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PUBG Global Invitational: il futuro della scena eSport di PUBG passa da Berlino

Alla Mercedes-Benz Arena, il CEO di PUBG Corp ha svelato ufficialmente i piani per il futuro della scena competitiva di PUBG. E sono belli grossi...

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  • Sono passati ormai alcuni mesi dal nostro precedente approfondimento relativo al futuro della scena competitiva di PlayerUnknown's Battlegrounds. All'epoca i nostri interrogativi scaturirono da una concomitanza di cause. Da un lato l'irresistibile ascesa del fenomeno Fortnite, dall'altro la scarsa chiarezza sui piani di espansione nel settore competitivo che PUBG Corp. intendeva perseguire.
    Un segnale incoraggiante venne, però, svelato proprio in quei giorni, allorquando Alexander Penn, ex dipendente Blizzard ed esperto del settore, divenne il nuovo responsabile delle operazioni esport di PUBG Corp..
    Null'altro in quel momento venne alla luce, anche se la scena competitiva di PlayerUnknown's Battlegrounds iniziò ad apparire meno incerta rispetto all'anno precedente, durante il quale la compagnia si era barcamenata tra alti e bassi (come accaduto in occasione della Gamescom di Colonia). Nei mesi successivi, infatti, è partito il lungo processo dei Qualifier i quali hanno visto la partecipazione delle maggiori formazioni di ogni macro regione, tutte tese verso un unico obiettivo: giocarsi il titolo al PUBG Invitational di Berlino, la competizione più in vista dell'anno competitivo.
    E non è un caso che questo evento sia stato definito come "il più importante dell'anno", perché PUBG Corp. all'appuntamento con i giornalisti, ha svelato al mondo i propri piani per ciò che concerne il futuro della scena esport. E, da quanto abbiamo sentito, sembrano fare sul serio.

    La parola al CEO

    L'arrivo di Changhan Kim, CEO di PUBG Corp., sul palco della Mercedes-Benz Arena di Berlino non poteva che lasciar presagire l'annuncio di qualcosa di veramente importante per il futuro di PlayerUnknonw's Battlegrounds. Ed effettivamente così è stato.
    Changhan Kim ha esordito ricordando i primi passi mossi nel marzo dello scorso anno e il lungo percorso che ha condotto PUBG a stabilire record inediti e un nuovo standard per ciò che concerne il genere battle royale.
    "Non volevamo che PUBG fosse solo un semplice gioco, volevamo stabilire una nuova gaming culture", ha tenuto a sottolineare il CEO.
    Durante il suo discorso ha approfondito anche le problematiche che hanno afflitto il titolo, toccando l'argomento sotto il profilo del gaming competitivo. Creare una scena esport non è stato facile, per PUBG Corp.. Le sfide e gli ostacoli da superare sono stati (e sono tutt'ora) molteplici non solo per PUBG ma anche per lo stesso genere d'appartenenza. I battle royale sono titoli peculiari, con problematiche del tutto differenti rispetto ad altri generi.

    Per questo, stando alle parole di Changhan Kim, PUBG deve procedere per piccoli passi, "step by step", cercando di consolidare ciò che funziona e capire cosa deve essere cambiato. "Dall'anno scorso ci siamo impegnati nel capire cosa non andava e cosa doveva essere migliorato. Torneo dopo torneo, sino a giungere ai maggiori eventi di quest'anno, culminati nel PGI 2018". L'idea, dunque, è sempre stata quella di procedere per gradi, magari sbagliando ma cercando sempre di migliorarsi. Soprattutto, cercando la collaborazione di differenti partner per sperimentare in modo da trovare le soluzioni migliori per crescere. Rispetto ai traballanti eventi dello scorso anno (ricordiamo comunque che il titolo si trovava ancora in versione Early Access ed era uscito solo a marzo), quest'anno PUBG Corp. ha già avuto modo di collaborare con Intel, in occasione dell'IEM di Katowice, con StarSeries per la i-League PUBG, e infine testare un torneo Invitational come il PGL PUBG di Bucarest a marzo. Senza togliere dall'equazione, poi, la fondamentale partnership stretta con ESL per i Qualifier che ci hanno portato sino a Berlino. Quindi, cosa accadrà da qui in avanti?

