PlayStation Vita: pregi e difetti di una console sfortunata

Sony ha di recente annunciato la chiusura della produzione giapponese della sua console portatile. Ma ancora oggi PS Vita merita le nostre attenzioni.

PlayStation Vita: pregi e difetti della console portatile Sony
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Il comunicato ufficiale di Sony che annuncia l'arresto della produzione della PlayStation Vita anche per il mercato giapponese è la conferma che la piccola console portatile, da sempre al centro di numerose perplessità, ha ormai del tutto concluso il suo ciclo vitale. Per molti giocatori questa non è però una grande sorpresa. In America e in Europa infatti, dove la piattaforma non è mai riuscita ad ottenere i consensi sperati, la produzione dell'hardware e la pubblicazione dei giochi in formato fisico sono ferme già da qualche anno. Diciamo quindi addio a PS Vita con una panoramica a ritroso del tempo in questi suoi otto anni di (non sempre) onorato servizio, tra passi falsi ed incertezze, ma anche fra tanti fan irriducibili e molte grandi soddisfazioni. Proviamo ad analizzare nel dettaglio anche le sue caratteristiche e le sue potenzialità, cercando al contempo di comprendere tutto quello che possiamo fare in compagnia di questo gioiellino prima di mandarlo definitivamente in pensione.

Una console da avere, ma partita tra grossi passi falsi

Quando PS Vita si affacciò nel mercato a partire dal 2011 venne subito subissata da numerose critiche. Uscita inizialmente in due versioni, una con connettività solo Wi-Fi e una 3G con l'alloggio di una sim telefonica per consentire la navigazione mobile, sembrava che dovesse proseguire in quel percorso di scelte discutibili in cui incappò anche la precedente PSP, corredata da una libreria di software compatibili con i gusti di una nicchia di giocatori troppo ristretta.

Agli occhi dei fan sembrò dunque che Sony non avesse tenuto conto di quanto lamentato precedentemente con PSP. Tornava d'altronde di nuovo il problema delle schede di memoria, stavolta aggravato dalla difficile reperibilità: infatti, se per la console portatile precedente le memory erano compatibili anche con le fotocamere Sony, quelle ideate per PS Vita erano esclusive della piccola piattaforma, nonché estremamente costose e vendute separatamente.

La scarsa disponibilità in copia fisica di titoli di spicco, unita alla difficoltà di scaricare quelli digitali direttamente sul sistema, può dunque aver influito sulla poca popolarità della console, nonostante ad oggi siano molteplici i motivi e i giochi per cui valga la pena recuperarla. La produzione della versione 3G, non riuscendo a trovare reali utilizzi pratici né a rinnovare le partnership con gli operatori telefonici, venne cessata nel 2013 e questa funzione non fu più considerata nelle rivisitazioni successive della console.

Sempre nel 2013 (2014 per America ed Europa) fece capolino un modello di PS Vita rivisto e migliorato sotto tantissimi punti di vista, ovvero l'edizione PCH-2000, chiamata più semplicemente "Slim". In seguito approdò anche un'ulteriore variante definita "New Slim" con nuove colorazioni, purtroppo mai commercializzata al di fuori dal Giappone.

L'eterno dilemma: meglio una FAT o una SLIM?

Per tutti coloro che decidono oggi di acquistare la PS Vita, che sia per recuperare qualche gioco in extremis, per collezionismo o per semplice curiosità, il modello Slim è probabilmente quello più adatto. Le migliorie sono davvero tante: la console è più leggera ed esteticamente più elegante, con tasti ridisegnati e riposizionati (in particolare il touch posteriore) al fine di evitare pressioni accidentali. La batteria è ottimizzata per una carica più duratura, è stato inserito 1 GB integrato di memoria utile per i salvataggi, ed inoltre è possibile ricaricare la PS Vita via USB anziché dover utilizzare il charger proprietario. A differenza della FAT, che possiede uno schermo OLED, la Slim utilizza un display LCD più economico: tuttavia, a nostro avviso, non è consigliabile scegliere un modello antecedente, rinunciando a tutte le suddette migliorie, soltanto in virtù di un pannello che ha comunque ben otto anni sulle spalle.

