Perfetto su Switch: i giochi campioni di incassi e le ragioni del successo

Una riflessione sulla particolare situazione software di Nintendo Switch e sull'effetto positivo che la console della Grande N sembra avere sulle vendite.

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Vuoi per la parentesi non esattamente fortunata di Wii U, vuoi per la stranezza di un concept sulle prime non così semplice da inquadrare, è un dato di fatto che in pochi - se non addirittura in pochissimi - siano stati in grado di prevedere con un certo anticipo il successo di Nintendo Switch. Una console che con la sua anima ibrida e l'innata filosofia del dove, quando e con chi vuoi ha senza dubbio cambiato le abitudini di gioco di molti, creando quasi dal nulla un convincente punto di incontro tra il tradizionale gaming da casa e l'universo dei portatili. Perché la forza di Switch sta tutta nella sua esemplare immediatezza: bastano davvero pochi attimi per farsi conquistare dalla piattaforma della Grande N, e non è affatto un caso che la console stia macinando numeri importanti, capaci di spingere nuovamente la Casa di Super Mario sulla cresta dell'onda, raggiungendo traguardi impensabili per il diretto predecessore.

La console giusta al momento giusto?

L'incantesimo di Nintendo Switch nasconde un segreto non semplice da svelare: parliamo dopotutto di una macchina in grado di affascinare tanto i più giovani quanto l'utenza più fieramente hardcore, ovvero quella fetta di pubblico che non si era mai lasciata sedurre dal GamePad di Wii U. Switch al contrario è partito letteralmente a cannone: il 2017 in particolare, con due pesi massimi del calibro di The Legend of Zelda: Breath of the Wild e Super Mario Odyssey pubblicati a distanza di pochi mesi, è servito come una vera e propria dichiarazione d'intenti da parte del colosso di Kyoto. La dimostrazione pratica della voglia della Grande N di invertire un trend zoppicante, dando ritmo e sostanza a quel catalogo delle uscite che in passato aveva creato più di qualche problema a Wii U e GameCube. Nel 2018 l'inerzia è andata inevitabilmente un po' a calare (anche se l'arrivo di quell'uragano che risponde al nome di Smash Bros Ultimate ha comunque contribuito a stabilire nuovi record...), ma Nintendo Switch è riuscito comunque a entrare nei cuori di milioni di giocatori, guadagnandosi un bonus di simpatia e di benevolenza che sembra in effetti meritare a pieno titolo.

La possibilità di veloci sfide in multiplayer locale è assolutamente una delle frecce all'arco di Switch. Anche così si spiega il boom di esperienze testa a testa come Smash Bros Ultimate.

Dal delizioso "clack!" che fanno i Joy-Con quando vengono agganciati alla console alla piacevole rapidità del sistema operativo, passando ovviamente per la possibilità di godersi esperienze di tutti i tipi sia nella comodità di casa propria sia a spasso: insomma, Nintendo - eccezion fatta per la discutibilissima gestione dell'online - sembra aver fatto davvero le cose per bene. Non deve allora stupire che il pubblico abbia premiato senza riserve Switch, e che anche gli sviluppatori (con il microcosmo degli indie in prima fila) abbiano deciso di dare fiducia a un esperimento nient'affatto scontato. Oggi, a poco meno di due anni esatti dal lancio, la situazione pare onestamente ancora in divenire: da una parte manca purtroppo il pieno supporto delle terze parti che una piattaforma simile si meriterebbe - impasse che ormai è diventata una sorta di tradizione per la Grande N, derivante pure da motivazioni tecnologiche - mentre dall'altra il fermento attorno a Switch non accenna a placarsi. Specialmente per chi già possiede la console, perché per un insondabile mistero l'ultima nata della casa di Super Mario sembra avere la naturale capacità di invogliare al gioco in senso lato, facendo risultare particolarmente divertente qualsiasi titolo in formato Switch.

