Quando la colpa è dei videogiochi: le storie più assurde

Alcuni dei fatti più assurdi e stravaganti per i quali è stato trovato un solo e unico colpevole: il videogioco...

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Qualche giorno fa, dalle nebbie multicolori dell'etere internettiano, è emersa una notizia di quelle che, per quanto la vita si ostini ad utilizzare i tuoi quarti posteriori come una gettoniera per dispiaceri, finisce comunque per scatenare la più classica delle esclamazioni di sollievo esistenziale: "beh, tutto sommato c'è chi sta peggio". Nel corso di una serata che immagino come un simposio di sobrietà e fini disquisizioni sui massimi sistemi, la 34enne britannica Diane Clayton ha finito con l'aggredire in punta di coltello il proprio compagno, macchiatosi dell'infame crimine di aver finito tutte le patatine a disposizione della coppia, in un imperdonabile moto del più becero egoismo. Un atto che, per quanto si possa simpatizzare con il sentimento scatenante, è stato punito con cinque mesi e mezzo di reclusione, complice anche la recidività della donna, tornata a stilettare il compagno dopo una nottata di sonno che, a quanto pare, non le aveva portato granché consiglio.

Ora, considerando la tendenza di una certa stampa a dispensare fantasiosamente colpe e responsabilità, devo confessare di aver provato un certo sbigottimento nel notare l'assenza di una connotazione irragionevolmente stigmatizzante nei titoli associati alla notizia. Roba del tipo "Esplosione di violenza nella campagna inglese. Colpa delle patatine?". Se vi sembra una previsione dissennata, per non dire arguta come un secchio di bigattini, vi invito a riflette su quanto spesso la semplice presenza di un videogioco nella vita di uno dei protagonisti di un fatto di cronaca porti, in maniera egualmente arbitraria, a comporre correlazioni con la stessa coerenza di fondo di un terrapiattista in overdose da pandoro. Una tendenza apparentemente dilagante, più è più volte dibattuta sulle nostre pagine. Proprio per sottolineare la frequente stravaganza di queste associazioni, abbiamo deciso di comporre un piccolo bouquet verbale dei migliori casi in cui, nel mondo, si è data la colpa ai videogiochi "perché sì".

"Nintendo Wii mi ha fatto diventare ninfomane"

Nell'aprile del 2010 una lunga lista di tabloid britannici riportò la notizia di una donna che, stando ai titoli, imputava - più o meno direttamente - a Nintendo l'insorgenza di una peculiare forma di ninfomania. Sì, avete letto bene: Nintendo e ninfomania nella stessa frase. La 24enne Amanda Flowers, amichevole cittadina del sobborgo di Harpurhey, affermava che di aver subito una lesione nervosa a causa di una caduta dalla Balance Board del colosso giapponese, peraltro comprovata da regolare diagnosi clinica.

Come conseguenza di questo incidente, la giovane inglese si trovava quindi a vivere in uno stato di costante eccitazione sessuale, spesso culminante in improvvisi moti di intima allegrezza. Una condizione che la Flowers sembrava aver comunque preso con filosofia, tanto da dichiarare di essere alla ricerca di "un super-stallone" in grado di placare le sue frequenti crisi tantriche. Chissà che la donna non abbia trovato la pace dei sensi tra le braccia di un baffuto quanto esuberante (ex) idraulico italiano.

"I videogiochi causa di un'ondata di rachitismo"

Sempre nel 2010, le autorità britanniche mostrarono una giusta preoccupazione per uno strano aumento dei casi di rachitismo infantile tra le lande del regno, una condizione medica di gran moda ai tempi di Dickens. Si tratta di una malattia generalmente imputabile a forti deficit di vitamina D, che causa alterazioni scheletriche di gravità variabile come, ad esempio, l'incurvamento degli arti inferiori. Nell'impossibilità di attribuire colpe alla rivoluzione industriale, scaduta da ormai un paio di secoli, e al tempo trascorso dai giovanissimi alla catena di montaggio, alcune testate inglesi riportarono che un recente studio condotto da due illustri ricercatori dell'università di Newcastle aveva confermato la definitiva correlazione tra rachitismo e attività videoludica. Secondo la tesi dei giornalisti, i figli d'Inghilterra vivevano ormai incatenati nell'oscurità dei salotti famigliari, soggiogati da questo o quel titolo.

Una dichiarazione per certi versi avveniristica, che anticipava di ben sette anni l'uscita del nuovo nemico pubblico Fortnite. Con la puntualità di un invito di matrimonio il 15 di agosto, i due scienziati coinvolti (Simon Pearce e Timothy Cheetnam) arrivarono poco dopo a precisare che, malgrado l'entusiasmo dimostrato dalla stampa, si trattava di una correlazione irragionevole, mai emersa nel corso delle loro ricerche. Invece di provare la vergogna di chi vive l'incubo, peculiarmente frequente, di presentarsi a scuola in mutande, i succitati imbrattacarte - come spesso succede in questi casi - non offrirono mai una smentita ufficiale.

"Il videogioco abbaia: bambina attaccata da un cane"

Questa storia, dai contorni drammatici, pare incoronare definitivamente il 2010 come l'anno "terribilis" di Nintendo UK. Verso la fine di settembre, diversi giornali inglesi pubblicarono infatti la storia di Megan Walker, una ragazzina di 9 anni attaccata ferocemente da un cane in casa di un'amica. Stando alla ricostruzione fatta dalla nonna della bambina, la 58enne Jean Taylor, ad aizzare l'animale erano stati i latrati provenienti dal Nintendo DS della nipote, alle prese col gestionale Nintendogs.

