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PlayStation Plus: da Silent Hill a God Hand e Dino Crisis, i grandi assenti

Le prime due generazioni PlayStation erano segnate da capolavori indimenticabili, molti dei quali sono per ora assenti dal tier massimo di PS Plus.

PlayStation Plus: i grandi assenti
Speciale: Multi
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Dopo mesi di speculazioni, rumor mai smentiti e ritardi logistici, abbiamo potuto finalmente mettere le mani sul nuovo piano di abbonamento PlayStation Plus. La casa giapponese ha pensionato il precedente servizio dopo anni di onorata carriera per aprirsi a un mondo streaming in divenire, tendendo ai lidi già esplorati dal Gamepass di Microsoft ma con le dovute differenze (come abbiamo esposto elencandovi le differenze tra PlayStation Plus e Xbox Game Pass). L'offerta è strutturata in tre livelli, a partire da quello base - che riprende le caratteristiche del primo PS Plus - per arrivare al Premium, che fornisce un ampio catalogo di giochi in streaming provenienti dalle epoche passate di PlayStation.

Nell'ultimo periodo abbiamo messo alla prova proprio quest'ultimo tier, affrontandolo in stress test per capire quanto bene funzioni la retrocompatibilità offerta da Sony, offrendovi anche una panoramica dei migliori giochi PS1 e PS2 su PlayStation Plus, ma l'elenco attuale del servizio ha lasciato in disparte svariate gemme videoludiche. Come già spiegato da Jim Ryan, l'offerta proposta dal catalogo Premium è in continuo divenire, per questo abbiamo deciso di soffermarci su dieci titoli che vorremmo ardentemente rigiocare sulle console attuali.

Silent Hill

La lista deve necessariamente cominciare con il capolavoro firmato Team Silent, il quale porta sotto l'egida Konami l'incubo di una città impressa nei ricordi di tutti i giocatori. Il capitolo originale del 1999 rivoluzionò il modo di approcciare l'horror, perché in quegli anni dominava sulle scene il Resident Evil di Capcom con la sua vocazione all'esplorazione e al b-movie, mentre Silent Hill guardava ai risvolti psicologici della colpa costruendo un purgatorio attraverso il quale il protagonista doveva essere purificato.

Ambientazioni tetre e sanguinose, strade ammantate dalla nebbia e una colonna sonora angosciosa sono i punti cardine del gioco, con un'attenzione spasmodica per il contesto narrativo che diventa essenziale per l'economia dell'opera: nonostante la trama costituisca il fulcro dell'esperienza, in Silent Hill Harry Mason può combattere e difendersi dalle mostruosità che abitano la città, ed è solo per questo non è entrato a far parte dei nostri migliori horror narrativi, classifica che avrebbe stravinto senza patemi.

Destruction Derby

La storia del titolo sviluppato da Reflections è quantomeno curiosa, dato che Sony diede l'incarico a questo piccolo team di creare il gioco solo per avere una base europea da cui partire per la distribuzione al di fuori dell'Asia. Gli sviluppatori però avevano accordi precedenti per portare Destruction Derby anche su Sega Saturn e su MS-DOS, quindi furono costretti a subappaltare i lavori per concludere tre differenti versioni del gioco, e fino a due mesi prima del lancio non era stato scelto nemmeno il titolo definitivo dell'opera.

Dopo un periodo di fuoco, Destruction Derby venne lanciato su PlayStation diventando un instant classic grazie al suo concetto di base semplicissimo: i giocatori si scontravano tra di loro all'interno di un'arena, seguendo le regole delle lotte tra vetture che spopolavano in America e in Inghilterra in quegli anni. La mancanza di modalità di gioco complementari rendeva l'esperienza ripetitiva in una manciata di ore, ma l'ottimo sistema di guida e una straordinaria (per l'epoca) gestione delle collisioni rendeva impossibile staccarsi dall'opera adrenalinica di Reflections.

Manhunt

Se pensavate che Rockstar avesse raggiunto l'apogeo della violenza con Grand Theft Auto fareste bene a ricredervi, perché il titolo pubblicato nel 2003 fece esplodere una gigantesca polemica sui videogiochi violenti, con un noto avvocato che arrivò ad accusare Manhunt di trasformare i ragazzi in assassini psicopatici. James Cash è il protagonista di quest'opera controversa, un detenuto colpevole di numerosi crimini violenti e condannato all'iniezione letale, ma l'esecuzione non viene portata a termine a causa dell'ingerenza di Lionel Starkweather, un regista di Hollywood che produce snuff movie.

