Pikmin 3 Deluxe: i segreti di un mondo nuovo

Un'analisi sui significati della serie Pikmin di Nintendo, tra messaggi ecologisti e sfumature sinistramente oscure.

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  • Switch
  • Vi sono stati momenti nella Storia in cui la rovina di un popolo ha fatto la fortuna e la felicità di un altro: pensiamo agli Aztechi e Inca sterminati dagli spagnoli, o ai territori africani devastati dal colonialismo selvaggio degli europei. Cosa accadrebbe se, dopo l'estinzione della razza umana, il nostro pianeta diventasse un'opportunità di ricchezza e sostentamento - e forse anche un parco giochi - per dei simpatici alieni alti giusto un centimetro, ma dotati dell'intraprendenza e dello sprezzo del pericolo di Robinson Crusoe?

    Il ritorno in grande stile su Nintendo Switch di Pikmin 3 (a proposito, qui trovate la nostra recensione di Pikmin 3 Deluxe), penalizzato alla sua uscita nel 2013 dal lancio sull'infelice WiiU, ci fornisce l'occasione perfetta per approdare nuovamente su PNF-404, un mondo pieno di radiazioni, strane forme di vita e inestimabili tappi di bottiglia.

    La verità del contatore Geiger

    Se nel primo Pikmin (2001) il celebre protagonista Olimar si era ritrovato su PNF-404 a causa di un incontro troppo ravvicinato con un meteorite, nel terzo capitolo della serie il team proveniente dal pianeta Koppai si dirige in quell'angolo di universo con uno scopo ben preciso: recuperare risorse alimentari per risolvere la tremenda carestia che si è abbattuta sulla loro popolazione. E dire che l'oggetto delle loro mire non sembra esattamente ospitale.

    Nella serie non sono mai mancate creature stravaganti (qui potete leggere il nostro speciale sulla fauna di Pikmin), che spesso hanno una certa somiglianza con qualche specie terrestre: si va dall'ibrido serpente-uccello fino ad esseri aracniformi decisamente sconsigliati a chi non ama i nostri amici ragni. Il senso di familiarità si fa forte, fino a raggiungere livelli allarmanti, quando i nostri novelli esploratori incappano in oggetti inequivocabilmente umani... delle pile Duracell, una cartuccia per Famicom, dei tappi di 7Up. E l'elenco potrebbe continuare a lungo.

    Eppure di Homo Sapiens non si vede nemmeno l'ombra, e i ritrovamenti di Olimar e soci nel corso della serie hanno il sapore di reliquie di un tempo passato. Shigeru Miyamoto, creatore della serie, ha confermato in diverse interviste che, all'epoca in cui si svolgono gli eventi di Pikmin - indubbiamente in un futuro molto, molto lontano - l'umanità si è ormai estinta. Nintendo non ha mai riconosciuto a chiare lettere se PNF-404 sia o meno la Terra, ora popolata da Coleti rossi, Barbostatici o Saprofagi ladri, ma la conformazione dei continenti in Pikmin 3 (visibili dallo spazio) è basata su proiezioni scientifiche dell'aspetto del nostro pianeta tra 250 milioni di anni.

    Ma cosa potrebbe aver mai causato la scomparsa da PNF-404 dell'intera razza umana? Forse la risposta ce la dà un oggetto che Olimar recupera nel primo Pikmin: un contatore Geiger. L'alieno non ha piena consapevolezza dell'utilità del suo ritrovamento; sa soltanto che quel componente è vitale per la riparazione della sua astronave. Olimar nota soltanto che il contatore fa, di tanto in tanto, un gran fracasso. Visto che l'alieno non si degna di leggere il manuale d'istruzioni, non viene a scoprire che l'oggetto è un rilevatore di radiazioni: le zone in cui il contatore Geiger impazzisce sono quindi altamente radioattive.

    Insomma, sembra abbastanza probabile che gli umani che avevano creato le lampadine e le lattine ritrovate da Olimar e soci (e considerate dei tesori) siano stati spazzati via da un olocausto nucleare. Il passare del tempo ha fatto il resto, con l'evoluzione di nuove specie che sono riuscite ad adattarsi alla spietata radioattività del pianeta. Un tema non nuovo agli appassionati di fantascienza, centrale in opere come Deus Irae di Philip K. Dick e Roger Zelazny, dove la Terra post-apocalittica viene ripopolata da mutanti lucertoloidi e blatte parlanti.

    Forse è tutto accaduto a causa di un tragico sbaglio, un errore, proprio come quel 404 - Page Not Found che ha ispirato il nome del pianeta che ospita le avventure dei Pikmin. La scoperta dà al giocatore una sensazione di sinistro presagio.

    Una nuova prospettiva

    Tutti i protagonisti della serie Pikmin - da Olimar al malefico Louie, fino ad arrivare ad Alph, Brittany e Charlie - hanno innegabilmente un qualcosa di umano, a partire dal loro aspetto, ma sono i loro comportamenti a renderli veramente vicini a noi. Non sono di ostacolo le loro ridottissime dimensioni, che ci costringono ad un punto di vista inusuale su PNF-404: una visuale dal basso, dove un ciuffo d'erba può sembrare un albero insormontabile e i nemici più grandi (in realtà lunghi pochi centimetri) costituiscono una seria minaccia per l'incolumità tanto dei pionieri quanto dei Pikmin.

