Pokemon GO due anni dopo: ricordi ed emozioni di un allenatore

Due anni sono passati dal lancio di Pokèmon GO: Federico Ercole ci racconta i ricordi più belli della sua carriera di allenatore e cacciatore di Pokèmon.

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  • Mi ricordo una mattina di fine novembre: erano da poco trascorse le 6, così era ancora buio e faceva freddo. Ci si aspetterebbe che quell'angolo di città, che ho raggiunto in bici dopo una pedalata aurorale di mezz'ora sul sellino gelido, un piccolo parco con pochi giochi cadenti per i bambini della zona, sia spopolato. Ma non è così. Ci sono almeno 30 persone, forse di più, con cui condividere l'aria ghiacciata. Si riuniscono insieme dialogando eccitate attorno a qualcosa che nella realtà non esiste e solo noi che siamo lì riusciamo a vedere, filtrato dal nostro telefono: una palestra Pokèmon, tinta di un blu mistico. Su di essa vola un uccello dal piumaggio policromatico, pare che le sue piume portino felicità a chi le possiede. Ne voglio una, anzi tutte, tutti coloro che sono lì le vogliono; ci sono studenti, pensionati, lavoratori che entro poco dovranno andare in ufficio o dovunque essi fatichino, tanti sono gli uomini quante le donne. Siano qui per sconfiggere e catturare Ho-oh, Pokèmon leggendario comparso per la prima volta nei raid. "Allenatori" che si sono incontrati tramite chat organizzate e che vengono da lontano, qualcuno in macchina, altri a piedi o con i mezzi, e ci sono anche ciclisti come me.
    Il raid sta per cominciare, ci si divide in gruppi in base al colore della propria squadra e si digita il codice del "gruppo privato" per evitare che i "fly", coloro che giocano da casa alterando "illegalmente" le dinamiche del videogame, non si uniscano alla battaglia. Ho chiamato Pokèmon Go "videogame": non indignatevi perché lo è, anche e non solo...

    Inseguendo Ho-Oh, ovvero l'epica del Raid

    Altrove, dispersi nella città ancora oscura, ci sono altri gruppi come il nostro, in quasi tutto il mondo. Quella di Pokèmon Go è una community enorme, coraggiosa e variegata. Siamo ancora milioni sebbene ci sia sempre, ogni volta che si nomina Pokèmon Go, qualche acuto e sardonico osservatore del fenomeno che si chiede: "ma c'è ancora qualcuno che gioca a ‘sta roba?". E, molto peggio, c'è chi con strafottenza considera l'applicazione di Niantic un giochino sciocco da casual-gamer.

    Non lo è, basta osservare questa gente al gelo, con gli occhi fissi sullo schermo, mentre seleziona i Pokèmon adeguati per lo scontro imminente, persone che hanno trasformato la loro realtà in qualcosa di "più" e vivono con passione un gioco che ci "costringe" a uscire di casa: che arricchisce le strade di un immaginario nuovo, che ci stimola a comunicare e a incontrarci davvero, a riunirci in un posto per un comune obiettivo. Non è bellissimo? Non è dannatamente "hardcore"?
    Il raid dura poco più di un minuto, basterebbero cinque campioni per sconfiggere il leggendario, nel mio gruppo siamo in dodici, tutti oltre il trentacinquesimo livello. Ora è il momento della cattura. Non tutti prenderanno Ho-oh, neppure io. E' difficilissimo, forse fin troppo, catturare i leggendari, sebbene talvolta risulti invece di una facilità disarmante. Dipende molto dalla fortuna, anche se tirare palle curve con risultati ottimi o eccellenti e usare bacche d'oro possa aiutare. Mi è capitato tuttavia, e non solo una volta, di acchiappare uno di questi Pokèmon favolosi con lanci scadenti e al limite dell'errore.
    Ho voluto citare la prima comparsa di Ho-oh perché la ritengo estrema ed esemplare della passione di chi gioca a Pokemon Go e perché me la ricordo con un misto di rabbia e amore. Dovetti partecipare a sei raid prima di riuscire infine a registrare l'uccellone nel mio Pokèdex e ad ogni fallimento, fatto di faticose pedalate da un punto all'altro della città, la frustrazione aumentava. Lo presi al crepuscolo, con mio figlio, e la soddisfazione fu più grande di quella che provai quando per la prima volta sconfissi il Cavaliere della Nebbia in Dark Souls 2, il boss che mi ha esaurito più di qualsiasi altro nella mia storia di giocatore.

