Shadow of the Colossus: le terre proibite di Fumito Ueda

In attesa di Shadow of the Colossus, intraprendiamo un viaggio lungo la più grande tragedia videoludica mai creata...

speciale Shadow of the Colossus: le terre proibite di Fumito Ueda
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  • PS4
  • PS4 Pro
  • Quel posto... è nato dalla risonanza di punti di intersezione.
    Sono ricordi, sostituiti da entità e dal nulla e sono incisi nella pietra.
    Sangue, giovani virgulti, cielo
    ...e colui che ha la capacità di controllare gli esseri nati dalla luce...
    Si dice che in quel mondo, se uno lo desidera, può riportare in vita le anime dei morti...
    ma sconfinare in quella terra è assolutamente proibito.


    Davanti alle luci tremolanti di una fiamma notturna, un anziano racconta di una realtà mai pronunciata ai guerrieri che lo accompagnano. Ciò che risiede nelle Terre Proibite non deve essere risvegliato. In quelle lande desolate, dove solo le vite delle creature più minute resiste, ce n'è una confinata, divisa in pezzi e vigilata, i cui poteri vanno contro natura. Il Sacrario del Culto in cui è imprigionata, si intromette tra le dimensioni: tiene distante e distinto l'ordine della luce dal disordine della tenebra. Quell'anziano che racconta sopra al crepitio del fuoco è Lord Emon, che corre contro il tempo per fermare le gesta sconsiderate di Wander, ma dietro alla sua maschera c'è anche Fumito Ueda che ci racconta di Shadow of the Colossus.


    Folklore, mitologia, fantasia

    Pionieristica figura del design sottrattivo, Ueda tratta le sue storie come poemi haiku, versi brevi, ermetici, che sottintendono molti significati. Questa forma di scrittura concede spazio al lettore di interpretare a loro modo il racconto e così è concesso a chi gioca SOTC. Ueda racconta di un mondo di fantasia, mescolando le ispirazioni di quello reale.
    Ad esempio, le trame e i colori degli abiti degli Ainu, il popolo di Hokkaido, vestono i suoi protagonisti, con simmetrie sgargianti che vedremo riproposte sia in ICO che in The Last Guardian. Dalle stesse genti verrà ispirato per disegnare i tatuaggi del bambino compagno di viaggio di Trico, e del villaggio dal quale verrà rapito.
    Il mito biblico della Torre di Babele e di re Nimrod hanno forse dato forma all'antagonista.
    Dormin è "Nimrod" al contrario dopotutto, e il riferimento al re biblico, descritto peraltro nell'inferno dantesco come un gigante che parla una lingua incomprensibile, potrebbe essere concreto. Creatore della falsa adorazione, a Nimrod fu attribuita la creazione della Torre di Babele, opera che portò i mortali in territorio proibito, il territorio di Dio. Dormin abita un sacrario che svetta verso il cielo con le sue forme irregolari, punto più alto di tutte le forbidden lands, sfidando le nuvole, sprezzante dei limiti terreni. Alla sua morte re Nimrod fu fatto a pezzi e disperso, così anche Dormin sigillato da un incantesimo antico perché capace di violare le leggi della vita e della morte.
    Vi sono poi le tre virtù delle insegne imperiali del Giappone, i Tre Tesori Sacri: Yata, lo specchio simbolo di saggezza, Yasakani il gioiello a forma di corno simbolo di benevolenza e Kusanagi, affilata spada simbolo di coraggio. Quest'ultima virtù è alla base del racconto di Shadow of the Colossus.


    Valore, incoscienza, l'ironia dell'indugio

    Secondo atto di una trilogia atipica iniziata con ICO e proseguita con The Last Guardian, Shadow of the Colossus racconterà di un gesto folle. Nella figura di Wander affronteremo le montagne, vette insormontabili che hanno gli occhi cremisi e vello ispido di bestia agreste. Lo faremo per amore, per dovere, per disperazione. La Spada Antica, sottratta al villaggio, contro ogni regola, proibizione, avvertimento, è il primo passo di un percorso scellerato che ci porterà a combattere contro giganti animati dalla magia più nera. Quella magia prenderà possesso del nostro corpo tutte le volte che abbandonerà quello dei nostri colossali avversari che, col peso della loro mole, agiranno con l'intento di fermare la nostra avanzata. Fin dal primo incontro dovremo fare i contri con le contraddizioni dei nostri gesti. Lo faremo sulle note di Kow Otani, che riempirà l'atmosfera delle nostre vittorie non con musiche trionfali ma con toccanti requiem. I colossi sono esseri artificiali, non hanno bocche per nutrirsi, non conoscono sonno, eppure sanguinano, soffrono, muoiono. Agonizzano sotto i nostri fendenti mentre le nostre vesti si macchiano di tenebra, mentre noi, sordi per amore, vogliamo portare a compimento un rituale che, a caro prezzo, promette l'impossibile.
    Mentre proseguiremo in questa mattanza, scandita da nient'altro che dal vento e il galoppo del nostro destriero, sentiremo la fatica assalire Wander, la lucidità abbandonarlo, il suo valore divorarlo. Ma Mono distesa su quell'altare, avvolta nel candore di una veste funebre, ci sussurrerà indistinte parole tutte le volte che i nostri occhi si chiuderanno. La sua voce basterà, fino alla fine, ci basterà.
    E quella voce, inizialmente, avremmo dovuto risentirla: alcune versioni preliminari del titolo, mostrano un finale in cui gli amanti, per un attimo, sono nello stesso luogo. Nell'opera finale, invece, il destino è più tremendo, il tempismo si fa sadico, si compie la più grande tragedia videoludica mai raccontata.

    Un mondo di contrasti

    Luce e Ombra, Bene e Male, Piccolo e Grande. Tutte queste forze sono in gioco in Shadow of the Colossus e danno forma all'intera vicenda. C'è un punto, potentissimo, in cui tutte convergono.
    E' il momento in cui Mono, risvegliata dal suo torpore, raccoglie dal fondo della vasca un Wander mutato in un fragile neonato. Sul capo del bimbo, due piccole corna spuntano, a memoria di una maledizione liberata che scatenerà la serie di eventi fino a ICO.
    In quell'istante tutte quelle contrapposizioni si condensano: il candore di Mono forse nasconde un'anima corrotta dalla morte, la figura minuta di Wander sostituisce la grandezza delle sue gesta, i due amanti sono nuovamente vicini, ma allontanati da un destino beffardo.
    Tutto intorno a loro le lande sono piene di nulla, dai colossi caduti colonne di luce si stagliano squarciando le nubi. Tutto è finito, ma è anche appena iniziato.

    Povera anima malvagia...
    Adesso, nessun uomo potrà più sconfinare in questo luogo.
    Se soppravvivrai...
    Se sarà ancora possibile continuare a esistere in queste terre precluse...
    un giorno, forse farai ammenda per ciò che hai fatto


    Noi sappiamo che questo accadrà, perché ICO spezzerà le proprie corna e quella maledizione, iniziata forse dall'altro lato dimensionale di quella vasca-specchio che dal Sacrario porta al Signore della Valle, come Ueda racconta nella Straordinaria Storia del suo Ultimo Guardiano.

    Termina così quello che hanno da raccontare quelle lande desolate, con un amore impossibile, un destino ineluttabile e un futuro imperscrutabile.

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