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Scarlett vince gli IEM a Pyeongchang ed entra nella storia degli eSport

La pro player transgender canadese si porta a casa 50.000$ battendo l'idolo di casa sOs per 4 mappe a 1 agli Intel Extreme Masters di Pyeongchang.

speciale Scarlett vince gli IEM a Pyeongchang ed entra nella storia degli eSport
Articolo a cura di
Simone "AKirA" Trimarchi Segui le attività di Simone "AKirA" Trimarchi sulla sua pagina Facebook per restare sempre informato sulle novità dal mondo degli eSports e non solo...

L'articolo che mi accingo a scrivere è complicato, per tanti motivi. Everyeye non è il mio blog personale e nonostante io mi sia preso in questi mesi parecchie libertà creative relativamente a tono degli articoli piuttosto che opinioni espresse, il disclaimer che ho appena esplicitato si rende necessario per il pezzo odierno. Vale per me, al 100%, e lo specifico perché vorrei valesse anche per voi, nei commenti, visto il periodo storico e le ignobili polemiche che la storia appena scritta da Sasha Hostyn, in arte Scarlett, è riuscita a risvegliare. Non so se Francesco Fossetti riterrà necessario cancellare queste prime quattro righe; quello che gli chiederò io sicuramente è di cancellare i commenti irrispettosi e insensibili contenenti uscite sessiste.

Bene, ora parliamo di Starcraft

Starcraft 2 e il suo predecessore, Starcraft: Brood War, sono due sinonimi di Corea del Sud. È lì che grazie al primo capitolo è nato l'esport. È lì che le competizioni di questi titoli sono trasmesse in televisione. È lì che già nel 2001 si riempivano i palazzetti dello sport. Ed è sempre lì che, ovviamente, risiede il professionismo più sfrenato e macroscopico: quello in cui giovani ragazzi vengono trasformati in "macchine" da APM (le azioni al minuto, rappresentanti l'estrema velocità di esecuzione dei giocatori professionisti).
Il gioco è prodotto ad Irvine, sede di Blizzard Entertainment, e prima dell'esplosione degli esport a Seoul agli inizi degli anni 2000 non erano certo i coreani a dominare la (onestamente piccola) scena competitiva. Uno dei più grandi player di quel momento, che ho anche avuto l'onore di conoscere personalmente ai WCG 2001, è stato Guillame Patry, detto "Grrrr...", di nazionalità canadese. È stato lui il primo "campione del mondo" di Starcraft, prima ancora dei World Cyber Games, prima ancora dell'invenzione dei replay, prima dell'avvento di SlayerS_`BoxeR` (e del dominio di quest'ultimo in ogni torneo, coreano e non).
Da quella preistoria ad oggi, però, sono stati davvero in pochi, pochissimi, solamente in due, a vincere un torneo "major" di Starcraft o Starcraft 2 dove fossero presenti dei pro-gamer coreani. Da Grrr... alla successiva vittoria di un non coreano in Starcraft sono dovuti passare sedici anni. Alla finale della Kespa Cup l'americano Neeb ha trionfato su Trap diventando, per molti disinformati siti, il primo non coreano a vincere un torneo in Corea del Sud. Se si parla di Starcraft 2, in verità, è proprio così ma se si parla di SC in generale invece, come vi ho appena raccontato, fu Grrr... il primo. Qui trovate comunque il momento in cui Neeb supera il suo avversario per 4 a 0 entrando, appunto, nella storia.

Era l'ottobre del 2016 e per la prima volta i giganti caddero a terra, facendo un grossissimo rumore.
Martedì sera quel botto è diventato assordante! Scarlett, una giocatrice canadese, una ragazza, ha riportato nuovamente la bandiera della sua nazione sul tetto del mondo, vincendo gli Intel Extreme Masters di Pyeongchang.

Olimpiadi e videogiochi: la prima volta dei cinque cerchi

Il trofeo che Scarlett si è portata a casa ha disegnati sopra i cinque cerchi olimpici. Ho precedentemente parlato dei World Cyber Games: questa manifestazione, che si prepara a tornare ma che in verità è morta e sepolta da un quinquennio, era apostrofata come "le olimpiadi dei videogiochi". Nel simbolo c'erano dei cerchi simili a quelli olimpici, mossa furba per avvicinarsi ad un "brand" così importante come le Olimpiadi ma, ovviamente, mai ufficialmente riconosciuta.