    Magari qualcuno di voi l'ha trovato facile, quel maledetto, ma ognuno ha il suo nemico personale. In ogni caso, ribadisco, non chiamateci casual-gamer, noi che giochiamo a Pokèmon Go. Perché di casuale nella nostra devozione al gioco di Niantic non c'è nulla e soprattutto non ci sarebbe neanche nulla di male ad esserlo, un casual-gamer, salvo che molti lo usano consapevolmente come un epiteto offensivo.
    Ognuno ha il gioco che si merita, ognuno può amare ciò che gli pare, ma insultare un'intera categoria di giocatori e disprezzare la loro passione è qualcosa di violento, sintomo di poca empatia e incomprensione.
    Ho quindi speso un'intera giornata nel tentativo di catturare il leggendario in questione, consumando tutte le riserve auree guadagnate conquistando le palestre per comprare i biglietti per i raid, poiché ce n'è solo uno gratis al giorno e solo un altro è accumulabile.
    Volevo Oh-Ho al più presto, ma si può giocare con più calma, basta partecipare ad un raid ogni 24 ore e prima o poi si cattura qualsiasi leggendario. Non tutti hanno la mia brama. E non pensiate che Pokèmon Go sia dispendioso, sebbene ci sia chi vi investe della vera valuta. Ho iniziato a giocare il 15 luglio del 2016 e sebbene da allora non sia trascorso un giorno senza che abbia utilizzato l'invenzione di Niantic, non ho mai speso nemmeno un euro.

    La camminata ludica

    I raid sono stati fondamentali per arricchire Pokèmon Go, tuttavia non sono il cuore del gioco. Ciò che mi ha fatto innamorare da subito di quest'esperienza che condivido quasi sempre, quando non è impossibile, con mio figlio di otto anni, è il fatto che trasformi l'azione del camminare in un gioco di ruolo con la realtà. Pokèmon Go stimola l'esplorazione dello spazio che ci circonda, così come fomenta la scoperta di elementi architettonici o decorativi che possono passare inosservati. E' quindi stimolante che i Pokèstop, "luoghi" dove si raccolgono gli oggetti utili, siano non solo assegnati a monumenti di rilievo ma a vecchi murales o fontanelle, agli scivoli di un giardinetto dimenticato o a targhe commemorative di partigiani giustiziati dai nazi-fascisti. Per i camminatori che sono anche appassionati di Pokèmon o videogiochi in generale, l'app di Niantic può risultare perlopiù irresistibile, soprattutto se vissuta con qualcuno con cui condividere lunghe derive a piedi. Scoprendo, catturando, sognando.

    Ci sarà sempre qualcuno che ti guarda storto, come un fossi un babbeo, mentre cammini con il telefono e ti fermi a lanciare una Pokèball per prendere un altro Pidgey, tanto per fare punti exp e polvere di stella, tuttavia ci si fa l'abitudine. E' successo di peggio, come dovere spiegare alle forze dell'ordine perché un gruppo numeroso di persone si affastellava nei pressi di una banca dove sorge una palestra, agli albori.
    Il momento più straordinario del gioco resta comunque quando compaiono nuovi Pokèmon e si esce alla loro ricerca, inseguendo ombre scure per poi trovarle e identificarle. Il lancio dei nuovi mostriciattoli è l'apice del divertimento di Pokèmon Go, sebbene prima o poi si catturino tutti. Sono gli attimi più appassionanti e avventurosi, fonte di un'emozione ludica unica che durante l'esperienza di gioco non è mai stata uguagliata, nemmeno da quando mi arrivò la notifica del Pass-Raid Ex per Mewtwo oppure da quando catturai il mio primo Articuno, grazie alla disponibilità e generosità di un'ineguagliabile gruppo di campioni in una cittadina marittima nella quale trascorsi le vacanze.

    C'è qualcosa che non va?

    Sebbene sia riuscito finora a catturare tutti i Pokèmon leggendari disponibili nei Raid è innegabile che questa meccanica di gioco punisca molti giocatori. Innanzitutto l'orario invernale, che faceva cessare gli eventi alle 19:00, ha penalizzato molti lavoratori e studenti. Per non citare chi vive o si trova a trascorrere del tempo in zone poco popolate o rurali. In questo caso puoi essere appassionato quanto vuoi ma se non trovi altri giocatori, o se addirittura non c'è una palestra, diviene impossibile partecipare ed è qualcosa di fastidiosamente discriminante. Per fortuna grazie all'inclusione delle missioni sul campo è ora possibile, dopo un ciclo di sette completate, catturare da soli uno dei Pokèmon leggendari dell'anno scorso, finora la triade degli uccelli del Kanto, e si suppone che ciò accadrà per tutti gli altri. Una cosa ottima che però non cancella un anno di frustrazione.
    E' inoltre noiosa la presenza contemporanea di Leggendari diversi nello stesso periodo, perché rende l'organizzazione del Raid più complessa di quanto già sia, segmentando le adesioni e riducendo le partecipazioni fino all'impossibilità della realizzazione della lotta.

