Scarface, Il Padrino e i videogiochi dai film crime: un'era tramontata

Dai dettagli emersi su Scarface Empire fino ai videogiochi dedicati a The Sopranos, The Warriors e Il Padrino, ecco le storie di un genere tramontato.

Scarface, Il Padrino e i videogiochi dai film crime: un'era tramontata
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  • PS2
  • Del film Scarface e del suo protagonista Tony Montana - magistralmente interpretato dal grande Al Pacino - tutti hanno memoria. I patiti di cinema e videogiochi sicuramente ricorderanno anche Scarface: The World is Yours, il crime game a mondo aperto in cui il signore della droga, miracolosamente sopravvissuto all'iconica sparatoria della pellicola, giurava vendetta ad Alejandro Sosa, suo partner in crime poi rivelatosi un temibile nemico.

    Forte delle voci di diversi membri del cast originale - ma non di quella di Pacino che in ogni caso scelse personalmente il doppiatore del Tony poligonale - il titolo di Radical Entertainment ottenne delle buone recensioni e il favore dei fan, che cominciarono a chiederne un sequel che purtroppo è stato cancellato. Visti i numerosi dettagli emersi su Scarface Empire, questo il nome del gioco, abbiamo deciso di soffermarci sulla sua storia e su quella di altri famosi videogiochi ispirati a grandi brand cinematografici, a partire da Il Padrino, perché simboli di un filone amato dai giocatori ma ormai tramontato.

    Dalla location alle sparatorie: le ambizioni di Scarface 2

    Tutto è cominciato quando il canale YouTube Mafia Game Videos ha caricato gli screenshot pubblicati in rete da alcuni ex impiegati di Radical Entertainment, che tra concept art e immagini in-game raffiguravano proprio le ambientazioni del mai concluso sequel di The World is Yours: Scarface Empire. Il deserto del Nevada e le affollate strade di Las Vegas dovevano ospitare le gesta criminali di Tony Montana, che neanche a dirlo poteva visitare anche i lussuosi saloni dei casinò. Pochi giorni fa il content creator è tornato con un nuovo video, stavolta contenente non immagini ma veri e propri spezzoni di gameplay tratti dalla pre-alpha del gioco, che stando alle informazioni in suo possesso, è stato cancellato nel 2008 quando Radical Entertainment è stata acquisita da Activision.

    A quanto pare infatti il colosso proprietario di Call of Duty (qui l'anteprima di Call of Duty: Modern Warfare 2) aveva già diversi titoli open world in sviluppo, a partire da Prototype, e non aveva intenzione di aggiungerne altri al proprio portfolio. Lo youtuber ha appreso altri interessanti dettagli sulla produzione, a cominciare dalle premesse narrative. Forzato dalla dura repressione allo spaccio di droga a lasciare il suo impero di Miami, Tony decideva di ripartire da Las Vegas per ricostruire il proprio business. Contrari alla circolazione degli stupefacenti nei casinò che avevano in gestione, i boss locali gli si opponevano sin da subito, fino a spingere Montana a partorire l'idea di costruire il proprio casinò senza la loro approvazione.

    In un mondo aperto che prevedeva sia la grande e lussuosa citta, sia un'ampia area desertica - che tra le tante cose sarebbe servita per occultare i corpi dei nemici - lo spietato boss della droga doveva rinfoltire le fila della propria organizzazione criminale, sostenere la guerra contro i pezzi da novanta di Vegas e dar seguito alla crescita del suo scintillante impero. Accompagnata da "I Want It All" dei Queen, l'introduzione della pre-alpha lascia immediatamente spazio al carismatico Montana, che staziona in una piazza della città mentre lo scorrere del tempo velocizzato di quello doveva essere un ciclo giorno/notte completo mette in luce i meriti dell'art design e i mutamenti di una metropoli più scintillante di sera che al mattino, vista la presenza di locali lussuosi, giganteschi edifici e fiumi di insegne luminose e luci d'ogni sorta.

    L'alter ego virtuale di Tony, per l'epoca discretamente modellato, utilizza il telefono per chiamare una squadra di sicari, così da farsi dare supporto nel corso di una sparatoria. Almeno durante gli scatti, la visuale in terza persona era posta un po' più in basso rispetto alla maggior parte degli esponenti del genere, a vantaggio del feeling cinematografico dell'azione. Tony poteva lanciare granate e sgusciar fuori dalle coperture per far scatenare il suo M-16 e ammassare i cadaveri dei malcapitati che osavano opporsi a lui. Quando veniva raggiunto dai proiettili, rispondeva spavaldo e con le movenze tipiche di un uomo che non teme la morte.

