Rappresentazioni LGBT+ nei videogiochi: a che punto siamo?

Uno sguardo alla rappresentazione dei personaggi LGBTQIA+ nei videogiochi, e su come è cambiato negli anni il modo di approcciarsi al tema dell'inclusione.

Rappresentazioni LGBT+ nei videogiochi: a che punto siamo?
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La storia delle rappresentazioni di personaggi LGBTQIA+ nei videogiochi è lunga quanto la vita del medium stesso. Le prime apparizioni si possono infatti riscontrare già negli anni ‘80: Strutzi della serie di Super Mario ha dato origine a un vivo dibattito sulla sua identità di genere; stessa sorte per il personaggio di Poison in Final Fight. Eppure, ad oggi, si fa ancora fatica a inserire persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender o queer nella narrazione videoludica.

In un contesto storico in cui il dibattito sui diritti, la visibilità e l'inclusione delle persone LGBTQIA+ è quanto mai attuale, appare necessario affrontare il tema dal punto di vista dei media. In questo senso, in Italia, i Diversity Media Awards si impegnano ogni anno a premiare prodotti audiovisivi, personaggi pubblici e publisher che hanno trasmesso un messaggio di inclusività; ma è importante ampliare e approfondire il discorso il più possibile, perché ci sono settori - come quello del gaming - in cui c'è ancora parecchio lavoro da fare in termini di sensibilizzazione verso queste tematiche.

Nota a margine: da questo discorso ho volutamente omesso i videogiochi in cui è possibile scegliere il sesso e la sessualità del personaggio giocabile. Non perché siano esempi trascurabili, anzi, sono molte le produzioni in cui viene lasciata totale libertà di scegliere il proprio sesso e il proprio partner; tuttavia, l'evidente ostacolo di questo trend è rappresentato dal fatto che il personaggio, consegnato nudo e crudo nelle mani del giocatore, difficilmente entra nel vivo di temi complessi come quello dell'identità.

Lo stereotipo del capro espiatorio

Nel corso della storia dei media, gli omosessuali sono spesso stati dipinti come persone confuse, ambigue, effemminate, da deridere, punire o commiserare; oppure, al contrario, come predatori pronti a circuire l'ignaro e virile maschio etero di passaggio. È frequentissimo poi lo schema narrativo per il quale il personaggio gay è destinato a un'esistenza travagliata, a cui solo la morte può porre rimedio.

Ma mentre film e serie tv negli ultimi anni hanno provato scardinare questo topos, rappresentando storie e personaggi LGBTQIA+ più o meno riusciti e variegati e regalando loro persino un lieto fine, il settore videoludico sembra ancora cristallizzato in una dimensione di non detto, che fa quasi eco al don't ask, don't tell.
Non è raro, infatti, che personaggi omosessuali siano inseriti quasi in sordina nella narrazione videoludica, senza che ne sia esplicitata la sessualità, e senza collocarli in contesti rilevanti all'interno della storia. Magari solo per renderli oggetto di gag o per farli morire tra atroci sofferenze.

Tutto è iniziato con un dinosauro sparauova

Partiamo dalle origini. Strutzi (Birdo in inglese), la creatura rosa che ricopre il ruolo di antagonista in Super Mario Bros. 2, fu descritta dal manuale inglese del gioco come un maschio "che pensa di essere una femmina". I posteri la ricorderanno quindi come la prima transgender MtF apparsa in un videogioco. Ma successivamente Strutzi diventa un personaggio buono e questa descrizione viene magicamente omessa e sostituita con "creatura dalla sessualità indefinita". Uno stratagemma che denota forse una mancanza di coraggio, e che sembra suggerire un'associazione tra l'essere trans e l'essere cattivo. Senza contare che banalizza il percorso di affermazione di sé, che non si conclude certo dalla sera alla mattina con l'applicazione di un'etichetta. Ad ogni modo, nessuno ormai potrà impedire alla comunità LGBTQIA+ di pensare a Strutzi come al primo personaggio trans dei videogiochi: se non ce lo danno, noi ce lo prendiamo.

Un altro esempio da menzionare in questa piccola rassegna sui personaggi LGBTQIA+ agli albori del medium è la succitata Poison di Final Fight. Anche su di lei il dibattito si è acceso nel corso degli anni, per ricostruire il profilo di quello che - forse erroneamente - ad oggi è considerato da molti un personaggio transgender.

Più volte gli autori della serie sono intervenuti sul tema, senza mai chiarire una volta per tutte l'identità di genere di Poison. Fu inizialmente concepita come donna, ma fu poi mutata in transgender perché avrebbe causato delle controversie l'idea di picchiare una donna in un videogioco. Come se picchiare una donna trans fosse invece socialmente accettabile.

Ma poi la situazione evidentemente sfugge di mano agli stessi autori perché in un secondo momento Poison si sdoppia: è transgender in America, e cis in Giappone. Il produttore Yoshinori Ono, invece, ha affermato in un'intervista che Poison è una

transgender post-operazione in Occidente, e pre-operazione in Giappone. Per poi ritrattare nuovamente lasciando al giocatore la responsabilità di farsi una sua idea.Nel corso di un'intervista di EGM con Yoshinori Ono, un rappresentante di Capcom ci ha tenuto a precisare che c'è stato un confronto con la GLAAD (organizzazione no profit che da anni si impegna a promuovere una corretta rappresentazione delle persone LGBTQIA+ nei media) per far sì che "qualsiasi elemento che sarebbe potuto risultare offensivo fosse adattato per non esserlo". Segno che un'attenzione verso il tema da parte dell'azienda c'è effettivamente stata. Ad oggi, tuttavia, non è ancora chiara l'identità di genere di Poison; una situazione di ambiguità che certo contribuisce ad alimentare il fascino del personaggio, ma lascia anche un po' di amaro in bocca. È così difficile esplicitare se un personaggio è LGBTQIA+ o meno?

