Roma: un viaggio tra storia e videogiochi

Ripercorriamo la storia romana, da Cesare alla caduta dell'Impero, con i migliori giochi che si sono ispirati a questa epoca storia.

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Qualche settimana fa, sulle pagine di Everyeye, pubblicavamo un ampio speciale ludo-storiografico sul Giappone feudale, con un focus particolare sugli elementi culturali e sociali propri di quello specifico contesto storico. Sulla base di questi elementi, siamo andati a scoprire quali giochi fossero riusciti a metterli in risalto nel modo migliore, in un pot-pourri di generi che si sono dimostrati capaci di tradurre digitalmente il Giappone feudale.

Abbiamo quindi deciso di effettuare lo stesso procedimento focalizzandoci su di un altro periodo storico, più lontano nel tempo ma a noi molto più vicino dal punto di vista culturale. Parliamo infatti dell'antica Roma, che in maniera complementare all'antica Grecia rappresenta la culla della civiltà occidentale di cui tutti facciamo parte.

Paradossalmente, i titoli ambientati durante questo ampissimo arco temporale sono decisamente inferiori, in numero, rispetto a quelli radicati nel paese del Sol Levante, e per questo motivo hanno lasciato un segno forse meno indelebile nella memoria collettiva dei videogiocatori. Se a questo aggiungiamo il fatto che negli ultimi anni il panorama dei giochi con questo setting è stato praticamente inesistente, ecco che giungiamo alla fuorviante conclusione che, dal punto di vista meramente videoludico, non ci sono stati titoli capaci di riprodurre egregiamente il periodo storico in questione. Vedremo invece che le cose non stanno del tutto così. Se infatti è vero che, a livello puramente commerciale, pochissimi di questi titoli sono riusciti ad avere un impatto economico particolarmente rilevante (soprattutto in confronto al Giappone feudale), da un punto di vista meno finanziario e più emotivo non si può dire altrettanto.

Ave Caesar

Per ovvi motivi non è possibile riassumere in unico articolo la storia della civiltà romana (né è questo il nostro scopo), che viene fatta istituzionalmente iniziare nel 753 a.C., anno della fondazione di Roma, fino al 476 d.C., quando Romolo Augusto, l'ultimo imperatore, venne deposto da Odoacre, sancendo la fine dell'Impero Romano d'Occidente. È naturale che, in uno spettro temporale tanto ampio, siano stati innumerevoli gli eventi, i periodi e i personaggi in grado di lasciare un segno indelebile tra le pagine della storia.

Come intuibile, è proprio da alcuni di questi elementi che il mondo videoludico ha tratto spunto nello sviluppo di giochi: se infatti il Giappone feudale è stato una fonte di ispirazione a livello di contesto storico generale, il periodo romano ha funzionato in maniera diversa, e sono stati più i singoli eventi a offrire le basi per le produzioni videoludiche di maggior rilievo. A questo proposito, pochi avvenimenti sono tanto conosciuti e radicati nell'immaginario collettivo occidentale (ma non solo) come l'assassinio di Giulio Cesare, forse uno dei crimini più famosi della storia. Ma chi era Giulio Cesare?

Gaio Giulio Cesare è stato un politico e generale romano, nato nel luglio del 100 a.C. da una famiglia nobile. Durante la sua gioventù, la Repubblica romana stava attraversando un periodo di forte crisi sociale e politica. Vedendo in questa crisi un'opportunità, Cesare riuscì ad avanzare a passi spediti nel suo cursus honorum, ovvero il percorso di cariche pubbliche che ogni cittadino doveva intraprendere se interessato ad una carriera politica.

Nel 61 a.C. Cesare divenne governatore della Spagna, allora una delle numerose province romane. Tornato a Roma, formò numerose alleanze politiche grazie alle quali ottenne il governatorato della Gallia, ovvero quei territori che oggi corrispondono alla Francia e al Belgio, ed aumentò enormemente il suo potere militare, estendendo il dominio di Roma fino al Reno e all'oceano Atlantico, arrivando ad invadere per la prima volta la Britannia e la Germania.

