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Rainbow Six Siege: nascita e successo della scena competitiva

La scena competitiva di Rainbow Six Siege si è evoluta nel corso di questi anni: ecco un rapido excursus, dagli esordi al formato attuale.

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  • Rainbow Six Siege non sarebbe lo stesso se non potesse contare su una parte fondamentale della sua anima: la competizione tra giocatori. Certo, molti (soprattutto la "vecchia guardia" di videogiocatori) preferirebbero il ritorno al caro, amato single player in grado di replicare i fasti dei primi episodi del popolare franchise.
    Ecco, in questo senso Ubisoft pare stia tastando il terreno con alcuni sondaggi, resi pubblici qualche giorno fa, in cui si chiede ai giocatori la loro opinione su un eventuale nuovo capitolo o su una campagna per il single player. Le sorprese, dunque, potrebbero esser davvero dietro l'angolo.
    Tornando, però, al presente dello shooter tattico i ragazzi di Ubisoft Montreal dopo aver intrapreso un importante percorso di risanamento, sono riusciti a muoversi ottimamente anche sotto il profilo esport. Il team ha destinato le dovute risorse (non solo economiche ma anche umane) alla realizzazione e al supporto di una scena competitiva che, di anno in anno cresce conquistando nuovi consensi. Il framework esport di Rainbow Six Siege, infatti, è attualmente considerato uno tra i più in salute dell'intero settore.

    Gli esordi della scena competitiva

    Abbiamo già ampiamente ripercorso i passi che hanno condotto Rainbow Six Siege dove è ora e, in questa sede, ci basta semplicemente ricordare l'attenzione del team verso la propria community e il grande lavoro fatto nel corso delle stagioni per ridefinire l'esperienza di gioco degli utenti. Lavoro che ha, alla fine, ripagato visto che il titolo può vantare quarantacinque milioni di giocatori e un mucchio di novità in arrivo per il futuro.
    Questa vicinanza verso il pubblico non ha fatto altro che creare ancora più "engagement" verso l'ecosistema esport che, lo ricordiamo, ha sempre viaggiato parallelamente all'esperienza ludica aperta a tutti.
    La scena competitiva di Rainbow Six Siege, infatti, nasce appena due mesi dopo l'uscita del gioco. Correva il mese di gennaio del 2016 e Ubisoft annunciò, per la prima volta, la nascita del circuito di Pro League. Pensate che all'inizio i campionati erano addirittura due: uno riservato al PC e uno, invece, all'ambiente console con Xbox One. Le regioni in cui si disputavano i tornei erano, anch'esse, due: Nord America ed Europa.

    Il formato era molto semplice: consisteva in una manciata di squadre che si affrontavano in un torneo round robin best of two, da cui uscivano le migliori due squadre le quali andavano poi a giocarsi le finali mondiali con le migliori dell'altra regione. Inoltre, le stagioni venivano fatte sostanzialmente coincidere con l'uscita delle nuove operazioni.

    Dall'Anno 2 la divisione Xbox One fu accantonata a favore dell'espansione della Pro League su PC. Una volontà confermataci l'anno scorso da Alexandre Remy, il quale ci disse che il PC sarebbe stata l'unica "lead platform" per il futuro. E le organizzazioni si adattarono, passando a roster di giocatori PC oriented.
    Fu introdotto, poi, il concetto di "Challenger League". Quest'ultima, per chi non fosse avvezzo alla terminologia, non è altro che un campionato cadetto che si lega al maggiore grazie a un sistema di promozione e retrocessione che permette alle migliori formazioni Challenger di guadagnarsi l'accesso alla Pro League sfidando le peggiori del campionato principale in una sorta di torneo playoff.
    Contestualmente al passare delle stagioni, la scena competitiva si è espansa verso mercati in forte crescita e incredibilmente ricettivi: l'America Latina. Il Brasile, sopratutto, che ha ospitato ben due finali di Pro League. Nuove squadre e investimenti irruppero quindi sulla scena.
    La vera rivoluzione, però, giunse agli inizi dell'anno scorso.

