PlayStation Studios verso il futuro: quali piani per i giochi Sony su PS5?

Si è parlato moltissimo della mossa di Microsoft che punta ad ampliare i suoi studi. Ma Sony, invece, che intenzioni ha? Abbiamo provato a ipotizzarlo.

PlayStation Studios verso il futuro: quali piani per i giochi Sony su PS5?
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Negli ultimi anni gli Xbox Game Studios hanno conosciuto un'espansione a dir poco prodigiosa, che li ha visti accogliere in famiglia realtà come Obsidian Entertainment, Ninja Theory e l'intera Bethesda (sebbene i termini dell'accordo siano ancora da chiarire). Di recente anche sul fronte PlayStation Studios abbiamo cominciato a ricevere novità in tal senso, che a onor del vero non riguardano soltanto delle possibili acquisizioni ma anche l'espansione di collettivi già esistenti, si pensi a Sony Santa Monica o alla stessa Naughty Dog.

In ogni caso sarebbe errato considerare questo processo di crescita come una semplice risposta ai nuovi arrivi di Microsoft, perché - come confermato dallo stesso Jim Ryan - gli studi "veterani" di Sony starebbero subendo una naturale evoluzione, che potrebbe averli messi nelle condizioni di sostenere lo sviluppo di più progetti in contemporanea, un po' come da anni fa Insomniac Games. Da qui l'idea di soffermarci con più attenzione sul futuro dei titoli first party, dal quale forse dipenderà buona parte del successo di PS5. Abbiamo inoltre colto l'occasione per parlare della pesante riorganizzazione di Japan Studio, un evento tanto inatteso quanto legato al nuovo volto dei PlayStation Studios.

Sulla via degli studi "multi-progetto": a scuola da Insomniac Games

Nel corso di quella che potremmo definire come "era Layden", i PlayStation Studios sono cresciuti sensibilmente e ci hanno regalato delle esperienze inestimabili. Molto ci sarebbe da dire sulla figura e la visione di Shawn Layden ma preferiamo andare al sodo e ricordare il suo ultimo "colpo da maestro" in casacca blu. Parliamo chiaramente dell'acquisizione di Insomniac Games per 229 milioni di dollari, una cifra che - seppur consistente - appare assolutamente giustificata se pensiamo al peso del team statunitense e a ciò che ha fatto per la divisione negli ultimi tempi. A seguito del successo stellare di Marvel's Spider-Man, che ad oggi ha superato le 20 milioni di copie vendute, la cricca di Brian Horton ha rimpolpato il lancio di PS5 col sorprendente Miles Morales e con Spider-Man Remastered, un'opera di ammodernamento del capitolo PlayStation 4 di indiscutibile qualità (qui la nostra recensione di Marvel's Spider-Man). In aggiunta il prossimo 11 giugno i giocatori metteranno le mani su Ratchet & Clank: Rift Apart, un viaggio multidimensionale pensato per sfruttare l'hardware di PS5 in ogni senso possibile.

Tra l'altro mentre queste squadre si sono impegnate a riempire i primi mesi di vita della console, Bryan Inthiar e i suoi hanno continuato a lavorare attivamente su Marvel's Spider-Man 2, a riprova di quanto sia fitta l'agenda della software house. Ma questo che cosa ha a che vedere con realtà come Sony Santa Monica e Naughty Dog? Ebbene, anche se non riuscissero a pubblicare così tanti giochi a stretto giro potrebbero comunque avvicinarsi al "modello Insomniac" in termini di ottimizzazione dei cicli di sviluppo.

Negli ultimi mesi infatti il team di God of War ha cominciato ad accogliere una grande quantità di talenti, perché in realtà non si sta occupando solo della prossima avventura di Kratos e Atreus. Gli indizi punterebbero in direzione di un titolo sci-fi orientato al single player e - più d'ogni altra cosa - scritto e diretto da un Cory Barlog pieno d'entusiasmo, che intanto avrebbe lasciato God of War nelle mani di colleghi capaci di portare alla vita ciò che lui ha già immaginato su carta. Soltanto 5 anni fa lo studio non sarebbe stato in grado di gestire due progetti di tale portata allo stesso tempo ed è la dolorosa storia di Project Internal 7 a dircelo. Definito dall'allora studio head Shannon Studstill come "un sogno ormai morto", il gioco di fantascienza è stato cancellato perché bisognava far spazio alla rinascita di God of War e non era il momento di destinare una parte consistente della squadra su di una nuova IP.

Tornando a noi, ora che i nuovi cardini ludici e narrativi della serie sono stati pienamente definiti, Santa Monica ha avuto la possibilità di espandersi e dare il via alla produzione di God of War 2 e dell'action sci-fi nei primi mesi del 2018 e stavolta senza che lo sviluppo dell'uno decretasse la fine dell'altro. Questo preciso modello di espansione potrebbe essere stato adottato anche da altre realtà di spicco dei PlayStation Studios, quali ad esempio Guerrilla Games e la stessa Naughty Dog.

