PES 2018: analisi tecnica della versione PC

Abbiamo messo le mani sulla versione PC di Pro Evolution Soccer 2018, visibilmente più in forma rispetto all'edizione dello scorso anno.

PES 2018 PC: Analisi Tecnica
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    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Grazie Konami. Grazie per aver ascoltato le nostre suppliche.
Noi giocatori PC, è vero, talvolta sbattiamo i piedi e ci trasformiamo in esseri assillanti ed eccessivamente esigenti. Ma la semplice verità è che vorremmo sempre sfruttare appieno le nostre macchine, vederle valorizzate per ogni centesimo speso in upgrade. L'anno scorso, però, quando ci hai messi di fronte a una versione PC di Pro Evolution Soccer 2017 palesemente frutto di un porting 1:1 dalle console "old-gen", ci hai fatto sentire un po' traditi. Ci hai fatto credere che, dopo l'ottima esperienza "tecnica" di Metal Gear Solid V, ti fossi già dimenticata di noi. E invece no: quest'anno ci hai portato in dono una versione PC di PES finalmente all'altezza della situazione. Ti sei impegnata, cara Konami. Certo, c'è ancora qualche evidente imperfezione da smussare per riuscire a raggiungere un livello veramente ottimale (te l'avevo detto che siamo esigenti, no?). Tutto sommato, però, possiamo dire di trovarci di fronte ad un lavoro di porting godibile, che oltre a presentare un gameplay che continua a crescere e migliorarsi anno dopo anno, ora riesce finalmente a coinvolgerci anche con una veste grafica che profuma davvero di "next-gen". Quindi, Konami, mettiti comoda e preparati: è il momento di giudicare l'approdo di Pro Evolution Soccer 2018 nei lidi della Master Race.

Lo spettacolo del calcio: dal campo agli spalti

Prima di cominciare, è giusto fare una doverosa precisazione: l'articolo che vi state apprestando a leggere è uno speciale unicamente dedicato alla componente tecnica della versione PC di Pro Evolution Soccer 2018. Perciò, se siete curiosi di saperne di più sul gameplay o sulla mole contenutistica dell'ultima fatica Konami, non possiamo fare altro che invitarvi a leggere la nostra esaustiva recensione della versione PlayStation 4. Detto questo, possiamo finalmente cominciare.

Come detto nell'incipit, noi PC gamer sappiamo essere dannatamente pignoli: ci piace avere il controllo su tutti gli aspetti di un titolo, con tante opzioni con cui gingillarci. Dopotutto, non è forse la customizzazione dell'esperienza visiva uno dei punti di forza del videogiocare su PC? In questo senso, siamo contenti che, come gli scorsi anni, il team di sviluppo si sia preso la briga di inserire al primo avvio del gioco un piccolo launcher (che ricorda molto quelli che si usavano di norma nei titoli di qualche anno fa), che ci permette di impostare a nostro piacimento un buon numero di setting "hardware", così da adeguare il titolo alle potenzialità delle componenti montate sulla nostra macchina ludica. Le opzioni sono tutte abbastanza canoniche: si va dalle immancabili voci sulla risoluzione e sui "limitatori" del framerate (uno dedicato alla vera e propria azione di gioco, l'altro riguardante i replay e le cinematiche), fino ad arrivare alla completa mappatura del controller. Non ci sono invece delle "tab" dedicate ai settaggi grafici, che invece sono state inserite direttamente in-game, cosicché non sia necessario uscire dal gioco ogni qualvolta si voglia apportare qualche modifica.
Dopo aver completato la configurazione tramite il launcher, è finalmente possibile avviare il client, trovandosi di fronte al canonico video introduttivo che culmina con il mantra "the pitch is ours". Le copie review a nostra disposizione, purtroppo, erano ancora prive della patch "day-one" e di tutti gli aggiornamenti delle rose. E' per questo motivo che nel video alcuni giocatori figuravano ancora nelle loro passate squadre, con l'esempio più eclatante di Neymar JR, ancora sorridente al fianco di Messi e Suarez nel Barcellona (premium sponsor di PES anche quest'anno), invece che destreggiarsi indossando la sua nuova maglia del Paris Saint Germain. Si tratta di una piccola sbavatura che verrà certamente corretta al lancio, giovedì 14 settembre, e che comunque è capitata anche in altri titoli sportivi che devono fare i conti con i loro rispettivi mercati estivi (basti pensare alla cover di NBA 2K18, con Irving prima in maglia Cavaliers e poi con la nuova tenuta bianco-verde dei Celtics).

