Rise of the Tomb Raider - Lara Croft: La Gravità della Bellezza

Il nuovo capitolo di Tomb Raider rivisita il personaggio di Miss Croft, attraversato adesso da una bellezza e più umana.

speciale Rise of the Tomb Raider - Lara Croft: La Gravità della Bellezza
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    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Il viso di Lara. Mi voglio soffermare sul suo volto, quello che all'origine della sua trionfale esistenza virtuale trovai dimenticabile e poco attraente, maschera grottesca con i tratti quasi sepolti dal violento imbarazzo di un seno iperbolico che calamitava lo sguardo di qualsiasi occhio. E non importava il sesso di chi osservi quelle montagne carnose fatte di pochi pixel, poiché il loro peso nell'economia fisionomica dell'archeologa sovrastava ogni altro aspetto, favorendo il risorgere di ricordi legati all'allattamento, pulsioni sessuali e invidie. Non c'è nulla di negativo nell'enormità di un petto nato quasi per scherzo, né l'ho mai considerato davvero volgare; anzi sarebbe stato perfetto in un videogioco di Tomonobu Itagaki. Tuttavia lo ritengo responsabile di alimentare l'incredulità nel giocatore, rompere l'illusione di una grande avventura con un effetto parodistico e voyeuristico.
E' difficilissimo gestire la sensualità troppo evidente in un'opera, qualsiasi essa sia: c'è riuscito in maniera petrarchesca Stanley Kubrick in Eyes Wide Shut, Hideo Kojima con Quiet, Botticelli con la sua Venere dalla bianca mano che copre un solo seno mentre parte della lunga chioma cela l'inguine. Molti altri con la stessa arte ovviamente, incluso il regista della ghiandola mammaria super sviluppata per eccellenza, ovvero Russ Meyer, che avrebbe potuto disegnare e dirigere una Lara Croft delle origini eroticamente travolgente. Ma sono meno di quello che si può pensare, i poeti della sensualità.

Guardando Lara

Quindi torno al viso di Lara Croft: la ragazza nuova del rilancio di Crystal Dynamic ma soprattutto la donna di Rise of The Tomb Raider, opera che mi ha sorpreso più del già gradito prequel. Per la sua ludica, coinvolgente qualità avventurosa, e principalmente per la sua protagonista. Che mi sia innamorato di lei, nella maniera in cui ci si può innamorare di personaggi fittizi? Sono la passione e l'amore (mi ricordò il musicologo Teodoro Celli che "studere" in latino significa anche amare) che condizionano le mie frequentissime attività videogiocose, quindi potrebbe essere.
Il viso di Lara possiede una qualità di bellezza turbata e sofferta che lo rende gelido, appare di una determinazione glaciale spietata, e ardente di emozioni dolorose e passioni. Le azioni di Lara finalmente si rispecchiano nei suoi tratti, attraverso la forza del sentimento che le determina; e non è per la potenza superiore degli hardware con cui è creata la figlia di un archeologo incompreso e vituperato. Nel suo pallore irato cogliamo la follia di una dea dell'omicidio, nei sorrisi sfiancati il dolore di traumi insuperati, nel rossore atletico lo sforzo sovraumano di vertiginose acrobazie, negli occhi la tenerezza sfiorita di una bambina ferita dal destino. Lara esprime una vita propria e ci accoglie così nel suo personaggio con una potenza illusoria che è la stessa di icone elettroniche come Link, Snake, Nathan Drake o Dante. Talvolta in Rise of The Tomb Raider è possibile inoltre vedere il viso di Lara deturpato dalla morte, come quando capita che affoghi o venga trafitta dalle lame di una trappola. È un evento che atterrisce: in quel momento si scorge la fine della bellezza, e il Game Over diventa un evento dal significato universale, che va oltre il gioco per essere racconto, doloroso e macabro, sulla crudeltà della morte.
Lara Croft non è stata spogliata quindi della sua preistorica sensualità a causa di un manierismo puritano e ipocrita, ma dipinta con le nuove tinte di un fascino differente: più femmineo, vero, contorto e sofferto.

L'estasi della stasi archeologica

Ho amato molto Rise of the Tomb Raider nella sua totalità di gioco ampio con una narrazione coinvolgente e motivante, tuttavia è nell'esplorazione opzionale delle "tombe" che ho trovato realizzata la mia visione personale di come avrebbe dovuto essere un'avventura di Lara Croft, e il punto più alto della sua statura di archeologa. Le varie tombe sono accessibili in maniera progressiva, in base al potenziamento ottenuto durante il corso della trama principale, e sono tra i luoghi più sorprendenti e vari del videogame in questione: tunnel di miniere che si inseriscono come vene squarciate all'interno di antichi templi, inglobandoli nel fiotto del loro sangue minerale, terme diventate stagni paludosi, capolavori di una letale tecnologia del trabocchetto, complessi sistemi idrici, caverne glaciali... Ogni tomba è un brillante esempio di game design enigmistico e racchiude reliquie e storie.

E' in questi luoghi che Lara agisce spinta unicamente dal desiderio della scoperta: ogni altro sentimento si annulla nell'emozione di rivelare un segreto, di sciogliere le ragnatele che il tempo, l'uomo e la natura hanno tessuto sulla storia. Se durante l'intreccio principale Lara è spinta da sentimenti vendicativi, dal desiderio bruciante di riscattare la memoria del padre e dalla volontà di salvare il modo, è solo nelle tombe opzionali che ella è davvero un'archeologa (sto trattando di un videogioco d'azione, non me ne vogliano quindi i veri archeologi della realtà che non lavorano come Lara). Nella stasi della riflessione che precede la risoluzione dell'enigma, i nostri pensieri coincidono con quelli che immaginiamo debbano essere della donna di fronte alla tensione per la scoperta. E non li immaginiamo solamente, perché può capitare di ascoltarli davvero. Si tratta solo dell'occasione colta dagli sviluppatori per dare un consiglio o un indizio sulla risoluzione dell'enigma al giocatore che sta perdendo troppo tempo a riflettere, tuttavia i suggerimenti sono implementati ad arte nel tessuto del gioco poiché sono parole di Lara, sue riflessioni che echeggiano con le nostre.

Sono spunti abbastanza ermetici e mai troppo didascalici, così da non rovinare l'esperienza, e ci proiettano nelle sfere della professionalità pragmatica e della cultura archeologica di Lara. Così come quando ella interagisce con un tesoro o si meraviglia di fronte al valore storico e estetico di una maestosa costruzione. Percepiamo meraviglia nelle sue parole, un'emozione che esalta l'umanità del personaggio e giustifica la sua "esistenza" più dell'odio verso gli odiosi sgherri del perfido, mistico Konstantin o delle reazioni di dolore alle continue angherie di una natura sempre ostile.
Un titolo ispirato e non mendace quello scelto da Crystal Dynamics, quindi: Rise of the Tomb Raider. Perché Lara Croft sorge e vive in tutta la sua grandezza finora ancora embrionale proprio in questo sequel per XBox One. E' tra i ghiacci siberiani che avvolgono la città di Kitesc che nasce una stella.

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