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Rainbow Six Invitational 2020: il mondiale imprevedibile

Gli Spacestation Gaming vincono il mondiale di Rainbow Six Siege dopo una finale al cardiopalma. Canadian alza il trofeo, in lacrime.

speciale Rainbow Six Invitational 2020: il mondiale imprevedibile
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Il Six Invitational 2020 potrà essere annoverato negli almanacchi come l'evento esport legato a Rainbow Six Siege più spettacolare, imprevedibile, ricco di sorprese e colpi di scena della storia. Almeno sino ad ora.
    Le sorprese, come abbiamo avuto modo di raccontarvi, non si sono limitate ai duelli dei campioni all'interno dell'arena. Rainbow Six Siege, nei prossimi due anni, si evolverà come mai accaduto prima. La road map ci restituirà un titolo rinnovato e fresco, pronto ad affrontare le sfide della next gen e del futuro.

    Il nuovo corso: 2020-2021

    Appena un anno fa il titolo poteva vantare circa quarantacinque milioni di giocatori e un mucchio di novità sotto il profilo contenutistico e competitivo.
    Oggi la community di Rainbow Six Siege è cresciuta di altri dieci milioni di individui e questo rappresenta un segnale molto chiaro della forza attrattiva che il titolo continua a esercitare, nonostante abbia i suoi anni sul groppone.

    Il merito va sicuramente alle centinaia di sviluppatori, che si sono avvicendati e lavorando alacremente per portare non solo nuovi contenuti ma anche coltivando con amore la scena competitiva, vera pietra angolare su cui si sostiene l'intera esperienza di gioco che ha sempre viaggiato parallelamente all'esperienza ludica aperta a tutti.

    Di pixel sotto ai ponti ne son passati parecchi e ora, all'alba del Quinto Anno, ci troviamo di fronte a una grandiosa rivoluzione che promette di stravolgere la scena competitiva di R6 così come la conosciamo. Nel corso di quest'anno, per cominciare, la Pro League andrà in pensione. L'ultima finale del massimo circuito professionistico di Rainbow Six Siege si giocherà il 16 e 17 maggio, a San Paolo. Poi, nel corso dell'anno, ci saranno ben due Major (uno in Nord America ad agosto e l'altro in Europa a novembre). A gennaio, invece, avverranno i Qualifier ufficiali per partecipare al Six Invitational 2021.

    Subito dopo le finali della Stagione XI, dunque, il panorama esport di Rainbow Six Siege inizierà a evolversi attraverso un processo di "regionalizzazione". Secondo tale nuova politica, il quadro globale della scena competitiva rimarrà omogeneo ma le quattro regioni, Europa, America del Nord, America Latina e Asia-Pacifico, godranno di molta libertà nella costruzione del proprio programma regionale, che si tratti di partner, formato o del modo in cui il programma regionale andrà ad alimentare quello globale.

    Secondo le intenzioni del team di Ubisoft che si occupa dei piani esport questo nuovo approccio dovrebbe far sì che le singole scene regionali possano svilupparsi con maggior coerenza ed efficienza, alimentando la competitività e il livello qualitativo delle competizioni per raggiungere la qualificazione al Six Invitational.

    Stando a quanto svelato proprio in occasione del mondiale canadese appena conclusosi, l'anno competitivo di Rainbow Six Siege, prenderà il nome di "Stagione" e sarà diviso in quattro trimestri. I primi tre trimestri della stagione si concluderanno tutti con un Major, dove le 4 migliori squadre di ogni regione al termine di ogni trimestre si scontreranno per il titolo. Il quarto trimestre sarà dedicato alle finali regionali per decretare i migliori e alle retrocessioni per i peggiori. Ci sarà anche una classifica generale, basata sulle prestazioni complessive nei vari tornei che ricorderà molto da vicino quella della coppa del mondo di ciclismo.

    Le squadre guadagneranno punti durante tutta la stagione in base ai piazzamenti nei tornei e solo quelle che avranno accumulato la quantità necessaria di punti potranno accedere ai Qualifier per il mondiale. L'obiettivo, come vi abbiamo già raccontato, è quello di premiare la costanza dei team nel corso dell'intera stagione, in modo da garantirne la stabilità, la crescita e soprattutto fornire un calendario di impegni chiaro e limpido, evitando così l'affastellarsi di tornei più o meno importanti che possono mettere in palio pass diretti per il mondiale.

    La rivincita delle piccole

    Ben tre milioni di Dollari sul piatto, dei quali uno intero andato alla squadra vincitrice. Due anni fa il montepremi totale si attestava sui 500.000 Dollari. Nel 2017 erano solo 100.000. Questo, unito a una community sempre più vasta e all'evoluzione biennale del titolo, rappresenta un altro segnale del successo di Rainbow Six Siege, tanto sotto il profilo ludico, quanto riguardo quello legato alla scena competitiva.