Un vero e proprio "effetto Switch" che non sembra esistere solo nella percezione un po' romantica di alcuni appassionati, ma che anzi trova una concretissima conferma all'atto pratico. D'altronde, come dichiarato spesso e volentieri dagli stessi sviluppatori, la versione Switch di diverse uscite multipiattaforma sembra godere di un plus particolare, di un'aura di favore che si riflette irrimediabilmente nelle vendite. Andiamo ad analizzare alcuni dei casi più clamorosi di questo fenomeno, provando ad addentrarci nel perché alcuni giochi sembrino trovare una peculiare affinità elettiva con la piattaforma del gigante di Kyoto.

Indie a go go!

Oltre a vedere il consueto proliferare di ghiotte esclusive first party, ancora una volta principale fiore all'occhiello dell'offerta targata Nintendo, nel corso del suo ancor giovane ciclo di vita Switch pare essere diventato una specie di perfetta indie machine: un autentico paradiso per gli sviluppatori indipendenti, che sin da subito hanno trovato un terreno particolarmente fertile fra le pagine di un eShop sempre più affollato - al punto da creare alla lunga qualche problema in termini di organizzazione e leggibilità. Il matrimonio tra i titoli più sperimentali e Switch è sbocciato prestissimo: Snake Pass di Sumo Digital è stato forse il primo fra i multipiattaforma a inaugurare il fortunato trend a cui si faceva riferimento poco fa, con l'edizione Nintendo capace di staccare tutte le altre (il team inglese si è detto "particolarmente soddisfatto" dei risultati ottenuti sulla piattaforma N).

Per ammissione di Yacht Club Games, Shovel Knight ha generato più profitti in un solo anno su Switch rispetto a tutte le altre piattaforme sommate insieme, dal 2014 in poi

Nei mesi a venire, allo strisciante platform dei creatori di Team Sonic Racing si sono poi accompagnati tra gli altri anche Shovel Knight, Celeste, Stardew Valley, Death Squared, Rocket League, Super Meat Boy, Hollow Knight e Dead Cells: (N)indie che hanno animato le classifiche e che hanno metabolizzato l'attenzione dei giocatori, arrivando addirittura a ricevere un apposito spazio nella comunicazione ufficiale di Nintendo (i cosiddetti Indie Spotlight, che si affiancano ai popolari Direct focalizzandosi proprio su tutto ciò che non è AAA). Le motivazioni alla base di un successo per certi versi inatteso sono da ricercarsi nell'essenza stessa della console: le produzioni più piccole/sperimentali non richiedono particolari risorse hardware, e si accompagnano a meraviglia con la versatilità "mordi e fuggi" di Switch. Senza poi contare la tipologia di utenza che si è lasciata conquistare dalla piattaforma, con tanti appassionati cresciuti a pane e sale giochi - e di conseguenza particolarmente sensibili agli stimoli arcade di tante proposte indipendenti.

La situazione third party

Inutile nascondersi dietro a un dito: nonostante qualche lodevole eccezione, la situazione delle terze parti è anche a questo giro non proprio idilliaca. Switch, come tutti i predecessori dalla fine dell'era del Super Nintendo in poi, continua evidentemente a non convincere appieno i colossi multipiattaforma.

Colossi che sembrano appunto approcciarsi al panorama della macchina con un certo riserbo, indecisi sul da farsi e restii a saltare a bordo con la massima convinzione. Certo Ubisoft, Take Two, Electronic Arts e Capcom hanno provato a concedere un minimo di fiducia alla console, eppure se paragonata a quanto avviene con PlayStation 4 e Xbox One la differenza di trattamento continua a risultare innegabile. Non che i precedenti non siano in realtà incoraggianti: le performance di entrambe le edizioni di FIFA, seppur in una versione "rimaneggiata" rispetto a quelle PS4 e Xbox, hanno convinto EA, e lo stesso può dirsi per le conversioni di DOOM, Skyrim e Dark Souls (titoli peraltro pubblicati con un consistente ritardo, ma comunque in grado di soddisfare le aspettative dei publisher). Senza contare ovviamente il caso di Fortnite, trionfo anche su Switch ma soprattutto fenomeno globale che fa storia a sé.