Il facoltoso uomo del cinema guida James tra le scene della sua ultima pellicola, lanciandogli contro le gang armate della città per filmare gli scontri con il pluriomicida attraverso le telecamere nascoste. Al protagonista viene consigliata la furtività, perché i suoi nemici sono esaltati e brutali tanto quanto lui, lasciando campo libero alle terribili esecuzioni dall'ombra che hanno fatto montare l'indignazione dell'opinione pubblica. Il fattore violenza tarato al massimo è essenziale per inquadrare la portata storica del titolo, diventato opera di culto grazie alle sue atmosfere malsane e al senso estetico da snuff movie.

Dino Crisis

Capcom sapeva benissimo cosa stava facendo quando allo State of Play di marzo ha presentato Exoprimal, il suo sparatutto co-op con i dinosauri (trovate qui la nostra anteprima su Exoprimal), perché gli appassionati di Dino Crisis chiedono a gran voce un nuovo capitolo della loro saga preferita da tempo immemore. Dalla mente di Shinji Mikami, il padre di Resident Evil e del più recente The Evil Within, nasce questo survival horror fantascientifico nel quale l'agente speciale Regina deve indagare su una struttura di ricerca invasa dagli animali preistorici.

Le ispirazioni narrative arrivano direttamente da Jurassic Park, unendole alle atmosfere cariche di tensione garantite da bestie violente e affamate ma le modalità di gioco pescano dall'epopea zombie di Capcom il gusto dell'esplorazione, della risoluzione degli enigmi e delle fasi di shooting. Il team di sviluppo si concentrò con vigore sulla costruzione di un'intelligenza artificiale che rendesse i dinosauri degli animali terrificanti, cercando di tradurre in linee di codice il comportamento degli odierni carnivori terrestri, spingendo al massimo le capacità dell'hardware Sony e riuscendo a raggiungere gli strabilianti risultati che hanno reso Dino Crisis, in breve, una leggenda.

Berserk Millennium Falcon Arc Chapter of the Holy Demon War

La richiesta dell'inclusione di questo titolo nell'elenco dei giochi collegati al livello Premium ha assunto i contorni di una supplica da parte dei fan, soprattutto perché soltanto i fortunatissimi giocatori giapponesi riuscirono ad impersonare Gatsu nell'ottobre del 2004. La distribuzione mondiale dovette accontentarsi delle copie importate dal mercato asiatico, prive ovviamente di traduzione in inglese ma ciò non è bastato a smorzare gli entusiasmi per un hack 'n slash profondo e godurioso, caratterizzato dalle movenze pesanti che abbiamo sempre immaginato osservando le meravigliose tavole del compianto Miura (non perdete la nostra recensione dei capitoli 365 e 366 di Berserk).

La storia segue un arco narrativo ristretto di uno dei manga più importanti di sempre, permettendoci di assimilare la vendetta di Gatsu nella sua ricerca della terra degli elfi facendoci strada tra demoni, spiriti e divinità oscure. Al sistema di combattimento sfaccettato ed estremamente responsivo si unisce la grandiosa colonna sonora firmata Susumu Hirasawa, contraddistinta dalle tonalità epiche e medievaleggianti che hanno reso indimenticabile questo piccolo gioiello dedicato a Berserk.

Parasite Eve

La Square Soft del 1998 era reduce dallo strepitoso successo di Final Fantasy 7, che le garantì una sostanziosa entrata economica che i dirigenti decisero di investire per rendere più variegata la loro offerta videoludica. Dopo un lungo periodo di ricerca, le attenzioni dei produttori si rivolsero al romanzo fanta-horror di Hideaki Sena, che racconta della "rivolta" dei mitocondri contro le cellule che li ospitano.

Parasite Eve nasce quindi come un sequel del libro, e la sua trama segue la poliziotta Aya Brea: durante un concerto alla Carnegie Hall, il pubblico che ascolta la performance della cantante Melissa Pearce muore improvvisamente per autocombustione ma la protagonista viene risparmiata perché i suoi mitocondri non sono ancora completamente sviluppati. La misteriosa Melissa si rivela un mostro di nome Eve e diventa l'antagonista di un originale RPG cinematografico, che chiama il giocatore a combattere contro le mostruosità avvalendosi dell'evoluzione del sistema ATB di Final Fantasy, in una sorta di miscuglio tra azione in tempo reale e combattimento a turni.

Twisted Metal Black

La folle serie creata da David Jaffe può contare numerosi titoli, partendo da quel capitolo originale pubblicato sulla prima PlayStation per arrivare all'ultima pubblicazione del 2012, ma ben pochi possono rivaleggiare con la disturbante pazzia di Twisted Metal: Black, arrivato su PlayStation 2 nel 2001. Il videogioco sviluppato dal team Incognito è ancora una volta fondato sulle regole del combattimento tra veicoli, con l'introduzione scriteriata di armi balistiche ad insaporire scontri caratterizzati dall'esagerazione visiva tipica della saga.

