Red Dead Redemption 2 e Zelda Breath of the Wild: due facce della medaglia

Mettiamo a confronto due capolavori assoluti, appartenenti allo stesso genere di riferimento ma comunque profondamente diversi.

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  • L'attesa per Red Dead Redemption 2 ha scandito le settimane precedenti alla sua uscita, e quando quest'ultima è arrivata ha travolto tutto come una valanga. In questi giorni non ci siamo fatti mancare nulla: voti "perfetti" dalle review della stampa specializzata, centinaia di screenshot condivisi sui social ed anche qualche polemica. Una in particolare ha catturato la mia attenzione, che mette sotto torchio il ritmo del western targato Rockstar, tacciato di essere particolarmente lento. Premettendo che anche in fase di recensione il messaggio è stato reso chiaramente: Red Dead Redemption 2 non è un GTA, e non bisogna quindi aspettarsi azione allo stato puro, non sempre almeno. Questa epopea a colpi di rivoltella viene spesso intramezzata da momenti di ampio respiro, che sia una cavalcata al chiaro di luna o un bivacco con i compagni della banda di Dutch. Le cose si fanno con calma nel titolo di Rockstar, e sarebbe un peccato non rispettarne il metodico incedere.
    Tra le discussioni più o meno pacate in giro per la rete, oltre al ritmo nel mirino è finito anche il sistema di comandi di Red Dead, accusato di essere fin troppo macchinoso. Ed è qui che la discussione ha ripescato un altro titolo dall'indubbia qualità, quel Breath of the Wild che, meritatamente, è stato premiato come Game of The Year 2017. Quale migliore occasione allora per confrontare il miglior gioco dell'anno precedente con uno dei papabili candidati ad ereditarne lo scettro?

    Due Open World simili solo all'apparenza

    Ad un primo e pigro sguardo potremmo associare i titoli di Nintendo e Rockstar, classificabili entrambi come open world, eppure grattando via la superficie dell'etichetta quelle che troviamo sono due filosofie diametralmente opposte, come le mitologiche facce della stessa medaglia. Ad esempio prendiamo i due protagonisti, Link e Morgan: il primo, nonostante goda di una fama ben più alta del cowboy, è come da tradizione un personaggio muto, un tramite tra il giocatore e la sua avventura.

    Link non prende mai le luci della ribalta, nonostante ne sia in pieno diritto essendo l'eroe delle vicende, chiamato ad una missione per salvare l'intera Hyrule. Morgan già da questo primo punto si dimostra il suo esatto opposto: è un bandito, un fuorilegge, un uomo che cerca di mantenere un briciolo di onore in una vita dove i puri d'animo periscono troppo facilmente. Un eroe ed un antieroe, con davanti due mondi che li attendono.
    Stabilito che i nostri avatar, quegli alter ego con cui ci interfacciamo fino ai titoli di coda, hanno background e ruoli diversi, iniziamo a percepire le prime profonde differenze tra i due giochi, ma non finisce qui. Possiamo notare infatti che anche i loro universi di appartenenza sono diametralmente opposti, soprattutto nel modo in cui sono stati "costruiti". Negli open world l'ambientazione è il pilastro principale, il vero protagonista per entrambe le opere in esame, e dal nostro confronto troviamo delle differenze sostanziali e degne di nota.

    In Breath of the Wild i luoghi intorno a noi comunicano incessantemente, e prima che ci si renda conto di come funziona il sistema di regole che governa Hyrule, quasi al livello del subconscio le abbiamo già assimilate. In fase di esplorazione lo sguardo viene catturato dalla morfologia del terreno, da un albero particolare o un sasso fuori posto, e nel momento in cui diamo sfogo alla curiosità otteniamo un "premio": la scoperta di un nuovo santuario o il ritrovamento di un seme di korogu. Non importa quale sia l'evento pronto ad attenderci, la nostra attenzione viene catturata già prima che la mente possa elaborare logicamente il messaggio, ed in questo Breath of the Wild rappresenta la vittoria del game design.

    Il sistema di regole che governa Red Dead Redemption 2, al contrario, è noto ancor prima di inserire il disco nella console. Quella che troviamo è la perfetta rappresentazione del tema western, lo stesso che conosciamo dai tempi dei film di Sergio Leone e dei fumetti di Tex. Arthur Morgan in questa caso diventa la maschera che indossiamo per immergerci nel microcosmo creato da Rockstar, in cui possiamo compiere tutte le azioni che vogliamo nel rispetto di un copione ricco come pochi. Quello che si percepisce in questo confronto quindi è una dicotomia tra fantasia e realtà, un'opposizione che vede queste due opere come simboli di filosofie poste agli estremi.

