RE Village: Salvatore Moreau, l'uomo pesce che amava i film romantici

Come per Lady Dimitrescu e Donna Beneviento, analizziamo la figura di Salvatore Moreau, uno dei quattro signori di Resident Evil Village.

RE Village: Salvatore Moreau, l'uomo pesce che amava i film romantici
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  • Salvatore Moreau è un interessante personaggio letterario. Posta così, la frase è (volutamente) provocatoria. Perché, parlando di letteratura, la nostra mente corre subito a trame complesse, approfondimenti psicologici, lunghi dialoghi sui massimi sistemi e tante altre cose che in Moreau non compaiono affatto. Come gli altri lord di Resident Evil Village, Moreau appare ben poco e quel che ci dice non è molto. Ci sono tuttavia dei casi in cui è sufficiente un particolare, uno solo, per spiegare tutto. Si partirà da qui, per poi riflettere su qualche parallelismo letterario, a partire dal nome stesso del personaggio, che risulta decisamente parlante.

    Un personaggio in un dettaglio

    Fra gli esempi di alta letteratura vengono spesso ricordati singoli dettagli che, in un istante, racchiudono tutta l'essenza di un personaggio. Una volta lo scrittore Giuseppe Pontiggia, per spiegare la potenza del linguaggio e la vitalità delle parole, fece il seguente esempio: «Quando Pickwick si innamora di una ragazza e per poter arrivare a lei fa un salto al di là del muro, Dickens dice: "l'immortale Pickwick volò al di là del muro". L'"immortale Pickwick" ha già detto tutto» (Pontiggia, I classici in prima persona, p. 16). Pochissime parole, che parrebbero un semplice vezzo, ci hanno già comunicato tutto ciò di cui avevamo bisogno per interpretare Il Circolo Pickwick di Dickens.

    Oppure pensiamo a I Malavoglia di Verga, quando «padron ‘Ntoni, indovinando che la nuora dovesse avere la bocca amara, le pagò due centesimi di acqua col limone» (Giunti, 2006, p. 23). In questo gesto c'è già tutto il carattere del personaggio, la sua semplice praticità, il suo spostare su un piano materiale (la limonata per "addolcirsi" la bocca) il dolore che deriva da una separazione. Esordisco in questo modo perché c'è una certa confusione, in merito, soprattutto quando si parla di videogiochi. Si tende a sovrapporre la complessità di un personaggio con il numero dei suoi dialoghi o i minuti in cui appare.

    Ci sono casi in cui funziona effettivamente così, per carità. La squadra di Shepard in Mass Effect, giusto per fare un esempio, è composta da personaggi di grande interesse, che si impara a conoscere e ad amare poco per volta, durante le lunghe conversazioni con loro. Ciò non significa che sia l'unico esito possibile, però. Tutta l'essenza del personaggio di Salvatore Moreau è racchiusa in pochissimi dettagli, che determinano il portato tragico della sua vicenda esistenziale. Sappiamo che se ne sta chiuso nel suo bugigattolo a deprimersi mentre guarda film romantici. Nel gioco noi lo vediamo lì, intento a guardare la televisione. E nelle concept art viene citata la sua passione per i vecchi film sentimentali, oltre che per il formaggio.

    «Moreau concept art where he watches old romance movies and falls into melancholy. He also loves eating cheese». È sufficiente questo dettaglio, a malapena evocato negli extra di Village, per mostrarci il personaggio. Salvatore Moreau è un misero individuo, sofferente, in cerca di affetto e approvazione. Idealmente legato a un modello di bellezza, dalla sirena che costituisce lo stemma del suo casato, Moreau si è invece tramutato in un mostro orripilante e detestato da tutti. Lui vorrebbe solo l'approvazione degli altri lord, i quali invece lo disprezzano, e soprattutto di Madre Miranda, che lui venera come un bambino dinnanzi alla sua mamma. Il fatto che, sul suo braccio, abbia un tatuaggio con scritto "mother" è a sua volta più che indicativo.

    Sono dettagli minimali, certo. In molti casi si scoprono solo col tempo, rigiocando più volte Village o cercando maggiori informazioni. E questo vale anche per gli altri lord. Pochissime persone, probabilmente, prestano attenzione ai movimenti di Donna Beneviento (per approfondire, ecco il nostro speciale su Donna Beneviento) e Angie durante la riunione dei lord, presi come sono dall'alterco fra Alcina Dimitrescu e Karl Heisenberg. Eppure quei gesti dicono moltissimo sul loro rapporto. Allo stesso modo non è certo scontato prestare attenzione alle tre rose nere sul petto di Alcina, e soprattutto comprenderne il significato.