Gli esempi recenti

E qui giungiamo finalmente alle eccezioni, agli esempi virtuosi degli ultimi anni. È il caso di Ellie in The Last of Us, un personaggio che la penna di Neil Druckmann non ha avuto paura di identificare come donna omosessuale, pur suscitando non poche polemiche all'uscita del DLC Left Behind, sul quale si sollevò un polverone per il bacio tra Ellie e Riley. Polemiche per cosa, poi? Nel DLC la tensione sessuale tra le due ragazze è palpabile, misurata, costruita scena dopo scena e non semplicemente buttata lì per compiacere una fetta di pubblico. È perfettamente credibile che Ellie e Riley, nel contesto post-apocalittico in cui è ambientata la serie, si siano ritagliate dei momenti di pura spensieratezza adolescenziale culminanti in un bacio. Neil Druckmann ha dichiarato di aver concepito Ellie come un personaggio omosessuale in fase di scrittura, rimanendo coerente anche con il sequel The Last of Us Part II.

Il ribaltone di Final Fantasy VII Remake

Interessante è poi il caso di Final Fantasy VII Remake, che ha letteralmente ribaltato una scena assai controversa del capitolo originale: quella in cui Cloud, nel tentativo di recuperare gli indumenti per travestirsi da donna e fare colpo su Don Corneo, finisce in una vasca con un gruppo di energumeni in tutina, fotografia di come venivano percepiti gli omosessuali negli anni ‘90. Una sequenza che, stando alle parole di Tetsuya Nomura rilasciate a Famitsu, oggi avrebbe provocato un "disagio fisico".

Da qui il restyling: l'Honey Bee Inn da bordello diventa un night club gestito da un personaggio inedito, Anyan Kunyan (Andrea Rhodea in inglese), e la scena con gli omoni muscolosi viene eliminata. Proprio Anyan pronuncia una delle frasi più inclusive nel mondo dei videogiochi. Danzando con un Cloud in abiti femminili, sussurra: "Ricorda che la vera bellezza viene dal cuore. E che la bellezza non conosce genere. Non vergognarti mai di ciò che sei". Standing ovation della comunità LGBTQIA+.

Echi di un Gay Pride perduto

Nel 2020 si è sentita la mancanza dei Gay Pride, a causa dell'emergenza coronavirus. Motivo per cui sono andato a rispolverare Dragon Quest XI che contiene una scena assai curiosa e insolita in un JRPG: una vera e propria parata, con tanto di ballerini piumati e persino un carro su cui troneggia Sylvian (Sylvando in inglese), uno dei protagonisti del cast.

Per quanto Sylvian ricalchi lo stereotipo dell'omosessuale effemminato ed eccentrico - sebbene non sia dichiaratamente gay - la sua rappresentazione è una boccata d'aria: è un personaggio positivo, mai troppo stucchevole, e dotato di un background narrativo interessante. Inoltre, sorprendentemente, non muore tra atroci sofferenze.

Tyler Ronan e l'approccio di Dontnod

Un altro esempio recente è rappresentato da Tyler Ronan in Tell Me Why, un uomo transgender che la critica ha apprezzato per la sua profondità e tridimensionalità. Non a caso, tra le FAQ del videogioco, Dontnod ha precisato che il processo di creazione del personaggio di Tyler si è basato su un costante confronto con membri della comunità, in particolare con due esponenti dello staff transgender di GLAAD. Questo aspetto fa luce su uno dei punti più discussi nel dibattito sull'inclusività: è possibile parlare di tematiche e situazioni senza averle vissute sulla propria pelle? Una domanda più che lecita anche quando si parla di opere di fantasia, che sono sempre e comunque specchio della realtà.

Il sistema patriarcale dell'industria videoludica

Ed ecco dunque un altro punto critico. L'industria dei videogiochi è ancora fortemente forgiata a immagine e somiglianza del maschio etero bianco cis; sono pochissime le sviluppatrici e ancor meno gli esponenti della comunità LGBTQIA+ e di altre categorie marginalizzate che si sono ritagliati uno spazio nel mercato per far sentire la propria voce.

Ciò naturalmente si riflette anche sulle produzioni: in una sovrabbondanza di protagonisti etero di sesso maschile e padri di famiglia, si stenta ancora a trovare giochi con protagoniste femminili che non siano sessualizzate fino allo sdegno. Eppure, di gamer LGBTQIA+ ce ne sono eccome, al punto che all'interno della comunità si è diffuso il termine gaymer; stesso discorso per le gamer donne. E a conferma della tossicità dell'ambiente, una ricerca ha evidenziato che più della metà delle giocatrici nasconde la propria identità per evitare molestie.

C'è ancora molto lavoro da fare

Qual è il futuro che si prospetta, allora? Chi scrive è convinto che più voci possano creare insieme un'armonia meravigliosa: la libertà, nella sua forma più genuina, crea altra libertà. Tutte e tutti (developer, gamer, riviste di settore, streamer) dovrebbero contribuire a rendere l'ambiente più inclusivo, senza aver paura di sentirsi giudicati o di essere fraintesi; a partire dal linguaggio usato nelle community, nel modo di relazionarsi con l'altro. Le parole, diceva qualcuno, sono importanti. Un cambio di passo non è solo auspicabile, è assolutamente necessario; perché non c'è più tempo, e non possiamo più aspettare.