Quando i suoi rivali politici in Senato, intimoriti dal successo di Cesare e capeggiati da Pompeo, gli intimarono di tornare in patria come privato cittadino, Cesare utilizzò le ingenti ricchezze accumulate negli anni in Gallia per supportare le sue legioni e attraversò con loro il fiume Rubicone, allora il confine politico della penisola italiana, in aperto contrasto proprio con la legge che proibiva ai generali romani l'ingresso armato entro tali confini. Fu in questa occasione che pronunciò la storica frase "alea iacta est", ovvero "il dado è tratto". Fu la scintilla che fece scoppiare la guerra civile contro il Senato e Pompeo, dalla quale Cesare emerse vittorioso nel 45 a.C., in seguito alla battaglia di Munda. Consolidò quindi il suo già enorme potere e si proclamò dictator, dando inizio a una serie di riforme che cambiarono profondamente il tessuto sociale e politico di Roma.

Nel 44 a.C. si dichiarò dittatore a vita, sancendo così la sua condanna a morte. Numerosi senatori, che si consideravano custodi della tradizione repubblicana di Roma ed erano contrari ad ogni forma di possibile dittatura, intimoriti dal suo potere e dalla sua eccessiva ambizione, cospirarono contro di lui e il 15 marzo del 44 a.C., nel giorno delle Idi di marzo, lo accoltellarono a morte nella curia di Pompeo, durante un incontro del Senato.

Promotori della congiura furono Gaio Cassio Longino e Marco Giunio Bruto, il figlio adottivo di Cesare. Secondo Svetonio, uno dei più grandi storici e biografi dell'età imperiale e autore de De Vita Caesarum, Cesare, dopo essersi reso conto che anche Bruto faceva parte dei cospiratori, pronunciò le celeberrime parole in greco (la lingua ufficiale dell'élite romana) "Kai su, teknon?", ovvero "Anche tu, figlio?", che passarono alla storia nella loro traduzione latina "Tu quoque, Brute, fili mi!".

La morte di Cesare non riuscì in alcun modo a fermare l'ormai inarrestabile processo che stava portando la repubblica romana verso la sua fine. Fu infatti Ottaviano, nipote, erede e altro figlio adottivo di Cesare, a raccoglierne l'eredità politica, ponendo fine alla Repubblica e diventando il primo imperatore romano nel 27 a.C.

La pax romana di Capcom

Ma torniamo ai videogiochi: per la maggior parte dei giocatori un po' più attempati, il titolo per eccellenza ambientato nell'antica Roma è Shadow of Rome, sviluppato da Capcom nell'ormai lontanissimo 2005 per PlayStation 2 (ne abbiamo raccontato lo sviluppo nella puntata di My Generation dedicata a Shadow of Rome). Il gioco si presentava come un ibrido tra action game e stealth game, con i due generi che si alternavano durante la campagna in base al personaggio con cui si giocava ciascun capitolo.

Il gioco è ambientato subito dopo la morte di Cesare, anche se Capcom decise di non attenersi fedelmente alla realtà storica, ma piuttosto di presentare una versione alternativa dei fatti, senza farsi comunque mancare rimandi, citazioni e personaggi che prendevano spunto dalla realtà. La storia vedeva i protagonisti impegnati a scoprire la verità dietro la congiura e l'assassinio di Cesare, per salvare Roma dal caos in cui era piombata.

