RAGE 2: la bibbia del proiettile, dal vangelo secondo id Software

I profeti di id Software hanno fatto del massacro la loro brutale religione: scopriamone i principali comandamenti.

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  • PS4 Pro
  • In principio era il proiettile. La terra videoludica era informe e deserta. Allora id Software disse: "sia il massacro". E massacro fu. Da quando i profeti John Carmack e John Romero hanno iniziato il cammino di predicazione, il loro insegnamento si è diffuso ai quattro angoli del mondo: molti accoliti e proseliti hanno seguito le loro orme, spogliati di tutti gli averi e con indosso soltanto mouse e tastiera. L'Anno Domini 1993 è stato un momento di transizione, capace di segnare il passaggio tra l'era pre e post Doom, uno spartiacque generazionale che ha condizionato per sempre la dottrina degli sparatutto in prima persona.

    Da tempo, ormai, i due maestri hanno imboccato sentieri diversi, lasciando che la loro lezione venisse portata avanti dai quei discepoli che - più degli altri - avevano interiorizzato appieno il loro messaggio. Al giorno d'oggi, la congrega ha sì perduto i suoi fondatori, ma ha continuato con convinzione a perseguire la sacra legge fraggatoria: l'ultimo capitolo della "bibbia del proiettile" iniziata ventisei anni or sono da Carmack e Romero porta ora il titolo di RAGE 2, uno sparatutto che, proprio come le altre opere degli apostoli di id Software, domanda a gran voce l'obbedienza al primo e più sacro dei comandamenti: "non avrai altro shooter all'infuori di me".

    RAGE: Nuovo Testamento

    Le lande desolate del primo RAGE sono state la Genesi da cui il nuovo corso della congrega ha avuto inizio. Gli adepti dello studio cominciarono un cammino di evoluzione della fede professata da Carmack e Romero, scegliendo sì di non venir mai meno ai precetti di distruzione ed esaltazione omicida, ma anche di aggiungere a simili comandamenti altri aspetti che avrebbero potuto garantire alla loro religione fraggatroria un passo in avanti verso la modernità.

    RAGE è quindi un videogioco che ha radici nel passato e nel futuro dello studio: da un lato ereditava il gusto per lo shooting estremo, mentre dall'altro introduceva una meccanica da sandbox a mondo aperto che modificava il ritmo dell'avanzamento. È questo il Nuovo Testamento di id Software, il tentativo di abbracciare una dottrina che fosse rispettosa delle leggi antiche ed al contempo portavoce di novità.

    RAGE incarna l'idolo dorato di simile visione: anche di fronte ad un mondo marcescente e arido, vessato dalle malefatte dell'Apocalisse, dalla bramosia degli uomini e dal peccato originale, quello che emergeva era il piacere di una violenza sanguinolenta ed orgasmica. È come se gli apostoli di id Software volessero che i giocatori, loro discepoli, fossero infusi da quello spirito rabbioso che li avrebbe indotti a sfogare su predoni e mutanti tutta la loro cattiveria.

    E la "conversione" riuscì in pieno, non grazie alle parole, ma ai proiettili. Negli avamposti dei saccheggiatori e nelle tane degli abomini, l'ira vendicativa dei giocatori - improvvisatisi angeli della morte - si riversava su ogni creatura vivente che calcava quelle terre. E nell'aria riecheggiavano le urla, il suono sordo del piombo esploso, il flusso del sangue e l'odore della polvere. Sembrava di rivivere lo stesso inferno di Doom, ma transustanziato nella dimensione post-atomica di RAGE.

    I mutanti e gli invasati si muovevano come demoni: accanto ai grossi abomini, progenie del male, che sradicavano intere palazzine con il palmo della mano, c'erano legioni di squilibrati e mostruosità che sgusciavano come serpi, agendo con rapidità, aggredendo a viso aperto senza un attimo di sosta. Più bestie che uomini: la loro ferocia superava qualsiasi aspettativa. Ma la limitata intelligenza li rendeva schiavi della furia, e facili bersagli per la nostra mira.

    Lo strumento per purificarli, ovviamente, era una bocca da fuoco qualsiasi, ancor meglio se uno shotgun dal forte rinculo, in ricordo dei bei vecchi tempi in compagnia del Messia Doomguy. E così, tra un cranio fracassato, una granata a frammentazione ben lanciata ed un colpo accuratamente assestato ad un barile di petrolio, l'orgia di morte di RAGE diveniva una pura goduria dei sensi: peccati che - anni dopo - ci avrebbero riservato un nuovo posto negli inferi di DOOM.

    DOOM: Vecchio Testamento

    Non esiste il concetto di pace, per id Software, a meno che non sia quella sudata a suon di piombo mentre banchettiamo allegramente sui corpi crivellati dei nemici. I momenti di accidia assaporati in RAGE, quando si pellegrinava nelle città o si viaggiava sulle dune buggy tra i deserti, sono stati del tutto cancellati dalle regole che la congrega ha abbracciato con la resurrezione di DOOM.

