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Rainbow Six Siege Invitational 2018: uno sguardo rivolto al futuro

Rainbow Six Siege è maturato negli ultimi mesi e gli Invitational di Montréal hanno rappresentato la cornice perfetta per gettare uno sguardo al futuro.

speciale Rainbow Six Siege Invitational 2018: uno sguardo rivolto al futuro
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Montréal ci accoglie in un abbraccio gelido. Più che un abbraccio, abbiamo la netta sensazione che si tratti di una morsa glaciale. Penetra nel profondo delle ossa e irrigidisce i muscoli. Eppure, la città più importante della regione del Quebec esercita un grande fascino. Forse è per il fatto che gode di un contrasto architettonico peculiare, tipico di alcune grandi metropoli nordamericane della costa atlantica. Lo stile europeo, reminiscenza del periodo coloniale radicato nella regione dai primi del ‘600, è ancora fortemente presente nell'anima della città francofona, la Vieux Montréal. Il gusto francese ricco di strade acciottolate, rinascimentali evoluzioni e virtuosismi architettonici, si mesce senza soluzione di continuità con quartieri ultra moderni. squadrati e marziali blocchi di cemento, vetro e acciaio che si stagliano verso il cielo delineando la skyline cittadina.

    Un campionato del mondo fatto in casa

    Montréal, però, non è solo una metropoli vivace e ricca di storia. La commistione tra le due anime distinte (anzi, più di due, considerando la forte presenza multietnica) ha favorito, come spesso accade, una grande apertura verso l'arte, lo spettacolo e nuove forme espressive come i videogiochi. Questi ultimi sono visti con molto favore dal governo canadese, tanto che lo stesso ne incentiva la creazione elargendo cospicui fondi pubblici. La metropoli, infatti, è il polo attrattivo principale per tutti gli studi di sviluppo che sono alla ricerca del terreno fertile in cui far crescere e sviluppare le loro idee. Non a caso, da diverso tempo anche grandi multinazionali dell'industria videoludica hanno aperto uffici dedicati. Electronic Arts, ad esempio. E, ovviamente, anche Ubisoft. Il colosso francese ha piantato il seme del primo studio nordamericano ormai la bellezza di ventuno anni fa. Da allora, la sede d'oltreoceano ha visto crescere la propria popolazione oltre le 2000 unità. La filiale, lo ricordiamo, è anche responsabile dei maggiori brand tripla A della compagnia come Assassin's Creed, Splinter Cell, Watch Dogs, Far Cry e Rainbow Six. Per questo, a partire proprio dagli Invitational 2018, l'appuntamento più importante per la squadra Rainbow si tiene in "casa". Ubisoft, per l'occasione, ha voluto fare le cose in grande riservando il TOHU, arena circolare deputata alle arti circensi e al teatro.

    A dispetto dello spazio abbastanza contenuto (gli spalti possono contare su 900 posti a sedere), la TOHU Arena è servita perfettamente allo scopo prefissato, con una buona affluenza di pubblico e una solidità sotto il profilo dello spettacolo con pochi rivali in questo momento. Questo grazie anche all'elevata qualità dei team in campo, primi fra tutti i dominatori assoluti del torneo, i Penta Sports.
    La location, a nostro modo di vedere, ha però sofferto di due ordini di problemi (se proprio vogliamo definirli così) che non hanno favorito la partecipazione (che poteva essere ancora più numerosa) degli appassionati. Anzitutto, il complesso del TOHU è decentrato rispetto al cuore della città; fattore che ha portato all'ingiusto "isolazionismo" dell'evento (anche a causa di un tempo non esattamente clemente). In secondo luogo, l'assenza di iniziative collaterali, non ha invogliato gli spettatori a vivacizzare con la loro presenza i luoghi di aggregazione attorno all'arena.