È difficile ipotizzare quali possano essere i piani del team californiano ma non ci stupiremmo se prima di un ipotetico The Last of Us Parte 3 o di una nuova IP ci regalasse Factions II, magari con annessa la remastered del secondo capitolo, o un titolo standalone dal sapore next-gen in stile Uncharted: l'Eredità Perduta.

In ultima analisi, ci aspettiamo un aumento sostenibile delle produzioni pubblicate dai singoli studi nell'arco di una generazione, a vantaggio di un catalogo di esclusive sempre più ampio e in grado di incontrare i gusti di una vasta utenza. Ci auguriamo in ogni caso che la ricerca della qualità continui a essere tra i principi fondanti di questo processo evolutivo, perché ottimizzare lo sviluppo di un videogioco non deve significare "castrarne" le reali potenzialità.

Da Bluepoint all'apertura di nuovi studi: l'espansione "classica"

Il fatto che l'ampliamento degli studios non debba basarsi solo sulle acquisizioni non significa che il colosso giapponese abbia smesso di guardarsi intorno per portare in famiglia collettivi di talento, specie quando questi hanno un'identità compatibile con quella di PlayStation. Il primo nome che ci viene in mente quando pensiamo ai potenziali candidati è quello di Bluepoint Games, che ormai da anni arricchisce l'offerta dei titoli in esclusiva Sony. Tra la Nathan Drake Collection, il remake di Shadow of the Colossus e il ritorno di Demon's Souls su PS5, le motivazioni che potrebbero aver spinto Sony a interessarsi al team texano sono ben evidenti, a prescindere dalla veridicità dei rumor che vorrebbero la fine delle pratiche annesse all'acquisizione entro la fine di febbraio (a proposito, qui troverete la nostra recensione di Demon's Souls).

Questa unione si rivelerebbe di fondamentale importanza anche per i futuri giochi a marchio Bluepoint e PlayStation, come abbiamo illustrato nella nostra notizia sull'esistenza del remake di Metal Gear Solid. Un altro studio che potrebbe entrare a far parte della famiglia di creativi è Housemarque, famoso per aver portato su console PlayStation esperienze come Resogun e Matterfall.

Fresco di un rinvio deciso per portare nelle mani dell'utenza un prodotto più rifinito, l'interessante Returnal sembra essere una vera e propria "prova del 9" per il team finlandese, il cui avvenire potrebbe dipendere proprio dal suo successo. Stando alle dichiarazioni di Hermen Hulst, il colosso giapponese crede molto in quest'avventura sci-fi di stampo roguelike, che speriamo possa rivelarsi all'altezza dei grandi giochi first-party in uscita entro l'anno. Ad ogni modo, mentre Bluepoint Games e Housemarque sembrano avere i numeri per unirsi ai PlayStation Studios, restiamo scettici di fronte ad altre voci di corridoio decisamente meno credibili, una su tutte l'acquisizione dell'intera Square-Enix da parte di Sony. Stentiamo a credere a questo rumor non solo per una questione di disponibilità economica ma perché i rapporti idilliaci tra le due parti già garantiscono indiscutibili vantaggi all'ecosistema PlayStation, si pensi all'esclusività temporale di Final Fantasy VII Remake, XVI o alla stessa nascita di Project Athia. Insomma, è probabile che la presunta operazione si risolva in un nulla di fatto, proprio come nel caso del matrimonio tanto desiderato (e mai avvenuto) con Remedy Entertainment.

Il prezzo dell'evoluzione

Tra le vociferate acquisizioni e l'espansione degli organici, il volto dei PlayStation Studios sta cambiando rapidamente ma a volte nel corso di questi processi qualche "pezzo" viene dolorosamente perso per strada. È il caso di Japan Studio, che nei giorni scorsi ha fatto parlare di sé per una riorganizzazione interna che - purtroppo - assomiglia molto a una chiusura. Tutto è iniziato qualche settimana fa, quando il grande Keiichiro Toyama ha lasciato Sony Japan Studio assieme a Kazunobu Sato per fondare lo studio indipendente Bokeh Game Studio.

Tale scelta, ha affermato il papà di Silent Hill e Gravity Rush, gli avrebbe permesso di continuare a creare giochi secondo il suo stile, il che ha fatto credere al pubblico che il suo addio fosse legato a divergenze creative non meglio precisate. In realtà l'uscita di scena di Toyama e dei fedelissimi è stata solo la prima di una lunga serie, che tra i tanti nomi di spicco include anche quello di Masaaki Yamagiwa, producer dell'amatissimo BloodBorne.

