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Overwatch League: il futuro, l'esempio degli Spitfire e le ambizioni di Blizzard

La preseason della discussa Overwatch League è ormai iniziata. Diamo uno sguardo al possibile futuro della competizione e ai suoi problemi attuali.

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  • La Overwatch League, come abbiamo già visto, non può essere (ancora) considerata una competizione di livello mondiale ma il commissario della lega Nate Nanzer, su Reddit, ha voluto affrontare le domande dei fan rispondendo riguardo al futuro del campionato che, sin dalla sua presentazione, è stato presentato appunto come "globale". La chiave tra le sue risposte alle domande dei fan sono state due dichiarazioni che spiegavano in che modo (e dove) la lega prevede di espandersi in tutto il mondo.
    Abbiamo già affrontato, in passato, l'argomento relativo alle difficoltà riscontrate da Blizzard nel far diventare la Lega un campionato con tutti i crismi della "globalità". Attualmente, infatti, solo tre dei dodici team partecipanti hanno la propria base operativa al di fuori degli Stati Uniti (e, di questi tre, solo uno non ha alcuna connessione con gli Stati Uniti). Con la rappresentanza cinese e coreana nella Overwatch League, l'ovvio elemento mancante è da ricercarsi nel continente europeo. L'unica squadra "europea" al momento presente è l'organizzazione Cloud9, un team che a ben guardare è tutt'altro che europeo. I Cloud9, in realtà, sono un'organizzazione californiana.

    L'Europa e il Brasile

    Nate Nanzer non ha perso tempo nel rassicurare i fan sull'importanza del framework europeo: "L'Europa è una regione molto importante, con un sacco di grandi giocatori - in effetti, ci sono circa trenta giocatori europei nella Overwatch League in questa prima stagione -", ha sottolineato il Commissario. "L'Europa è anche per noi un obiettivo chiave in quanto cerchiamo di espandere il campionato per aggiungere sempre più squadre nelle prossime stagioni".
    Nanzer, appena qualche giorno fa, aveva anche paventato l'ipotesi di allargare la lega al Brasile, visto come una regione dall'elevato potenziale e dall'incontenibile crescita. Il commissario ha spiegato che il Brasile è "un paese che pensiamo possa supportare sicuramente un team di Overwatch League in futuro". Il Brasile, inserito apparentemente con leggerezza nei piani di Blizzard, non è messo lì a caso. La conoscenza del mercato globale da parte del colosso di Irvine è lucida e decisamente sul punto. Nel momento attuale, la nazione brasiliana non è solo un membro dei cosiddetti BRICS (al netto di scandali di corruzione, violenze e tasso di disoccupazione elevato), ma è anche un paese estremamente attivo e vitale sotto il profilo videoludico.

    Recentemente, se lo ricordate, a San Paolo si sono svolte le finali della terza stagione della Rainbow Six Pro League, con ben due squadre interamente composte da talenti carioca a competere per il titolo. Ecco, in Brasile ci sono sempre più giocatori che si affacciano al professionismo e, soprattutto, che riescono ad emergere per talento e competenza. Dopo il calcio dobbiamo aspettarci un dominio carioca anche nell'esport?

    Una possibile soluzione (?) ai problemi organizzativi: le Fasi

    Ad ogni buon conto e per tornare in tema: i maggiori problemi nell'avere un campionato globale, per Blizzard, derivano tutti dalle trasferte: i giocatori, esattamente come accade per gli sporitivi tradizionali, devono affrontare i cambiamenti di fuso orario, cibo, routine, meteo e altitudine. La logistica, inoltre, diventa un incubo; e il prezioso tempo da dedicare agli allenamenti si riduce al lumicino.
    La soluzione di Blizzard al problema è semplice: le Fasi. Nanzer spiega che "abbiamo la stagione suddivisa in fasi e per le divisioni Atlantico e Pacifico. Lavoreremo per ridurre al minimo il viaggio internazionale avanti e indietro nel miglior modo possibile".Raggruppando la Overwatch League in tappe regionali che uniformeranno l'intero campionato, ogni squadra avrà la possibilità di organizzare una serie di partite in casa e di eventi locali, ma avrà anche tempo di intervallo dedicato tra queste fasi per acclimatarsi e stabilirsi in una nuova regione. Ovviamente, nulla di tutto questo è rilevante per la stagione 2018, in quanto sarà giocata nella sua interezza alla Blizzard Arena nel sud della California.

