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PUBG: che fine ha fatto il Battle Royale Bluehole in ambito eSport?

Il videogioco BlueHole sta vivendo un periodo di magra in merito al numero di giocatori. Eppure i segnali intorno a PUBG sono tutt'altro che preoccupanti.

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  • Tra Fortnite e Apex Legends, l'attenzione su PlayerUnknown's Battlegrounds sembra quasi essere scemata. Eppure è stato il titolo che ha dato per primo il via alla diffusione più recente del genere Battle Royale: nel 2017 vantava 3 milioni di utenti attivi nei primi mesi, nonostante fosse un gioco non gratuito.
    Successivamente Fortnite ha senza dubbio posto un limite al suo rivale PUBG, frenato dal suo rivolgersi a un pubblico più competitivo e dalla richiesta di hardware maggiormente performanti per poterlo assaporare al meglio. In realtà, nonostante se ne parli molto meno, PUBG Corp. ha continuato a migliorare il gioco e a evolverlo, anche sul lato competitivo, ascoltando la community di giocatori e progettando un prodotto che duri nel tempo. Ma è la via corretta per sopravvivere nel mondo gaming di oggi?

    Primo? Quasi

    Nonostante il merito di aver portato per primo al grande pubblico il concetto di "last man standing" debba esser riconosciuto a H1Z1, il successo vero e proprio del genere è da attribuire a PlayerUnknown's Battlegrounds. Per mesi ha rappresentato una sorta di cult del genere per ogni giocatore amante, e non, degli FPS.

    Il suo leggero declino dopo l'arrivo di Fortnite era in realtà previsto: troppo alti i numeri per riuscire a essere sostenibili nel lungo periodo. Secondo le statistiche di Steam, l'unica piattaforma su cui è disponibile PUBG, il titolo da febbraio 2018 a novembre 2018 ha vissuto una diminuzione del 70% di giocatori attivi: da 1,4 Milioni ad appena 400.000. Leggera risalita a dicembre 2018 e gennaio 2019 con il contatore arrivato a 500.000, determinata verosimilmente dall'arrivo della nuova mappa Vikendi. Ad aprile 2019, se possibile, è andata ancora peggio con una media di giocatori di 390.000.

    Il confronto

    Un numero di giocatori che, in realtà, rimane impressionante e lo piazza come secondo titolo di Steam dopo Dota2. È ovvio che rispetto ai numeri della partenza il paragone sia impossibile ma, se confrontato con altri titoli, sono numeri da gigante del settore: per fare un esempio, il popolarissimo GTA 5 può vantare appena 50.000 utenti.

    Chiaro come il sole che il principale avversario sia Fortnite che ha sostanzialmente soffiato a PUBG la quasi totalità della quota di giocatori casual, attirati più dallo stile frivolo delle grafiche e dei balli personalizzati che dalla grafica perfetta di PUBG. Nessun cambiamento, invece, all'uscita di Apex Legends, segno che a quel punto la community del titolo targato BlueHole era già consolidata e, soprattutto, fidelizzata.

    Esport? Sì, grazie

    PUBG rimane ancora oggi uno dei titoli esport più apprezzati. Persino Call of Duty Black Ops 4 nella sua versione Battle Royale, Black Out, non è riuscita a scalfirne la corazza. La recente National PUBG League ha ricevuto migliaia di visualizzazioni: sia per la semplicità che per la tensione delle fasi finali. Oltre, ovviamente, all'indiscutibile motivazione che PUBG è un gioco realmente ben fatto e curato, graficamente il più vicino possibile alla realtà.

    Una differenza con Fortnite, ad esempio, è che il titolo di EPIC Games ha enormi difficoltà a imporsi come esport: principalmente perché non è la competizione in sé ad attrarre gli spettatori ma gli streamer e gli influencer del gioco che competono. PUBG può al contrario vantare l'apprezzamento degli spettatori per il gioco, a prescindere da chi, in un determinato momento, stia giocando.
    Non solo. Gli stessi responsabili della componente competitiva di PUBG hanno dimostrato in questi due anni di avere un'idea ben precisa della strada che hanno intenzione di percorrere. Una scena ben strutturata, attenta alle esigenze dei giocatori professionisti e ricca di eventi competitivi. Non è un caso che i coreani si siano fiondati su PUBG, vincendo il primo Invitational mondiale, e non su Fortnite.

    Il futuro? Mobile, ovvio. E...

    Risposta facile quella sul futuro di PUBG. Nonostante uno dei suoi punti di forza sia la grafica, come più volte sottolineato, rappresenta al tempo stesso uno dei punti deboli per coloro che non hanno la possibilità di avere un PC performante. Per questo motivo PUBG si evolverà, e lo sta già facendo, in due direzioni.
    Da un lato potenziare e supportare la versione mobile, il futuro di ogni videogioco, sostenendo anche coloro che attraverso gli emulatori giocano a PUBG Mobile da PC: un modo per vivere ugualmente l'esperienza di gioco senza richiedere enormi prestazioni al proprio hardware. Attualmente, controcorrente a diversi altri publisher, BlueHole ha deciso di non punire questo comportamento ma anzi di incentivarlo, dedicando dei server agli incontri esclusivi tra coloro che giocano tramite emulatore, rendendo di fatto tutti contenti.

    La seconda potenzialità di PUBG è il mondo console, soprattutto qualora venissero confermati i rumor sull'arrivo di PlayerUnknown's Battlegrounds su PlayStation 5. Un titolo come Call of Duty, che già sta avendo difficoltà a farsi apprezzare negli ultimi anni, potrebbe incontrare ulteriori defezioni qualora PUBG, con tutta la sua potenza grafica e l'intuitività delle dinamiche di gioco, arriverà insieme a una delle prime console di nuova generazione.

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