Perdono e tolleranza: a lezione di umanità con Tales of Arise

Tales of Arise racconta un'epopea drammatica, attraverso uno spettro di emozioni e rapporti umani e ci insegna che popoli rivali non sono poi così diversi.

Perdono e tolleranza: a lezione di umanità con Tales of Arise
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • La serie di Tales of ci ha abituati, fin dal lontano 1995, a storie complesse e personaggi profondissimi. Ciascun mondo costruito in ogni capitolo della saga ha ospitato epopee corali e conflitti indimenticabili, raccontati con grandissima padronanza del medium, che hanno trascinato i giocatori in un vortice di emozioni. Croce e delizia sono le famose scenette, brevi dialoghi che spezzano la narrazione principale ma offrono uno spaccato della vita quotidiana dei protagonisti, permettendoci di conoscerli meglio e approfondire i loro legami. È proprio sui rapporti umani che si concentrano maggiormente gli sforzi di scrittura di ogni capitolo di Tales of, mentre il sovrannaturale e le atmosfere fantasy plasmano uno scenario perfetto per rappresentare le dinamiche relazionali.

    La dicotomia dei Tales of

    Una delle tematiche più care alla serie, vero e proprio tòpos sviscerato in tutte le salse, è la convivenza tra popoli diversi: umani ed elfi, umani e uomini-bestia, umani e Seraphim. Fino all'ultimo capitolo, Tales of Arise (2021), che mette in scena la contrapposizione tra Dahna e Rena, due pianeti gemelli legati a doppio filo (a proposito, ecco la nostra recensione di Tales of Arise). Tales of Arise è un'epopea dalle tinte drammatiche, con un cast di personaggi che incarna perfettamente le difficoltà che derivano dal rapportarsi con l'altro.

    Ciascuno, con le sue unicità e la sua storia pregressa, aggiunge un pezzettino all'enorme puzzle di relazioni ed equilibri tra dahnani e renani, i popoli che abitano i pianeti gemelli, tra cui intercorre un rapporto di sudditanza.
    Circa trecento anni prima dell'inizio della storia narrata nel gioco, il pianeta Rena ha messo in ginocchio Dahna conquistandolo in una notte e sottomettendo i suoi abitanti. Nei tre secoli successivi, i dahnani vengono ridotti in schiavitù in tutti e cinque i regni in cui il pianeta è stato suddiviso, sottoposti a condizioni di vita al limite dell'umano.

    Alphen e Shionne: il coraggio di abbandonarsi all'altro

    La scintilla che mette in moto gli eventi è l'incontro tra il protagonista, Alphen, incapace di provare dolore, e Shionne, una ragazza dal carattere solitario che provoca sofferenza fisica a chiunque la tocchi. Proprio per via della sua insensibilità al dolore, Alphen è l'unica persona al mondo che riesca a sfiorare Shionne senza provare atroci sofferenze; una circostanza che getta le basi per la crescita del loro rapporto, inizialmente travagliato per via del carattere ruvido di Shionne, fino a diventare simbiotico.

    Tra Alphen e Shionne si instaura fin da subito un rapporto di dipendenza in battaglia, in quanto lei è in grado di evocare una spada infuocata che soltanto lui riesce a brandire; allo stesso tempo, Shionne interviene con le arti curative per guarire le ferite e le ustioni che Alphen, pur non sentendo dolore, si provoca.
    Analizzando il loro rapporto da un punto di vista metaforico, da esso traspare la tensione tra la volontà di entrare in intimità con qualcuno e il costante rischio di ferirlo, anche involontariamente; tensione acuita a sua volta dalle diverse origini dei due personaggi, lui dahnano e lei renana. La "maledizione" di Shionne prende forma concreta attraverso la materializzazione di aculei violacei che la circondano: un'immagine che richiama perfettamente l'idea di una persona che mantiene le distanze dagli altri. Ma gli aculei non sono altro che una forma di difesa, una muraglia che talvolta tendiamo ad innalzare per proteggerci dal dolore, che può trasformarsi in una maledizione quando ne rimaniamo prigionieri.

    Rinwell e Law: la forza è nel perdono

    Se Shionne è inizialmente sprezzante nei confronti dei dahnani, come tutti quelli del suo pianeta, col tempo le distanze si accorciano e capisce che tra i due popoli non ci sono grandi differenze, se non la capacità di utilizzare le arti astrali. Ma anche questa certezza verrà smantellata dall'arrivo di Rinwell, la terza comprimaria del cast, che pur essendo originaria di Dahna è in grado di usare la magia.

    Rinwell discende infatti da una famiglia di maghi, categoria a sua volta decimata e perseguitata sia dai renani che dai dahnani stessi. Costretta a nascondere il proprio talento per le arti astrali, Rinwell ci ricorda che in fondo sia dahnani che renani sono tutti umani: nessuna differenza è tale da rendere un popolo superiore all'altro. Una consapevolezza che la giovane raggiungerà anche grazie al supporto degli altri comprimari.

    Rinwell imparerà persino l'importanza del perdono, grazie a Law, il quarto personaggio del cast. Law è un giovane dahnano, figlio di Zephyr, il capo della resistenza di Calaglia, terra dalla quale è scappato finendo per essere arruolato tra le forze dell'ordine renane a Cyslodia. In seguito a un evento drammatico, vero e proprio punto di svolta per Law, il ragazzo deciderà di unirsi al gruppo per espiare i propri peccati.

