Overwatch Anniversary: Passato, presente e futuro dello sparatutto Blizzard

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Geoff Goodman e Aaron Keller di Blizzard, che ci hanno rivelato tante informazioni sul futuro di Overwatch.

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  • L'idea di molti giocatori riguardo i grandi studi di sviluppo è spesso decisamente stereotipata: enormi uffici pieni di esperti di marketing e microtransazioni, in attesa di spillare il possibile dagli utenti. Se da un lato è vero che questi aspetti economici hanno un rilievo fondamentale, al contempo spesso ci si dimentica dell'elemento "creativo" di queste realtà. Abbiamo avuto la possibilità di dialogare, insieme ad alcuni colleghi internazionali, con Blizzard, e nello specifico con Geoff Goodman, Principal Designer di Overwatch, e Aaron Keller, Assistant Game Director. Nella tavola rotonda organizzata dalla compagnia californiana sono emerse tante informazioni utili, ma soprattutto lo studio ha avuto la possibilità di raccontarsi anche in base ai suoi desideri e alle sue aspettative, parlando del passato, del presente e del futuro della loro straordinaria opera, che oramai da più di due anni tiene incollati ai server di tutto il mondo oltre 40 milioni di giocatori.

    Server, conversioni e nuove skin

    Innanzitutto, sono state chieste numerose informazioni da tante realtà diverse, dai membri di giornali digitali arabi fino all'estremo Sud America, simbolo della straordinaria internazionalità e diffusione di un titolo che oramai è riuscito, anche grazie alla sua varietà di rappresentazione, a toccare le sensibilità di quasi ogni zona del mondo.
    È stato domandato se arriverà una versione per Switch o mobile, e nonostante al momento non sia in programma niente di concreto, il desiderio di Aaron Keller è quello di vedere Overwatch a disposizione su ogni piattaforma attualmente disponibile.

    Si è poi passati ai server, dato che alcune realtà mediorientali hanno chiesto se verranno implementati dei server dedicati in quella parte del mondo. La speranza di Blizzard, dato anche l'enorme afflusso di giocatori di quelle zone, è di creare più server possibili, ed è qualcosa a cui stanno lavorando.
    Voraci di collezionabili e vestiti, alcuni giornalisti si sono già proiettati oltre l'attuale evento d'anniversario, chiedendo se saranno a disposizione delle skin dedicate ai Mondiali di quest'estate, ma Keller ha glissato, dicendo di non avere ancora chiari i piani dello studio per quel periodo.
    Infine, tra le domande più frequenti, è stato chiesto se l'evento di beneficenza con la veste di Mercy esclusiva sarà solo un primo assaggio di altri eventi futuri, anche grazie al suo straordinario risultato (oltre 10 milioni raccolti al giorno dell'intervista). Keller ha risposto dicendo che sono orgogliosi del risultato, ma al momento non ci sono altri eventi già in ballo.

    Un successo in divenire

    Una volta affrontate le domande di rito, gli sviluppatori ci hanno accompagnato in un viaggio a ritroso relativo a Overwatch e al suo successo. Innanzitutto, ancora oggi si definiscono "spiazzati" dal clamoroso affetto della community: il giorno dopo la presentazione al Blizzcon esistevano già decine di cosplay.

    Ciò li ha resi molto fieri soprattutto perché all'interno dello stesso studio c'erano già grandi appassionati di quei personaggi: Goodman ha raccontato di come, nel creare magliette e merchandising per il gioco, molti di loro lavorarono fuori dagli orari aziendali, per perfezionare quel personaggio a cui oramai erano legati, come si fa con le creazioni personali. Ore e ore dedicate alla barba di McCree o ai capelli di Junkrat, solo per migliorare qualcosa di completamente esterno al gioco.
    Dopo aver ribadito, per l'ennesima volta, che il numero di giocatori sui server è aumentato progressivamente senza mai diminuire (siamo ai 40 milioni, come detto in apertura), i due rappresentanti di Blizzard hanno voluto sottolineare anche la mole di contenuti aggiunti nel corso del tempo e in maniera totalmente gratuita, a partire dai nuovi personaggi fino alle modalità e alle mappe, da LucioBall a Petra, e con una chiosa finale che non poteva non coinvolgere ovviamente lo straordinario successo dell'Overwatch League, il più grande evento eSport al mondo relativo a squadre rappresentative di città e realtà specifiche.
    Nel discutere di questi eventi, sono emerse tante piccole chicche che ci descrivono uno studio non solo di grandi professionisti, ma anche di straordinari appassionati.
    In primis, è stato chiarito come mai le vesti di quest'evento sono così particolari rispetto a tutti gli altri: nel voler festeggiare i due anni di Overwatch, si è deciso proprio di esaltare quella varietà estetica e rappresentativa che l'opera Blizzard ha voluto sempre perseguire sin dal lancio del gioco, per arrivare oggi a offrire praticamente ogni scelta visiva possibile, per i giocatori, a seconda del personaggio.

    Gameplay e narrativa

    Ci si è poi concentrati sull'aspetto puramente ludico del gioco, a seguito di domande specifiche sul meta o sul rapporto tra narrazione e gameplay.
    Innanzitutto, Goodman si è espresso relativamente al meta attuale, definito da molti "il meta dello stordimento" per via di Brigitte e del suo potenziale. Dato il passato di alcuni giochi Blizzard, che per mantenere il bilanciamento hanno dovuto quasi riscrivere dall'inizio certi personaggi, alcuni giornalisti si chiedevano se Overwatch non stia rischiosamente andando in quella direzione.