    Una volta colti questi dettagli, però, essi sono una chiave interpretativa di grande efficacia. Qualsiasi battuta pronunciata da Moreau e qualsiasi appunto che egli ha lasciato si allineano perfettamente con l'immagine che ci è stata data da quel singolo fatto. Aggiungiamo anche, per completezza, che nel secondo episodio di Play in Bio Village si scopre che Moreau possiede una PlayStation 4, ma ancora non è riuscito a trovare la PlayStation 5. Il che a sua volta si sposa benissimo con l'immagine del povero e solitario Moreau col suo vecchio televisore.

    Sebbene lo show di burattini che appare in Play in Bio Village non faccia parte della storia ufficiale, anche questo aspetto si combina ottimamente con l'idea di fondo del personaggio. Oltre ai piccoli dettagli, però, c'è anche una costruzione che rimanda ad altri testi e consente di ampliare le possibili riflessioni sul personaggio. Ecco allora perché bisogna indagare le sinopie, le tracce sottopelle che legano Moreau a determinati testi e temi. Partendo proprio dalla scelta del suo nome.

    Moreau: un nome e un destino

    Tutti e quattro i lord di Resident Evil Village condividono una particolarità: sono al tempo stesso creature e creatori. Ciascuno di loro è il prodotto degli esperimenti di Madre Miranda, ma poi si sono messi a loro volta a sperimentare gli usi del Cadou. Con approcci ed esiti differenti. Donna Beneviento, la più disinteressata, si è limitata a bamboleggiare (è il caso di dirlo) con il Cadou. L'approccio di Alcina Dimitrescu, molto più metodico ma mosso comunque da una certa piacevolezza, ha generato le sue tre figlie. Karl Heisenberg invece, oltre a essere molto probabilmente il più rigoroso e scientifico, ha agito per un desiderio di ribellione.

    Questo binomio creatore/creatura risulta però ben evidente soprattutto in Salvatore Moreau. Se non si tiene conto di questo fattore, è impossibile intendere correttamente il riferimento - peraltro facilmente identificabile e spesso citato - al romanzo L'isola del dottor Moreau di H.G. Wells. Perché vi sono alcune differenze rilevanti, e citate con una frequenza assai minore. Da un lato, il Moreau di Village corrisponde al dr. Moreau di Wells. Entrambi compiono esperimenti finalizzati a mutare degli esseri viventi.

    Sappiamo infatti che Moreau ha un laboratorio in cui conduce test col Cadou, è anche possibile leggere alcuni suoi appunti a riguardo. Per cui non si limita a sguazzare nel bacino idrico e a guardare la televisione: sa anche vestire i panni dello scienziato. Non è ben chiaro se Moreau abbia un passato da studioso, se quel laboratorio sia un retaggio della sua famiglia o se si sia improvvisato in questo ruolo solo tardivamente. Quel che conta è che egli porta avanti questi esperimenti nel tentativo di compiacere Madre Miranda.

    Il dr. Moreau di Wells, invece, è mosso da ragioni ben differenti. «Io ho voluto soltanto scoprire l'estremo limite di plasticità di una forma vivente» (cito dalla traduzione di Puddu per Mursia, 2011, p. 55). Queste sono le parole che il dr. Moreau rivolge a Prendick, il protagonista della storia. Lo scienziato è mosso da una pura curiosità intellettuale, unita a un certo gusto estetico per la modellazione dei corpi. D'altra parte, Salvatore Moreau corrisponde anche alle creature che il dr. Moreau ha generato. Il Moreau di Village è infatti un ibrido fra un essere umano e una creatura marina, oltre a essere il lord dall'aspetto più mostruoso. Anche da questo punto di vista bisogna però sottolineare una distinzione, rispetto all'Isola del dottor Moreau.

    I mostri di quest'opera sono infatti il prodotto di un processo di antropomorfizzazione. Sono, cioè, animali che vengono resi simili agli esseri umani. Prendick, il protagonista, inizialmente crede che gli abomini dell'isola siano esseri umani torturati, resi deformi e mostruosi dagli esperimenti del dottore. Ma il dr. Moreau gli rivela che in realtà è il contrario: «Hi non sunt homines, sunt animalia qui nos habemus... vivisezionato. Un processo di umanizzazione. Le spiegherò» (dalla traduzione di prima, p. 50). Non sono uomini, dunque, ma animali. Non è il caso di Salvatore Moreau. Egli, così come gli altri lord, è un essere umano che subisce una mutazione. Si parla di zoomorfizzazione: è un umano che viene animalizzato.