    Il senso di colpa è ciò che spinge Law ad arginare il desiderio di vendetta di Rinwell nei confronti dei renani, in particolare di Almeidrea, lord di Mahag Saar che uccise i suoi genitori. Proprio grazie all'intervento di Law, la giovane maga comprenderà che cedere alla rabbia e all'odio incondizionato non conduce ad alcun benessere. È solo attraverso il perdono, degli altri e di sé stessi, che si può raggiungere uno stato di serenità.

    Kisara e Dohalim: il ribaltamento tra schiavo e padrone

    L'ultima coppia del cast, composta da Kisara e Dohalim, è la summa della convivenza tra i due popoli rivali. Dahana lei, renano lui, insieme contribuiscono a rendere Elde Menancia, il regno di cui Dohalim è lord, un luogo in cui tutti possono convivere in pace indipendentemente dalle proprie origini. Questo, almeno, all'apparenza: alle spalle di Dohalim si dipana una fitta trama di intrighi.

    Il lord scoprirà di essere malvisto dal suo consigliere per la sua indolenza e la sua scarsa inclinazione a regnare col pungo di ferro, e si prodigherà insieme ad Alphen e compagni per fermare la cospirazione. Dopo aver quindi liberato Elde Menancia dal giogo dei renani, compreso il proprio, Dohalim si metterà in viaggio insieme a Kisara e al resto del gruppo per salvare Dahna. Tra i due vi è un rapporto di riverenza del quale difficilmente riusciranno a liberarsi: Kisara, membro della guardia di Dohalim, continuerà ad avere per lui i riguardi che si riservano a un regnante. Inizialmente la coppia incarna perfettamente la dialettica signore-servo, un'immagine descritta da Hegel nella Fenomenologia dello spirito, che identifica nel rapporto tra schiavo e padrone una dipendenza reciproca. Entrambi non possono fare a meno dall'altro: Kisara non riesce a fare a meno di trattare Dohalim con devozione, e lui d'altro canto ha bisogno di lei anche per le più semplici operazioni.

    Nel corso del viaggio, le distanze sociali tra i due si accorceranno gradualmente, finché entrambi arriveranno a considerarsi soltanto compagni, o meglio, amici, emancipandosi dai ruoli che la società di Elde Menancia aveva cucito loro addosso. Proprio Kisara, poi, ci ricorderà che non esiste alcuna legge di natura in grado di imporre la supremazia di un popolo su un altro.

    Il finale: tutto è uno

    Il messaggio di fondo viene persino amplificato dal plot twist finale. Vi avvisiamo: se non avete giocato il titolo, le prossime righe potrebbero costituire uno spoiler. Nell'ultimo atto della storia principale, si scopre che il pianeta Rena è in realtà disabitato e ridotto in rovina, mentre i suoi abitanti originari non sono i renani bensì gli Helganquil, una razza aliena che serve lo Spirito Supremo del pianeta ormai consumato.

    Sono proprio gli Helganquil i responsabili della creazione dei renani, che si rivelano essere copie dei maghi dahnani ormai quasi del tutto scomparsi. In sostanza, dunque, coloro che si reputavano superiori sono in realtà un derivato del popolo che per secoli hanno bistrattato e sottomesso. Lo scenario verso il quale siamo proiettati alla fine del gioco è quello di un mondo in cui renani e dahnani dovranno imparare a convivere, nonostante il passato difficile e doloroso che ha caratterizzato i rapporti tra i due popoli.

    Il futuro di Dahna, il futuro dell'umanità

    Il finale ci spinge a porci una domanda: cosa accadrà dopo? Il produttore Yusuke Tomizawa ha già confermato che il gioco non riceverà sequel o DLC incentrati sulla storia, lasciandoci quindi orfani di informazioni. Anche in questo Tales of Arise rappresenta una rottura col passato: gli ultimi capitoli, Tales of Xillia (2011) e Tales of Zestiria (2015), avevano infatti ricevuto rispettivamente un sequel e un prequel, Tales of Xillia 2 (2012) e Tales of Berseria del 2016 (per approfondire ecco la nostra recensione di Tales of Berseria).

    Gli autori non ci forniscono un quadro chiaro sui delicati equilibri che si delineeranno dopo che Alphen e compagni avranno salvato il mondo, ma possiamo immaginare che potrebbe instaurarsi un modello sociale simile a quello visto a Elde Menancia, con dahnani e renani considerati come pari, oppure una democrazia che non preveda la sovranità assoluta di un lord.

    In conclusione, Tales of Arise racconta sì una storia di ribellione e rivoluzione, ma anche una storia di tolleranza e perdono. È un concetto non così scontato oggi, che impone anche una riflessione di natura politica: in un mondo fortemente diviso tra la supremazia dell'identità nazionale e il rispetto delle diverse culture, appare ancora difficile trovare una sintesi. Giochi come Tales of Arise trasmettono un messaggio di fratellanza e uguaglianza, ma spetta al giocatore capire quanto e come sia applicabile nel proprio vivere quotidiano.

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