    Al contrario, lo streaming su Twitch ha fatto registrare davvero degli ottimi numeri quasi nove milioni di persone hanno guardato le finali), soprattutto per ciò che concerne i tre giorni finali del torneo. Segno, questo, che Rainbow Six Siege continua non solo a crescere ma anche a godere del vivo interesse dei fan, ora più numerosi che mai. E Ubisoft ripaga cotanto affetto con una piccola cosa che può fare la differenza quando si tratta di decretare il successo di un titolo: il supporto costante. In questo caso inteso sia sotto il profilo dei contenuti, sia per ciò che concerne la sempre più importante scena esportiva. Gli Invitational di Montréal, quindi, sono stati il modo migliore per deliziare gli appassionati con tutto quello che Ubisoft ha in serbo per tutto il 2018.

    Una crescita esponenziale

    Con Siege, diciamoci la verità, l'avventura del team di sviluppo di Ubisoft Montréal, non era iniziata nel migliore dei modi. Eppure, senza mai mollare il colpo, in questi anni di permanenza sul mercato la squadra ha continuato a lavorare per far crescere il titolo e limare molti aspetti spigolosi che, all'inizio, avevano fatto storcere il naso a molti. L'Operazione Health e i rinforzi di metà stagione sono una prova di questa dedizione che si è mostrata in tutta la sua estensione anche in occasione del reveal dei contenuti per l'Anno 3. A proposito dei rinforzi, essi non arriveranno più a metà stagione. Questo per il fatto che si è rivelato un sistema troppo complesso per la Pro League e non c'è abbastanza tempo per i professionisti di prepararsi alle modifiche del meta, quindi il team preferirà operare le modifiche all'inizio di ogni stagione, in concomitanza con il rilascio dei nuovi contenuti. Il team, dunque, ha apertamente che le esigenze dei pro player abbiano influito sugli aggiornamenti del gioco.

    Di Chimera e Outbreak e dei due nuovi operatori (Finka e Lion) abbiamo già parlato qualche giorno fa. Inoltre, nel corso dell'anno arriveranno, come di consueto, nuove mappe, eventi speciali e ovviamente operatori inediti. A tal proposito, quando abbiamo chiesto a Leroy Athanassoff, game director di Rainbow Six Siege, di rivelare qualcosa in più della Stagione 2 (che aggiungerà la mappa e gli operatori italiani), ci ha solo potuto assicurare che impazziremo, perché è una delle sue preferite di sempre. Dal canto nostro non possiamo far altro che attendere fiduciosi e sperare che sia davvero così.
    Queste, però, sono solo alcune delle novità che andranno ad arricchire il titolo, perfezionando ancora di più l'esperienza di gioco. Come già sappiamo, i piani di Ubisoft sono quelli di garantire un supporto costante per almeno dieci anni, pubblicando in totale almeno cento operatori. Sotto il profilo della longevità ciò rappresenta di sicuro un bene ma pone diversi problemi per ciò che attiene al bilanciamento delle partite. Per questo, a partire dalla terza stagione, il team di sviluppo attuerà una enorme modifica alla scena competitiva, con la rivisitazione del sistema di pick e ban. Al momento, come sappiamo, è possibile effettuare il ban solo sulle mappe. Da maggio, invece, il sistema sarà esteso anche agli operatori; ciò dovrebbe rivoluzionare il meta bilanciando l'esperienza di gioco e introducendo un buon grado di varietà agli scontri.

    Con questo nuovo sistema i giocatori dovranno anzitutto scegliere quattro operatori (due per l'attacco e due per la difesa) che non potranno essere utilizzati durante tutta la partita, ciò significa che il ban varrà anche per la squadra che l'avrà operato, privandola di due scelte potenzialmente favorevoli. Successivamente, i due team passeranno alla selezione degli operatori che andranno a utilizzare e, nella fase di prematch, tale scelta sarà palese anche al team avversario al contrario di quanto avviene ora. Attenzione, però, perché a questo punto entrambi i team potranno decidere di cambiare in corsa uno degli operatori selezionati, tenendolo anonimo ai contendenti. All'inizio, stando alle parole del team, tale modifica non riguarderà le partite classificate e quelle libere, ma solo i tornei e i match "custom". Gli sviluppatori continueranno a monitorare la situazione e, a seconda dei feedback ottenuti, potrebbero apportare ulteriori modifiche e introdurlo gradualmente ai livelli più bassi della scala competitiva (come i match ranked).