Chissà, forse i frutti di una possibile inversione di marcia si vedranno a partire dal prossimo E3, considerati i tempi tecnici necessari per avviare progetti di un certo calibro. Oppure al contrario le cose non cambieranno mai più di tanto, e come da abitudine Switch dovrà continuare a reggersi quasi esclusivamente sulle spalle larghe di Nintendo. Esiste però una grande eccezione che è impossibile non menzionare in un discorso del genere: un precedente virtuosissimo che risponde al nome di Starlink: Battle for Atlas. L'incursione di Ubisoft nel mondo dei toys-to-life ha infatti avuto un riscontro eccezionale sulla console della Grande N, con addirittura l'82% delle copie vendute su Switch durante la settimana di lancio: certo il merito sarà anche dei contenuti esclusivi legati ai personaggi di Star Fox (senza contare la vicinanza tematica con l'immaginario Nintendo...), eppure il risultato resta comunque incoraggiante. E, volendo essere particolarmente ottimisti, potrebbe essere soltanto il primo di una lunga serie.

Vedersela con un Pinky Joy-Con alla mano (e magari addirittura a spasso) ha decisamente il suo perché. La portabilità è decisamente parte del fascino di Switch.

La riscossa di Wii U

Nonostante le recenti previsioni di vendita al ribasso per l'anno fiscale in corso - con 17 milioni di pezzi distribuiti entro il 31 marzo 2019 invece dei 20 ipotizzati in origine - il successo di Nintendo Switch non può certo essere messo in discussione. All'ultima nata di casa N è infatti bastato meno di un anno sugli scaffali per raggiungere e superare le unità vendute dal predecessore nell'intero arco della sua non felicissima esistenza. In questo senso, la nota doppiamente positiva per Switch è che la softeca di Wii U si è trasformata in un pozzo dal quale attingere, regalando un'insperata seconda giovinezza a titoli che durante la generazione precedente avevano fatto registrare riscontri di pubblico altalenanti.

È così che Mario Kart 8, Pokkén Tournament, LEGO City Undercover, Bayonetta 2, Hyrule Warriors, Captain Toad: Treasure Tracker, Donkey Kong Country: Tropical Freeze e New Super Mario Bros U hanno potuto godere di una provvidenziale ripubblicazione su lidi più fortunati, trovando ad attenderli un'utenza meglio disposta e pronta a trattarli alla stregua di nuove uscite (perché tali in effetti possono essere considerate dalla larga fetta di appassionati che si erano persi per strada Wii U). In questo caso il segreto del successo non va cercato in chissà quali magie a colpi di Joy-Con o in particolari miglioramenti rispetto alle versioni originali, quanto piuttosto nella portabilità e nel valore assoluto di titoli di livello. Ed ecco insomma spiegati i due milioni di pezzi piazzati da Donkey Kong Country: Tropical Freeze e gli esorbitanti quindici - sì, avete letto bene, quindici - di Mario Kart 8 Deluxe.

In conclusione, l'effetto Switch sembra essere una variabile squisitamente tangibile, una congiunzione di situazioni e di circostanze fortunate (a volte persino indipendenti dalla console stessa) che stanno spingendo la macchina Nintendo verso traguardi tanto inattesi quanto meritati. Con un concept azzeccatissimo, una fruibilità istantanea e un hardware comunque di tutto rispetto, Switch sembra avere tutte le carte in regola per un futuro decisamente roseo: sta ora agli sviluppatori - in primis a Miyamoto & Company - capitalizzare questo potenziale, trasformando occasioni interessanti in videogiochi imperdibili.