Resident Evil: i migliori fan remake, da RE2 Reborn a Code Veronica 2021

Oltre ai remake ufficiali, anche i fan hanno dato vita a riedizioni dei giochi horror della serie Capcom. Ecco una panoramica dei più interessanti.

Resident Evil, i Remake dei fan
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  • Dopo avervi parlato di Infinite Darkness (ecco la nostra recensione di Resident Evil Infinite Darkness), la nuova serie Netflix ispirata alla celebre IP di Capcom, torniamo in tema Resident Evil per soffermarci sui fan remake, dei progetti che pur senza vedere la luce in forma completa sono una viva espressione di quella folta schiera di fan che nel suo piccolo contribuisce a plasmare il futuro del survival horror. D'altra parte, il Resident Evil 2 Reborn di Invader Games (ora Invader Studios) ha fatto tanto scalpore da far guadagnare al team l'amicizia di Capcom... e non solo.

    Grazie al progetto amatoriale, la stessa compagnia giapponese ha compreso che l'utenza sarebbe stata pronta al ritorno ufficiale di Resident Evil 2, come poi è stato, e di altri capitoli storici della saga. La sete degli appassionati delle vecchie glorie però non si è placata, da qui la nascita dei fan remake del mai dimenticato Code Veronica e del capostipite della serie, proposto per l'occasione con visuale in prima persona. In altre parole, oltre a rievocare la "bella storia" di RE 2: Reborn, vogliamo dar spazio ai due più recenti fan remake, perché potrebbero indicare a Capcom la direzione giusta da percorrere.

    Resident Evil 2 Reborn: dal sogno al progetto ufficiale

    Un garage tra Olevano Romano e Roma: ecco come è iniziato l'ambizioso progetto di un gruppo di ragazzi, un progetto che oltre a metterli dinanzi alle tribolazioni dello sviluppo di videogiochi avrebbe permesso loro di bussare alle porte di Capcom. Invader Studios - perché così si chiamava il collettivo al tempo - voleva creare un remake di Resident Evil 2 in Unreal Engine 4, così da poter riproporre in chiave moderna il viaggio dell'incubo di Leon e Claire.

    Dai primi teaser ai video dedicati alle ambientazioni, il prototipo del gioco è riuscito in breve tempo ad attirare l'attenzione di utenza e stampa specializzata, con la "febbre" da Resident Evil 2 che aumentava assieme alla popolarità dei video. Grazie a una visuale vicina a quella di Resident Evil 4 e non legata agli stilemi classici delle inquadrature fisse, si poteva ammirare il disastro di Raccoon City da una prospettiva completamente nuova ed esplorare la città in rovina come mai era stato possibile fare, per la gioia degli appassionati.

    Inoltre il team voleva aggiungere qualche chicca per i fan storici, a partire dalla possibilità di cacciare i sopravvissuti nei panni dello stalker per eccellenza: Nemesis. Nell'agosto del 2015, poco prima della Gamescom, Capcom ha contattato il team italiano per chiedergli amichevolmente di interrompere i lavori sul gioco. Quella telefonata però non è stata foriera di cattive notizie per Invader, i cui membri sono stati invitati a Osaka per parlare ai veterani di Resident Evil dei loro progetti.

    D'altra parte la grande visibilità ottenuta dal fan remake costituiva una sorta di "sondaggio non ufficiale" per il colosso giapponese, che ora aveva una certezza: l'annuncio del remake di Resident Evil 2 avrebbe infiammato gli animi di milioni di giocatori. In ogni caso gli sviluppatori hanno lavorato senza sosta per realizzare il concept di quello che sarebbe diventato Daymare 1998 (per rinfrescarvi la memoria, ecco la recensione di Daymare 1998) e arrivare pronti al meeting in Giappone con Jun Takeuchi e il producer Yoshiaki Hirabayashi.

    Oltre a raccogliere feedback e consigli utili per lo sviluppo della loro vera opera prima, i ragazzi di Invader hanno dato un primo sguardo in anteprima a Resident Evil 7, come simbolo di un'amicizia che dura ancora oggi. Quando Capcom ha lanciato il "vero" Resident Evil 2 nel 2019 ha regalato ai fan della serie uno dei migliori survival horror della storia recente, complice un gameplay completamente rinnovato e l'incredibile presentazione visiva in RE Engine. Pensare al fatto che al suo successo abbia contribuito un piccolo collettivo italiano è motivo d'orgoglio e testimonia ancora una volta l'utilità di questo tipo di produzioni dal basso.