    L'aggiornamento al sistema di pick e ban, però, sono solo la punta dell'iceberg, perché a partire dalla stagione tre (con i due operatori britannico e statunitense) verrà attuato un pesante restyling delle mappe. Con "pesante" non intendiamo solo il lato estetico ma anche - e soprattutto - quello "planimetrico". Significa che le location avranno nuove vie d'accesso, inedite aperture nei muri, una diversa posizione di elementi ambientali come scale, pannelli e arredi. Di sicuro tutto questo garantirà una maggiore varietà tattica e porterà i giocatori a riprendere confidenza con le mappe del gioco, cercando magari nuovi approcci strategici con cui affrontarle. Questo, in sostanza, è il concetto di "map buff". Per quanto riguarda, invece, il "rework", vi saranno alcune mappe che verranno tolte per qualche mese dal pool competitivo in modo tale da ristrutturarle addirittura partendo dalle fondamenta, quindi andando a toccare sia il profilo del game design che del gameplay.

    L'espansione in ambito esport

    La scena esport di Rainbow Six Siege, questo è indubbio, nell'ultimo anno ha vissuto un'espansione senza precedenti. Gli Invitational appena conclusi ne sono la prova lampante. Il prize pool è raddoppiato e la partecipazione dei team per le qualificazioni sempre più massiccia; le trasmissioni su Twitch fanno registrare ottimi risultati e, in generale, l'ambiente appare in salute. Il team di sviluppo, in questo senso, sta dedicando molte risorse per far emergere ancora di più la scena esportiva del titolo veicolando, così, la sua piena maturazione. Per questo motivo Ubisoft ha deciso di investire su talenti e caster, su un potenziamento dell'infrastruttura dei server e sull'apertura ai territori asiatici (nella speranza di attrarre un'utenza ancora restia a questa tipologia di titoli). É stato presentato addirittura un piano di biennale (2018-2019) in cui vedremo l'arrivo sulla scena di più squadre e la capillare razionalizzazione della struttura esport. Ci saranno, nel corso dell'anno, due eventi major Invitational (il prossimo sarà in agosto, a Parigi e il campionato del mondo, sempre a Montréal), una massiccia presenza del titolo ai Dreamhack con eventi LAN, la Pro League, eventi su base regionale e ovviamente gli Open di qualificazione online (grazie al decisivo supporto della piattaforma ESL) in cui tutti potranno partecipare e tentare la scalata verso gli eventi più importanti. Inoltre, il team di sviluppo punta ad abbassare le barriere all'entrata per i nuovi giocatori modificando i contenuti delle diverse versioni sul mercato (Standard, Advanced, Gold, Complete).

    In particolare, Ubisoft ha deciso di sbloccare tutti gli operatori base per tutte le edizioni, tranne per la versione Standard. Gli operatori della Standard Edition, al contrario, passeranno dall'essere solo quattro disponibili sin da subito a sei. Inoltre, tutte le versioni di gioco sbloccheranno immediatamente tutti gli attachment per le armi all'avvio dell'Anno 3. Ciò consentirà a tutti di concentrare l'esborso di Fama sui nuovi operatori, sull'acquisto di pacchetti Alpha o sulle skin e outfit dal negozio. Data la mole di carne al fuoco, pare proprio che il 2018 di Rainbow Six Siege sarà un anno davvero ricco di sorprese e, forse, quello della definitiva consacrazione in ambito esport.

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