    Il ritorno del Doomguy ha un che di messianico: del resto, si risveglia dopo il terzo capitolo, proprio come il Cristo ha fatto il terzo giorno. Stringendo tra le mani la nuova versione del suo testo sacro per eccellenza, id Software non ha potuto far altro che tornare alle origini del Vecchio Testamento: dimenticare i pur rari frangenti di pace di RAGE ed usare le maniere forti, dando in pasto ai suoi fedeli ciò che desiderano più di ogni altra cosa, ossia il massacro. La rinascita di DOOM è l'esaltazione dello sparatutto muscolare che ha contraddistinto gli esordi di id Software, dove non esisteva neppure un solo minuto di serenità.

    Tutto scorre con una foga disumana, con la velocità di un proiettile sparato dallo shotgun, con la brutalità di un colpo di doppietta spaziale. Nessuna copertura, nessuna esitazione, nessuna pietà: recuperando la parabola degli antichi arena shooter, DOOM sguazza nell'eccesso più assoluto, in cui a contare non è il numero di munizioni, né la mira di un cecchino, ma la rapidità dell'azione, il gusto per gli smembramenti ravvicinati, la perversa lussuria delle armi da imbracciare.

    Sono in molti a provare quasi un piacere fisico nel brandire l'armamentario futuristico partorito dai quei fanatici di id Software, così vasto da far invidia a qualsiasi altro sparatutto. Ed ecco che mentre i bestioni infernali cadono ad uno ad uno, senza gambe, braccia o testa, del giocatore si impossessa una fame sempre più insaziabile, un peccato di gola che ha sete di sangue, e del quale si nutre in abbondanza. Le fiammeggianti distese di Marte danno poi l'impressione di trovarsi in inferno di diavoli e mostri, con una cornice scenica che ricorda - ancora una volta - un contesto post atomico come quello di RAGE, solo dominato da colori più saturi, caldi e "scottanti".

    RAGE 2: Apocalisse

    L'eredità di DOOM è impossibile da sperperare: il suo gameplay furente e la sua pulsante cattiveria ti entrano nelle vene, e ti trascinano in un vortice di violenza dalla quale nemmeno gli apostoli di id Software sono in grado di fuoriuscire. Ecco perché il loro nuovo salmo omicida, RAGE 2, rappresenta senza dubbio il figlio spirituale del Doomguy.

    Da un lato resta un gioco dotato di una propria, spiccata personalità, e dall'altro è frutto dell'unione tra le logiche di gameplay del primo RAGE e quelle di DOOM. Dopo l'inferno di Marte, si torna all'Apocalisse sulla Terra: le Wasteland stanno poco a poco rifiorendo, come un Eden che torna a germogliare. Almeno finché una nuova "serpe" non si insinua in questo Paradiso da ricostruire e spetta agli angeli sterminatori schiacciargli la testa una volta per tutte.

    Per farlo hanno a disposizione un equipaggiamento tecnologicamente tanto avanzato da farli apparire alla stregua di una divinità. Se non altro, il ranger Walker raffigura l'ultima speranza per il mondo: una sorta di Messia, se vogliamo. Quando non ci avventuriamo in pellegrinaggio nel deserto, all'interno di un mondo che pecca d'avarizia sul piano dei contenuti, ribolle in noi tutta la foga già sperimentata nel precedente RAGE e - in misura ancora più elettrizzante - anche su Marte.

    Ogni colpo si avverte con vigore, ogni grido è una scarica di adrenalina, ogni fiotto di sangue un propellente per la furia: la varietà delle sparatorie è uno dei pilastri su cui si regge il gameplay di RAGE 2, e si traduce in un arsenale di celestiale vastità. Su tutte le bocche da fuoco che profetizzano morte, s'innalza la BFG 9000, lo strumento di sterminio per antonomasia, proveniente direttamente dalle fiamme di DOOM. Il ritmo delle sparatorie si fa più acceso in confronto a quello del primo episodio, e si avvicina maggiormente alla frenesia degli scontri sul pianeta rosso, anche senza recuperarne integralmente la vivacità.

    In RAGE 2 si avverte d'altronde l'esigenza di ricaricare e di gestire l'affollamento dei nemici con maggiore attenzione, almeno finché non sbloccheremo sufficienti armi e talenti da scatenare una nuova Apocalisse. Quando otterremo un gran quantitativo di poteri, il massacro che metteremo in scena farà sembrare le piaghe d'Egitto un piccolo capriccio.

    Tra vortici che risucchiano i bersagli, onde d'urto e sovraccarichi furibondi, nessuno riuscirà a sfuggire alla nostra avanzata, ricolma di spietatezza e d'irrefrenabile superbia. Ed ora che la nostra rabbia si è sfogata nuovamente in RAGE 2, gli apostoli di id Software stanno già scrivendo un altro capitolo della loro Bibbia del Proiettile, che ci condurrà nell'Inferno di DOOM ETERNAL. Là sarà pianto e stridore di denti. Sì, ma per i demoni.

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