    Goodman ha però affermato di essere fiducioso sul lavoro svolto, perché crede ci siano numerosi eroi, da Orisa a Zarya, passando per Mei, che utilizzano abilità che possono mettere in seria difficoltà Brigitte e il suo team.
    Dal punto di vista narrativo, abbiamo sottolineato come la rielaborazione di personaggi quali Hanzo o Mercy hanno contribuito a cancellare alcuni elementi caratteristici: si pensi al cortometraggio dedicato all'arciere giapponese, in cui lancia una freccia che si divide in numerose punte, e che suo fratello Genji deflette. Adesso, dato che quella freccia è stata tolta dal gioco, il cortometraggio non ha più quel legame con il gameplay, ma per Goodman questo non è un problema: i creativi di Blizzard danno per scontato che fuori dalle sfide gli eroi di Overwatch possano fare cose ancora più straordinarie, e in quello stesso cortometraggio si vedevano azioni che non potevano essere messe in scena da nessuno dei due protagonisti.
    In ogni caso, Keller è intervenuto affermando che il motto Blizzard è chiaro: "prima il gameplay". Al netto della passione infinita dedicata ai personaggi, al mondo di gioco e alle storie raccontate, l'obiettivo principale dello studio e dei creativi e offrire un gameplay solido, bilanciato e soddisfacente.
    Chiaramente, è stata chiesta un'opinione sul fenomeno Battle Royale, e Keller non si è affatto mostrato restio a spiegare che, se potesse, Blizzard vorrebbe inserire più modalità possibili, come già fatto, ma al momento rimane solo un'idea e nulla di più. Lo stesso discorso è stato poi fatto per eventuali futuri eventi narrativi, come quello recente dedicato alla Talos: dato l'apprezzamento della community, sicuramente qualcosa verrà fatta, ma al momento ci sono solo idee, e nulla di concreto.

    Processo creativo ed eSport

    A un certo punto, trascinati dall'entusiasmo del racconto di questi due anni, Keller e Goodman ci hanno raccontato un fatto simpatico e divertente, che aiuta a inquadrare la prospettiva con cui Blizzard si approccia alla sua opera: nel periodo natalizio, durante le feste, ognuno degli sviluppatori si diverte a modificare e rielaborare mappe e personaggi, grazie alla libertà estrema e alla semplicità di questo motore, che hanno utilizzato sin dall'inizio del processo creativo e di programmazione.

    Ci hanno raccontato di mappe con distruttibilità ambientale, di personaggi completamente riscritti e di nuove modalità, e di come tutto ciò venga poi inserito in una libreria enorme, da cui ogni tanto attingono per nuove idee e design, rendendo il tutto una creazione di tante menti diverse. Proprio da quest'esperienza si sono resi conto che adesso, invece di creare dei personaggi che cambino il gioco (come accaduto con Brigitte), stanno cercando di trovare e inserire mappe che possano rendere completamente diversa l'esperienza.
    Chiaramente, dopo aver sentito tutto ciò, alcuni giornalisti hanno chiesto se questo tool verrà mai messo a disposizione dell'utenza, e sia Goodman che Keller si sono detti possibilisti su quest'opzione, e sanno che lo stesso Kaplan (game director) vorrebbe qualcosa di simile.

    Il problema è che l'implementazione di tale featue richiede uno sforzo lavorativo e un tempo a disposizione che rallenterebbero enormemente tutto il resto, dagli eventi alla gestione di patch e blitch, quindi per ora stanno cercando di capire cosa possa funzionare per non dover mollare il gioco su nessun aspetto. Anche perché, ci dice Goodman, lui ha iniziato ad appassionarsi proprio grazie agli editor di mappe e livelli spesso presenti nei giochi di qualche generazione fa.
    Non poteva mancare ovviamente la domanda relativa all'eSport, ma su questo c'è ben poco da dire, se non che tutto lo studio vede il futuro decisamente roseo: sono rimasti scioccati dal clamoroso successo dell'Overwatch League, e sanno che dovranno lavorare il doppio per garantire che lo spettacolo offerto dai professionisti della lega continui ad avere questa freschezza.

    Supporto e continuità

    Infine, i due designer hanno risposto ad alcune domande più personali, tra cui la più particolare riguardava i loro desideri su come raccontare l'universo di Overwatch, i suoi personaggi e i suoi mondi. In tal senso, le risposte sono state da un lato più "ingessate" e aziendali, dato che Keller ha sottolineato come già Overatch sia descritto e raccontato da numerosissime realtà multimediali, dai fumetti ai cortometraggi, passando per le frasi di gioco; dall'altro, Goodman si è mostrato in tutta la sua passione creativa, sostenendo che, da game designer, lui vorrebbe creare proprio un videogioco dedicato ai mondi di Overwatch, e che con tutti i generi a disposizione sarebbe bellissimo poter produrre qualcosa di specifico in relazione ai personaggi e alle loro abilità.

    Le idee e il supporto di Blizzard sembrano insomma non accennare minimamente a calare nei confronti della community di Overwatch e dei suoi personaggi, e sono probabilmente questa passione e questa costanza a garantire continuità a un progetto che è stato in grado di ribaltare le prospettive sulla competizione online e sul supporto continuativo del videogioco.

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