Red Dead Redemption 2: un concentrato di tecnologia... in concerto

Ci voleva un atteggiamento da Rockstar per creare un capolavoro assoluto come Red Dead Redemption 2 senza scendere a compromessi....

speciale Red Dead Redemption 2: un concentrato di tecnologia... in concerto
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  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • È stato bellissimo ricevere una copia di Red Dead Redemption 2 con qualche giorno in anticipo, e per quel che mi riguarda anche totalmente inaspettato; non è stato affatto particolarmente piacevole, invece, non poterne parlare con nessuno, se non con i pochi eletti comunque troppo impegnati a tenere il naso puntato sullo schermo. Si intuiva dalla voce però che l'impatto era stato assoluto, e per tutti: Red Dead Redemption 2 li aveva in qualche modo scossi, come sicuramente aveva scosso me, che impazzivo dalla voglia di avere uno sparring partner di qualità con il quale confrontarmi e ritornare così con i piedi per terra. Vi avverto già che non è stato possibile: dopo circa ottanta ore di gioco e una dozzina in telefonate, sono più innamorato di prima e con addosso una grande voglia di raccontarvi del perché l'ultima fatica di Rockstar games è, a mio e a nostro parere, così importante nel grande schema delle cose.

    Pangea di generi

    Nessuno dice che Red Dead Redemption 2 sia perfetto: alcune meccaniche sono chiaramente rimaste più indietro di altre, ma se per alcuni è sufficiente ad intaccare la valutazione generale dell'opera, è solo perché non si accorge dell'evidente vaffanculo che in controluce compare nel codice binario di questo gioco e che lo innalza verso vette totalmente inaspettate, anche agli occhi di chi era già pronto al massimo possibile. Avete letto bene, perché quando hai un budget del genere alle spalle e sei alle prese con un seguito di un gioco già popolarissimo, l'ultima cosa che vuoi fare è comportarti come Rockstar Games in questo specifico caso: rischiando con un all-in che sbilancia il gameplay verso una visione di gioco che poco a che vedere con i gusti della massa, o di chi si aspettava semplicemente un Red Dead sotto steroidi.

    Quello che confeziona Rockstar è un'esperienza totalizzante che tracima ben oltre i confini dell'action game, trasformandosi così in una preziosa "Pangea di generi" che non ha nessuna paura di dilatare tempi ed emozioni. Red Dead Redemption 2 concede poco o nulla a chi non accetta di piegarsi al suo gameplay, e per quanto possa essere giocato dall'inizio alla fine senza mai tirar fiato, come ogni gioco Rockstar d'altronde, è chiaramente pensato per un altro tipo di utilizzo, un altro tipo di esperienza. È vero che l'influenza dei giochi indipendenti, nel corso degli ultimi anni, ha spinto i Tripla A a ritrovare una certa complessità di gameplay, ma sempre edulcorandone gli aspetti più intransigenti. Questo non succede in Red Dead Redemption 2, un'avventura che spintona chi non sta al suo gioco e tende la mano a chi non si accontenta di inseguire segnalini luminosi su una mappa, offrendogli un inaspettato strato di realismo pensato specificatamente per l'immedesimazione totale. Nulla, nemmeno i trailer centellinati nel corso di questi due anni, lasciavano presagire un simile cambio di direzione, che poi se vogliamo è anche un ritorno all'idea su cui si basava il più realistico e drammatico tra tutti i Grand Theft Auto: quello con Niko Bellic protagonista. Naturalmente dal blockbuster del 2008 sono stati fatti enormi passi in avanti, sia dal punto di vista tecnico che narrativo: sono gli stessi sviluppatori ad ammettere che Red Dead Redemption 2 è il loro primo gioco pensato e sviluppato senza scendere a compromessi, dove insomma hanno avuto totale libertà creativa. Sicuramente ha aiutato anche l'ambientazione western, che non ha bisogno di tanti orpelli per risultare credibile, permettendo così al team di concentrarsi ancora di più più sul dettaglio senza però intaccare la visione d'insieme che in questo caso arriva persino a spiazzare il giocatore più e più volte . Quando pensi che il budget sia finito, che non ci possa essere di più, quel "di più" di cui nemmeno ti immaginavi l'esistenza ti esplode in faccia lasciandoti stordito.