    Ma, a lungo termine, è difficile che La Lega possa durare con una tale struttura.Certo, può essere un'ottima soluzione temporanea per porre rimedio ai problemi organizzativi delle squadre (anche se, abbiamo visto che già i Philadelphia Fusion si sono chiamati fuori dalla preseason proprio per questi problemi). Ovviamente, questo non risolve il fatto che Blizzard ha seriamente bisogno di ottenere prima di subito qualche buy-in non americano per la Overwatch League (sempre che riesca a trovare rimedio ai problemi che già alcune squadre hanno avuto con la richiesta dei visti d'ingresso).

    La questione coreana

    Il presidente dei Cloud9 Daniel Fiden, intervistato dalla rivista Forbes, ha dichiarato che il pregio di un formato così concepito (ovvero sulla falsariga delle franchigie statunitensi, con la stragrande maggioranza di squadre "autoctone", tra le poche a potersi permettere l'esborso di 20 milioni di dollari per partecipare) permetterebbe di raggiungere un obbiettivo non da poco: "bilanciare il predominio degli Esport della Corea del Sud". Il presidente dei Cloud9 ha semplicemente constatato un dato di fatto: con questo nuovo formato i team coreani non potranno essere necessariamente dominanti, permettendo ai poveri occidentali di vincere almeno qualcosa. L'ironia l'abbiamo aggiunta noi, ma anche il "Caso" può avere il senso dell'umorismo.

    In tutta la Lega ci sono ben 45 giocatori coreani, su un totale di 113. Oltre ai Seoul Dinasty, anche altre due squadre possono fregiarsi del roster interamente coreano: i New York Excelsior e London Spitfire (franchise, guardate un po' la combinazione, di proprietà dei Cloud9 organizzazione che si premura di dare ogni informazione sui social anche in coreano). Quindi, non ci resta che interpretare il discorso molto "repubblicano" fatto dal presidente dei Cloud9 in questi termini: i coreani continueranno comunque a dominare ma i soldi, questa volta, non finiranno in Asia, bensì resteranno saldamente in mano delle franchigie occidentali. Sempre ammesso che non vincano i Seoul Dinasty. Allora sì che il "Caso" beffardo spiegherebbe tutta la propria efficacia.

    L'esempio dei London Spitfire

    Questo comunque, al di là della facile ironia, non dovrebbe creare grossi problemi ai tifosi che di queste discussioni non se ne fanno nulla. Il pubblico europeo della Overwatch League, con tutta probabilità, si troverà a sostenere la squadra di Londra, anche se schiererà una squadra totalmente coreana gestita da un'organizzazione nordamericana. Inoltre, tutti i team potrebbero attirare fan appassionati di paesi o regioni diverse (perché rinunciare all'enorme introito monetario provenietne proprio dalla Corea del Sud?) e anche Blizzard sta facendo in modo di creare un'identità forte per ogni team, in cui i fan possano riconoscersi. I Cloud9 sono forse la squadra più attiva in tale ambito, grazie alla partnership con CodeRed Esport. L'agenzia di promozione si è posta l'obiettivo di coinvolgere il pubblico britannico e creare una fan base per gli Spitfire nel Regno Unito. Secondo il CEO, la compagnia lavorerà " su un modo per aiutare i giocatori del Regno Unito a ottenere visibilità attraverso il marchio e attraverso le competizioni che abbiamo pianificato nel 2018". "Il nostro obiettivo finale è dedicato ai talenti britannici che porteremo nel team dei Contenders e, infine, nella Overwatch League". L'agenzia, inoltre, supervisionerà la creazione di uno spazio dedicato agli Spitfire a Londra che comprenderà uffici, abitazioni, un'area d'allenamento, un punto vendita, zone dedicate ai fan e addirittura un'Arena per le future stagioni della Overwatch League.

    Date queste premesse pare chiaro che Blizzard crede fermamente nel suo prodotto. Overwatch sta guadagnando in popolarità e i Mondiali del mese scorso lo dimostrano: il pubblico era quello delle grandi occasioni e ha superato quello della finale mondiale di League of Legends. Ed è in gran parte grazie al supporto che Blizzard sta mostrando al gioco, con l'introduzione a tutto tondo di svariate migliorie dedicate al gameplay, alla modalità spettatore e alla gestione degli eventi.

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