Vi ricordate di Mercenari? Caos estremo in un mondo open world

Vogliamo sbloccarvi un ricordo che porta il nome di Mercenari, serie di discreto successo targata Electronic Arts e Pandemic Studios.

Mercenaries: caos e open world
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Fondato nel 1998 e smantellato soltanto undici anni più tardi, al defunto Pandemic Studios dobbiamo svariate produzioni interessanti, come gli originali Star Wars: Battlefront, Full Spectrum Warrior ed il primo Destroy All Humans! (a proposito, ecco la nostra recensione di Destroy All Humans Remake). Di tutte le opere dello studio, però, quella che probabilmente ci è rimasta maggiormente impressa è la serie di Mercenaries, un particolare sparatutto in terza persona che presentava parecchie similitudini col franchise di Grand Thef Auto di Rockstar.

Mercenaries: Playground of Destruction

Noto in Italia come Mercenari: Pagati per distruggere e lanciato l'11 gennaio 2005 su PlayStation 2 e Xbox, il primo episodio del brand trascinava il giocatore in una vastissima sandbox che, strizzando costantemente l'occhio a GTA, consentiva in qualsiasi momento di scegliere quali missioni affrontare, dedicarsi a obiettivi secondari, raccogliere collezionabili, rubare veicoli di ogni tipo e far saltare in aria qualunque edificio della mappa a mondo aperto (a proposito, fatevi un viaggio nel passato con la nostra recensione della GTA Trilogy Definitive Edition).

Difatti, le strutture distrutte venivano ripristinate solo dopo aver trascorso diverso tempo lontano dalla zona interessata o comunque dopo aver ricaricato la partita. In ogni caso, la furia distruttiva degli utenti e l'omicidio dei civili erano in parte scoraggiati dalla possibilità di incappare in ingenti multe e dal modo in cui tali attività potevano intaccare i rapporti tra le varie fazioni in gioco.

Ambientato nel 2009, il canovaccio narrativo di Mercenari: Pagati per distruggere vedeva il presidente della Corea del Nord, Choi Kim, offrire alla Corea del Sud un accordo di pace finalizzato a riunificare una volta per tutte la penisola e a smantellare la forza militare del proprio paese. Temendo una drammatica perdita del potere da loro detenuto, tuttavia, gli ufficiali di alto rango dell'Esercito Popolare Coreano (KPA) si opponevano al progetto e guidati dal brillante quanto spietato Choi Song - il figlio del presidente Choi Kim - irrompevano durante la cerimonia per la riunificazione della Corea, uccidendo i delegati delle due nazioni e assumendo il controllo della Corea del Nord.

Impersonando uno qualsiasi dei tre mercenari al servizio della Executive Operations, il compito del giocatore era quello di accumulare quanto più denaro possibile attraverso i contratti stipulabili nel Paese dilaniato dal conflitto, uccidere o catturare i più pericolosi sottoposti di Song e al contempo prevenire una guerra nucleare che possa provocare milioni di vittime innocenti.

A proposito dei protagonisti, ciascuno di essi possedeva dei talenti univoci e delle caratteristiche fisiche che spaziavano dalle abilità stealth di Jennifer Mui alla costituzione robusta che permetteva a Christopher Jacobs di sopportare le ferite da arma da fuoco, senza dimenticare le varie lingue conosciute dall'ex ufficiale svedese Mattias Nilsson, che sul campo di battaglia era estremamente agile e veloce.

Altalenante tanto sul piano tecnico quanto su quello sonoro, lo sparatutto sviluppato col motore grafico Havok non incontrò esattamente i favori della critica, ma riuscì ugualmente a conquistare il pubblico grazie agli elementi presi in prestito da GTA, un incredibile livello di interazione con gli scenari e non per ultimo il suggestivo contesto bellico imbastito da Pandemic Studios.

Mercenaries 2: World in Flames

Lanciato nella seconda metà del 2008 su PC, PS2, PS3 e Xbox 360, Mercenaries 2: Inferno di fuoco ereditò quindi le caratteristiche più riuscite del suo predecessore, a cominciare dalla trama intrigante. Abbandonato il freddo 38° parallelo coreano in favore del soleggiato Venezuela, i tre protagonisti del primo episodio e la loro consulente di supporto tecnico Fiona Taylor hanno lasciato la Executive Operations per mettersi in proprio e collaborare con Blanco, un liberiano con cui i Mercenari avevano già lavorato a Dakar.

Assoldato dall'imprenditore miliardario Ramon Solano, il personaggio controllato dal giocatore viene incaricato di salvare Carlos Carmona, generale venezuelano che dopo aver fallito un colpo di Stato è stato rinchiuso dal suo stesso esercito. Il Mercenario penetra quindi all'interno di una fortezza e porta in salvo l'obiettivo, ma quando Solano tenta di ucciderlo per non doverlo pagare, il protagonista è costretto a fuggire e a pianificare la propria vendetta nei confronti del miliardario, che nel frattempo si dichiara dittatore del Venezuela. Rispetto al gioco precedente, sul piano ludico Mercenaries 2: World in Flames proponeva delle gustose novità, rappresentate dall'abilità di nuotare e di guidare finalmente delle barche, per non parlare del mini-gioco a base di Quick Time Event innescato al momento di dirottare un mezzo di trasporto.

Non meno interessante era il rapporto tra le sette fazioni presenti sul territorio venezuelano, in quanto la reputazione del personaggio controllato era determinata dal suo comportamento nei confronti dei committenti e di tutte le varie forze in gioco, che appunto potevano collaborare fra loro o stabilire una certa rivalità.

Ad ogni modo, la novità più allettante del sequel andava ricercata nella modalità multiplayer, grazie alla quale era possibile affrontare la campagna nella sua totalità in compagnia di un amico.

Un ulteriore capitolo intitolato Mercenaries 3: No Limits avrebbe dovuto condurre il franchise a Cuba, dove i Mercenari sarebbero stati chiamati a scortare un giornalista della Mafia russa. Con la chiusura di Pandemic Studios avvenuta nel 2009, però, il progetto venne purtroppo cancellato mentre il suo sviluppo si trovava ancora nelle fasi iniziali, di conseguenza non sapremo mai quali diavolerie il team avrebbe escogitato per movimentare e differenziare la terza avventura dei Mercenari.