    Una volta intuito a quale "polo" tendono i due giochi gli esempi per rafforzare questo concetto non mancano: Link ad esempio può cucinare corna di Goblin a colazione, mentre Arthur si limita alla fauna locale del luogo in cui si trova, oppure il biondo eroe può letteralmente aggrapparsi a qualsiasi montagna fin quando la stamina glielo permette, mentre lo scorbutico cowboy rischia qualche capitombolo nel caso di pendenze del terreno troppo ripide. Perfino l'inventario dei due personaggi rispetta le regole di cui sopra: se Link può portarsi dietro decine di spade, archi, scudi e mezza Hyrule in tasca, il nostro Morgan ha una limitata bisaccia, e qualsiasi strumento troppo ingombrante trova posto solo sulla sella del suo cavallo.
    A livello concettuale quindi "fantasia" e "realtà" sono per forza di cose due filosofie opposte e contrastanti, e tutti gli elementi delle due produzioni lavorano in coesione per rappresentare una visione ben precisa. Comprendiamo che questi due open world hanno davvero pochissimi punti di contatto, se non la tipologia stessa di gioco che li etichetta.

    Se, come abbiamo visto, lo spazio in tutte le sue "traduzioni" viene quindi gestito seguendo coerentemente un sistema di regole stabilito a priori, lo stesso vale per il tempo, ed è qui che tocchiamo finalmente il ritmo delle due opere. Red Dead Redemption 2 rispetta dei canoni culturali che da sempre hanno segnato il genere western: grandi spazi aperti, ore spese a cavalcare nella desolazione di un deserto o tra le cime innevate di una montagna. Quella attuata da Rockstar è pura e semplice coerenza, che funziona a meraviglia, ma che potrebbe andar di traverso a chi non è pronto a gestirla, ma in questo caso tocchiamo la soggettività di ognuno.

    Non pensate che in Breath of the Wild non ci siano momenti di più ampio respiro, l'intero gioco è concepito come un enorme mondo in cui perdersi. Eppure, che sia per quel design ricco di elementi da scoprire di cui abbiamo parlato poc'anzi o per una mobilità decisamente più rapida, il senso di "desolazione" non sopraggiunge mai. Il giocatore è costantemente bombardato da input, l'occhio è perennemente catturato da elementi (solo all'apparenza) fuori posto, ed il risultato è che non ci si sente mai "immobili".

    Rockstar al contrario ha dovuto "riempire" di eventi casuali la sua mappa, tutti perfettamente inscenati, per mettere un po' di brio durante un lungo viaggio e ricordarci che alla fine siamo al cospetto di un videogioco.
    A ricoprire infine un ruolo di rilievo sono tutti i comprimari di Red Dead Redemption 2, una lunga sequela di "attori" che si avvicendano sul palco costruito da Rockstar: la banda di Dutch e quelle rivali, personaggi già noti o new entry, alla fine tutti rispettano egregiamente il copione, e sta a noi scoprire quale sia. A volte una battuta di troppo può dar vita ad una rissa in un saloon, oppure aiutare un galeotto ad evadere potrebbe portarlo a premiarci con informazioni su una casa da svaligiare.

    Come state già sospettando Breath of the Wild agisce in maniera opposta, chiaramente anche in questo caso i personaggi memorabili non mancano, ma in quasi tutti i dialoghi la nostra missione viene ricordata: siamo gli eroi chiamati a salvare la principessa Zelda dalla minaccia di Ganondorf, e non dobbiamo mai dimenticarlo. Un concetto più "semplice" forse, ma non per questo da sminuire.

    Per ultimo teniamo a precisare che in questa disamina non stiamo cercando di stabilire un "vincitore" da questo confronto, il nostro desiderio era quello di analizzare quei punti di forza che rendono due opere appartenenti alla stessa categoria così differenti.

    Filosofie, personaggi, tempo e spazio seguono direttive opposte previste in fase di progettazione, portando a noi due titoli con identità distinguibili nettamente dalla massa. L'ultimo capitolo di The Legend of Zelda pone l'accento sull'immediatezza ludica dell'esperienza: si viene letteralmente catapultati in Hyrule conoscendola sempre di più, crescendo insieme a Link. Al contrario l'avventura di Arthur Morgan inizia con più calma, ma risulta alla fine rivoluzionaria grazie ai suoi valori produttivi, con una vera e propria prova muscolare di Rockstar, che ha deciso di andare contro a certe correnti di mercato che vogliono in primo piano l'azione senza pause.

    Hanno quindi senso quelle "polemiche", o lamentele, che richiamano ad un confronto tra questi due open world così vicini eppur così lontani? Molto probabilmente no, perché oggi è proprio grazie a titoli di questo calibro che l'industria muove non solo passi in avanti, ma in tutte le direzioni possibili per rendere uniche le esperienze che possiamo provare. Chissà, Red Dead Redemption 2 potrebbe realmente ereditare la corona di Breath of the Wild, e se questo evento accadrà qualcuno affermerà che il premio è andato per il secondo anno consecutivo ad un open world. Ebbene voi saprete che la realtà dei fatti non è così semplice.

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