    Va detto che, come ricordato nel nostro speciale sugli antagonisti di Far Cry, anche il primo Far Cry del 2004 era vagamente ispirato all'Isola del dottor Moreau, e in quel caso gli esperimenti compiuti riguardavano sia esperimenti sugli animali sia su mercenari umani. Per cui, pure in quel caso, non c'era un'esatta riproposizione degli esperimenti del dr. Moreau, ma si recuperava l'idea di uno scienziato pazzo che operava su un'isola tropicale. Allo stesso modo lo strategico Impossible Creatures, a sua volta più o meno ispirato a quest'opera di Wells, si basa sull'ibridazione di animali differenti. Una cosa che faceva anche, ma solo in parte, il dr. Moreau letterario.

    Rispetto a questi due esempi, Resident Evil Village offre un nesso ulteriore con l'originaria Isola del dottor Moreau. Un nesso che si tende a trascurare non solo in questo caso, ma in generale quando si parla delle opere ispirate dalla storia di Wells. L'originaria narrazione, infatti, non è la generica storia di uno

    scienziato pazzo che fa esperimenti sugli animali. Ci sono almeno due elementi più specifici che devono essere sottolineati. Il primo è il rispetto della legge. Agli ibridi generati dal dr. Moreau viene inculcato il rispetto per una serie di dogmi e il timore per la loro infrazione. Questo serve a frenare il più possibile la loro istintualità animalesca. Le creature del dottore ripetono spesso questa litania: «non camminare carponi; questa è la legge. Non siamo dunque uomini? Non bere succhiando; questa è la legge. Non siamo dunque uomini? Non mangiare né carne né pesce; questa è la legge...» (dalla traduzione di prima, p. 44).

    Un secondo aspetto è la degenerazione progressiva. A differenza di molte altre storie, le trasformazioni operate dal dr. Moreau sugli animali non sono stabili. Nella parte conclusiva dell'opera, dopo la morte del dr. Moreau, il protagonista si trova da solo sull'isola con gli uomini bestia, e assiste alla loro progressiva metamorfosi. Rispettano sempre meno la legge, camminano a quattro zampe e, alla fine, tornano a essere veri e propri animali.

    In Resident Evil Village ritroviamo la legge. Madre Miranda la impone a tutti, seppur in maniera differente. Per gli abitanti del villaggio è un autentico culto religioso. Per i quattro lord è una forma di obbedienza. E Salvatore Moreau è colui che più di tutti si sforza di rispettarla e di compiere la volontà di Miranda, per ottenere la sua approvazione. Laddove Alcina Dimitrescu si tormenta, domandandosi come mai non sia lei la favorita di Madre Miranda, Moreau vive nella triste consapevolezza di essere il meno favorito, e fa di tutto - inutilmente - per cambiare il risultato.

    Inoltre la metamorfosi di Moreau sembra essere la più degenerativa, rispetto agli altri tre lord. Egli ha non solo subìto la mutazione fisica più evidente, ma - come rivela egli stesso - fa sempre più fatica nell'assumere il controllo sulla sua trasformazione. C'è pertanto un processo degenerativo, seppur differente rispetto all'Isola del dr. Moreau, nel quale col tempo si ritornava alla forma antecedente. E, a proposito della sua trasformazione, è possibile fare qualche discorso anche su altri immaginari.

    Uomini pesce e mostruosità marine. Lovecraft? Hodgson?

    Gli artwork di Resident Evil Village segnalano che per Moreau in versione umana ci si è ispirati al kappa. È un mostro acquatico del folklore giapponese, piuttosto noto, considerando i numerosissimi contesti in cui è stato recuperato. Questa idea di fondo si è poi stratificata con suggestioni differenti. I lord di Village sono tutti legati, in modo più o meno diretto, alla tradizione della letteratura gotica. Talvolta a quello che è il suo nucleo più ristretto e talvolta in senso più esteso. E per identificare delle mostruosità anfibie bisogna effettivamente andare sulla definizione più estesa.

    Howard Phillips Lovecraft è di sicuro il primo nome che viene in mente. Tanto più considerando che le sue opere sono conosciute e citate anche in numerose produzioni giapponesi (ne parla il libro Lovecraft e il Giappone, a cura di Gianluca di Fratta, pubblicato da La Torre nel 2018). E in effetti c'è chi considera Lovecraft un tardo epigono della letteratura gotica. Come fa David Punter nella sua Storia della letteratura del terrore, il quale vede questo autore come un imitatore compilativo della tradizione gotica, che scrive in maniera ampollosa e ha poco di interessante da dire.

