PlayStation: la storia dei controller Sony, dal joypad PS1 al DualSense

Dal PlayStation Controller al DualSense, passando ovviamente per quattro DualShock: uno sguardo alla storia dei joypad targati Sony.

PlayStation: dal joypad PS1 al DualSense
Speciale: PlayStation 5
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Oltre alla tecnologia audio Tempest 3D e all'SSD proprietario destinato a ridurre drasticamente i tempi di caricamento, DualSense, il nuovo controller di Playstation 5, è sempre stato uno dei cardini della next-gen Sony (qui un nostro approfondimento sul DualSense). Un pad che rompe una tradizione quasi ventennale, allontanandosi da una forma diventata per certi versi quella del controller per definizione, importante perché vuole aggiungere una dimensione sensoriale all'esperienza di gioco. Un controller che, non a caso, è stato uno dei primissimi elementi mostrati della nuova console, facendo immediatamente parlare di sé e del suo design futuristico (a proposito, non perdete il video del DualSense smontato).

Nell'attesa di toccarlo con mano a partire dal prossimo 19 novembre, ripercorriamo insieme la storia dei controller marchiati Sony. Un racconto legato a doppio filo con il brand PlayStation: basti pensare a quanto i quattro simboli sui tasti frontali - croce, cerchio, triangolo e quadrato - abbiano definito un certo modo di intendere il videogioco, entrando di fatto nella cultura pop.

Playstation Controller: le origini

Escludendo la parentesi sperimentale della Nintendo PlayStation, una console mai commercializzata che avrebbe di certo cambiato il corso della storia dei videogiochi, partiamo dal 1994. Ovvero l'anno di lancio della prima, indimenticabile PlayStation.

Il PlayStation Controller, con la sua inconfondibile forma a manubrio destinata a rimanere quasi immutata per quattro generazioni, rappresenta una rivoluzione a più livelli. È un pad maneggevole, leggero ma solido, dall'ergonomia eccezionale. Oltre ai già citati quattro tasti frontali e alla doppia impugnatura a corna, l'altra grande innovazione sono i quattro pulsanti dorsali: uno standard che permette di aggiungere nuove funzioni ai giochi.

DualShock: l'evoluzione

La rivoluzione si concretizza due anni dopo, nel 1996, con l'arrivo del Dual Analog. Un controller che aggiunge al design base non una ma addirittura due levette analogiche a portata di pollici. Un cambio di paradigma fenomenale, che trova il suo pieno compimento un anno più tardi con il DualShock. Come suggerisce il nome, la differenza tra i due pad sta nell'aggiunta della funzione vibrazione, grazie a due motori inseriti all'interno delle impugnature.

Un accorgimento che permette di vivere i videogiochi con un'intensità straordinaria, e che insieme al doppio analogico simmetrico si impone come lo standard di riferimento. Da segnalare una curiosità: inizialmente il supporto agli stick analogici poteva essere attivato o disattivato tramite un apposito tasto, perché solamente alcuni titoli (tra cui ricordiamo Ape Ascape) erano compatibili con tale funzionalità.

DualShock 2: la conferma

Il DualShock scuote il panorama videoludico dalle fondamenta, creando un precedente fortunatissimo di cui si avvertono ripercussioni anche oggi. PlayStation 2, nel 2000, non può che continuare sulla stessa strada: il DualShock 2 conferma in toto il predecessore, aggiungendo però la sensibilità ai pulsanti. Una sfumatura che permette di dosare ad esempio l'acceleratore in un gioco di guida, invece del classico meccanismo acceso/spento.

DualShock 3: l'aggiunta del motion control

Nel 2005, con l'avvento di PS3, Sony pensa inizialmente di stravolgere la tradizione. Impossibile dimenticare il prototipo del celebre "controller banana" presentato all'E3 di quell'anno insieme alla console. Una sorpresa clamorosa, che suscita un vespaio di polemiche a causa della forma anomala e all'apparenza non proprio confortevole.

Le reazioni fortemente negative convincono la compagnia a tornare sui suoi passi: l'anno seguente PlayStation 3 si presenta sul mercato con il Sixaxis, ovvero essenzialmente un DualShock 2 senza vibrazione, ma con in più sensori di movimento, un nuovo pulsante al centro e dei grilletti con una corsa migliorata. L'idea di inserire giroscopi e accelerometri nasce come risposta al travolgente fenomeno del motion control che fa la fortuna di Nintendo Wii, anche se su PlayStation i risultati sono modesti.

Da segnalare come il Sixasis, primo joypad wireless di Sony, rinunci alla vibrazione in seguito a una causa legale tra l'azienda e una società americana che accusa il gigante giapponese di violazione di brevetto. Nel 2007 le parti trovano un accordo, ed ecco arrivare il DualShock 3, che combina i sensori di movimento del Sixaxis con la cara, vecchia vibrazione.

DualShock 4: touchpad e non solo...

Siamo al presente, o meglio al passato recente. DualShock 4 è il controller della quarta generazione PlayStation. La forma base, seppure più morbida nelle linee, continua a rimanere fedele al modello datato 1997. In particolare resta la canonica disposizione simmetrica degli analogici, opposta a quella scelta dal pad Xbox, a cui si aggiungono una serie di significative innovazioni.

La prima è il touchpad: una superficie che permette un'interazione touch diversa da quella di un semplice pulsante, come visto ad esempio con la chitarra di The Last of Us Parte II. Il tasto Share nasce invece per venire incontro all'era dei social network, alla voglia di condivisione istantanea. L'altoparlante integrato e la barra luminosa sul retro, pensata per distinguere gli utenti e interfacciarsi con la telecamera di PS4 tracciando il controller nello spazio, aggiungono ulteriori potenzialità a un joypad comfortevole e di successo. A completare il quadro, grilletti ricurvi con una corsa migliorata e un ingresso per collegare le cuffie.

DualSense: un domani "da sentire"

Eccoci arrivati al futuro prossimo, al DualSense: un pad che coraggiosamente abbandona anche nel nome il DualShock, senza ad ogni modo tradire il DNA PlayStation. Oltre al design avveniristico, le grandi novità del pad di PS5 sono da ricercare nei grilletti adattivi, con L2 e R2 che possono modificare la loro resistenza a seconda delle necessità di gioco, e nel feedback aptico. Una tecnologia che rispetto alla vibrazione tradizionale promette di trasmettere sensazioni tattili più rifinite, dando l'idea di materiali diversi e coinvolgendo l'utente come mai prima d'ora (come spiegato nell'anteprima di Astro's Playroom).

Il tutto con un'ergonomia ai massimi livelli, maggiore leggerezza e un microfono integrato. Insomma, un ulteriore motivo per attendere con ansia PlayStation 5, nell'attesa di scoprire cosa sarà capace di regalare Sony negli anni a venire. Perché, come dimostra la storia di PlayStation e del suo DualShock, l'evoluzione videoludica passa anche, se non soprattutto, dai sistemi di controllo.