Una teoria che, seppur probabile quanto recarsi all'IKEA di domenica e soffrire di solitudine, era stata abbracciata in pieno dalla stampa locale e nazionale, prima ancora che venissero effettuate tutte le indagini del caso. D'altronde la signora Taylor si dimostrò più che determinata nel puntare dito contro il videogioco, accusando Nintendo di non aver messo i giusti avvertimenti sulla copertina. Successivamente, con un colpo di scena alla M. Night Shyamalan, la padrona del cane dichiarò che l'assalto era stato "probabilmente" innescato da un calcio scagliato da Megan all'animale di casa.

"Bambina adottata traumatizzata da Portal 2"

Che ci crediate o no, questa storia non ha nulla a che fare con il fatto che la torta è un bugia... purtroppo. Qualche anno fa, nei pressi della città di Charlotte in Carolina del Nord, l'emittente WBTV si occupò del caso di un genitore preoccupato per gli effetti dirompenti di una frase sentita dalla figlia in Portal 2, un titolo difficile da identificare come possibile causa di turbamenti psicologici. Stando alle parole di Neil Stapel, sia lui che la figlia adottiva erano stati profondamente traumatizzati dalle parole dell'antagonista Wheatley, che a un certo punto dell'avventura provoca Chell definendola "grassottella adottata".

La notizia diventò il facile pretesto per una nuova caccia alle streghe che finì col coinvolgere anche Sony che, in tutta risposta, ribatté di non avere nulla a che fare col gioco in questione. Da notare come le accuse di aver coscientemente alimentato un fiume di sentimenti "anti-adozione" non corrispondessero in alcun modo al percepito della bambina, che prima dichiarò di non aver sentito la frase incriminata e successivamente di non curarsene affatto. Secondo Stapel, però, la verità era che la piccola non era ancora "pronta a parlarne". Un problema apparentemente non condiviso dal network, che portò avanti "l'inchiesta" per settimane, con la cieca determinazione di chi lava la macchina prima di Pasquetta.

"Per McDonald's l'obesità è colpa dei videogiochi"

A dicembre del 2008, nel corso di un'intervista a The Times, il presidente della divisione britannica di McDonald's dichiarò che i videogiochi erano senza dubbio i principali responsabili della crescente obesità della popolazione mondiale.

Che è un po' come investire tutto in lecca lecca gusto lettiera e cipolla di Tropea, e dare la colpa a Magalli per il proprio fallimento. Esatto, non ha alcun senso.

"Donna perde un piede per colpa di un videogioco"

Preparatevi perché questa è particolarmente brillante. Nel 2012 un sito statunitense riportò la storia di una giovane donna che, dopo un'estenuante sessione di gioco durante oltre 48 ore, collassò addormentata in una posizione particolarmente scomoda. Tanto innaturale che la protagonista di questa assurda vicenda si risvegliò in ospedale con un piede in meno, amputato in seguito a un caso estremo di blocco della circolazione periferica. Un caso incredibile, che regalò a diverse testate dell'ottimo materiale per articoli sui danni collaterali dell'attività videoludica.

Peccato che, tra le note conclusive del pezzo originale, fosse chiaramente specificato che si trattava di un racconto di fantasia, utilizzato per offrire al pubblico un esempio parodico di "sensazionalismo giornalistico", messo insieme proprio per prendere in giro la moda di incolpare i videogiochi di qualunque piaga sociale, dalla disoccupazione alla coda alle Poste. Ah, l'ironia.

"Un bambino ha rischiato la vita per colpa dei videogames"

Lo scorso giugno, dopo aver messo insieme una lunga serie di sessioni di gioco da almeno 8 ore ciascuna, per un numero indefinito di giorni, un giovincello inglese è stato ricoverato d'urgenza nel reparto perdiatrico dell'University College London Hospital. Stando a quanto riportato dai media, il bambino (di soli 10 anni) avrebbe continuato ad ignorare ogni stimolo corporale fino a provocarsi una deformazione dell'intestino.

Un evento assolutamente improbabile, che gran parte dei media mondiali ha interpretato come una prova incontrovertibile degli effetti negativi dei videogiochi, specialmente in un quadro di evidente dipendenza. Considerazioni tutto sommato ragionevoli, fatta eccezione per un essenziale nodo argomentativo. Perché nessuno, tra genitori o equivalenti figure tutelari, ha impedito a questo ragazzino di violare tanto selvaggiamente i limiti volumetrici del proprio apparato digerente, dando un senso tutto nuovo al concetto di "costipazione"? Non è dato saperlo ma, si sa, è tutta colpa dei videogiochi.

Prima di chiudere definitivamente questo drammatico spiraglio sul mondo della disinformazione creativa, vale la pena di precisare che il pezzo in questione non vuole negare in toto i potenziali rischi legati alla fruizione videoludica, specialmente in un quadro identificabile come patologico. Il punto, come probabilmente avrete intuito, è che il vecchio gioco dello scaricabarile non ha mai fatto bene a nessuno. Specialmente quando i barili in questione sono pieni di una gran quantità di clamorose bestialità, pronte ad essere strumentalizzate ai danni della pubblica coscienza. L'informazione, cari amici, è tutta un'altra cosa.