Perfetto su Switch: quando il gioco si adatta al giocatore

A due anni dall'esordio, Nintendo Switch si conferma la migliore console per videogiocare con costanza, da soli o in compagnia, dentro e fuori casa.

Nintendo Switch: la console che si adatta al giocatore
Speciale: Nintendo Switch
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Il tempo è il peggior nemico del videogiocatore. Lo è molto più che nei confronti del musicofilo, o del cinefilo, o dell'appassionato di serie televisive. Chi ama l'intrattenimento interattivo deve fare i conti con opere alle quali non bastano i pochi minuti -tutt'al più le poche ore- che sarebbero sufficienti per godersi altri prodotti culturali dall'inizio alla fine. Inoltre il videogame chiama un'esperienza spalmata su diverse sessioni, che a loro volta avrebbero bisogno di ben più di un ritaglio di tempo giornaliero affinché ci si possa dire pienamente soddisfatti dell'attività svolta pad alla mano.

Se per i più giovani si tratta di problematiche relative, lo stesso non può dirsi per chi, volente o nolente, si trova oramai totalmente invischiato nella rete di gioie e dolori della vita adulta. Il gioco è una passione totalizzante, e d'altro canto il lavoro, gli spostamenti e gli altri inderogabili impegni sociali rischiano d'imporsi sugli spazi sacri del "tempo libero" con un'irruenza che può fare paura. Va anche detto che l'industria stessa, a livello ingegneristico, non ha mai fornito particolari soluzioni al problema, fatta eccezione per i validissimi - ma tecnicamente limitati - sistemi per il gaming tascabile. È storicamente mancato all'appello, insomma, un dispositivo che permettesse di sfruttare le grandi esclusive "domestiche" anche all'esterno del proprio focolare, che puntasse al comfort e alla flessibilità d'uso in vista di una fruizione più costante e proficua. Questo almeno fino al 2017, l'anno di nascita di Nintendo Switch.

Per tutte le misure

A circa due anni da quel debutto esplosivo, non possiamo che dare atto alla Grande N di averci visto lungo, realizzando una macchina che in fatto di usabilità, semplicemente, non ha corrispettivi nell'attuale panorama delle home console.

Per la prima volta dopo ben otto generazioni, Switch ha avuto la forza di capovolgere un paradigma che sembrava ben lungi dal poter essere smosso. Grazie alle magie della configurazione ibrida, oggi è l'hardware casalingo a potersi (e doversi) adeguare alle esigenze del singolo giocatore, e non viceversa. Per rendersi conto di quanto Switch sappia mettersi al servizio di chi gioca anche in situazioni tradizionalmente proibitive, è senz'altro utile procedere per esempi; fermo restando che titoli diversi si prestino ad ogni contesto di fruizione con differente efficacia, in base alle specificità del singolo prodotto.

Per dirne una, la piattaforma targata Nintendo ha tutte le qualità per diventare un'indomita alleata di chi, abituato a videogiocare per i fatti propri, farebbe carte false per riempire gli interstizi del solito trantran con qualche partita all'acquisto videoludico di turno. Non c'è lungo viaggio di lavoro o breve pausa pranzo fuori casa che Switch non sia in grado di gestire: basta spogliarla della sua base, affiancarle due Joy-Con (e un blocco alimentatore, per sicurezza) e -letteralmente- il gioco è fatto.

Usare Switch in portabilità anziché davanti alla TV significa dover scendere a patti con cali di risoluzione tutt'altro che drastici e con uno schermo mobile che non riesce del tutto ad adattarsi agli ambienti aperti. In compenso, non c'è momento morto che non giustifichi un'incursione in-game più o meno fugace, sia per collezionare una manciata di spiriti in Super Smash Bros. Ultimate o per incamminarsi verso l'ennesimo santuario in Breath of the Wild. Abbiamo voluto citare l'open world zeldiano di proposito, poiché anche produzioni single player così impegnative e longeve, teoricamente inavvicinabili all'infuori della quiete del proprio salotto, grazie a Switch in forma portatile si fanno piluccare con più gusto di quanto si possa immaginare.

Questo anche perché lo pseudo-tablet permette di entrare e uscire dal software in un battibaleno. Sfruttando la modalità riposo, console e gioco possono infatti essere messi in stand-by, così che reimmergersi nel mondo virtuale non comporti altro che premere il tasto di accensione e un altro pulsante qualsiasi per tre volte consecutive. Una velocità d'accesso che è l'equivalente di non più di quattro-cinque secondi, notevole assist in un'ottica di ottimizzazione dei propri spiragli quotidiani.