    Code Veronica e il remake di Resident Evil in prima persona

    Sebbene si stia impegnando seriamente per dare seguito alla saga di Resident Evil con dei capitoli completamente inediti - si pensi all'ottimo Resident Evil Village - Capcom sta portando avanti anche il filone dei remake, che nel 2020 ci ha permesso di vestire i panni di Jill Valentine per sfuggire alle grinfie della B.O.W. più spaventosa di sempre. A tal proposito, sappiamo che la compagnia sta lavorando duramente al remake di Resident Evil 4, che a quanto pare sarebbe passato dalle mani di M-Two (gli sviluppatori di RE 3: Remake) a quelle di Division 1, lo studio principale quando si parla di Resident Evil e Devil May Cry.

    L'idea di giocare a un reimagining del capolavoro di Shinji Mikami è certamente allettante ma sono in molti ad aver notato la poca attenzione dedicata a quel che è un tassello fondamentale per la timeline di Resident Evil: l'indimenticabile Code Veronica. Il capolavoro del 2000 è stato l'ultimo capitolo ad aderire agli stilemi classici della serie ma al contempo offriva dei setting completamente inediti - dalle architetture gotiche alla fredda base in Antartide - e più d'ogni altra cosa raccontava una storia ambiziosa e di primaria importanza, tanto da essere considerato da Mikami come il "vero" Resident Evil 3.

    Oltre a far luce sugli altri fondatori dell'Umbrella e su di una nuova variante del T-Virus, vedeva tornare Claire e Chris Redfield nei panni di protagonisti e ospitava anche l'apparizione del redivivo Albert Wesker. Dopo l'uscita del remake di Resident Evil 2, qualsiasi appassionato di vecchia data ha cominciato a sognare di poter rivivere Code Veronica in RE Engine ma Capcom ha scelto di dare la priorità al gioco più in vista (RE 4). Ancora una volta, l'espressione della volontà popolare si è concretizzata in un fan remake dell'avventura a Rockfort Island, che sin dalle prime immagini ha attirato l'attenzione su di sé.

    Dal sito ufficiale alle feature annunciate - si pensi alla presenza di una Classic Mode con telecamere fisse - questo gruppo di fan sta prendendo molto seriamente lo sviluppo del gioco, che a quanto pare ci chiamerà a sfuggire agli inseguimenti del Tyrant T-078, sullo stile di RE 2 Remake. Con la pubblicazione della demo giocabile, è diventato facile accorgersi della cura riposta nel ricreare gli ambienti (si pensi al cimitero), i mostri e le atmosfere del grande classico, che grazie a un sapiente utilizzo di Unity Engine non hanno tradito il materiale originale.

    Insomma, se un fan remake riesce a provarlo con tanta chiarezza, siamo assolutamente certi che un nuovo Code Veronica firmato da Division 1 farebbe faville. Chiudiamo il discorso con la recentissima apparizione di una porzione del remake del primo capitolo, che ha catturato l'estetica e le atmosfere di Villa Spencer per tradurle in chiave moderna grazie all'Unreal Engine 4. Complice la visuale in prima persona, ci troviamo dinanzi a un esperimento interessante, che potrebbe dare a Capcom l'idea giusta per lavorare effettivamente a un titolo simile.

    I remake di Resident Evil 2 e 3 infatti si sono distinti per la visuale posta alle spalle dei protagonisti ma nel caso dell'originale Resident Evil sarebbe effettivamente giusto provare qualcos'altro, in modo da distaccarsi nettamente dall'incredibile rifacimento dell'originale uscito nel 2002 e poi riportato sulle console di settima e ottava generazione con feature grafiche addizionali. L'operato di MoonGlint è di qualità indiscutibile, perché se è vero che offre solo una sezione molto limitata di Villa Spencer, vanta un livello di rifinitura ben superiore alla media dei fan project.

    La luce del plenilunio che filtra dalle finestre, le crepe nei muri della villa costruita da George Trevor e il lampadario logoro che illumina una delle sale più iconiche della location, parlano chiaro: dal texturing all'illuminazione globale, la qualità del progetto di MoonGlint è tale da averci fatto venire la voglia di giocare a un reimagining del primo capitolo, che peraltro - alla luce delle scoperte che abbiamo fatto in Resident Evil Village - potrebbe donare ancor più coesione alla lore e agli eventi chiave della serie. Se a ciò aggiungiamo l'assalto del torreggiante Tyrant, la tragedia di Lisa Trevor e i mostri che si sono marchiati a fuoco nelle menti dei giocatori, l'idea di proporre un classico ispirato all'ossatura ludica del settimo capitolo si fa sempre più interessante. In ultima analisi, Capcom potrebbe e dovrebbe guardare alle opere di questi talentuosi appassionati per tracciare il futuro di Resident Evil, proprio come è avvenuto con la storia di successo di Resident Evil 2 Reborn.

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