Resident Evil Village: attrazione e paura con Alcina Dimitrescu

In attesa di Resident Evil Village, facciamo qualche volo pindarico sul fenomeno virale scatenato da Alcina Dimitrescu e sul rapporto attrazione-paura.

Resident Evil Village: attrazione e paura con Alcina Dimitrescu
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Stadia
  • Xbox Series X
  • Sin dalla sua prima apparizione nel trailer d'esordio di Resident Evil Village, la diafana gigantessa Alcina Dimitrescu si è guadagnata un posto d'onore nell'immaginario collettivo degli appassionati della saga di Capcom, innescando un fenomeno virale alimentato dall'incessante proliferazione di fan art, apprezzamenti più o meno sobri e fantasiose disamine sulle peculiarità anatomiche della vampira (a proposito, date un'occhiata al folle spot giapponese di Resident Evil Village in stile Muppet).

    Al di là dell'indiscutibile fascino del personaggio, che svetta (letteralmente) come il più popolare tra i "cattivi" del gioco, la fissazione di una parte della community nei confronti della Dimitrescu rappresenta un caso curioso, che ci offre un buon pretesto per discutere dello strano rapporto che talvolta intercorre tra spavento e attrazione. Sì, è chiaro che le forme abbondanti della cara Alcina hanno un peso non indifferente sulla portata del fenomeno in questione, ma per il bene di questa chiacchiera a briglia sciolta faremo finta che la signora del castello sia castigata come un manipolo di orsoline in gita all'Italia in miniatura.

    Va da sé che falliremo miseramente.

    Amore e morte

    Prima di lanciarmi in un questo ginepraio fatto di feticci, paure primordiali e divagazioni più o meno ardite sui temi della sessualità, sento la pungente necessità di anteporre al discorso una dovuta precisazione: il pezzo a seguire non vuol essere altro che una briosa dissertazione sull'intimo rapporto tra orrore e attrazione, senza alcuna reale ambizione didattica o divulgativa. Si tratta dunque di un semplice esercizio cognitivo, che in corso d'opera prenderà in considerazione dottrine psicologiche e filosofiche per la gran parte superate o quantomeno controverse.

    In buona sostanza, poco importa se la fascinazione comunitaria nei confronti di Lady Dimitrescu sia il prodotto di un complesso retaggio psicologico e simbolico, piuttosto che la naturale conseguenza di un generoso assortimento di rotondità fuori misura, perché si tratta comunque di un ottimo pretesto per approfondire un fenomeno alquanto interessante. Considerando la natura di questa discettazione, non possiamo fare a meno di aprire le danze tirando in ballo il "papà della psicoanalisi" Sigmund Freud, che nel 1920 gettò le fondamenta del suo pensiero tra le pagine del saggio "Al di là del principio di piacere", una lettura ancora oggi straordinariamente stimolante, per quanto basata su concetti ormai obsoleti.

    Affascinato dai dualismi delle dottrine filosofiche di Empedocle e Schopenhauer, e dal concetto nietzschiano di "volontà di potenza", Freud identifica in Eros e Thanatos, nelle "pulsioni di vita e di morte", le due forze fondamentali alla base di ogni fenomeno psichico. Per il pensatore austriaco la mente di ciascun individuo è quindi il campo di battaglia tra questi due potenti impulsi, che si manifestano sin dalla più tenera età e pertanto hanno un ruolo centrale anche nell'evoluzione della sfera sessuale. La sessualità, la libido intesa come spinta creatrice, ricerca del piacere e istinto di autoconservazioneperpetuazione, è uno dei temi fondamentali della trattazione freudiana, e il neurologo la riconosce come la principale forza "positiva" della psiche umana, strettamente connessa e in perenne contrapposizione con un'istintualità dal carattere più aggressivo, ferale, che può dare vita a tendenze sadiche e masochistiche, talvolta in risposta a un evento traumatico.

