimusha ha visto la luce nel 2002, riscuotendo il solito successo di pubblico e critica. Nel corso degli eventi narrati il terribile Nobunaga invia il suo esercito di demoni a distruggere il villaggio Yagyu, facendo mattanza di donne e bambini. Ancora sconvolto, il prode Jubei giunge alla sua casa ormai in fiamme, apprendendo da uno spirito di possedere il potere degli Oni. Per mondare il Giappone marcescente di Nobunaga, il nostro eroe deve raccogliere le cinque sfere Oni, le uniche in grado di garantirgli le abilità necessarie a sconfiggere il despota.

    Samurai's Destiny mantiene la struttura ludica di Warlords ma la amplia sotto ogni aspetto. Tornano la possibilità di assorbire le anime dei nemici, le armi elementali e l'esplorazione in stile Resident Evil, all'insegna delle inquadrature fisse e della risoluzione di enigmi. Agli scontri però viene aggiunto un pizzico di tatticismo in più, declinato dalla nuova meccanica dei colpi "Issen". In altre parole, quando un nemico è in procinto di sferrare un attacco, il giocatore può premere il tasto azione per anticiparlo e ucciderlo all'istante.

    È inoltre concesso di concatenare i colpi Issen, prodezza che - in caso di riuscita - porta a una veloce conclusione degli scontri. Onimusha 2 offre alcune aree prive di demoni come la cittadina di Imasho, abitata da avidi cercatori d'oro: qui è possibile visitare i negozi e acquistare souvenir da donare ai propri alleati. Tale "frivolezza" nasconde un elemento abbastanza importante, dato che il rapporto con questi ultimi va a condizionare la progressione del gioco. I quattro comprimari sono stati aggiunti da Capcom per amplificare la profondità dell'avventura, dando l'impressione di aver intrapreso un viaggio con tutti i crismi. Tra le altre cose, poterli utilizzare in specifici frangenti contribuisce a mantenere fresca l'azione, visto che ciascuno di loro vanta un moveset personalizzato. Onimusha 2 ha totalizzato circa due milioni di copie vendute in tutto il mondo, diventando una vera hit nel mercato giapponese. D'altro canto i riscontri in Europa non sono stati altrettanto buoni, cosa che ha spinto gli sviluppatori ad aggiungere dei toni più occidentali al suo sequel.

    Epoche e culture a confronto - Onimusha 3 Demon Siege

    Il 2003 è stato un anno di relativa pausa per la serie di Onimusha, almeno per quanto concerne la timeline principale. D'altronde ha comunque ospitato il debutto di Tactics e Blade Warriors, due spin-off legati al brand: il primo è un gioco di strategia per Game Boy Advance, una "side story" che poco ha a che fare con il canone, mentre il secondo è un brawler in 2D vicino ai lidi di Super Smash Bros. Fatta la doverosa premessa, Onimusha 3 Demon Siege è arrivato nell'aprile del 2004 su PS2, ponendosi il non facile compito di chiudere la saga. Sviluppato dallo stesso team che si è occupato di Warlords, avrebbe dovuto riuscire laddove il predecessore aveva fallito, vendendo bene anche in Europa.

    Da qui la decisione di donare al gioco una doppia ambientazione, accompagnando il Giappone medievale con la Parigi Moderna. I viaggi nel tempo e un setting che - diciamolo pure - appare "distante" dall'immaginario di Nobunaga, erano due motivi di apprensione per Keiji Inafune, preoccupato di come il gioco sarebbe stato percepito dal pubblico. L'opera di "avvicinamento all'Occidente" ha avuto seguito con la scelta del coprotagonista dell'avventura: il famoso attore francese Jean Reno, che avrebbe interpretato il poliziotto Jacques. A differenza dei primi due capitoli, sviluppati considerando l'hardware di PS1, Onimusha 3 vantava un engine capace di dar vita a scenari in pieno 3D, lontani dalla vecchia scuola dei background pre renderizzati.

    Gli eventi narrati hanno inizio con il solito filmato d'apertura, ancor più cinematografico dei precedenti e realizzato nell'arco di ben due anni. Siamo sul finire del sedicesimo secolo, con il prode Samanosuke impegnato nell'annientamento degli eserciti di Nobunaga. Giunto infine al confronto con l'eterno nemico, l'eroe viene trasportato nella Parigi del 2004, fallendo ancora una volta il suo obiettivo. È proprio qui che per un breve periodo incontra Jacques, il quale - suo malgrado - viene invece condotto nel Giappone feudale. Il responsabile degli stravolgimenti temporali non ci mette molto a palesarsi: è Guildernstern, vecchia conoscenza di Warlords e ormai fedele servo di Nobunaga. Il demone ha intenzione di aprire le porte del tempo al suo signore, consentendogli di conquistare i mondi oltre la sua epoca. Tornando a Jacques, questi acquisisce i poteri degli Oni, vedendo con chiarezza lo scopo della sua "visita". Avrebbe dovuto aiutare i ribelli a sconfiggere le forze di Nobunaga, mentre Samanosuke era impegnato sul fronte parigino.

    Sebbene sia quasi identica a quella del predecessore, la struttura ludica di Onimusha 3 presenta una sostanziale novità, ovviamente legata alla progressione multi-protagonista.

