E3 2018

PlayStation E3 2018: una conferenza tra (gradite) conferme e (poche) sorprese

Sony aveva promesso una conferenza diversa dal solito e così è stato: la "nuova" esperienza E3 di PlayStation ha funzionato? Scopriamolo insieme.

PlayStation E3 2018: Riepilogo Conferenza
Videospeciale: Playstation 4 Pro
Articolo a cura di
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Chiara fin da subito, limpida negli intenti e nelle prospettive, Sony aveva promesso una conferenza concentrata sulle quattro grandi esclusive che arriveranno su PlayStation 4 nel corso del prossimo anno. E così è stato: dal "secondo movimento" di The Last of Us a Spider-Man, buona parte del media briefing è stata monopolizzata dalla proposta dei team interni. Un scelta in qualche maniera peculiare, così come peculiari sono stati i ritmi di uno show non completamente a fuoco, almeno dal punto di vista dello spettacolo e dell'intensità.

Il poker d'assi di Sony

Bisogna ammettere, senza mezzi termini, che la conferenza Sony non è stata roboante come quella dell'anno scorso, ne travolgente come quella di Microsoft. La colpa è stata in parte dell'organizzazione logistica: la volontà di trasformare l'evento in uno spettacolo per i partecipanti (con un'esibizione dal vivo di Gustavo Santaolalla ed un improbabile "cambio palco"), ha imposto al pubblico da casa di assistere al desolante chiacchiericcio di quello che sembrava un pre-show riciclato (e noi che eravamo così felici della sua scomparsa). Ma c'è anche da dire che la scelta delle terze parti da portare sul palco non è stata proprio oculata. Fra un NiOh 2 che si è palesato soltanto con un logo e qualche artwork, ed un Control che sembra davvero il reskin di Quantum Break, il pubblico è rimasto ovviamente molto freddo. Per non parlare della parentesi dedicata a Destiny 2 e Call of Duty Black Ops 4: che sia la "maledizione" della piattaforma più diffusa ad imporre una scelta del genere, orientata alle produzioni più vendute e più vendibili, eppure così scontate e prevedibili?
L'unica, grande eccezione è rappresentata ovviamente dal remake di Resident Evil 2, fra l'altro perfettamente accordato alla politica dell'azienda, votata anche alla riscoperta dei grandi classici e attenta pure al valore della nostalgia. L'apparizione di Leon Kennedy nel suo nuovo guscio poligonale è stata accompagnata da un urlo fragoroso della platea, letteralmente impazzita quando ha scoperto che la pubblicazione è più vicina di quanto si potesse pensare.

Al di là di questo il passo della conferenza ci è sembrato abbastanza fiacco. Resta però vero che è impossibile dirsi insoddisfatti: perché la qualità delle esclusive PlayStation è tale da lasciare esterrefatti. The Last of Us Part 2 è una clamorosa evoluzione delle meccaniche del primo capitolo, incredibilmente più dinamico, più crudo, più "fisico". Un'avventura che mescola azione, stealth ed elementi survival in un impasto praticamente perfetto.
E poi c'è l'esordio Ghost of Tsushima: un gameplay all'apparenza tecnico e stratificato, un immaginario vibrante, un colpo d'occhio totalizzante. Sarà sicuramente questo il titolo della definitiva consacrazione di Sucker Punch.
Sebbene Insomniac abbia ancora un po' di timore a mostrare le fasi open world, pure Spider-Man convince grazie alla sua indiscutibile solidità. Le missioni sono intense e ottimamente coreografate, il combattimento fluido e spettacolare, e la produzione conferma inoltre questo suo preziosissimo valore "enciclopedico", presentando un manipolo di villain storici finora rimasti nell'ombra.
Resta molto più misterioso, invece, il colossale Death Stranding: Kojima si diverte a stuzzicare la curiosità del pubblico con lungo video che pare un invito all'indagine ed alla speculazione, inondando le retine degli spettatori con immagini piene e indelebili, con atmosfere sospese, aliene, pacifiche, tetre, desolanti. Death Stranding è, prima di ogni altra cosa, lo sfogo creativo di un grande visionario, ed anche solo per questo riesce a catalizzare l'attenzione della community.
Insomma, il poker di esclusive in mano a Sony è davvero impressionante, capace di superare l'offerta della concorrenza in quanto a varietà, qualità, impatto.

Restare perplessi sulla struttura della conferenza, tuttavia, non significa certo fare un torto a questi grandi titoli. E se si considera inoltre che le date scarseggiano, non si può far altro che ammettere che allo show è mancato il nerbo, che pure una singola sorpresa finale avrebbe potuto dargli. Quando sullo schermo sono comparsi i nomi di Japan Studio e From Software tutti ci abbiamo sperato: ma invece che Bloodborne 2 è arrivato l'annuncio di Déraciné, un progetto per PSVR accolto con molta freddezza.
Un po' di amaro in bocca resta, insomma, per chi pensa all'E3 come ad un momento di scoperta e non solo di conferme. D'altro canto, se è vero che alcune delle passate conferenze erano state "poco consistenti", stavolta non si può che restare soddisfatti dalla quantità di gameplay, letteralmente soverchiante se pensiamo alle strategie comunicative di quasi tutti gli altri publisher. È stato per concretizzare il sogno di una conferenza fatta soprattutto di giochi invece che di filmati e immagini che PlayStation ha lasciato campo libero alla diretta concorrente, che quest'anno è andata davvero all-in sul fronte delle terze parti. Visti i rapporti di forza e la situazione del mercato Sony può permetterselo senza troppi problemi, ma in futuro sarà bene non rischiare oltre. Ma poi chissà, forse è tutta una strategia a lungo termine. Non dimentichiamo che il 2018 si chiuderà con l'annuale Experience: magari stavolta le sorprese arriveranno proprio lì.