    A prescindere dalla causa di queste manifestazioni negative, Freud identifica la "pulsione di morte" come un tratto connaturato nell'essere umano, generalmente più debole rispetto alla sua controparte ma sempre presente. Nella visione dello psicoanalista c'è dunque un forte legame tra piacere e dolore, un collegamento istintivo che affonda le radici nei ricordi primordiali del bambino. Le limitate capacità sensoriali ed elaborative del neonato lo portano infatti a percepire la madre come un "monstrum", una creatura immane e misteriosa col potere di soddisfare i suoi bisogni e di frustrarli, e che pertanto può essere vista sia come un'entità seducente e benevola attraente che come un essere crudele e diabolico. Ok, la torreggiante Alcina non è certo la più bonaria delle matrone, ma il collegamento non è poi così inconsistente.

    Natura, cultura e confusione

    Il concetto di "madre arcaica" teorizzato da Freud, e in seguito ampliato da pensatori come Jacques Lacan e Melanie Klein, attribuisce quindi al dualismo orrore/attrazione un'ulteriore interconnessione, e sfumature simboliche che derivano dalle fantasie primitive dell'infante. A questo punto urge però fare una precisazione e ribadire un punto chiave: la natura empirica e speculativa delle indagini effettuate da Freud rende difficile considerare "scientifiche" le sue conclusioni, anche perché sviluppate a partire da un mosaico di teorie filosofiche, nozioni di biologia rielaborate in chiave metafisica e riferimenti mitologici.

    A prescindere dalla solidità di queste idee, è proprio nella mitologia che possiamo facilmente identificare un pattern ricorrente che, ancora una volta, ribadisce lo strano rapporto tra sensualità e pericolo. Scorrendo tra i miti e le leggende di ogni tempo e cultura è infatti facile imbattersi in figure tanto ammalianti quanto letali, che da sempre popolano l'immaginario collettivo: succubi, incubi, lamie, sirene e vampiri, tutte creature che in qualche modo finiscono per rappresentare una mortale sovrapposizione tra i concetti di Eros e Thanatos, di sesso e morte. Per quanto concerne nello specifico i vampiri, la loro fama di seduttori ha origini molto più recenti di quanto non si creda.

    L'archetipo moderno del fascinoso succhiasangue nasce infatti nel 1819 con la pubblicazione de "Il Vampiro", un racconto breve scritto da John William Polidori, il medico personale di Lord Byron. A quasi ottant'anni dall'esordio di Dracula di Bram Stoker, Polidori ridefinisce il canone del vampiro trasformandolo in un predatore carismatico e sofisticato, ben lontano dall'immonda bestialità dello "strigoi" del folclore transilvano. L'evoluzione iconografica del non morto è una tappa particolarmente interessante del processo di assorbimento del mito nella cultura di massa, che nel tempo ha trovato modi sempre nuovi per riaffermare il rapporto tra desiderio e spavento. Basti pensare alla moltitudine di cliché a sfondo sessuale che per anni hanno riempito il cinema horror, con centinaia di coiti interrotti a colpi di machete e altrettanti accoppiamenti rituali.

    Pur volendo negare la validità delle riflessioni di Freud, infatti, esiste un chiaro legame fisiologico tra le sensazioni di eccitazione e di paura: in entrambi i casi il nostro corpo produce adrenalina, che aumenta la frequenza cardiaca, la pressione del sangue e di conseguenza l'afflusso ematico verso i genitali. In una situazione senza reali ed immediati pericoli, le due emozioni possono poi portare al medesimo risultato, innescando uno stato alterato piuttosto piacevole. Su questo principio di "confusione cerebrale" si basa la teoria dell'attribuzione erronea di Aron e Dutton, che negli anni ‘70 verificarono sperimentalmente quanto la paura potesse rappresentare un forte incentivo all'attrazione sessuale e, più in generale, quanto sia difficile stabilire l'esatta origine di una sensazione.

    Nel caso degli appassionati dell'orrore, presumibilmente abituati a questa associazione inconscia tra spavento e libido, è quindi ancor più facile che la "dolce" Alcina possa suscitare qualche moto di malriposto ardore. In fondo poco importa se la causa del fenomeno Dimitrescu sia una fascinazione primordiale, un eco pop, un corto circuito neurologico o una insana passione per i cappelli a falda larga, la verità è che non vediamo l'ora di mettere le mani sul nuovo capitolo di Resident Evil, e questa variegata serie di vaneggiamenti cervellotici ne è una chiara prova. Nell'attesa dell'imminente recensione dell'horror a marchio Capcom, vi ricordiamo le date della demo di Resident Evil Village.

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