Vi sblocchiamo un ricordo videoludico: X-Men Le Origini Wolverine

Vi ricordate del violentissimo X-Men Le Origini Wolverine? Oggi vogliamo sbloccarvi un ricordo in attesa di Marvel's Wolverine.

X-Men Le Origini Wolverine
Speciale: PC
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  • PS4
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Con l'annuncio di Marvel's Wolverine, l'esclusiva PlayStation 5 sviluppata da Insomniac Games, l'invincibile personaggio della Casa delle Idee è tornato dopo una lunga pausa dal mondo videoludico. Era infatti dall'X-Men le Origini: Wolverine del 2009 che non è stato più il protagonista di un'avventura interattiva e, sebbene sia comparso in altre produzioni, pensiamo ad esempio a Marvel vs Capcom Infinite o all'atteso Marvel's Midnight Suns (qui la nostra anteprima di Marvel's Midnight Suns in esclusiva italiana) erano davvero in tanti i giocatori che sognavano di rivestirne i panni in forma più completa.

    In attesa di mettere le mani sull'esperienza next-gen dai creatori di Ratchet & Clank: Rift Apart (la recensione di Ratchet & Clank: Rift Apart è a portata di click), abbiamo deciso di soffermarci proprio sul tie-in dell'era PS3, che al contrario del film a cui si ispirava ha saputo offrire un'esperienza elettrizzante ai patiti di Wolverine.

    Da un film discutibile a un gioco centrato

    Apparso in una moltitudine di giochi dedicati agli X-Men, il mutante è stato il protagonista assoluto ben poche volte e spesso in prodotti non all'altezza della sua leggenda. Dopo il Wolverine per NES uscito nel lontano 1991 è infatti tornato nel dimenticabile Wolverine's Rage del '94 - su Game Boy Color - e poi su PS2, nel tutt'altro che brillante X-Men 2: La vendetta di Wolverine.

    Le cose però sono cambiate nel 2009, con l'uscita di X Men le Origini: Wolverine, un titolo si imperfetto ma rivelatosi in grado di soddisfare la massa videogiocante in fissa con il burbero eroe Marvel e le relative avventure cinematografiche.

    Grazie a un sapiente uso di Unreal Engine 3, i talentuosi ragazzi di Raven Software riuscirono a confezionare un'esperienza dalla presentazione visiva più che gradevole - almeno per le versioni PS3 e Xbox 360 - per un action adventure dall'alto tasso di violenza e parzialmente ispirato a mostri sacri come God of War e Devil May Cry.

    Definito dai colleghi di IGN America come un "fantastico e peccaminoso piacere", X-Men le Origini: Wolverine aveva più d'ogni altra cosa un unico grande merito: dava la sensazione ai giocatori di star davvero controllando il guerriero d'adamantio impersonato nei film dal grande Hugh Jackman.

    La trama del gioco era una combinazione tra la backstory di Wolverine raccontata nell'omonima pellicola e un plot originale scritto da Raven Software, nonché influenzato da alcuni eventi di grande importanza legati alla serie a fumetti di X-Men.

    I terribili ricordi di Logan portavano il giocatore in Angola, Africa, per permettergli di vivere l'ultima missione del Team X guidata dal Colonnello Stryker. Quest'unità speciale ospitava anche Wade Wilson e Victor Creed (Sabretooth), lo spietato fratello di Wolverine ed era abituata a compiere anche gli ordini più duri, che spesso prevedevano efferati omicidi.

    Da qui cominciava l'insanguinata missione del mutante, che si ritrovava più volte a incrociare gli artigli con Sabretooth in un viaggio di vendetta tra passato e presente che lo vedeva battagliare in giungle selvagge, laboratori segreti, foreste innevate e strutture high tech.

    Di rigenerazione, arti volanti e tanto sangue

    Neanche a dirlo, l'intreccio narrativo era di fatto una buona scusa per menare le mani o, per dirlo meglio, affondare gli artigli nelle carni dei nemici. Era proprio in quest'ambito che le Origini: Wolverine splendeva sul serio, grazie a un combat system sapientemente confezionato e a una serie di graditissimi dettagli aggiuntivi.

    Quando il mutante veniva raggiunto dalle piogge di proiettili infatti restava ferito in modo realistico, coi buchi dei colpi che, moltiplicandosi, mostravano gli strati più interni del corpo di Logan, inclusi i muscoli, le ossa e gli organi.

    La rigenerazione inoltre avveniva in tempo reale, col progressivo riassorbimento delle ferite del protagonista, che ovviamente poteva restituire la cortesia agli avversari in modi assai poco piacevoli, almeno per loro. Oltre a poterli dividere a metà infatti, aveva l'opportunità di mozzarne gli arti o di dilaniarli con gli artigli, azioni queste che venivano accompagnate da una quantità sproporzionata di sangue.

    Tra attacchi rotanti, balzi ferini e violentissime finisher - si pensi ad esempio alla possibilità di impalare i soldati - Logan riduceva a brandelli semplici uomini e boss torreggianti e poteva perfino entrare in uno stato di furia per diventare ancor più letale.

    A completamento del pacchetto c'era un sistema di punti per potenziare i mortiferi talenti di Wolverine, così da farlo arrivare preparato allo scontro con l'odiata versione di Deadpool già vista all'interno della pellicola. Capirete quindi perché siamo stati felici di apprendere che l'atteso Marvel's Wolverine sarà un action viscerale e violento e che sperabilmente riproporrà in forma evoluta tutte le piccole chicche e le attenzioni ludiche di le Origini: Wolverine, un tie in che per le sue intuizioni ha scritto una pagina significativa di storia del videogioco.

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