Dell'omicidio infatti viene ingiustamente accusato Vipsanio, padre del generale romano Agrippa, uno dei due personaggi giocabili, divenuto poi gladiatore per poter partecipare al torneo funebre, il cui vincitore avrebbe avuto l'onore di giustiziare Vipsanio. In questo modo, Agrippa avrebbe potuto tentare di salvare il padre. Nel frattempo, Ottaviano, amico di Agrippa e secondo personaggio giocabile (e futuro primo imperatore romano), avrebbe indagato sull'omicidio per scoprire la verità e scagionare Vipsanio, sfruttando le sue doti di infiltrazione. Il tutto tra le maglie di un gameplay ibrido che, come dicevamo, presentava fasi di gioco ben distinte.

Le parti action in cui si impersonava Agrippa, impegnato nei combattimenti gladiatori nelle arene romane, si contrapponevano a quelle stealth dove il giocatore controllava invece Ottaviano, cui era affidato il compito di ottenere informazioni e infiltrarsi in luoghi inaccessibili, grazie alla possibilità di travestirsi, tramortire le guardie e dialogare con gli altri personaggi scegliendo le parole più adatte.

Le fasi action risultarono decisamente più azzeccate e ispirate rispetto a quelle stealth, afflitte purtroppo da un'intelligenza artificiale ai limiti del ridicolo. I combattimenti nelle arene, invece, erano puro divertimento: il giocatore non doveva fare altro che uccidere nei modi più disparati qualsiasi essere vivente gli si parasse davanti nelle varie arene, umano o animale che fosse. Far divertire il pubblico era una meccanica di grande importanza: più il giocatore era fantasioso nell'eliminare gli avversari, più il gradimento degli spettatori aumentava, con vantaggi non indifferenti sul fronte del gameplay.

Una folla divertita avrebbe infatti deciso di aiutare Agrippa, lanciandogli dagli spalti del cibo per rigenerare la salute e armi sempre più potenti. Tecnicamente, Capcom fece un gran lavoro: i modelli poligonali dei personaggi erano ottimamente caratterizzati, con animazioni credibili e ben modellate. Le arene gladiatorie erano ben diversificate tra loro, ed erano piene di elementi aggiuntivi quali ostacoli, costruzioni, elementi interattivi con cui effettuare uccisioni ambientali, boss fight e quant'altro. Anche il sangue era rappresentato in maniera eccellente, e permaneva sul campo di battaglia in maniera dinamica.

Il "gore" era un elemento fondamentale del gioco, e gli smembramenti all'ordine del giorno. Era persino possibile utilizzare gli arti dei nemici come armi di fortuna, in un tripudio di sangue e violenza che poco si discostava dalla realtà dei combattimenti gladiatori romani. Questi ebbero infatti un'enorme importanza nell'Impero Romano, sia dal punto di vista politico che sociale. Gli imperatori spesso li organizzavano per dare più stabilità al loro stesso potere e ottenere consenso elettorale, distraendo il popolo dai problemi sociali ed economici quotidiani che affliggevano soprattutto gli strati meno abbienti della plebe.

La violenza e la brutalità dei combattimenti fungevano da soppressori della frustrazione sociale del popolo, grazie ad un triste meccanismo che generava un piacere sadico - e condiviso - nel vedere morire uomini tra le più atroci sofferenze. Ci furono accessi dibattiti in merito alla moralità di tali spettacoli, soprattutto tra le fila dei filosofi romani più illustri, con alcuni che si professavano a favore di questa usanza, come Cicerone e Plinio il Giovane, e altri assolutamente contrari, come Seneca. Si ritiene che i giochi gladiatori terminarono definitivamente verso il V secolo d.C., in piena epoca cristiana.

