Rage 2: le influenze di George Miller e Mad Max nel mondo post apocalittico

L'immaginario imbastito da id Software ed Avalanche ha molti punti di contatto con la trilogia di Mad Max. Scopriamoli insieme.

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  • Se c'è un aspetto di RAGE 2 dinanzi al quale è difficile storcere il naso, quello è sicuramente il suo corredo artistico: la capacità di delineare un contesto post apocalittico caratterizzato da un indubbio fascino, che pesca a piene mani dall'immaginario imbastito anni fa dal regista George Miller con la saga di Mad Max. Tra i vari motivi che rendono unico RAGE 2, insomma, c'è anche un'estetica punk frizzante e violenta, che affonda le radici proprio nella tetralogia dell'autore australiano dedicata al pazzo guerriero della strada con le fattezze di Mel Gibson.

    L'universo filmico messo in scena dal secondo capitolo della serie, e proseguito poi con altri due prodotti, ha avuto un'enorme influenza nella cultura pop, sfruttato a tal punto da numerosi altri media (come ad esempio l'immortale Ken il Guerriero) da far quasi dimenticare la sua origine. È quindi nella filmografia di George Miller che bisogna scavare per riscoprire le fonti di ispirazione primarie da cui ha preso vita il mondo di RAGE 2, con le sue creste multicolore, le sue lande desertiche, le sue bizzarre competizioni e la sua "pazzia".

    La visione dell'apocalisse: differenze e similitudini

    Prima di passare in rassegna le analogie, è opportuno partire da un presupposto fondamentale: benché il mondo di Rage e Mad Max, abbia assistito al decadimento progressivo della civiltà, tramutandosi in un vasto deserto dove predomina solo sopruso e sopraffazione, la miccia che ha scatenato l'apocalisse possiede una natura ben diversa in entrambe le produzioni.

    Nell'opera di Miller il futuro distopico è decisamente più plausibile: ad abbattere le colonne della società civile è stata infatti l'insaziabile avidità dell'uomo, che ha sfruttato così a lungo il suolo terrestre da annichilirlo. La ricerca del petrolio ha causato scissioni, guerre e stermini su larga scala, facendo in modo che il mondo tornasse ad una dimensione primitiva, selvaggia e brutale.

    D'altro canto, a scatenare l'inferno nell'immaginario di Bethesda è stato un meteorite alieno, il cui impatto sulla superficie del nostro pianeta - oltre a causare danni incommensurabili - ha permesso agli uomini di entrare in contatto con un'avanzata tecnologia extraterrestre. La prima differenza risulta immediatamente evidente: sia Mad Max che RAGE ci propongono un ecosistema vuoto e smorto, un forzato ritorno al passato, senza più molte leggi né etica, né pietà, ma se il primo resta ancorato all'utilizzo di mezzi di fortuna, il secondo presenta i tratti di un'estetica di stampo sci-fi, in cui fanno capolino i segni di un futuro lontano, fatto di conquiste tecnologiche di matrice aliena.

    Questa distanza tra i due immaginari post apocalittici segna anche un considerevole distacco in termini di risorse a disposizione: mentre Max è costretto ad arrangiarsi con quello che gli capita a tiro, il protagonista di RAGE 2 può ricorrere a poteri sovrumani, che acuiscono il piglio "folle" delle nostre peregrinazioni nelle Wasteland.

    E qui giungiamo al primo, grande punto in comune tra le due opere: la nuova società nata dalle ceneri della precedente. Sebbene l'origine sia diversa, alla fine il risultato è più o meno il medesimo, e ci vede attori di un grosso palcoscenico in cui a dominare sono varie fazioni in lotta per la sopravvivenza e la supremazia. Sono i signori della guerra, i vertici di un nuovo ordine mondiale che fa della "legge del più forte" la sua ragion d'esistere.

    Predoni, assassini, cannibali, stupratori e chi più ne ha più ne metta: in RAGE 2 la loro rappresentazione visiva si nutre degli spunti suggeriti nel 1981 da Mad Max 2 (conosciuto qui in Italia come Interceptor: il Guerriero della Strada), dove hanno iniziato a prender forma nerboruti furfanti dai capelli colorati, dai vestiti borchiati, dal fare smargiasso, dalla lingua affilata e dalla teatrale esuberanza. In tal senso, RAGE 2, ancor più del primo capitolo, si avvicina ai toni sopra le righe inscenati con Mad Max 2, fatti di personaggi fuori dagli schemi, bizzarri, esaltati e completamente impazziti.

    I loro abiti sono l'esternazione della loro indole: la pazzia che ne contraddistingue l'anima si riflette in un vestiario appariscente, multi cromatico e bizzarro a tal punto da risultare inquietante. Questa visione punk viene recuperata da Bethesda nella caratterizzazione dei predoni che popolano le Wasteland, mettendoci costantemente dinanzi a gruppi di criminali che si muovono, parlano ed agiscono come forsennati. In RAGE 2 c'è inoltre un po' dell'ipercinetismo assaporato in Mad Max Fury Road, quarto capitolo della saga di Miller, in cui Tom Hardy ha sostituito un ormai attempato Mel Gibson.