    La finalissima dell'Invitational 2020 quasi nessuno poteva aspettarsela; nessuno avrebbe potuto prevedere l'incredibile percorso affrontato dalle due squadre approdate al match decisivo. Prematuramente cadute le principali potenze pretendenti al titolo di campione del mondo, il campo è rimasto libero per le ambizioni delle più piccole. Anzi, per usare il gergo calcistico, delle "provinciali": piccole sì, ma con tanta fame di vittoria e voglia di riscatto sul palcoscenico internazionale.

    Spacestation Gaming contro Ninja in Pyjamas. Due squadre imprevedibili, con un palmares ancora abbastanza "leggero" su Rainbow Six Siege, se confrontato con i mostri sacri della disciplina. Eppure, indubitabilmente le migliori dell'intero campionato, cosa che le ha condotte al massimo livello competitivo dopo aver affrontato due percorsi desicamente agli antipodi. Gli Spacestation Gaming, infatti, hanno vinto contro ogni avversario si sono trovati di fronte. Percorso netto che ha permesso loro di evitare il baratro del loser bracket, il torneo dei "perdenti", di quelli costretti a risalire faticosamente la china per poter tornare tra le posizioni che contano.

    Nella fase a eliminazione diretta, gli SSG hanno fatto fuori i MiBR, i DarkZero (che sembravano i più seri pretendenti al titolo) e il Team SoloMid. Forti di questa sequela di successi, hanno potuto godere anche di un enorme vantaggio (psicologico e reale), secondo il regolamento: si sono presentati alla finalissima con una mappa già in saccoccia. In un match giocato al meglio delle cinque mappe non è affatto male.

    I Ninja col pigiama, dunque, si sono trovati a dover affrontare una squadra forte e fattualmente già in vantaggio. Una situazione che avrebbe gambizzato chiunque, figuriamoci un team che s'è fatto tutta la seconda parte del torneo nel caldo torrido del loser bracket, affrontando gli ostacoli più disparati. Eppure i brasiliani hanno tirato fuori un carattere che probabilmente non sapevano (o non si ricordavano) di avere. Una serie maiuscola di prestazioni li ha portati a sbattere la porta in faccia a G2, DarkZero, BDS (un'incredibile sorpresa, questo piccolo team transalpino) e al Team SoloMid.

    Facendo due conti, i Ninja sono approdati in finale non solo portando per la prima volta la bandiera carioca sul main stage definitivo, ma giocando addirittura più degli Spacestation, oltre ad avere una mappa da recuperare. Non esattamente il miglior modo di cominciare la partita più importante della vita.

    Il riscatto del ronin canadese, scalzo alla vittoria

    Nonostante questo, i NiP non si sono lasciati scoraggiare. Al via, i brasiliani hanno ballato a ritmo di samba sui poveri avversari, annichiliti da tanta irruenza e da un Pino letteralmente strabiliante: sempre in doppia cifra e autore di uno dei più bei Ace di sempre. Forse il migliore giocatore della generazione, oltre che dell'intero torneo. I Ninja non hanno solo annullato il vantaggio degli SSG ma si sono addirittura portati a una sola mappa dalla vittoria. Poi, improvvisamente, i brasiliani sono stati fagocitati dalla sindrome che prende il nome di "paura di vincere". Con la rimonta e il pareggio degli SSG non hanno capito più nulla. Certo, nell'ultima mappa, quella decisiva, hanno tentato il tutto per tutto inanellando quattro round di fila. Canadian non ci ha più visto. A un passo da quel traguardo a lungo rincorso (nella nuova Era) e solo sfiorato a causa degli sgambetti fatti dal destino, è esploso. Nervosismo, rabbia, stress si sono impadronite di lui. Gli SSG hanno litigato, si sono presi a male parole, hanno evidentemente avuto grossi problemi di comunicazione. Proprio la rabbia e la motivazione di Canadian, però, li ha salvati dal baratro.

    La rimonta è stata da manuale. Il resto è storia. Canadian ha meritatamente alzato il martellone di Sledge, simbolo del primato mondiale, dopo le scoppole prese nel corso del 2018 quando ancora era negli EG. In realtà questo è il suo secondo successo ad un Invitational. Nel 2017, con i Continuum, si laureò campione al primissimo campionato mondiale organizzato da Ubisoft. Diciamo, però, che questa vittoria vale decisamente molto di più. Non solo per come è maturata o per il valore economico della vincita, ma per tutto quello che tale successo può rappresentare per la scena competitiva futura di Rainbow Six Siege e l'esport in generale.

    Per la scena competitiva la vittoria degli SSG è il biglietto da visita perfetto con cui presentare il nuovo corso e avvicinarsi sempre più alla filosofia "from zero to hero". Per l'esport invece, oltre che una fantastica storia da raccontare, gli Spacestation rappresentano un esempio da lodare; il volto umano del riscatto, della resistenza alle avversità, della capacità di reagire con tenacia superando ogni ostacolo quando tutto sembra perduto.

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