    Samanosuke combatte con le armi a corto raggio mentre Jacques utilizza una sorta di frusta energetica, utile - in alcuni punti del gioco - a superare diversi ostacoli. Tornano gli armamenti elementali e lo stato di "Onimusha", che permette ai due di assumere una nuova forma e diventare più forti. Citiamo anche i famosi contrattacchi Issen, già introdotti nel precedente capitolo e fondamentali per concludere gli scontri in breve tempo. Durante alcuni frangenti è inoltre possibile utilizzare Michelle, la quale fa largo uso di fucili come il FAMAS F1. Un'altra importante novità è legata alla risoluzione degli enigmi, che talvolta prevedono l'interazione tra le due linee temporali: ad esempio, Jacques deve aprire una porta nel passato per far sì che il compagno possa usarla nel presente. Demon Siege si è comportato bene sotto il profilo commerciale, pur non brillando come i prequel. A detta di Inafune la scelta di trasferire il conflitto in ambientazioni moderne non si è rivelata vincente, allontanandosi da quell'idea di "samurai game" tanto cara agli appassionati.

    Il Tramonto dei Samurai - Onimusha Dawn of Dreams

    Dapprima considerato come la chiusura della serie, Onimusha 3 si è ritrovato a essere solo la conclusione del "ciclo di Nobunaga". Braccata dalle continue richieste dei fan, rimasti molto affezionati alle avventure degli Oni, Capcom ha deciso di realizzare un quarto capitolo canonico, il quale avrebbe dovuto rappresentare un nuovo inizio per il brand. Da qui il bisogno di donare all'avventura un guerriero fresco di pacca, capace di continuare l'opera salvifica di Samanosuke e - allo stesso tempo - di distanziarsene da un punto di vista stilistico. D'altronde Dawn of Dreams era più orientato al concetto di "cool" che al mix tra fantasy e realismo dei predecessori, cosa che emergeva sin dalla prima inquadratura del protagonista.

    Soki infatti non era modellato sulla base di alcun attore e, a tratti, sembrava appartenere all'universo di Devil May Cry. Partendo da questi presupposti, il titolo ha visto la luce su PS2 nel 2006, dopo una fase di gestazione durata ben due anni. Pur focalizzandosi nuovamente sull'azione, il gioco richiedeva più di trenta ore per essere completato, concedendo il giusto spazio al dipanarsi della trama. Nel classico prologo ci viene spiegato che Hideyoshi Toyotomi, un fedele sottoposto di Nobunaga, ha unificato il Giappone servendosi del potere Genma, spezzando una pace durata più di quindici anni. Soki, il suo figlio illegittimo, nasconde un potere tremendo, che gli servirà per cancellare la minaccia paterna. Aiutato da un ormai attempato Samanosuke e da altri alleati, il protagonista impara a servirsi del potere del "Black Oni" per salvare il suo mondo.

    Pur mantenendo gli elementi di gameplay tipici della serie, il quarto capitolo di Onimusha vanta un ampio numero di spade utilizzabili. Molte di queste provengono dai precedenti capitoli e posseggono un preciso livello di potenza oltre che un'abilità addizionale. Il senso di esplorazione appare decisamente rifinito rispetto al passato, merito anche della visuale controllabile a piacimento. Questa novità potrebbe sembrare di secondaria importanza, eppure ha condotto la serie alla modernità più di qualsiasi aggiornamento grafico.

    Avendo imparato molto dallo sviluppo di Shadow of Rome, gli sviluppatori hanno lavorato sul ritmo dell'azione, migliorando il lock dei bersagli e cercando di mantenere i sessanta frame al secondo. In aggiunta, è stata introdotta la facoltà di tornare nelle zone già esplorate per ottenere oggetti rari, nonché una migliore gestione degli alleati: il giocatore è infatti chiamato a decidere quale compagno portare con sé, potendo selezionarne anche l'equipaggiamento. Durante il gioco è inoltre consentito impartirgli ordini con la croce direzionale, permettendogli di eseguire alcune azioni impossibili a Soki: Tenka, per dirne una, ha la capacità di interagire con gli spiriti. Dawn of Dreams non si è distinto soltanto per le innovazioni di natura tecnica ma anche per la peculiare colonna sonora a opera di Hideyuki Fukasawa e Jamie Christopherson. Quest'ultimo, famoso per aver realizzato la OST di Metal Gear Rising, si è occupato dei brani che accompagnano le cutscene del gioco, riuscendo ad amplificarne l'impatto filmico. Sebbene sia stato elogiato da buona parte della critica specializzata, il titolo di Capcom non ha brillato per dialoghi e recitazione ma, più in generale, ha fatto registrare dei magri risultati commerciali. Con ogni probabilità è stato proprio questo il motivo per il quale la serie si è fermata, sebbene, nei "sogni" iniziali, avrebbe dovuto risorgere. Più che una nuova alba, abbiamo assistito quindi ad un lunghissimo tramonto.

    Onimusha Warlords Remaster Nonostante la grandezza della sua leggenda, quella della saga Capcom è stata una parabola discendente. Il nostro non è un discorso che tocca il piano qualitativo, quanto - piuttosto - il fatto che le sue avventure non siano più riuscite a incontrare pienamente il favore del pubblico. Il potenziale insito nella serie è però palese, un po’ come un giovane che possiede i poteri degli Oni, e sarebbe pertanto lecito pensare che l’avvento della remastered di Warlods rappresenti un modo come un altro per testare il terreno e valutare una possibile resurrezione di Onimusha.

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