Tutti gli screenshot sono tratti dalla versione PC. Configurazione utilizzata processore i5-3570K e scheda video GTX 1070.

Una volta giunti nel menù principale, ci si trova al cospetto di schermate tutto sommato molto simili a quelle della scorsa edizione. Il design resta comunque abbastanza intuitivo seppur non brillantissimo, anche se spesso si finisce a navigare in elenchi e classifiche che, pur facendo la gioia degli appassionati delle statistiche, risultano effettivamente un po' troppo poco snelli per una rapida ed efficace consultazione.
I cromatismi, invece, sono ispirati alla UEFA Champions League, una delle (poche) competizioni di cui Konami detiene orgogliosamente la prestigiosa licenza (insieme all'Europa League e all'AFC Champions League, la coppa "dalle grande orecchie" in versione asiatica).
Selezionata una modalità di gioco, scelta la squadra con cui giocare, e apportate tutte le modifiche tecnico-tattiche alla formazione, è finalmente possibile poggiare i tacchetti sul terreno di gioco.
Il calcio, si sa, negli ultimi anni è diventato un vero e proprio show d'intrattenimento, dove la spettacolarità e l'entusiasmo del giorno del match non solo vengono esaltati al massimo, ma sono diventati parte fondamentale e imprescindibile dell'intera esperienza sportiva.
Per questo motivo, insomma, sia Pro Evolution Soccer che FIFA negli ultimi anni hanno intensificato i loro sforzi per cercare di rendere il più credibile possibile l'atmosfera che si respira all'interno dei loro stadi virtuali, dal campo agli spalti gremiti di spettatori.
Certo, EA, almeno da questo punto di vista, è quasi sempre stata qualche passo avanti a tutti (inferiore forse solo a NBA 2K), grazie alla strepitosa duttilità del Frostbite e anche per merito delle numerose esperienze pregresse con altri titoli sportivi di spicco (Madden in primis, ma anche NBA Live, che quest'altro, tra l'altro, farà il suo ritorno in campo).

Konami, invece, si è trovata quasi sempre a dover rincorrere, anche dopo l'adozione del Fox Engine (lo stesso del sopracitato Metal Gear Solid V).
Dopo i buoni risultati dell'anno scorso, comunque, il team ha lavorato sodo per cercare di restituire ai giocatori una "cornice" ancora più curata e capace di pompare adrenalina nelle vene.
L'apertura della trasmissione, la panoramica aerea dello stadio e degli spalti, l'infografica delle formazioni, l'ingresso in campo delle squadre, gli inni delle competizioni, le routine dei calciatori prima del fischio d'inizio: sono tutti aspetti che i titoli sportivi si stanno impegnando sempre più a riprodurre con fedeltà. PES 2018 non è da meno, portando in dote una "regia" dell'evento tutto sommato discreta, con inquadrature che forse non raggiungono ancora il livello qualitativo di FIFA, ma sono comunque godibili e abbastanza verosimili. Le note negative, piuttosto, vanno ricercate a bordo campo, dove lo staff è davvero troppo statico e poco dettagliato, e nelle rimesse laterali, che -abbastanza inspiegabilmente- nel 90% dei casi vengono letteralmente "spezzate" da una transizione d'immagine, la quale interrompe il ritmo di gioco e impedisce al giocatore di rimettere rapidamente il pallone il campo. Il pubblico, invece, è stato sicuramente migliorato (quantomeno rispetto alla versione PC "old-gen" dello scorso anno), e adesso non si muove più come una mandria di "replicanti" tutti perfettamente sincronizzati e in loop perpetuo, ma agisce e reagisce con un po' più di indipendenza e realismo, anche per quanto riguarda i cori, gli applausi e le imprecazioni.