    Il recente ritorno sulle scene del Guerriero della Strada recupera il tocco estroso di Mad Max 2 e ne acuisce i tratti più grotteschi, calcando l'accento sulla mostruosità - fisica oltre che caratteriale - di alcuni Signori della Guerra, la cui deformità sembra catturata a dovere da id Software e Avalanche Studio, che ne hanno ingigantito i tratti distintivi per adeguarli al loro mondo. In Fury Road la distorsione inumana di alcuni predoni è la rappresentazione fisica della loro bestialità interiore, mentre in RAGE 2 i mutanti hanno ben poco di metaforico: ciononostante, è evidente come il team di sviluppo abbia estremizzato le suggestioni proposte da Miller, cercando al contempo di donare loro un tocco tutto personale.

    Se orientiamo lo sguardo in direzione del terzo episodio, Mad Max 3 - altrimenti noto come Oltre la Sfera del Tuono -, possiamo notare come i toni del racconto nell'epopea di Miller si facciano più cupi e meno esuberanti. L'estetica punk inizia a farsi da parte, e a prevalere è l'uso di una gamma cromatica più scura, meno visionaria ma più disperata. Ecco: Fury Road incarna una sorta di punto di incontro tra il secondo ed il terzo capitolo, un equilibrio che RAGE 2 assimila per costruire un immaginario a metà strada tra il serio ed il faceto, con una predilezione per l'adrenalina ed il senso dell'assurdo.

    Come in Miller, anche la società di id Software e Avalanche si regge su nuclei sparsi di superstiti, che tentano di sopravvivere radunandosi in nuove forme di società, dove il baratto ed il petrolio conta più del denaro. Per questo una delle maggiori monete di scambio sono i favori reciproci, o le prove da superare per ritenersi degni di attenzione. In ogni caso, quello che non può mai mancare in qualsiasi civiltà è il piacere del gioco, dell'intrattenimento.

    Ancor meglio se pregno di iperviolenza. In una società primitiva, questa interpretazione brutale dello svago è un modo catartico per affievolire la foga omicida o la rabbia dei suoi abitanti: valeva per gli antichi romani con le arene gladiatorie, e vale lo stesso per i superstiti nel mondo di Mad Max e di RAGE 2.

    Nel terzo atto della tetralogia di Miller, il protagonista è costretto a battersi nella Thunderdome, una gabbia in cui - per il sollazzo degli spettatori - deve vender cara la pelle contro un potente energumeno: così facendo, avrebbe ottenuto ciò che desiderava da Aunty, la regina della città di Bartertown. In modo simile, ma con un taglio decisamente più spettacolare e televisivo, il ranger di RAGE 2 è chiamato a dar prova della sua abilità da sterminatore di mutanti nello show Mutant Bash. Insomma: a prescindere dal tipo di apocalisse, la sete di sangue e di violenza dei superstiti resta sempre la stessa.

    Altre somiglianze

    A prescindere dal contesto generale, sono molteplici gli elementi che RAGE 2 prende in prestito da Mad Max: oltre ai già citati connotati punk apocalittici ed all'intelaiatura della società, a spiccare maggiormente è la rappresentazione dei convogli di auto e camion, con annessi scontri tra le strade desolate.

    Mentre sfrecciamo lungo le lande nell'opera di Bethesda, d'altronde, non sarà difficile imbattersi in manipoli di vetture contro cui dar fuoco alle polveri: l'impatto visivo e l'adrenalina dei duelli richiamano a gran voce le scene degli ultimi tre episodi di Mad Max - in particolar modo di Fury Road, che ha fatto di un lunghissimo inseguimento la colonna portante della struttura filmica. Benché in RAGE 2 permanga un dettaglio futuristico e tecnologicamente avanzato che - per ovvie ragioni - è assente nella serie di Miller, nel complesso la resa visiva fa eco alle scene più spettacolari già ammirate nei film del Pazzo Max.

    Parlando di altre similitudini, magari meno palesi, ci piace vedere nel Wingstick, arma iconica di RAGE, un'evoluzione sci-fi del celebre boomerang metallico di Kid, un ragazzino conosciuto in Mad Max 2. Per un'ultima analogia, questa volta ancor più sottile ma particolarmente suggestiva, occorre riportare alla mente il plot di Oltre la Sfera del Tuono: ad un certo punto del lungometraggio, il protagonista viene rinvenuto nel deserto da un gruppetto di bambini, che hanno allestito una comunità circondati da un atollo verdeggiante, in cui la natura ha iniziato a rinascere.

    Si nota qui una netta contrapposizione tra l'ambiente idilliaco e naturalistico della colonia di ragazzini, e l'atmosfera smorta, soffocante e mortifera della città degli adulti: in sostanza, i pargoli raffigurano la speranza per un futuro migliore. I fanciulli acclamano Max come il loro messia, credendo che lui sia Walker, colui che secondo una profezia li avrebbe condotti alla salvezza. Questo nome vi dice nulla? Ebbene sì: è esattamente lo stesso del protagonista di RAGE 2, il ranger Walker. In egual modo, a nord della mappa del gioco, nelle Terre Selvagge dove si erge la città di Dreadwood, è possibile notare una rifioritura della natura, dove prima dominava un deserto: è il futuro che avanza, la vita che si ribella alla morte.

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