L'evento di Pyeonchang, invece, era ufficialmente supportato dal CIO. Non c'è stato un riconoscimento di alcun tipo, sia chiaro: è una trovata "pubblicitaria". Questo toglie poco all'importanza del momento in cui dei giocatori di videogiochi competitivi si sono dati battaglia nello stesso luogo dove si terrà un'olimpiade, anche se invernale, con un supporto di comunicazione totale da parte del Comitato Olipico Internazionale.
Onestamente, per chi vi scrive, l'emozione è stata davvero tantissima. Ho sempre pensato che riconoscere gli esport come sport non fosse necessario né tantomeno utile al movimento. Rimane comunque un orgoglio per un giocatore di Starcraft come me aver assistito ad un momento simile: la prima volta in cui i Cinque Cerchi olimpici sono stati accostati ad uno sport elettronico. Eppure, non è certo l'unica "prima volta" di questi IEM.

La prima ragazza della storia a vincere un premier di Starcraft 2

Gli esport hanno molte cose in meno degli sport, ma ne hanno una in più, gigantesca. Sono un terreno dove maschi e femmine, ma anche persone con alcune disabilità o problemi di movimento, possono competere allo stesso livello. Sono un grande detrattore dei tornei femminili di Counter-Strike o dello stesso Starcraft: credo che siano circuiti insensati. Le ragazze dovrebbero partecipare, se ne hanno le capacità e la voglia, agli stessi eventi dei loro colleghi maschi. Con l'esposizione mediatica che gli esport stanno avendo in questo momento non mancherà molto, a mio avviso, all'uguaglianza di skill tra queste due categorie.
Scarlett però non era a conoscenza della mia opinione e probabilmente era anche stanca di attendere; siccome si allena da anni per diventare la migliore del mondo doveva solo cogliere l'occasione giusta, aspettare il torneo giusto. E quel momento è arrivato.

Grazie al suo stile di gioco difficilmente prevedibile (è dotata di grande acume tattico e rende molto di più nei "best of 5" o nei "best of 7", perché questo tipo di partite le permettono di sorprendere l'avversario con strategie differenti) e alla sua micro di livello assolutamente coreano, la canadese si è imposta più volte sui palcoscenici che contano, facendo registrare risultati davvero importanti, ma quella di Pyeonchang è la sua prima vittoria importante - dopo una miriade di secondi e terzi posti - in un evento definito "premier". Nella finalissima contro sOs l'abbiamo veramente vista vincere in quattro modi diversi, segno inequivocabile del talento e non solo dell'esecuzione: nell'ultima partita ha liquidato il suo avversario in meno di cinque minuti, col primo attacco (sicuramente inaspettato) portato in tre posizioni diverse.
Ci sono parecchie considerazioni da intavolare su questo evento o, quantomeno, parecchie spiegazioni che i soliti hater hanno cercato di proporre. Intanto quando parliamo di SC2 e non del primo capitolo: un titolo che in Corea del Sud è sicuramente super giocato e seguito ma non quanto il precedessore.

Che ci crediate o meno, da quelle parti giocano ancora un titolo che a brevissimo compirà vent'anni tondi. Con questo non voglio assolutamente insinuare che sia facile battere un coreano in SC2, sia chiaro, ma è sicuramente più facile che in Brood War.
In seconda battuta in molti si stanno lamentando del bilanciamento del gioco Blizzard e Scarlett quindi sarebbe anche stata favorita dal match up, Zerg contro Protoss. Anche qui c'è sicuramente molta verità: il gioco ora sembra dominato, almeno per i tornei importanti, dagli alieni insettoidi, e certi match-up in certe mappe sembrano davvero impossibili. E poi ci sono i commenti di cui parlavo in apertura e cioè: Scarlett non è una donna visto che prima era un uomo.
Insomma per screditare il duro lavoro di una pro-gamer così in gamba, umile e sempre pronta ad abbracciare una nuova sfida tanto da vincerne una impossibile, sembrano tutti in prima linea. Eppure, in fondo, l'unica verità è che lei ha vinto, dominando dall'inizio alla fine, un torneo importantissimo con un'importanza mediatica gigantesca e 50.000 dollari. Noi? Giusto qua a rosikare.