Ma Konami ha cercato di apportare delle migliorie anche all'esperienza sul terreno di gioco, alcune delle quali finiscono per influenzare direttamente il gameplay. La più evidente riguarda probabilmente gli interventi degli estremi difensori, i quali, grazie all'introduzione di una marea di nuove animazioni, eseguono spesso delle parate tanto realistiche quanto spettacolari, specialmente con le palle basse. Il merito è anche di una fisica del pallone che si riconferma assoluto punto forte della produzione, comportandosi con realismo nei rimbalzi sul terreno di gioco e durante le collisioni con i pali, i corpi di altri giocatori e, appunto, i guantoni dei portieri. Certo, talvolta si ripresentano alcuni svarioni, specialmente nei lanci lunghi e nei tiri, con la palla che ruota con un effetto non propriamente realistico oppure non restituisce al meglio la giusta sensazione di potenza con cui è stata scagliata. Ma tutto sommato, in coppia con un gameplay tanto fluido quanto ragionato, riesce a restituire una simulazione sicuramente appagante.
A chiudere l'elenco degli elementi "spettacolarizzanti" troviamo le esultanze dei giocatori. Su questo fronte, ci sono effettivamente stati dei passi avanti, sebbene talvolta continuino ad apparire comunque sottotono, non capaci di restituire in maniera verosimile la gioia di un gol, persino nelle partite più importanti.

Aspetto tecnico e prestazioni

Venendo all'aspetto puramente tecnico, PES 2018 è corredato di un buon numero di opzioni di personalizzazione. Troviamo le classiche impostazioni per anti-aliasing (TAA e FXAA), occlusione ambientale, filtro texture, ombre, post-elaborazione, sfocatura di movimento e profondità di campo. Ci sono poi opzioni un po' più specifiche, come quelle per la qualità del terreno di gioco e per la simulazione dei tessuti e della rete della porta. Globalmente, insomma, Konami ha fornito ai giocatori un buon margine di movimento.
Tuttavia, l'esperienza visiva risultante presenta alcuni alti e bassi. A una buona illuminazione all'interno dello stadio, resa più realistica -anche nella differenza tra le partite diurne e quelle notturne- dalla tecnologia Real Capture, si accompagna una definizione delle texture assolutamente rivedibile quando si gioca con una visuale panorama o comunque con un inquadratura non direttamente posizionata a pochi metri dai giocatori. Il terreno di gioco, ad esempio, salvo quando viene impostato con erba "alta", dalla distanza risulta un po' troppo piatto.

Ma anche le maglie, che pur sono state riprodotto secondo le loro controparti reali, presentano una risoluzione leggermente sottotono, aggravata da un anti-aliasing non proprio eccelso nel mascherare le "scalettature" intorno ai nomi e ai numeri dei giocatori. Per quanto riguarda gli spalti, invece, a una raffigurazione tutto sommato efficace dell'impianto di gioco si accompagna un pubblico non sempre ben definito, e che presenta anche un fastidioso effetto pop-in durante le inquadrature panoramiche a scorrimento. La scena risulta invece gradevole durante l'ingresso dei giocatori, i replay e le esultanze, con qualche effetto di post-processing (e anche una leggera patina "blurrish" intorno a ogni elemento a schermo) un po' più spinto.
Dal punto di vista dei volti e della mole poligonale degli atleti, Pro Evolution Soccer 2018 si comporta piuttosto bene, anche se ci saremmo aspettati qualcosina di più per quanto riguarda l'espressività facciale e corporea, spesso minata da irregolarità nella morfologia della bocca, degli occhi e degli arti. Il motion capture, inoltre, riesce a passare da livelli straordinari (persino per qualche giocatore "secondario") a dei veri e propri "scambi di persona", nel senso che certi calciatori non assomigliano minimamente alla loro controparte reale.
E per quanto riguarda le prestazioni e l'ottimizzazione?
La leggerezza del Fox Engine, in coppia con la profondità della personalizzazione grafica, rende PES 2018 un titolo piuttosto scalabile e godibile sulla maggior parte delle macchine uscite negli ultimi 4/5 anni.

I requisiti, del resto, parlano chiaro: quelli "minimi" richiedono un Intel Core i5-3450 e una GPU GeForce GTX 650, mentre i "raccomandanti" una CPU i7-3770 e una GTX 660. Si è quindi leggermente più esigenti dal punto di vista del processore, per via della fisica avanzata che ammanta la simulazione, mentre per quanto riguarda la scheda video ci si è tenuti davvero bassi. Noi, con la nostra combo i5-3570K e GTX 1070, non abbiamo riscontrato nessun problema, senza alcun tipo di calo di framerate o fenomeno di stuttering.
Chiude il cerchio delle opzioni tecniche il supporto alla tecnologia NVIDIA Ansel, con la quale è possibile scattare e modificare (con tanto di visuale "libera", cattura a 360° e filtri simil Instagram) gli screenshot in game, per poi poterli condividere direttamente sui social.

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