    Le sorprese dell'Invitational 2018

    Agli inizi di febbraio 2018, a Montreal, il team di sviluppo svelò la volontà di modificare nuovamente il proprio circuito competitivo. Quest'ultimo mutò, dunque, in favore di un formato più tradizionale. Ubisoft decise di investire su talenti e caster, su un potenziamento dell'infrastruttura dei server e sull'apertura ai territori asiatici (nella speranza di attrarre un'utenza ancora restia a questa tipologia di titoli). Il piano di sviluppo sarebbe stato biennale (2018-2019) con una struttura piramidale, così da consentire lo sviluppo coerente dell'intero ecosistema competitivo.
    Ora, sostanzialmente, l'anno esport del titolo si suddivide in due macro stagioni da sei mesi ciascuna, scandite da un evento Major (il prossimo dovrebbe tenersi in una non meglio precisata data estiva, negli Stati Uniti) e dall'Invitational di Montreal.
    Accanto a queste pietre miliari stagionali e, chiaramente, della Pro League (anch'essa suddivisa in due finali live, una per stagione), va sottolineata la presenza dello shooter ai Dreamhack (ben tre le sortite nel circuito solo l'anno scorso), nonché la nascita di peculiari eventi su base regionale (pensate al successo dell'European Cup, alla Milan Games Week) senza contare poi gli Open, ovvero le qualifiche online in cui tutti possono partecipare.
    Recentemente, inoltre, Ubisoft ha annunciato anche un esclusivo evento Minor da 30.000 Dollari a Las Vegas, aperto a sedici formazioni di Challenger e Pro League, in cui il primo team classificato potrà staccare anche il biglietto per il Six Major.
    Ubisoft, quindi, continua a plasmare la scena competitiva della propria IP affinandola anno dopo anno. E i giocatori sembrano apprezzare. Il titolo è infatti premiato dalle visualizzazioni in streaming e dai guadagni.

    Fatto, quest'ultimo, che ha portato Ubisoft a tentare la strada del "revenue share", per sostenere le formazioni che competono, creando cosi le basi per un ecosistema pienamente autosufficiente. Iniziato nel novembre 2018, il progetto pilota ha coinvolto undici squadre selezionate della Pro League e ha previsto la messa in vendita di oggetti cosmetici esclusivi. Alle organizzazioni spettava una quota del 30% del ricavato della vendita, mentre una piccola percentuale è stata destinata a rimpolpare il prize pool dei tornei. L'iniziativa ha avuto talmente tanto successo che è stato dovuto mettere un tetto al montepremi dell'Invitational 2019 (arrivato a due milioni di Dollari). Tutto quello che è, per così dire, "avanzato" viene ripartito sugli altri eventi competitivi.
    Ora il programma, forte dell'ottimo accoglimento da parte del pubblico, è stato ampliato e sono state coinvolte nuove organizzazioni.

    Il futuro. Le franchigie?

    Per Rainbow Six Siege si è parlato anche di un sistema basato sulle franchigie, esattamente come già fatto da altri: Blizzard, Riot e Activision su tutti. Le voci su una possibile apertura verso un sistema in franchising, deriverebbero da un particolare annuncio di lavoro pubblicato da Ubisoft Montreal sul sito Hitmarker Jobs, come vi abbiamo già raccontato.
    Tra le informazioni e i requisiti richiesti per la posizione di "senior manager Esports" ci sarebbe una voce relativa alla capacità di "sviluppare piani strategici per i programmi esport in franchising". Per chi non lo conoscesse, il sistema è sostanzialmente un campionato "chiuso", basato su organizzazioni che hanno acquistato il proprio posto nella lega. Nessuna promotion/relegation. Le formazioni in Challenger League, per intenderci, non potranno giocarsi la possibilità di andare in Serie A se non pagando profumatamente la propria partecipazione. Questo, però, significa anche ridurre drasticamente le possibilità per le organizzazioni meno ricche di emergere.

    Ovviamente si sta discutendo di pure speculazioni, quindi non è detto che effettivamente il campionato basato sulle franchigie si realizzi, almeno, nel breve periodo.
    Per il momento non ci resta che attendere le finali della nona stagione di Pro League, ospitate per la prima volta nel nostro Paese. Un evento internazionale unico nel suo genere e una vetrina fondamentale per l'intera scena italiana. Ci vediamo il prossimo 18 maggio a Milano!

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