    Questi ultimi sono esserini a metà tra il regno vegetale e quello animale, ben disposti verso la nostra guida, felicissimi di scagliarsi contro qualunque cosa si muova per spianare il terreno o raccogliere preziose risorse. La nostra armata di soldatini è perfetta: sono fedeli, non si pongono domande e soprattutto non ne fanno a noi. A volte si avverte in fondo al palato un retrogusto vagamente imperialista.

    In ogni caso, la crociata aliena alla scoperta di PNF-404 ci conduce alla scoperta di ambienti anche molto diversi tra loro, con ecosistemi ben definiti, governati da fili invisibili che i nostri protagonisti cercano di scoprire e approfondire con la dovizia di un Linneo. Catalogare, sperimentare, immaginare, collegare e infine spiegare: Pikmin rappresenta un decalogo e una impeccabile dimostrazione del metodo scientifico, e regala sensazioni non troppo dissimili da quelle provate da chi si avventura nei luoghi più reconditi del nostro pianeta alla ricerca di nuove specie da osservare. La Piklopedia si arricchisce sempre di più grazie alla nostra curiosità, e la natura passa dall'essere selvaggia e imprevedibile al diventare un parco giochi a misura d'Olimar. Perché la conoscenza è potere.

    Lo sguardo rasoterra dei piccolissimi alieni ci invita ad abbassarci al livello di creature che normalmente ignoriamo, e forse anche per questo siamo abituati a considerare inferiori a noi.

    A pensare bene, però, dovremmo essere intimiditi dall'efficienza sovrannaturale di api e formiche, o dall'astuzia senza tempo dei ragnetti pazienti che popolano le nostre case. Miyamoto, appassionato di natura e giardinaggio, voleva narrare le gesta dei minuscoli eroi dimenticati che popolano la nostra vita di tutti i giorni, e senza i quali - come nell'emblematico caso delle api - l'esistenza umana come la conosciamo non sarebbe possibile. L'evoluzione è riuscita a ripristinare un equilibrio persino dopo il disastro nucleare che ha devastato PNF-404 e ha reso le sue creature un terno al lotto genetico: come si fa a non commuoversi dinanzi ad uno spettacolo del genere?

    Siamo responsabili

    Essere pionieri su un pianeta sconosciuto significa procedere al buio, rischiarando a poco a poco il percorso grazie ad intuizioni originali e gesti avventati... che potrebbero, però, non sortire gli effetti sperati. In quanto comandanti di un esercito di teneri Pikmin siamo responsabili della loro sorte, anche se nessun tribunale di guerra verrà a giudicare le nostre azioni. I più crudeli potrebbero lanciare i piccolini in attacchi disperati contro minacciose Ranuche idropiche gialle, sedersi comodi e attendere la fine; è più comune avvertire uno slancio di empatia e compassione nei confronti di questi esserini che si affidano a noi con lo slancio innocente di un innamorato un po' fesso.

    Per avere successo è fondamentale conoscere le abilità e le debolezza di ciascuna specie di Pikmin, ognuna contraddistinta da un colore diverso, inserendoci in ogni ecosistema senza pestare i piedi al Bulbico imperiale di turno. Perché PNF-404 e i suoi abitanti sono indubbiamente affascinanti, ma in un attimo l'allegra razzia delle loro risorse può trasformarsi in un disastro. Cura per i Pikmin e attenzione per l'esplorazione vengono premiate: quella che per gli umani era spazzatura ha per gli alieni il valore di un tesoro inestimabile.

    Olimar e soci rileggono il nostro mondo con gli occhi dell'amore per il nuovo, proprio come Ariel era incantata dall'arricciaspiccia, in realtà niente più che una banale forchetta. Il senso di novità è la pietra filosofale che permette di trasformare banali mattoni in oro, e orribili anelli di plastica in immortali oggetti d'arredamento destinati agli abitanti più benestanti di Koppai. Avremmo molto da imparare dalla freschezza degli alieni e dalla loro attitudine al riciclo, vista la nostra marcata tendenza a disfarci di ciò che non serve più, che sia un oggetto o un altro essere umano.

    Come molte altre creature di Miyamoto, anche l'avventura dei Pikmin nasconde un messaggio ecologico forte, lanciando ai giocatori un grido che è al contempo di allarme e di speranza: allarme perché nessun essere vivente ha lasciato sul nostro pianeta un'impronta pesante come quella dell'Homo Sapiens, comparso appena 200.000 anni fa, e speranza, poiché le altre forme di vita di PNF-404 sono state in grado di sopravviverci e adattarsi al nuovo status quo, nonostante tutto.

    Pikmin ci avverte del pericolo di rappresentare un'aggiunta superflua, e anzi dannosa, ai nostri meravigliosi ecosistemi, spesso perfetti e funzionali anche senza alcun apporto umano, e ci invita a ritrovare lo sguardo incantato di quando, da bambini, ci bastava osservare una formichina su un rametto per provare stupore e ammirazione verso gli incanti della natura. Ricordiamo che la demo di Pikmin 3 Deluxe è disponibile sull'eShop.

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