Esiste anche una versione "casalinga" della PS Vita di cui molti ignorano l'esistenza o che, ingannati dal nome, hanno pensato fosse qualcosa di completamente diverso legato allo streaming video: la PlayStation TV.

Questa mini console di dimensioni ridottissime (è grande quanto uno smartphone) è a tutti gli effetti una PS Vita senza schermo collegabile al televisore di casa e utilizzabile con un controller DualShock 3 da acquistare separatamente. Tuttavia a causa sia di una comunicazione poco chiara, che non ha reso subito intuitivo al pubblico quali fossero le funzioni del dispositivo, sia della possibilità di fruire soltanto dei giochi che non richiedevano obbligatoriamente l'uso del touch screen, la commercializzazione della PlayStation TV ebbe vita molto breve. Ad oggi può essere presa in considerazione come un'alternativa economica alla portatile di casa Sony, oppure come semplice oggetto di collezione.

I giochi imperdibili per PlayStation Vita

La PS Vita è soprattutto vista come la console delle "nicchie giapponesi", in particolare visual novel e saghe popolari nel mercato nipponico, come quella degli Atelier o dei Neptunia., a cui si affianca tutta una serie di opere bizzarre o meno conosciute, spesso indirizzate ad una ristretta comunità di giocatori. Sfatiamo subito questo luogo comune: la PS Vita vanta un'ampia libreria di giochi tra cui scegliere senza doversi necessariamente adeguare ai gusti del pubblico del Sol Levante.

Sono infatti presenti nello store online innumerevoli adattamenti portatili di celebri produzioni indie, tra cui i due Hotline Miami, Undertale, Crypt of the Necrodancer, Nuclear Throne, Axiom Verge, Resogun, Stardew Valley, Salt and Sanctuary, FEZ e tantissimi altri prodotti, i quali compongono una line up estremamente corposa.

Certo è che escludere i giochi giapponesi sarebbe un peccato, anche perché PS Vita ospita ad oggi quella che è la più vasta e variegata scelta di Rhythm Games presenti nel settore, tra cui Persona 4: Dancing All Night, l'amatissimo Taiko no Tatsujin in versione portatile, ben tre titoli della serie Hatsune Miku: Project Diva, la sua alternativa IA/VT Colourful, l'impegnativo Super Beat Xonic, il noto puzzle game di musica elettronica Lumines, Senran Kagura: Bon Appetit!, ossia lo spinoff musicale della serie videoludica di ammiccanti ragazze shinobi, e infine Deemo un gioco che ricorda la simulazione di un pianoforte. Insomma, su questo fronte a PS Vita non manca davvero nulla e ci si può sbizzarrire a ritmo di musica.

Dopo questa piccola carrellata, giunge il momento di dedicarci ai prodotti imperdibili e a quelli più rappresentativi della console Sony. Parlare strettamente di esclusive PS Vita al giorno d'oggi è piuttosto difficile: molti dei giochi che inizialmente erano appannaggio dell'hardware portatile hanno poi subito nel corso degli anni processi di remasterizzazione su altre piattaforme. C'è anche da premettere che è sempre stata una decisione di Sony, pubblicamente resa nota nelle loro comunicazioni ufficiali, quella di non dedicare troppe esclusive alla PS Vita, prediligendo per la console un utilizzo più versatile, con particolare attenzione al Remote Play e al Cross Platform-Play.

Oltre ai più famosi titoli dall'acquisto praticamente obbligatorio come Uncharted: l'abisso d'oro, Tearaway, e il famosissimo JRPG Atlus Persona 4: Golden abbiamo deciso di proporvi una selezione di prodotti particolarmente degni di nota ma spesso poco menzionati, il cui possesso è praticamente necessario per godere appieno dell'esperienza videoludica offerta dall'ottima console portatile.

