Il problema di Suicide Squad con l'Arkhamverse di Batman

Il nuovo gioco di Rocksteady riapre le porte dell'universo di Batman, attingendo da un passato glorioso e lanciandosi verso un futuro incerto.

Suicide Squad ha distrutto l'Arkhamverse?
Speciale: Multi
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  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Suicide Squad: Kill the Justice League è ambientato nello stesso mondo dei titoli del filone Arkham di Rocksteady (qui lo speciale su Batman Arkham Knight). Vogliamo soffermarci proprio su questi legami tra l'avventura del quartetto di villain e le indagini del cavaliere oscuro, segnati purtroppo da alcuni incidenti di percorso che ci lasciano guardare al futuro dell'Arkhamverse con qualche lecita preoccupazione. Lanciamoci subito nella Metropolis caduta sotto il controllo di Brainiac, al pari di quegli eroi che avrebbero dovuto proteggerla (qui la recensione di Suicide Squad Kill the Justice League).

    Dalle sale dell'Arkham Asylum ai grattacieli di Metropolis

    Suicide Squad: Kill the Justice League è ambientato a cinque anni dall'incerto finale di Batman: Arkham Knight, in una Metropolis che da tempo ha visto gli eroi più potenti della Terra unirsi sotto il vessillo della Justice League. A colmare - almeno parzialmente - gli spazi vuoti nella linea temporale dell'Arkhamverse, ci pensa una delle prime location che visiteremo nei panni degli scapestrati protagonisti del titolo: una delle poche a risultare davvero intriganti.

    In seguito all'incontro inaugurale col cavaliere oscuro, reso piuttosto traumatico dalle letali attitudini di un Bruce Wayne sotto l'egida di Brainiac, ci troveremo quindi a visitare le sale della Batman Experience, un'esposizione dedicata alla storia professionale del crociato incappucciato.

    Le diverse installazioni che compongono la mostra ci permetteranno dunque di ripercorrere gli eventi narrati nei precedenti titoli di Rocksteady, dall'occupazione del manicomio di Arkham al decesso di Joker, fino ad arrivare alla clamorosa scomparsa dello stesso Batman, dato per morto nell'incendio di villa Wayne dopo la scoperta della sua identità e l'avvio del protocollo "Knightfall". Le registrazioni a corredo dei diorami della Batman Experience rendono piuttosto chiaro come, negli anni successivi alla sua presunta dipartita, Bruce Wayne abbia continuato a vigilare su Gotham nei panni di una versione ancor più terrificante del suo alter ego (la figura fiammeggiante vista nel finale di Arkham Knight), per poi riemergere dalle ombre come nuovo membro della Justice League, all'apparenza per intercessione di sua eminenza l'uomo d'acciaio.

    Il resto della storia ci viene raccontato tramite alcune registrazioni recuperate dalle forze dell'A.R.G.U.S. e incluse tra le voci sbloccabili del Codex di Suicide Squad. All'arrivo di Brainiac sulla Terra, i membri della Justice League si sono riuniti per valutare come rispondere alla minaccia dell'entità aliena, e sia Superman che Lanterna Verde hanno perorato la causa dell'approccio diplomatico, da privilegiare per "dare il buon esempio" ai popoli del pianeta.

    Malgrado il parere contrario del resto della League, Batman in primis, il gruppo ha quindi raggiunto la nave-teschio di Brainiac per tentare la via della pace, una strategia poco avveduta che ha subito portato buona parte della squadra a finire sotto il controllo del villain. Sfuggiti per un pelo alla sottomissione, con lo scattante contributo della Forza della Velocità, all'inizio della campagna Flash e Wonder Woman sono gli unici due eroi ancora nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali: una situazione destinata a peggiorare piuttosto rapidamente.

    Al netto delle indiscutibili e notevolissime capacità di Brainiac, non possiamo fare a meno di ritenere alquanto pretestuosa la dinamica del succitato assoggettamento, soprattutto in relazione alla comprovata capacità di Batman di anticipare e disinnescare i piani del suo avversario di turno, soprattutto quando la minaccia non è né repentina, né inattesa. Va da sé che si tratta di ragionamenti che non spostano di un millimetro le valutazioni già fatte in sede di recensione, visto che la trama di Suicide Squad: Kill the Justice League ospita un discreto numero di trovate assimilabili al concetto di "deus ex machina". Insomma: è andata così e tanti saluti.

    Frammenti di un universo condiviso

    Al di là degli inciampi della sceneggiatura, che resta comunque uno degli aspetti migliori dell'ultima proposta di Rocksteady, la Batman Experience offre qualche informazione aggiuntiva anche su due personaggi già presenti nelle precedenti iterazioni dell'Arkhamverse, ovvero Harley Quinn e Deadshot. Dalla visita alla mostra emerge che l'ex psichiatra, ad esempio, non ricorda con piacere il periodo vissuto come spalla del Joker, "una fase" che sembra averle lasciato profonde cicatrici emotive.