Da qui l'arrivo delle prime conferme di Sony, una su tutte la decisione di concedere al talentuoso ASOBI Team di operare come studio a sé stante. D'altra parte, dopo il successo di Rescue Mission e Astro's PlayRoom (qui potete trovare la nostra recensione di Astro's Playroom), non fatichiamo a comprendere perché il colosso giapponese abbia intenzione di continuare a investire sull'IP.

Sorvolando sul nuovo ruolo della divisione External Development, che forse verrà ridistribuita all'interno dei PlayStation Studios, giungiamo al cuore della questione. Dietro alla riorganizzazione di quel che di fatto è stato il primo studio first-party di PlayStation - a cui dobbiamo titoli come LocoRoco, Gravity Rush e il supporto alla nascita di blockbuster come The Last Guardian e lo stesso Demon's Souls - ci sarebbe principalmente una motivazione. Parliamo della mancanza di produzioni in grado di trasformarsi in successi commerciali o di appellarsi efficacemente a un pubblico oltre quello del Sol Levante.

Dal ruolo ormai predominante della divisione europea e americana di PlayStation, fino alle dichiarazioni di Jim Ryan, secondo cui gli Studios non dovrebbero più realizzare videogiochi diretti a territori specifici, appare chiaro che il destino del team giapponese fosse ormai segnato, sebbene questa decisione - in tutta onestà - non ci piaccia affatto.

Shawn Layden una volta ha detto che ci sono dei titoli che devono vedere la luce del sole a prescindere da quanto possano far bene a livello commerciale, dei giochi in grado di massimizzare la varietà del parco esclusive e, se vogliamo, di rappresentare l'identità stessa di PlayStation. Non possiamo avere accesso ai dati o conoscere nel dettaglio le idee dei piani alti ma crediamo fortemente che i grandi tripla A di stampo occidentale o i revival delle vecchie glorie non debbano costituire la totalità dell'offerta first party di Sony.

Siamo rimasti sbalorditi dinanzi all'incredibile bellezza di Gravity Rush 2 o all'amara dolcezza di The Last Guardian e fatichiamo a pensare che Japan Studio non avrebbe potuto trovare delle soluzioni di compromesso per continuare a esistere, magari tramite lo sviluppo di progetti più piccini distribuiti gratuitamente grazie al PlayStation Plus (una soluzione lodata apertamente dallo stesso Jim Ryan). Ciò detto, al momento non possiamo far altro che fare i conti con la delusione e attendere buone nuove dal team ASOBI, che ora ha le carte in regola per realizzare un platform "tattile" di altissimo profilo.

La terza opzione

Prima di concludere il nostro discorso è necessario spendere qualche parola sulla terza opzione di crescita per i PlayStation Studios: l'apertura di nuovi team di sviluppo.

Se Microsoft punta a rendere The Initiative una fabbrica di grandi esperienze in pochi anni, Sony sembrerebbe voler fare lo stesso con il misterioso team di San Diego, la cui esistenza ormai è ben nota a tutti. Il collettivo statunitense di recente ha perso alcuni dei suoi membri chiave ma in compenso sta continuando ad accogliere veterani dell'industry per dar seguito a un progetto di primaria importanza.

Gli annunci di lavoro e le dichiarazioni degli insider parlano di un'avventura in terza persona dall'alto tasso cinematografico, comprensiva di elementi RPG e di un mondo aperto (non sappiamo però quanto sia effettivamente ampio), che inoltre apparterrebbe a un franchise ben noto. A tal proposito, se il misterioso gioco dovesse essere Uncharted 5, i milioni di appassionati della serie avrebbero un altro motivo per passare alla nuova generazione, sebbene la validità di questa nuova squadra sia ancora tutta da dimostrare.

PlayStation Studios I PlayStation Studios rappresentano il cuore pulsante dei videogiochi a marchio Sony, nonché uno dei motivi per cui i giocatori apprezzano così tanto le console della compagnia. Il colosso giapponese sa che deve massimizzare gli sforzi in tal senso, per consentire ai team first party di crescere ed espandersi, ma vuole farlo a modo suo e non soltanto tramite le pur fondamentali acquisizioni. Mettere realtà come Sony Santa Monica o Naughty Dog nelle condizioni di portare avanti lo sviluppo di più giochi in contemporanea e senza passi falsi, potrebbe rivelarsi addirittura più importante dell'arrivo di nuovi studi e per un motivo semplice ma non immediatamente evidente. Al netto del turnover di sviluppatori che di solito si verifica tra la fine di un progetto e l'inizio di un altro, parliamo comunque di gruppi ben rodati, formati da figure chiave che lavorano fianco a fianco da molto tempo e abituati a far fronte alle numerose difficoltà insite nella gestazione dei grandi videogiochi tripla A. Ad oggi non sappiamo effettivamente quanti team interni riusciranno a evolversi in questo modo ma è assai probabile che nel prossimo futuro cominceremo ad apprezzare non poco questo tipo d'approccio.