Non potevamo non partire da Gravity Rush, un meraviglioso platform-adventure che è stato a lungo sinonimo di PS Vita. Ad oggi ne esiste una versione remaster per PS4 ma il livello di immersione che riesce a garantire sull'hardware per cui è stato ideato rimane davvero ineguagliabile. Un'altra perla da considerare è Muramasa Rebirth: il capolavoro Vanillaware "rinasce" su PS Vita dopo una breve esistenza passata in sordina su Nintendo Wii. Graficamente curatissimo e con un'affascinante atmosfera ispirata al Giappone feudale, l'opera non ha nulla da invidiare ai suoi cugini più famosi Dragon's Crown e Odin Sphere, che tuttavia a differenza di Muramasa, hanno goduto anche una versione PS3 e PS4.

Impossibile poi non citare Severed, partorito dagli stessi sviluppatori di Guacamelee! Un gioco dalle tinte sinistre e sconcertanti, dove è largamente impiegato l'utilizzo dello schermo tattile nel gameplay. In virtù di queste caratteristiche, si nota subito come Severed sia stato ideato chiaramente per dispositivi handheald: pertanto - a meno che non odiate i dungeon crawler - non ci sono davvero scuse per non averlo nella propria libreria.

Chiude il quadro Touch my Katamari: uno dei primi titoli ad essere uscito per PS Vita, pronto a dimostrare fin da subito quali fossero le caratteristiche distintive della console, facendo quindi largo dello schermo touch, del giroscopio, delle doppie levette analogiche e anche del pannello tattile posteriore. Non il miglior capitolo della coloratissima serie Katamari ma sicuramente un modo divertente per permettere ai giocatori di sfruttare tutte le funzionalità offerte dalla console.

Le funzionalità del Remote Play

Se oggi, dopo l'interruzione della produzione, decidete di acquistare la PS Vita, il nostro consiglio è quello di non considerarla soltanto come un mezzo per riprodurre i giochi PS4 in remote play. È vero che risulta alquanto comodo sdraiarsi sul divano con la propria console e giocare gli stessi prodotti presenti sulla sua sorella maggiore senza essere vincolati alla TV (utile soprattutto quando lo schermo televisivo è occupato da altri membri della famiglia) tuttavia è bene ricordare che il remote play non è completamente affidabile e presenta alcune limitazioni. Innanzitutto è calorosamente sconsigliato prenderlo in considerazione se non si è dotati di una connessione internet più che buona, in quanto un ritardo nella trasmissione dati finirebbe creare un gran quantitativo di lag.

Inoltre, benché si presti bene per lo streaming di giochi con un comparto grafico modesto, è possibile incappare in fastidiosi rallentamenti con titoli che richiedono un uso più massiccio di risorse. Un altro problema è quello legato all'assegnazione dei pulsanti, dal momento che PS Vita non è dotata dei tasti dorsali R2 e L2 o di quelli associati alla pressione delle levette analogiche R3 e L3 e, se il gioco stesso non lo consente nelle impostazioni, non è possibile effettuare una nuova mappatura.

In conclusione, anche al giorno d'oggi l'acquisto di una PS Vita è una spesa che potrebbe essere tenuta in considerazione. Grazie ad un comparto software particolarmente nutrito ed alle peculiarità tecniche, si tratta di una piattaforma di assoluto valore, che ha subito una sorte piuttosto sfortunata, e che avrebbe invece meritato un destino ed una diffusione decisamente più rosea, in linea con le sue indiscutibili qualità. Ora che il sipario è stato calato definitivamente su PlayStation Vita, possiamo solo guardare al futuro, sperando che la prossima generazione porti le console portatili di casa Sony a nuova "vita".