    L'autorialità ad alto budget

    Pensate però lo shock di chi, provenendo da GTA V e aspettandosi sfumature simili, si ritrova davanti l'introduzione confezionata da Rockstar per Red Dead Redemption 2. La neve sempre più alta e opprimente, i tempi sfilacciati all'inverosimile, la lentezza dei movimenti e il peso del fiato si adattano alla perfezione a un incipit di puro cinema che spinge momentaneamente all'angolo il gioco vero e proprio, spiazzando di conseguenza tutti quelli che hanno pagato il biglietto per urlare "yippee ki yay" e sparare a casaccio ad ogni essere vivente fin dal primo minuto. Abbandonate le montagne, Red Dead Redemtpion 2 assume un aspetto più rassicurante, ma senza mai tradire la sua natura escapologica e riflessiva.

    Prendete la caccia per esempio, il modo in cui è simulata non ha nulla a che vedere con quanto visto e giocato nel primo Red Dead Redemption o in qualsiasi moderno Far Cry. L'attività venatoria negli altri giochi si risolve in poche minuti, qui invece è necessaria una dedizione che può svilupparsi solo giocando effettivamente "di ruolo".

    Portare a casa il risultato è un'operazione che richiede molto più tempo del previsto, passeggiate piuttosto lunghe col fucile in spalla a scrutare il sottobosco alla ricerca della preda e della posizione perfetta; e poi appostamenti di binocolo e sigarette, un lento apprendimento degli strumenti e delle tecniche necessarie per non rovinare selvaggina e pellame. Il bello è che inevitabilmente i vari nuclei che dominano le caratteristiche del personaggio si consumeranno naturalmente durante la battuta, e prima o poi sarà necessario mangiare o addirittura accamparsi con fuoco e tenda per un inevitabile sonno ristoratore. Svegliarsi la mattina successiva all'alba, avvolti dalla nebbia più spessa che si possa immaginare, e sorseggiare del caffè studiando le mappe, non può che spedire un certo tipo di giocatore all'interno del suo più inconfessabile sogno videoludico.

    Non si tratta certo di una rappresentazione in scala perfetta, c'è una certa approssimazione nelle meccaniche come anche qualche prezioso aiuto, ma il feeling è quanto di più realistico si sia mai visto in un videogioco e si estende ad ogni aspetto di Red Dead Redemption 2. Sì, per alcuni sarà senz'altro tedioso dover allacciare un rapporto col proprio cavallo, nutrirlo e nutrirsi di tanto in tanto, lavarsi per non farsi urlare dietro di essere sporco come una scrofa, svolgere lavori triviali al campo base della gang come in una sorta di Animal Crossing in chiave western (Criminal Crossing?): ed è proprio a loro che è rivolto il vaffanculo (un "va a quel paese" non sarebbe certo nello stile della software house) di cui abbiamo parlato prima, l'aut aut che sembra dire "questo è quello che volevamo fare, se non vi sta bene rivolgetevi tranquillamente altrove". Fa più male del solito quando si viene trattati così dal gioco più atteso del circondario, ma la libertà creativa va sempre messa al primo posto, specialmente quando la si vede spadroneggiare là dove solitamente è sottomessa alla dannata fruibilità. Red Dead Redemption 2 ha le palle per essere un gioco assolutamente autoriale nonostante il budget stratosferico, per un coraggio che a nostro modo di vedere cancella qualsiasi neo reale o soltanto immaginato.

    Il ponte di corde

    Lasciandosi coinvolgere, interpretando Arthur Morgan fino alla fine, è possibile vivere una vera e propria esistenza alternativa come non accadeva dai tempi di Shenmue; lavora in questa direzione anche il nuovo sistema di dialoghi che, in modo per certi versi simile a quanto accadeva con Fable di Lionhead, permette di interagire contestualmente con ogni passante, creando anche eccezionali momenti di gameplay emergente.