    Il gameplay tratto dalla pre-alpha contiene anche una breve sezione di guida, col protagonista a bordo di un veicolo malandato e pieno di ammaccature ma soprattutto mostra il funzionamento della meccanica di rianimazione. Dopo aver subito ingenti danni, Tony poteva incontrare la propria fine per mano di un nemico o riuscire a rialzarsi per spedirlo al creatore - con tanto di sfottò - o ancora venir salvato da un alleato poco prima che lo sgherro lo uccidesse. A prescindere dall'esito di quello che doveva essere un minigioco, resta l'amaro in bocca per la fine prematura di un crime game che, se fosse uscito nei tempi giusti, avrebbe potuto fare la felicità dei fan del genere e di Scarface.

    Il mondo dei tie-in del crimine

    I tie-in ispirati alle pellicole e alle serie tv "crime oriented" hanno avuto un periodo di massimo splendore attorno alla metà del primo decennio degli anni 2000. Oltre al prequel di Scarface Empire, quel The World is Yours che ha fatto da seguito what if al capolavoro di De Palma, vogliamo citare quel che forse è l'esponente meno virtuoso della categoria: The Sopranos Road to Respect. Eretto sulle basi di un concept partorito proprio dal creatore del serial HBO David Chase - sebbene questi ci abbia tenuto a distanziarsi dalla paternità del progetto - il titolo si concentrava solo sugli aspetti più loschi dell'omonimo show e consentiva al giocatore di portare a termine delle missioni affidategli proprio dai personaggi che abbiamo amato.

    Joey LaRocca, il figlio illegittimo di "Big Pussy", entrava in famiglia grazie a Tony Soprano, interpretato proprio da James Gandolfini e dava inizio a una vita spericolata tra partite a Texas Hold 'Em e sparatorie. Purtroppo la partecipazione del talentuoso attore e degli altri membri del cast come Michael Imperioli (Christopher) e Tony Sirico (Paulie) non bastò a salvare Road to Respect dall'oblio, visto che si confermò tutt'altro che rifinito sia sul fronte ludico che visivo. Basato sul gigante della Settima Arte del 1972, il videogioco de Il Padrino del 2006 permise agli appassionati di impersonare Aldo Trapani, figlio di un uomo dei Corleone rimasto ucciso in un agguato.

    Intenzionato a vendicare il padre, il giovane scalava i ranghi della famiglia di Don Vito e la sua storia s'intersecava più volte con gli eventi del film: era lui ad accompagnare il padrino in ospedale dopo la sparatoria al mercato della frutta, lui a piazzare la pistola che Michael utilizzava per uccidere Sollozzo e il capitano McCluskey o la testa mozzata del cavallo nel letto di Jack Woltz. Il progetto non fu mai approvato realmente da Francis Ford Coppola ma vide la partecipazione di James Caan nel ruolo di Sonny e Robert Duvall nei panni di Tom Hagen. Dotato di un sistema di mira manuale e automatico, Il Padrino vantava delle sparatorie sufficientemente articolate, tra l'uso delle bombe molotov fino alle sventagliate di proiettili del Thompson.

    Dalle intimidazioni a scopo estorsivo fino alla gestione dei racket, bisognava far crescere il proprio impero e conquistare i distretti di New York, fino a eliminare - nell'inevitabile finale - i capi delle famiglie per ordine di Michael Corleone. Visti gli ottimi risultati commerciali e le buone recensioni, Electronic Arts decise di realizzare un adattamento de Il Padrino Parte 2, che però non ebbe il medesimo successo del predecessore. Concludiamo l'excursus con un titolo di ben altra caratura, non a caso firmato Rockstar Games, che si dedicò a un progetto tutt'altro che semplice: tradurre in forma videoludica il The Warriors di Walter Hill. Come suo solito, la compagnia degli Houser non solo riuscì nell'impresa ma decise di aggiungere un tocco personale alla sceneggiatura stessa, ambientando il tutto tre mesi prima degli eventi del film (che pure vengono raccontati).

    Il risultato fu un beat ‘em up delizioso, a base di botte da orbi e fratellanza maschia. Dipingendo magistralmente la New York degli anni '70, Rockstar ripropose lo stile registico della pellicola e chiamò il giocatore di vestire i panni di "guerrieri" come Cleon, Swan, Rembrandt e Ajax. Il quartier generale della banda diventò quindi un perfetto hub dove allenarsi e pianificare il prossimo furto o la sfida all'ultimo graffito. Punta di diamante della produzione fu il sistema di combattimento, abbastanza profondo da motivare i fan a dominarne i "tempi" e le tecniche segrete. Si conclude qui il nostro viaggio alla riscoperta dei tie-in di genere, che in tutta onestà vorremmo veder approdare sui lidi della nuova generazione, soprattutto visto l'attuale stato di maturazione del medium videoludico ed è per questo che ve lo chiediamo: farebbe piacere anche a voi?

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