Come detto, le fasi stealth di Ottaviano erano meno ispirate dal punto di vista del gameplay, ma avevano il pregio, se non altro, di ben rappresentare gli interni dei palazzi romani dell'epoca, con architetture di stampo classico ben rappresentate, anche per quanto riguarda i vestiti degli NPC. Ottaviano si doveva fare strada infatti tra le strade di Roma, tra i palazzi della politica, ben attorniati da giardini e arredati secondo gli stili dell'epoca, con tanto di affreschi e vasi intarsiati con figure proprie dell'arte classica. Al netto di alcuni passi falsi dovuti a qualche incoerenza anacronistica (nella mappa di gioco viene ad esempio rappresentato il Colosseo, che però venne costruito solamente nel 72 d.C.) e a fatti storici volutamente rivisitati, il gioco era comunque una riuscita rappresentazione dell'epoca romana, da svariati punti di vista. A causa delle vendite non esaltanti, il gioco non ebbe purtroppo un seguito, nonostante ne fosse già stato iniziato lo sviluppo. Il progetto in questione venne poi trasformato in quello che sarebbe diventato Dead Rising.

La fortuna degli strategici

Un impero come quello romano non è nato dal nulla. Nel periodo della sua massima espansione, ovvero sotto il dominio dell'imperatore Traiano, nel 117 d.C., il dominio di Roma si espandeva su 3 diversi continenti, includeva quelli che oggi corrisponderebbero a più di 50 stati riconosciuti e ricopriva un territorio di 4,4 milioni di chilometri quadrati. Per raggiungere questa estensione, però, ci sono voluti secoli e secoli di sviluppo sociale, economico, politico, filosofico e soprattutto militare.

Le guerre hanno da sempre contraddistinto la storia umana, e Roma non fa eccezione: nel corso dei secoli, l'Impero Romano intraprese una lunghissima serie di campagne militari, a partire dall'epoca dei sette re, passando per il periodo repubblicano e per quello imperiale. L'esercito ha quindi giocato un ruolo fondamentale nell'ascesa di Roma, che passò alla storia per la sua organizzazione, disciplina e innovazione nella tattica militare e nell'invenzione ed evoluzione tecnologica delle armi.

Le vere chiavi della potenza dell'esercito romano erano da ricercarsi nella sua organizzazione logistica e nell'addestramento, che nel corso dei secoli videro un costante avanzamento. Per dover di cronaca, i dati riportati di seguito sono da intendersi di carattere generale, dal momento che, come detto, l'esercito romano cambiò più volte, nel corso dei secoli, la sua struttura e le sue regole. Secondo le fonti, solamente gli uomini maggiori di 20 anni potevano essere reclutati nell'esercito romano.

A grandi linee, esistevano due tipologie di soldati romani: i legionari, ovvero l'élite composta da cittadini romani, e gli auxilia, soldati di più basso rango che non erano cittadini romani e provenivano spesso dalle varie province. Venivano pagati circa un terzo rispetto ai legionari, ma potevano ottenere la cittadinanza romana al termine del loro servizio, che solitamente avveniva dopo circa 25 anni. A livello logistico, l'esercito era appunto diviso in legioni, dove ognuna poteva essere formata da 4000-6000 soldati.

Il numero di legioni esistenti ha subito variazioni nel tempo, ma si attestava intorno alle 28 unità. Ogni legione seguiva a sua volta il seguente schema di organizzazione:
1 legione: 10 coorti
1 coorte: 6 centurie
1 centuria: 10 tende
1 tenda: 8 soldati
A questi si aggiungono poi altre unità di supporto, come la fanteria, la cavalleria, gli esploratori, i sagittarii e i genieri. Le legioni erano stanziate in varie province e avevano il compito di proteggerle.

Prima del modello legionario, l'esercito romano aveva sempre utilizzato quello falangitico, di stampo macedone. Fu nel IV secolo a.C. che avvenne la trasformazione che diede poi origine all'esercito manipolare romano, fattore che comportò anche un graduale cambio delle armi utilizzate dai soldati in battaglia. Lo scutum, ovvero lo scudo a forma rettangolare, prese il posto del tondeggiante clipeus, mentre le hastae (le lance), vennero sostituite dai pila (giavellotti per la breve distanza) e dai gladii¸spade a doppio taglio molto appuntite.