Le folli corse tra le strade della città di Midtown vedono come protagonisti gli evasi dal manicomio criminale di Blackerfield e ricreano lo spettacolo perfetto per il torneo Twisted Metal indetto dal suo creatore Calypso. L'elevato grado di violenza si unisce a un'anima arcade che non si cura del realismo delle collisioni, mentre gli inseguimenti a tutta velocità sono contraddistinti da capovolgimenti di fronte continui che diventano ancora più esaltanti nella modalità multiplayer online. Il sistema di guida responsivo e il senso estetico decadente, che fa un ampio uso dei colori scuri e della pioggia, hanno reso Black uno dei capitoli più amati della serie, e numerosi appassionati desiderano con ardore la possibilità di rimettersi al volante dei suoi disturbanti veicoli.

God Hand

Avremmo potuto inserire in questa lista tutti i giochi sviluppati da Clover Studio, perché stiamo parlando di diamanti assoluti del panorama videoludico ma Okami ha ottenuto una remastered in tempi relativamente recenti e di un possibile ritorno di Viewtiful Joe si parla in pratica a giorni alterni, mentre God Hand rischia di cadere in un dimenticatoio nel quale non merita di rimanere. Il picchiaduro più schizzato della storia riesce a mescolare influenze lontanissime tra di loro, dal western per arrivare alla lotta tra demoni e angeli, e inserisce nel calderone tematico anche lo stralunato humor giapponese con i suoi personaggi fuori di testa.

God Hand non è solo ispirazione artistica, perché il suo sistema di combattimento riflette la pazzia ludica che contraddistingue l'anima nipponica, con il giocatore chiamato a impostare gli attacchi del protagonista costruendo il set più adatto allo scontro da affrontare, mentre l'uso delle tecniche speciali avviene con l'utilizzo di "carte" preimpostate e sbloccabili, ognuna con un costo differente in termini di energia, che si genera mandando a segno i colpi classici. La schivata è affidata allo stick analogico destro e l'utilizzo preciso della stessa fa aumentare il livello di difficoltà delle battaglie, garantendo succulenti premi finali per coloro che riescono a mantenere sempre elevato il grado di sfida.

Onimusha: Warlords

I signori della guerra che danno il titolo al primo capitolo della serie Onimusha sono dei veri esponenti della storia giapponese, come Oda Nobunaga e Tokugawa Ieyasu, reinventati dagli sviluppatori Capcom e resi quindi marionette dei Genma, un gruppo di demoni votato alla conquista del mondo. L'ambientazione riprende dal periodo Sengoku i canoni estetici di una nazione in via di unità ed è accompagnata dalle tinte fantasy garantite dalla lotta sovrannaturale tra gli Oni e i Genma.

Samanosuke Akechi è il guerriero protagonista della storia, unico proprietario del Guanto degli Oni che gli permette di assimilare le anime dei nemici sconfitti e utilizzarle per potenziare le proprie armi. Il gioco si basa sulle modalità action di un hack 'n slash molto dinamico, che prende spunto dalla lezione Resident Evil per muovere le sue battaglie lineari su sfondi pre-renderizzati e fissi. L'avventura a tinte fosche è insomma riuscita a restare impressa nella memoria per l'azzeccato connubio tra il Giappone feudale e il mondo magico che gli vortica intorno.

Metal Gear Solid

L'opera in senso assoluto, forse il videogioco più emblematico dell'intero periodo PlayStation, il capolavoro capace di sfondare la parete che separa questa giovane arte dal cinema ed entrare di diritto nell'immaginario collettivo del medium. Hideo Kojima supervisiona ogni singolo aspetto della sua creazione donandogli quell'autorialità che si può amare oppure odiare, ma che sicuramente non passa mai inosservata, grazie a delle meccaniche che ridefiniscono il genere stealth e gli danno nuova linfa vitale.

Solid Snake, doppiato dallo storico David Hayter, diventa un'icona spionistica al pari di James Bond grazie a una storia matura e intricata, capace di esplorare le zone d'ombra della politica e delle potenze militari, ma sempre pronta a smorzare i toni con alcune trovate comiche assurde e inaspettate. Rotture della quarta parete, giornali osé e sfortunati soldati chiusi nel bagno, sono solo alcuni spunti provenienti dallo humour giapponese, mentre le epiche boss fight rimangono incastonate nella nostra memoria come le gemme più splendenti di un'era videoludica indimenticabile. Non potevamo scegliere un titolo più adatto per concludere il discorso e ci auguriamo che Sony e Konami siano già al lavoro per portarlo su PlayStation Plus Premium.