    Passando a Floyd Lawton, la presenza di una rappresentazione a grandezza naturale del Deadshot visto in Arkham City offre al comprimario un pretesto per spiegare il suo diverso aspetto. Il tiratore fa capire che il precedente Deadshot non era altro che un impostore da due soldi, presumibilmente braccato dal vero Lawton per riabilitare il suo buon nome. Va da sé che si tratta di un retcon bello e buono, portato avanti per avvicinare il personaggio alla sua controparte cinematografica, ma cionondimeno abbiamo apprezzato la scelta di offrire alla platea una spiegazione più o meno credibile. Passando alla Bat-Family, durante la campagna di Suicide Squad ci viene suggerito che almeno uno dei suoi membri - Tim Drake alias Robin - abbia perso la vita per mano dello stesso Batman, mentre non è dato sapere cosa sia successo a Nightwing, Red Hood e Oracle, né se siano stati in qualche modo coinvolti nella guerra contro Brainiac.

    Per quanto riguarda i vecchi avversari del cavaliere oscuro, sappiamo che Pinguino si è prima accorciato la pena a colpi di mazzette ed è poi finito, suo malgrado, al soldo di Amanda Waller come armaiolo di fiducia della Task Force X. Anche il ritorno di Poison Ivy dal regno dei morti è strettamente connesso al finale "semiaperto" dato al personaggio in Arkham Knight. La piantina vista nascere dopo la sua morte tra le braccia di Batman è nel tempo sbocciata in una nuova versione, più giovane e vivace, dell'originale Ivy, catturata da Lex Luthor con l'obiettivo di sfruttare i suoi poteri contro le armate di Brainiac.

    Per ciò che concerne l'Enigmista, le sfide sparse in giro per Metropolis, in realtà indegne del personaggio delineato nell'Arkhamverse, rendono chiaro come il criminale sia tuttora a piede libero, e magari destinato a rinfoltire le fila della Suicide Squad tra le tappe del supporto post lancio, al pari di personaggi come Victor Zsasz, Due Facce o Deathstroke. A questo proposito, l'unica aggiunta confermata, il Joker di una realtà alternativa, ci offre un buon punto di partenza per parlare del futuro di Kill di Justice league e dell'Arkhamverse, o meglio dell'Arkham-multiverse.

    Il nuovo e spaventoso Arkham-multiverse

    Il modo brusco con cui Kill the Justice League fa calare il sipario sui più famosi eroi della DC, abbattuti e scherniti senza appello, è certamente uno degli aspetti più criticati tra quelli in seno alla proposta narrativa di Rocksteady. Nella realtà dei fatti, la condotta sprezzante della Task Force X è perfettamente in linea con la loro caratterizzazione, ma l'assetto carente delle boss fight e la totale mancanza di gravitas nella rappresentazione degli ultimi momenti di Batman e compagnia, in contrasto con la giusta dignità concessa a Wonder Woman, hanno fatto legittimamente storcere il naso a una buona quota della platea, scrivente incluso.

    Al di là delle considerazioni su questo specifico versante, c'è da dire che l'annientamento della Justice League potrebbe essere sovvertito in qualsiasi momento in virtù di un espediente che, negli ultimi anni, è diventato sostanzialmente endemico nel mondo dei cinecomic. Sì, parliamo del dannato multiverso. In coda alla campagna di Suicide Squad scopriamo infatti che il "nostro" Brainiac è solo il primo di una piccola legione di agguerriti coluani, ciascuno proveniente da un angolo diverso del multiverso DC.

    Questa rivelazione non solo fornisce a Rocksteady un escamotage - concettualmente valido ma strutturalmente pigro - per articolare l'endgame del gioco, ma apre la strada al possibile ritorno di uno qualsiasi degli eroi intombati dai comprimari. Visto e considerato che Kill the Justice League è del tutto canonico rispetto alle precedenti sortite videoludiche di Batman, nulla vieta dunque al team britannico di inserire nella loro continuity una versione alternativa del personaggio, magari modellato sulla figura dell'uomo pipistrello secondo James Gunn, che in tempi non sospetti aveva supportato l'idea di costruire un universo multimediale condiviso.

    Va da sé che si tratta di una mera speculazione che, in tutta onestà, ci stuzzica fino ad un certo punto, a maggior ragione visto l'esito tutt'altro che eccellente dell'ultima iniziativa di Rocksteady.

    Se è chiaro che un singolo passo falso non dovrebbe mai rappresentare una condanna all'ignominia, se non altro nell'industria videoludica, è altrettanto evidente che Suicide Squad potrebbe rappresentare una bella gatta da pelare sia per lo studio che per la sua etichetta, anche sulla base dei risultati commerciali - ancora tutti da verificare - del titolo. La porta dell'Arkhamverse resta insomma aperta, ma non è per niente detto che oltre la soglia ci sia qualcosa di buono. Staremo a vedere.

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