Unità tattiche di base della formazione manipolare erano appunto i manipula, formate da circa 120-160 uomini, create per meglio fronteggiare le formazioni degli eserciti nemici di quel periodo, decisamente più larghe e sfuse. A livello tattico, i manipula venivano schierati secondo una formazione chiamata triplex acies, con le truppe schierate su 3 linee: gli hastati in prima linea, seguiti dai principes e infine dai triarii. Ogni soldato avrebbe cosi avuto spazio sufficiente per lanciare il suo pilum e maneggiare il gladium. I manipula venivano schierati, l'uno rispetto all'altro, ad una distanza pari alla loro larghezza, in uno schieramento a scacchiera chiamato quincunx.

Videoludicamente parlando, solo un genere, per forza di cose, è stato capace di ben riprodurre buona parte degli elementi fin qua descritti. Stiamo parlando ovviamente degli strategici, sia in tempo reale, che a turni, che ibridi.

Esistono molti titoli strategici di ottima fattura ambientati in epoca romana, basti pensare ad Age of Empires: Rise of Rome, alla saga di Caesar di Sierra Entertainment, a Imperium di Haemimont Games o a Praetorians di Eidos Interactive, ma quello che forse ha lasciato maggiormente il segno è Rome: Total War, pubblicato nel 2004 da Creative Assembly e terzo titolo della serie Total War. Anche questo gioco alterna elementi ibridi, basati su una commistione di strategia a turni e tattica in tempo reale. Questo capitolo vide anche l'introduzione della grafica delle mappe in 3D. Altro elemento molto curioso è l'impossibilità di giocare nei panni di tutte le fazioni disponibili fin da subito. Per poter accedere a tutte è infatti necessario completare prima la campagna con una delle 3 fazioni inizialmente a disposizione, corrispondenti ad altrettante gentes, o stirpi patrizie, realmente esistite: la gens Iulia, la gens Valeria, o la gens Cornelia.

La campagna è giocabile in due diverse modalità, quella imperiale e quella breve. Scopo della prima è conquistare Roma e 50 province annesse, mentre nella seconda il giocatore dovrà prendere possesso di 15 territori ed eliminare un popolo la cui influenza mina quella della fazione scelta dal giocatore. Il comparto strategico a turni del gioco è molto complesso ed articolato e sono davvero numerosi gli elementi che il giocatore deve amministrare per raggiungere il successo: finanze, diplomazia, economia, politica e amministrazione della città sono solamente alcuni di questi.

Ogni turno di gioco corrisponde a 6 mesi di tempo in-game, e tutto è soggetto al passare del tempo, compreso l'alternarsi delle stagioni, con effetti e conseguenze sul gameplay. La parte bellica, invece, è in tempo reale: il giocatore deve comandare le truppe sul campo di battaglia (tranne quelle navali), e adottare la strategia che più ritiene adatta per vincere la battaglia.

Ogni esercito è formato da 20 unità, controllabili contemporaneamente, ma sono previsti rinforzi comandati dall'IA, qualora ce ne fosse bisogno. I cambi di battaglia sono molto diversificati e ben rappresentati, a seconda di dove la battaglia ha luogo, con numerosi elementi di rilievo rappresentati digitalmente. Le unità militari sono egregiamente sviluppate grazie all'ottimo engine grafico, che permise agli sviluppatori di digitalizzare eserciti credibili grazie a modelli ben dettagliati, con tanto di elementi decorativi dell'equipaggiamento.

Al giocatore viene anche data la possibilità di rivivere battaglie storiche realmente accadute, controllando però sempre la fazione perdente. La fedeltà storica è riscontrabile anche nella rappresentazione delle singole unità militare e nella loro disposizione in battaglia, con il triplex acies di cui sopra ben identificabile. Sono presenti anche gli elefanti da guerra, realmente utilizzati soprattutto dai cartaginesi nel corso delle tre guerre puniche.