    Un altro fatto che ritengo antipatico avvenne durante l'agosto scorso, quando il regionale Kangashan e i rarissimi Unown furono rilasciati solo in determinate città per pochi giorni; in Italia fu a Milano, Roma e Napoli. Una situazione penalizzante e ingiusta che è opinabile non si verifichi più. E' vero che uno degli obiettivi del gioco è quello di farti viaggiare e io allora fui fortunato, perché passai da Roma, ma si tratta comunque di qualcosa di sgradevole, perché esclude tanti giocatori. Se c'è un evento che prevede l'apparizione di Pokèmon rari questo deve essere globale anche se limitato nel tempo.
    Ci sono stati inevitabili bug e so che a qualcuno il gioco è crashato tragicamente. A me non è mai successo nulla di grave anche se una volta non riuscii più a connettermi a Pokèmon Go per qualche ora. Ad un certo punto, sull'orlo del panico, ho disinstallato il gioco e poi l'ho istallato nuovamente. Cosi sono riuscito ad entrare. Sarebbe inaccettabile perdere mesi e mesi di avventure, emozioni e fatiche.

    Rinnovamento continuo

    Sebbene le dinamiche di base restino comunque assai simili a quelle delle origini, Pokèmon Go ha continuato ad evolversi e ad arricchirsi di eventi speciali con una frequenza periodica. Ci sono i mensili Community Day di tre ore dedicati a un particolare Pokèmon che è possibile catturare anche nella sua forma "scintillante", settimane durante le quali l'esperienza o la polvere stella raddoppiano a ogni cattura, le uova richiedono meno chilometri per aprirsi e le creature di un determinato elemento appaiono con più frequenza. Insomma il gioco non risulta mai inerte e quest'estate potremo catturare alcuni Pokèmon del Kanto nella loro lussureggiante forma di Alola.

    Tuttavia le novità più interessanti introdotte nel gioco sono state quelle del condizionamento climatico sull'ecosistema dei Pokèmon, che varia (talvolta inevitabilmente sbaglia, come ogni previsione del tempo) in base alle condizioni metereologiche e quella delle Missioni sul Campo e Speciali. La quotidianità del gioco, il rischio di una possibile monotonia, è stata scongiurato in parte dalla possibilità di intraprendere piccole ma soddisfacenti "quest". La serie di obiettivi speciali da completare necessari per infine catturare Mew è stata un'attività avventurosa davvero intima e gratificante.
    E' certo che a luglio, nel secondo anniversario dell'applicazione, succederà qualcosa di nuovo e possibilmente sorprendente, anche se la notizia bomba, per molti appassionati e persino per tanti sconvolti detrattori, è stata già annunciata da una settimana.

    Fusione

    Ormai lo sanno tutti: Pokèmon Go si fonderà con Pokèmon Let's Go, il telefono con la Switch. Qualcuno come me è felice, altri invece sono depressi, irati e sconsolati perché, sostengono, c'è il rischio che Pokèmon diventi un gioco per bambini (come se in parte, per fortuna, già non lo fosse) perdendo le sue dinamiche "ruolistiche", strategiche e competitive più profonde. Posto che nel 2019 arriverà un videogame di Game Freak più canonico e, su Switch o sulle altre console, ci sono giochi di ruolo assai complessi e con tematiche per adulti, che male vi fa questa ardita, anche se commerciale, fusione?

    Si tratta di una nuova esperienza, già accattivante dalla prima visione del trailer, che mischierà due modi di giocare e renderà Pokèmon Go ancora più travolgente e suggestivo; inoltre comparirà un mostriciattolo mai visto ed è un fatto che non può che eccitare l'appassionato. Da tempo il pubblico chiedeva una novità: eccola. Vituperarla a priori è una dimostrazione di snobismo. Il mondo meraviglioso dei Pokèmon, il bestiario fantastico più stratificato e immenso mai inventato, si espande e si evolve, non si dissolve ma muta, per poi tornare nella sua forma convenzionale. La vita anche quella virtuale dei Pokèmon, non si può fermare, mai. Virtuale? E' stato avvistato un Chansey all'Officina Verde Tonolli, sono solo trecento metri. Vado.

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