    Tornato stanco in città dopo tre giorni all'addiaccio, sono stato un'ora a bere rilassato al bancone e a torturare un vecchio ubriaco addormentato lì accanto, svegliandolo di soprassalto per almeno tre volte e fino a quando non si è alzato roteando i deboli pugnetti verso il mio mento; fortunatamente il mio "e sto scherzando, vecchio!" scelto con sorprendente precisione dal gioco stesso, ha avuto il suo effetto, e il tizio se ne è andato sbattendo la porta e mandandomi al diavolo per l'ultima volta. Sono presenti anche eventi più o meno prestabiliti, ma l'assenza di vere e proprie cut-scene a loro dedicate ne rende lo svolgimento così organico che il risultato finale è un'unica grande dimensione alternativa, una sorta di Westworld totalmente digitale.

    È difficile a volte capire quanto sarà grande l'avventura a cui un semplice incontro casuale, all'apparenza simile a tanti altri, potrebbe portare: mi è capitato a un certo punto di aiutare una ragazza che qualche giorno dopo ho incrociato nuovamente, e con un problema nuovo ma simile al precedente, ed è stato tremendo ritrovarmela più avanti sulla forca, in procinto di essere giustiziata proprio per colpa (o merito?) della mia decisione. Il coraggio in questo caso è mettere in circolo eventi anche scriptati come fossero tutt'uno col mondo di gioco, lasciando che semplicemente avvengano senza troppe costrizioni né alcuna interruzione con la normale esplorazione, col risultato che anche il più doloroso degli epiloghi può scorrere accanto al giocatore senza che lui se ne accorga.

    Musica sospesa

    Tutti gli elementi di gioco, incluse le animazioni criticate da molti (ma fondamentali per trasmettere quella fisicità che rende così unici gli open world Rockstar), lavorano in gran concerto per rendere ogni secondo di Red Dead Redemption 2 una potenziale scena da film; tanto è l'intreccio di idee e tecnologie che persino girare sui tacchi per richiamare il proprio cavallo e cambiare fucile, azione che alcuni giocatori trovano ridondante e sufficiente ad uccidere ogni velleità di divertimento, permette di costruire intensi momenti di cinema.

    Perché poi c'è tutta la poesia del movimento a riempire i silenzi, il nulla di un assoluto pomeriggio di prateria lontani da puttane, polvere da sparo e whiskey: un cavallo che sgroppa selvaggio all'orizzonte, il tuo destriero che si scarta e nitrisce spaventato da uno stormo d'uccelli che s'alza improvvisamente in volo, l'incedere stanco e nero di tabacco ben masticato di un cowboy che rientra stanco a casa, l'iridescenza infinita di un cielo morso di nuvole volumetriche in perenne mutamento. Non servono per forza occhi languidi d'amore per notare l'incredibile mole di lavoro che c'è dietro Red Dead Redemption 2, e sicuramente anche chi non è avvezzo a tutto questo troverà, a patto di avere un po' di pazienza, pane per i suoi denti.

    RPG

    Segreti, misteri, venature horror, sparatorie, salti sul treno, rapine, incendi che si propagano minacciosi, storie d'odio e d'amore, missioni secondarie da avventura grafica, inseguimenti da action di primissima categoria, colpi di scena non solo narrativi e libri da leggere, documenti da trovare che aprono a nuove missioni, oggetti nascosti, personaggi che vanno e vengono, saluti struggenti, tramonti che uccidono, albe in rissa e fughe tra le stelle sparando col Revolver in aria.

    Aspettare il mattino sotto un cielo terso come Dio, seduti accanto al fuoco insieme a un viandante incontrato strada facendo, e vedere all'improvviso scollinare in lontananza un gruppo di dodici brutti ceffi a caccia della nostra preziosa testa, è un'esperienza che riempie i polmoni di meraviglia, trattenendo il fiato al loro interno. E questi sono solo alcuni tra i mille esempi in fila qui nella mia testa, che dimostrano che per giocare di ruolo i numeri sono relativi. Come insegna anche The Legend of Zelda Breath of the Wild, basta coerenza e visione d'insieme per arrivare là dove nessun tiro di dado è mai giunto prima. Se poi in questo contesto c'è la grafica e il valore produttivo di un gioco Rockstar, come nel caso di Red Dead Redemption 2, è giusto anche che i cancelli del paradiso sognato da Michael Cimino si spalanchino per accogliere il capolavoro.

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