Ucronia, statue e Ridley Scott

Come detto in apertura, oltre ai numerosi titoli strategici e a Shadow of Rome, non sono molti i titoli ambientati nell'antica Roma davvero degni di essere ricordati. Lo sanno bene Microsoft e Crytek, che nel 2013 partoriscono Ryse: Son of Rome, uno dei titoli di lancio di Xbox One.

Se dal punto di vista grafico il titolo fu capace di mostrare i muscoli del nuovo hardware del colosso di Redmond, purtroppo mostrava il fianco con numerosi problemi, dalla trama fino al gameplay. Tecnicamente impressionante, il gioco era davvero deficitario in termini di gameplay, troppo ripetitivo e alla lunga noioso, falcidiato da QTE eccessivamente numerosi e da una sceneggiatura non all'altezza delle aspettative.

Ai fini del nostro approfondimento, è comunque interessante menzionarne il carattere ucronico. Il gioco è ambientato infatti in un'antica Roma alternativa, durante il regno dell'imperatore Nerone, e ha come protagonista il comandante Marius, che dopo il massacro della sua famiglia da parte dei barbari Celti in seguito all'invasione dell'Urbe, decide di partire per la Britannia e vendicarsi.

Il gioco fonde quindi storia, mito e fantasia, e ci sono anche elementi sovrannaturali: a campagna iniziata, Marius viene infatti colpito mortalmente in battaglia per poi essere aiutato dalla dea Estate, che gli porge il pugnale di Damocle, figura appartenente alla mitologia greca ed eponima della nota spada. Ad opporsi ad Estate troviamo Aquilo, il dio dei venti del nord: il culto degli Anemoi, gli dei del vento, era diffuso nella mitologia greca, sebbene meno noto rispetto al resto del pantheon ellenico.

Ad ogni dio era associato un punto cardinale, dal quale soffiava il vento corrispondente, ed erano anche associati alle diverse stagioni.

Aquilo non è altro che la versione romana dell'anemos greco Boreas, dio del vento freddo del nord. Purtroppo, questo pot-pourri di elementi storici e fantastici non è riuscito a valorizzare adeguatamente la sceneggiatura di Ryse: Son of Rome, che presenta una trama tutt'altro che memorabile. Risulta ad ogni modo interessante il modo in cui il team di sviluppo ha deciso di reinterpretare la storia di Roma, e svilupparne alcuni elementi quantomeno curiosi e non inflazionati.

Il Gladiatore, blockbuster cinematografico del 2000 diretto da Ridley Scott, è stato indubbiamente fonte di ispirazione per la trama di Ryse: Son of Rome, ma il gioco di Crytek non è stato l'unico a cedere al fascino del capolavoro con protagonista il mai troppo compianto Massimo Decimo Meridio.

Nel 2003, Acclaim Entertainment pubblicò infatti Gladiator: Sword of Vengeance, poco fortunato hack and slash per Playstation 2, Xbox e PC. Anche in questo caso la trama prende le distanze dalla realtà storica: nel 106 d.C., l'imperatore Traiano viene assassinato e ne prende il posto il losco senatore Arruntius, con il solo scopo di farsi venerare come un dio e ottenere potere assoluto.

Protagonista del gioco è l'integerrimo e imbattuto gladiatore Invictus Thrax, sempre fedele a Traiano nonché suo gladiatore preferito, che cercherà di vendicare l'imperatore assassinato a suon di sfide nelle arene gladiatorie, in occasione del torneo organizzato proprio da Arruntius con lo scopo di liberarsi per sempre di Invictus. Per quanto mediocre nel gameplay, il gioco vantava una veste grafica decisamente ben realizzata per l'epoca e offriva alcune ambientazioni degne di nota, con un'ottima gestione dell'illuminazione.

A proposito di ambientazioni, una delle più riuscite era sicuramente quella dei Campi Elisi: sì, perché il nostro gladiatore, all'inizio del gioco, viene ucciso da una misteriosa forza divina, per poi risvegliarsi proprio nell'Eliseo, il paradiso della mitologia romana e greca.