    È un giudizio su cui si potrebbe discutere moltissimo, a proposito di quelli che invece furono i numerosi e fondamentali elementi di innovazione introdotti da Lovecraft. Adesso però stiamo parlando di Salvatore Moreau, per cui ci interessa solo confermare il fatto che anche questo autore sia inseribile in un tardo filone del gotico. The Shadow over Innsmouth è sicuramente un'opera di Lovecraft che merita di essere qui ricordata. È una delle più famose, con la storia della città portuale di Innsmouth abitata da uomini pesce. La si ritrova anche in numerosi videogiochi, o direttamente (come in Call of Cthulhu: Dark Corners of the Earth, del 2005) o come fonte di ispirazione (del DLC Old Hunters di Bloodborne, per esempio).

    Ci sono delle somiglianze fra la metamorfosi mostruosa degli abitanti di Innsmouth e la storia di Moreau. Ma sono somiglianze autoevidenti. In entrambi i casi c'è un essere umano che si trasforma progressivamente in un ripugnante essere acquatico. Volendo provare ad aggiungere qualche utile dettaglio a questo parallelismo, forse è interessante osservare il finale di The Shadow over Innsmouth. Il protagonista, resosi conto di essere a sua volta imparentato con i mostruosi abitanti di Innsmouth, conclude dicendo che «nuoteremo al di là di quella scogliera nel mare, e ci dirigeremo attraverso i neri abissi verso la ciclopica Y'ha-nthlei dalle Mille Colonne, ed in quel rifugio dimoreremo per sempre tra i prodigi e la gloria» (cito dall'edizione a cura di Pilo e Fusco per Newton Compton, vol. 4, p. 508).

    Ora, come è stato osservato da alcuni (per esempio Donald Burleson) in questa chiusura c'è un'interessante parodia del biblico Salmo 23, quando dice «Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni». Vale la pena sottolineare questo punto per il rapporto di religiosa sudditanza e desiderio che Moreau ha con Madre Miranda. Si è detto che egli è come il bambino in cerca dell'approvazione materna, ma si può anche dire che sia il fedele in cerca della benedizione divina. Con la differenza che nel Salmo 23 il Signore è il buon pastore, e anche nella parodia lovecraftiana si parla di prodigi e gloria «per sempre». Mentre il povero Moreau è condannato alla miseria, sogna e brama la gloria e il rispetto ma non riesce in alcun modo a ottenerli.

    È un parallelismo interessante, ma fin troppo sottile. Mi sono allora chiesto se non ci fosse qualche altro autore gotico (sempre considerando la definizione allargata) che potesse essere più pertinente di Lovecraft. E ho trovato risposta in William Hope Hodgson. «Hodgson oggi non ha la notorietà che meriterebbe». Questo lo scriveva Lovecraft stesso nel 1927 (cito dall'edizione di prima, vol. 5, p. 509). E oggi non è che la situazione sia cambiata, sebbene ogni tanto il suo nome spunti fuori nuovamente.

    Hodgson, marinaio, rielaborò i miti marittimi e inventò una sequela di nuove mostruosità abissali ben prima di Lovecraft. E fra i suoi abomini non mancavano «possibili zoomorfismi partendo dalle caratteristiche più strane della fauna marina: uomini alga, strani incroci tra uomo e cefalopode, abomini floreali, demoni degli abissi» (cito dal saggio di Guarriello in Hodgson, Tutti i racconti di mare. Vol. 2, Hypnos 2018, p. 367). Alla fine dell'800 c'era già chi inventava abominazioni marittime degne dei Resident Evil, tanto più considerando che le mostruosità di Hodgson spaziavano dalle alghe e le muffe ai colossi degli abissi.

    Più di un suo racconto andrebbe riletto avendo in mente la figura di Salvatore Moreau. L'eterno ultimo. Colui che sogna di plasmare la materia come il dr. Moreau, ma produce solo fallimenti. Colui che sogna di riposare in eterno nella gloria e nel rispetto, senza ottenerli. Un Quasimodo che non ha nemmeno la possibilità di morire al fianco dell'Esmeralda di turno. Sebbene il fatto che, in un concept iniziale, avesse un'altra persona morta attaccata alla schiena, ci lascia intuire che forse qualche idea similare c'era stata, a un certo punto. Un uomo pesce che ci ricorda forse più quelli di Hodgson - tristemente poco noto - rispetto a quelli dell'assai più famoso Lovecraft.

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