Limitarsi a rilevare i possibili benefici di Switch sulle routine dei "gamer solitari" sarebbe comunque riduttivo. Giocare è anche condivisione e, se è vero che in materia di esperienza online il congegno di Kyoto ha tutto da imparare dai suoi rivali, sul versante del multiplayer "in presenza" sa invece sfoggiare una malleabilità ad oggi ineguagliata. Il merito va in larga parte all'assetto della console che Nintendo definisce tabletop: dopo aver sganciato l'aletta di supporto e posato Switch in verticale, basta sfilare i Joy-Con dalle guide laterali, impugnarne uno a testa e dare subito il via alla competizione del momento.

I giochi per più persone che non patiscono la permanenza sul display da 6,2 pollici sono soprattutto quelli che prevedono l'uso di un'inquadratura comune a tutti i partecipanti. Non sono pochi, e spaziano dai picchiaduro (Ultra Street Fighter II, Dragon Ball FighterZ) agli sportivi (FIFA, NBA 2K) e i party game (Super Mario Party, Overcooked! 2), passando attraverso esperienze per singolo utente dotate di una seconda, atipica veste cooperativa quali, ad esempio, Pokémon Let's GO e Travis Strikes Again. Dove la modalità da tavolo perde colpi è nei prodotti che sacrificano il comparto multigiocatore allo split screen, che, nell'ipotesi di match in più di due videogiocatori, relega l'azione di ciascuno a porzioni video eccessivamente miniaturizzate.

Ed è pur vero - ma nessuno ne parla mai - che la leggerezza dei materiali e le dimensioni tutto sommato contenute della docking station di Switch rendono tutt'altro che traumatico l'eventuale trasporto in casa di amici dell'intero ambaradan tecnologico. Portarsi appresso base e console per sfruttare un Mario Tennis Aces o un Mario Kart 8 Deluxe nel corso di una tipica serata "pizza & televisore", magari in una serie di sfide a quattro, è operazione meno macchinosa del previsto, senza dubbio più fattibile che con altri sistemi di gioco dal form factor assai più ingombrante.

Traguardi ibridi

Si potrebbe continuare a elencare casi e scenari verosimili, ma il punto è che, per il modo in cui la sua particolare user experience è capace di tenere a bada i molti tentacoli della vita extra-ludica, Nintendo Switch non può fare altro che del bene a svariate tipologie di giocatori. Le quali, a quanto pare, stanno a loro volta apportando beneficio a molti dei titoli che a Switch hanno concesso fiducia, nonostante la loro compresenza nelle librerie di altre piattaforme. Soffermarsi su come il passaggio all'ibrida di Kyoto stia sorridendo alle produzioni Wii U che hanno compiuto il salto di piattaforma sarebbe fin troppo facile.

Vale comunque la pena di accennare al caso emblematico del suddetto Mario Kart 8: la nuova versione Deluxe non sembra voler scendere dalla vetta delle classifiche dei mercati più importanti, e in un paio d'anni ha venduto più copie di quanto l'originale del 2014 abbia saputo fare nell'arco del suo intero ciclo di vita.
Piuttosto è l'universo indie, e in particolare la sua frangia incline alla grafica bidimensionale, che, mettendosi nelle mani dell'esperienza proteiforme di Switch, sta ottenendo -in proporzione- i risultati migliori. Traguardi che passano attraverso il pensiero comune che l'ammiraglia di Nintendo sia perfetta per i giochi poco esigenti in termini prestazionali: forse un retaggio mentale, per cui in tanti associano quasi automaticamente il 2D e la pixel art alla fruizione su piccolo schermo.

Successi, poi, che trovano riscontro concreto nei numeri, come testimoniano le vendite di Wonder Boy e del suo erede spirituale Monster Boy e il Regno Maledetto (che su Switch ha ottenuto una diffusione otto volte superiore rispetto alle sue incarnazioni su PlayStation 4 e Xbox One). Anche le parole entusiastiche di Ron Gilbert sul porting di Thimbleweed Park fanno riflettere, così come le recenti dichiarazioni degli italianissimi MixedBag in merito al loro forma.8, anch'esso più brillante sotto i riflettori di Switch anziché sotto quelli delle altre console che l'hanno ospitato.

Significativo è pure l'esempio di Hollow Knight, perla metroidvania che deve gran parte della sua popolarità proprio al sostegno di mamma Nintendo, nonostante il suo esordio su PC un anno prima. In fondo, il bello di Switch sta anche in questo: nel suo (in?)consapevole talento d'invogliare a giocare con tutto, anche con opere di minore risonanza mediatica, senza che ci si debba preoccupare di quale vestito hardware possa calzar loro più o meno a pennello.