È qua che i rimandi al film di Ridley Scott vengono maggiormente a galla: elemento principale della rappresentazione dei campi Elisi è infatti quella stessa atmosfera bucolica contornata da erba alta e dorata, attraverso la quale il protagonista del film raggiunge la sua famiglia una volta trovata finalmente la pace eterna.

Questo modo di rappresentare l'Eliseo è molto probabilmente derivato dall'Odissea di Omero: nel IV libro, il poeta greco lo descrive infatti come un luogo sempre baciato dal sole, con un clima perennemente mite e reso ancora più piacevole dal continuo soffio di Zefiro, immerso in infiniti campi in fiore.

Acclaim decise anche di aggiungere un ulteriore elemento divino-mitologico: nei campi Elisi, Invictus Thrax incontra infatti Romolo e Remo, rappresentati con indosso delle maschere teatrali, che decidono di allearsi con lui per riportare Roma ai fasti di un tempo. Per ottenere questo risultato, Invictus avrebbe dovuto sconfiggere Fobos e Deimos, figli del dio della guerra Marte e personificazione rispettivamente della paura e del terrore causato dalla guerra, e ripristinare in questo modo i nobili valori di Roma, la cui decadenza viene rappresentata nel gioco da una versione in rovina della celeberrima statua della Lupa capitolina, che il gladiatore dovrà man mano aiutare a ricostruire.

Come ultimo excursus storico, è bene spendere qualche parola proprio su tale statua. Se praticamente tutto il mondo la associa a Roma in quanto suo simbolo universale, alcune informazioni relative alla sua genesi sono ancora al centro di dibattito. Secondo la ben nota leggenda, i gemelli Romolo e Remo sarebbero i figli del dio Marte e di Rea Silvia, figlia a sua volta di Numitore, re di Alba e discendente della stirpe di Enea.

Numitore venne spodestato dal fratello Amulio, che vedendo nei gemelli appena nati una minaccia per il suo regno, ordinò ad una schiava di ucciderli. Quest'ultima, mossa da pietà, li mise in una cesta affidando il loro destino alle acque del Tevere. La cesta si arenò nei pressi della grotta Lupercale, alla base del colle Palatino, e venne trovata proprio dalla lupa, attirata dai vagiti dei gemelli, che si prese cura di loro allattandoli.

Tornando alla statua, è noto che i gemelli sono stati aggiunti nel Rinascimento, ma è solo molto recentemente che si è arrivati a stabilirne con maggiore certezza l'effettiva datazione. Per tradizione, si è sempre ritenuto che la statua fosse stata realizzata nel V secolo a.C. da mani etrusche, ma nel 2006, alcuni studiosi italiani hanno sollevato dei forti dubbi in merito, basati sulla tecnica di fusione del bronzo utilizzata per la statua, chiamata a cera persa, sconosciuta in epoca classica. Grazie alla datazione al radiocarbonio, si è stabilito ufficialmente che la statua che vediamo oggi è stata realizzata in epoca medievale, molto probabilmente nel XIII secolo, sulla base di un calco di epoca etrusca.

Tornando al gioco di Acclaim, l'opera presentava un ottimo comparto sonoro, con musiche corali di stampo decisamente epico, sicuramente anch'esse ispirate al film, ma che ben si adattavano al gameplay. Per un gioco passato meritatamente sotto i radar, è comunque giusto notarne gli elementi romani sopra descritti, ben trattati, insoliti e non scontati da ideare anche solo in fase di sceneggiatura.

Abbiamo visto come il mondo romano è riuscito a trovare spazio nel panorama videoludico degli ultimi decenni. Ci auguriamo però che possa ispirare altre produzioni degne di nota, magari nella prossima generazione, che riescano a dare il giusto omaggio ad un'epoca fondamentale della nostra storia.