    Qual è il piano? I giocatori prima di tutto

    La visione della compagnia è di quelle ad ampio spettro: addirittura quinquennale. Un piano di crescita e consolidamento chiari, precisi e ben delineati che porteranno, secondo le previsioni, alla completa maturazione della scena competitiva tra il 2021 e il 2022. Il 2018, ovvero quest'anno, è considerato dalla compagnia una sorta di Anno Zero, l'anno della Fondazione su cui poggerà l'intero ecosistema del futuro.
    PUBG Corp. sta lavorando affinché quest'ultimo possa crescere e sostenersi in modo autosufficiente. Changhan Kim, peraltro, ci ha tenuto a ribadire fermamente che la compagnia è anche pronta a collaborare con chiunque possa apportare innovazione, per massimizzare l'appeal che PUBG può offrire a tutti i giocatori e trovare la giusta ricetta per il framework competitivo.
    La compagnia, inoltre, sembra voler prendere una direzione precisa, ovvero quella di mettere al centro della scena proprio i giocatori e le organizzazioni professionistiche, per far sì che l'ecosistema possa crescere, stabilizzarsi e autofinanziarsi con i ricavi generati. Se ricordate, un modello molto simile l'ha già proposto Riot Games per League of Legends. La stabilità finanziaria, per i team, passerà non solo attraverso i prize pool degli eventi ma anche dalla vendita del proprio merchandise e dall'inserimento di contenuti esclusivi in game che i fan potranno acquistare (già da questo PGI 2018 alla modica cifra di 9,99 Dollari), un po' come accade per le skin delle franchigie della Overwatch League.

    In secondo luogo, verrà operata una completa razionalizzazione della scena esport attraverso l'introduzione di un "Path to Pro" globale, chiaro, organizzato e sostenuto da regole uniformi che porrà alla base dell'ipotetica piramide i tornei "amatoriali". Questi saranno eventi generalmente online, aperti a tutti e rappresenteranno il primo step per coloro che vorranno cimentarsi nella scalata verso il professionismo. Vincendo i tornei sarà poi possibile passare a una lega intermedia semi-professionistica, prima del grande salto verso la Regional Pro Competition. Al pari di quanto accade in altri campionati, anche per il passaggio tra le leghe minori e quella Pro entrerà in vigore un sistema di promotion-relegation.
    Inoltre, nei periodi di pausa tra i tornei Pro Regional verrà data la possibilità alle terze parti di organizzare i propri tornei. La stagione, poi, culminerà con il World Championship che si terrà tra Novembre e Dicembre.
    Per ciò che concerne, poi, le due modalità di gioco (prima e terza persona, come sapete al PUBG Invitational ci sono entrambe) il team sta ancora sperimentando. Per questo si stanno dividendo tra le due modalità, per capire qual è la migliore per il panorama competitivo. Infine, in futuro arriveranno nuove informazioni relative anche all'ambiente console.

    E per quanto riguarda gli spettatori? Changhan Kim ci ha dato un assaggio anche delle migliorie tecniche dedicate al miglioramento dell'esperienza visiva per gli spettatori - da sempre croce di ogni battle royale - che arriveranno nei prossimi mesi.
    Anzitutto si passerà a un real time API, una UI migliorata e razionalizzata sotto ogni punto di vista (con classifiche in tempo reale, informazioni aggiornate sullo stato di ogni team, una inedita lettura dei killpoint) e una nuova modalità spettatore. Un assaggio di tutto questo potremo vederlo a partire da oggi, quando inizieranno i match della prima manche.
    Non solo: la compagnia prevede anche la futura presenza di un caster per ogni team, così che i fan possano guardare la propria formazione preferita con commentatori dedicati. Un'esperienza simile ai telecronisti-tifosi delle reti Mediaset, per intenderci.
    PUBG Corp., insomma, pare avere le idee chiare per il futuro della propria creatura. Molto deve essere ancora fatto per giungere a una scena esport pienamente formata ma la compagnia non sembra avere alcuna fretta.

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